Questo appello non è fatto per creare contrasti, ma piuttosto per cementare un’unione di intenti.Ottavio Herbstritt

Ottavio Herbstritt (primo firmatario)

 

Care compagne e cari compagni,
abbiamo intrapreso il nostro cammino considerando SEL come un punto di partenza e non di arrivo, con la costante intenzione di chiamare in causa tutte le donne e gli uomini che vogliono far parte del grande vento del cambiamento, senza chiudere alcuno spazio.
Abbiamo detto che ci sentivamo un po’ tutti “indignati” perchè tanti giovani che non provenivano da realtà di partito avevano e hanno puntato il dito contro Wall Street e contro lo strapotere finanziario avendo il coraggio di metterci la faccia, sostenuto con forza i movimenti per i beni comuni per dare una risposta alle grandi domande del domani.
E ultimo, ma non meno importante, abbiamo gridato a gran voce che c’è bisogno di un’Europa politica, federalista, come voleva Spinelli; un’Europa che punti di più sul Welfare, che tuteli le fasce deboli e non quella di Maastricht, che di fatto ha sancito solo quella monetaria.
Dobbiamo essere consapevoli per costruire consapevolezza (e questo dovrebbe essere il nostro slogan), mentre qui in Italia e non solo, in preda alla disperazione e confusione ci sentiamo sempre più distanti dalle istituzioni e nel frattempo le politiche di austerità fiscale ci stanno mettendo in ginocchio: equilibrio di bilancio in costituzione (mod.art.81), IMU, riforma del mercato del lavoro, IVA al 23% a Settembre.
Queste scelte non sono la causa, sono la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo finanziario: il capitalismo senza lavoro.

Di fronte a tutto questo, pensare globale e agire locale non diventa una possibilità, è un dovere di chi fa politica. Conoscere la complessità dei fenomeni per tradurli in linguaggio semplice, capire che una questione è conseguenza dell’altra.
In Italia abbiamo proposto,purtroppo senza essere ascoltati, una patrimoniale, il taglio delle spese militari, di tassare e colpire i redditi alti; ma tutto questo non sarebbe comunque sufficiente a uscire dalla crisi, continuerà ad esserci se non cambieremo come minimo l’Europa.
Per costruire l’alternativa infatti abbiamo bisogno di scelte forti, dalla lotta alla speculazione finanziaria al cambiamento di statuto della BCE.
Negli altri paesi qualcosa sta già cambiando, in Grecia Syzira è clamorosamente il secondo partito e a nuove elezioni a Giugno potrebbe addirittura rischiare di vincere, avendo la possibilità di formare un governo interamente di Sinistra.
Il nodo centrale era l’asse Merkel-Sarkozy.
Mentre il secondo se ne è andato, l’altra è precipitata nei consensi nel Nord-Reno Westfalia con il grande successo dell’SPD che ha preso circa il 39%.

Adesso tocca a noi.
Nichi Vendola ha di recente dichiarato che il programma di centro-sinistra da sottoscrivere dovrà essere come quello di Hollande. È un grande passaggio, ma consentitemi di dire che non basta.
Ci siamo sempre contraddistinti per la nostra forza: il dialogo. Il nostro obiettivo è da sempre quello di costruire una grande sinistra in Europa come in Italia e per farlo però dobbiamo esserci. È il momento di prendere una decisione, rimanere fuori significherebbe negare al nostro paese una possibilità di trasformazione. Lo dobbiamo a tutti nostri cittadini e cittadine.

Per questo dobbiamo entrare nel dibattito, aderire ufficialmente al Partito Socialista Europeo, naturalmente mantenendo ed intensificando i contatti con le altre famiglie, quelle ecologista e del GUE.
Entrare nella famiglia socialista non significa chiudere altri spazi, significa contribuire a scrivere una pagina nuova, quella del vento del cambiamento, come in Francia, come in Inghilterra dove i Laburisti hanno preso le distanze dal Blairismo con Miliband, come in Spagna dove gli ultimi documenti fanno presagire una vicinanza ai punti programmatici dei socialisti francesi, e aiutare le altre a uscire dai condizionamenti neo-liberali.

Questo appello non è fatto per creare contrasti, ma piuttosto per cementare un’unione di intenti. Un cambiamento condiviso ed in grado di segnare democraticamente una svolta a partire dai territori. Deve partire dal basso.
Abbiamo bisogno di allargare un’ampia discussione in questa direzione, per cui pregherei tutti di scrivere in questo evento il commento “ci sono” indicando la realtà territoriale in cui ciascuno opera( è necessaria una diffusione nazionale), con le osservazioni che ritenete opportune ed infine premere “parteciperò”.
Un abbraccio compagni, insieme ce la faremo.

Ottavio Herbstritt (primo firmatario)

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