on. Claudio Maderloni 


Il punto sulle agroenergie

da:
www.aprileonline.info  - 14 febbraio 2007

Nei giorni scorsi, la Commissione Agricoltura è stata impegnata a discutere di temi molto importanti. Fra questi, mi preme segnalare quello delle agroenergie. Si sono svolte le audizioni informali dei rappresentanti delle associazioni nazionali operanti nel settore, anche al fine di realizzare un quadro normativo completo e chiaro, perché la burocrazia è spesso il primo scoglio da superare, e si corre il rischio di ottenere risultati completamente opposti agli obiettivi. E non per eterogenesi dei fini.

Spesso mi trovo a sottolineare la necessità di incentivare il sostegno e il consolidamento di questo settore, soprattutto ora, dopo l’approvazione di una  Legge Finanziaria che, ai commi da 367 a 379 dell’art.1, è fortemente orientata in tal senso. Occorre, però sgomberare il campo da un equivoco che il termine sostegno può indurre.

Non vorrei che si pensasse alla solita politica assistenzialista a favore dell’agricoltura.

Il sostegno di cui parliamo, non è finalizzato a far sopravvivere artificialmente un settore, che altrimenti soccomberebbe alle regole di mercato, ma a sostenere attività, che sì, verranno svolte dagli agricoltori, ma che saranno vitali per tutta la società. Se, infatti, ragionassimo in termini strettamente economici, i biocarburanti di origine agricola non risultano attualmente vantaggiosi, cioè i costi sono maggiori dei guadagni. Ma sono costi che dobbiamo sostenere tutti, perché occorre che quel settore si sviluppi, perché non si può pensare che basterà comprimere i consumi energetici, che rimane obiettivo prioritario, per garantirci un futuro accettabile. Diventerà sempre più urgente, se non lo è già abbastanza, trovare fonti di energia rinnovabile. La società deve farsi carico degli oneri relativi a questo scopo, in quanto non possiamo chiedere agli agricoltori di intraprendere attività, ora in perdita, esclusivamente a loro spese.

Come accennato, la finanziaria contiene già disposizioni per l’avvio concreto delle filiere agroenergetiche e del no-food. Fra queste, l’obbligo, per i soggetti erogatori di benzina e gasolio, ad immettere in consumo una quota minima crescente di biocarburanti ed altri carburanti rinnovabili. Lo scopo è garantire agli agricoltori la esistenza, nel mercato, di soggetti acquirenti l’energia da loro prodotta. Inoltre, un programma pluriennale per la riduzione dell’accisa gravante sul biodiesel, un programma triennale per la riduzione dell’accisa sul bioetanolo, sull’ETBE, e sui carburanti prodotti da biomasse. Sono previste misure di sostegno alla filiera e disposizioni volte a favorire, da parte delle pubbliche amministrazioni, la produzione e l’impiego di biomasse e di biocarburanti di origine agricola. Il Ministero dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, dovrà emanare un decreto per una nuova definizione dei certificati verdi, al fine di incentivare l’impiego di materie prime, prodotti e materiali provenienti dall’agricoltura (art 1, commi 382-383) ed è stato disposto l’avvio, dal 2007, di un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva introduzione dell’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili, anche al fine di sostenere le filiere agroindustriali.

Si deve, cioè, fare in modo che ai coltivatori non rimangano le briciole, evitando che divengano semplici fornitori di materie prime a basso costo, perché deciso da altri. Si devono aiutare gli agricoltori a essere “produttori” di energia, con la creazione di piccoli impianti, tenendo conto dell’impatto ambientale. Si deve, anche, però, fare in modo che l’agricoltura non abbandoni la sua missione principale, quella di produrre cibo. Per cui, soprattutto, si dovrà incentivare l’utilizzo di materiali di scarto dell’attività agricola, per evitare lo stravolgimento che i territori potrebbero ottenere dall’impianto di colture intensive per fornire materiali agli impianti. Gli impianti stessi è essenziale che siano vicinissimi ai luoghi di raccolta dei “combustibili”, perché l’inquinamento dovuto al trasporto, annullerebbe il beneficio finale. E tutto questo dovrà avvenire vigilando attentamente per mantenere le peculiarità dei nostri territori. Quindi gli enti locali devono essere coinvolti fortemente in tale processo, come attori principali di progetti di filiera, al fine di creare impianti di dimensioni  idonee alle risorse disponibili in loco e adatti alle esigenze dei cittadini come degli agricoltori.

 I rischi da evitare sono molti, come per l’energia eolica, fotovoltaica, geotermica, ma possiamo imparare da paesi che già da tempo investono in questi settori. Così come, osservando quanto succede altrove, dobbiamo evitare gli effetti distorsivi provocati dalla non regolamentazione di un settore, il quale, se abbandonato alle più selvagge leggi di mercato, genera più disastri di quanti non ne prevenga. Ad esempio, in Messico, il prezzo del mais, acquistato dagli Stati Uniti per produrre energia, è paurosamente aumentato. I messicani non se lo possono permettere, a quel prezzo, e la farina di mais, è l’ingrediente base del loro pane: le tortillas. Le foreste del Borneo vengono bruciate per fare spazio a coltivazioni di biomasse, producendo, nella combustione, molta più anidride carbonica di quanto ne verrà risparmiata con l’utilizzo di quei prodotti agricoli, e creando un danno ambientale incalcolabile con la ulteriore scomparsa di pezzi enormi di patrimonio boschivo.

Ecco perché, lo ripeto, la prima politica energetica è quella della riduzione e della razionalizzazione dei consumi.

L’Italia è in forte ritardo, in ogni caso. Alcune iniziative stanno già partendo, ma occorre un grande sforzo di sensibilizzazione capillare verso tutti i soggetti coinvolti: agricoltori, associazioni di categoria, amministratori, cittadini.

 Claudio Maderloni 


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