“Io seduto
nell’emiciclo dove sono stati Togliatti e Moro. Ho avuto la sensazione di
essere dentro alla storia legislativa d’Italia”
E del Referendum
sulla Costituzione dice: “Dobbiamo votare no per evitare che ai cittadini
italiani non siano più garantiti gli stessi diritti alla sanità,
all’istruzione e alla sicurezza”
Di Laura Marotti
Il Progresso di Chiaravalle
Giugno 2006
E’ anconetano, ha 54 anni, è padre di tre figli e risiede a Chiaravalle. E’ conosciuto nella provincia di Ancona così come in tutto il territorio regionale per l’impegno portato avanti con grande passione sia nella politica sia nel mondo dell’associazionismo, in particolare nell’ARCI.
Ripercorrendo le tappe del suo percorso, tra le più recenti ricordiamo il ruolo di organizzatore nella precedente segreteria provinciale e, a partire dal 2005, Coordinatore Regionale della Sinistra DS e Presidente del Parco del Conero.
Ma soprattutto c’è la data del 21 aprile 2006, in cui è stato proclamato Deputato della Repubblica.
Claudio Maderloni è, infatti, uno dei sette deputati marchigiani eletti alla Camera tra le fila dell’Ulivo con il 39,2% dei voti.
Un incarico di non poco conto, senz’altro la tappa più importante di un percorso iniziato molti anni fa, quando il giovane Claudio, appena sedicenne e figlio di una figura storica del Partito e dell’antifascismo anconetano, si avvicinava alla Federazione Giovanile Comunista Italiana.
Il neo deputato Maderloni arriva all’appuntamento per l’intervista con in mano due libri – uno sulla Costituzione Italiana e uno sulla riforma della stessa approvata dalla maggioranza del Governo Berlusconi. “Questi libri sono il regalo dei miei figli per il nuovo incarico – svela subito con un enorme e generoso sorriso - il regalo più bello che potessero farmi.”
On. Maderloni, ci tolga una curiosità: come si è sentito appena ha avuto la certezza della nomina a Deputato?
Il 10 aprile abbiamo trascorso, io e gli altri compagni, prima ad Ancona poi a Chiaravalle, una nottataccia causa dell’altalena dei risultati, poi finalmente è stato evidente che il centro sinistra avesse vinto le elezioni.
La mia posizione, indicata dal partito e dall’Unione, era praticamente a garanzia della nomina. Ho avuto però la sicurezza matematica della mia elezione quando sono stato chiamato dalla Rai a commentare i risultati, in veste di neo-deputato.
Qualche giorno più tardi, una nuova emozione: è arrivata a casa, da parte della Prefettura, la comunicazione ufficiale. E poi, l’emozione più grande.
Quella del primo ingresso alla Camera?
Sì, certo. In realtà nella sede del Parlamento avevo già avuto altre occasioni per accedervi, ma non ero mai stato negli uffici della Camera.
La prima volta mi ha accompagnato l’Onorevole Duca. Ho svolto l’iter previsto per ognuno dei neo-eletti: ho consegnato i documenti e le foto tessera e ho ricevuto il regolamento della Camera. Mi sono stati inoltre affidati l’ufficio e la cassetta della posta.
Ho provato delle sensazioni molto forti, specialmente quando sono entrato per la prima volta nell’emiciclo. Lì mi sono realmente reso conto di trovarmi in un posto di grande responsabilità – stare dove si sono seduti i grandi Togliatti, Ingrao, Pajetta, Moro -, di essere a tutti gli effetti dentro alla storia legislativa della nazione. Confesso di aver avuto all’inizio anche un po’ di timore.
Pensava a qualcuno o a qualcosa in particolare in quei momenti?
Ho ripensato molto ai dibattiti che erano stati effettuati per la scelta dei candidati del partito ed alle speranze di cambiamento che gli elettori hanno riposto in queste elezioni.
Nelle ore e nei giorni successivi all’elezione ho ricevuto moltissimi messaggi di congratulazioni da parte di persone amiche e di compagni, pieni di affetto e di ricordi, che mi hanno trasmesso sensazioni molto calde.
Che cosa ricorderà dei suoi primi giorni da Deputato, oltre alle forti emozioni e ai timori?
I primi venti giorni sono stati molto intensi – con l’elezione del Presidente della Camera prima e del Capo dello Stato poi.
Ricorderò sempre, oltre all’impatto con l’emiciclo, quello con il cosiddetto transatlantico: ho scoperto con piacere che è veramente come si racconta, cioè un luogo dove si possono incontrare le tante facce della politica, in cui persone di appartenenze diverse si confrontano.
E poi la conoscenza di esponenti politici che avevo visto solo in televisione o sulle pagine dei giornali.
Ha citato l’elezione del Presidente della Repubblica. A questo proposito, che effetto le ha fatto poter partecipare in prima persona all’elezione di Giorgio Napolitano?
Conosco personalmente Napolitano, un uomo che ha un legame molto sentito con Chiaravalle, e per questo penso di aver festeggiato, interpretando il sentimento di tanti chiaravallesi, un po’ più degli altri.
Sono stato felice della sua elezione a Presidente della Repubblica perché è stato una figura storica per il partito, per le istituzioni e per l’Europa, ma soprattutto perché è una persona sempre aperta al confronto e che crede profondamente nelle istituzioni.
E’ stato semplice imparare a dividersi tra gli impegni da deputato e quelli della vita privata?
Non semplicissimo, in realtà nelle prime settimane ho avuto ben poco tempo per le cose personali e per la famiglia anche perché ogni volta che tornavo da Roma, avevo anche i miei impegni da portare avanti, sia politici, con le campagne elettorali avviate nei vari comuni, sia all’interno del Parco del Conero.
On. Maderloni, tra qualche giorno gli italiani sono chiamati alle urne per esprimere il loro parere in merito alla legge di riforma della seconda parte della Costituzione Italiana, approvata dalla maggioranza di centro destra nella scorsa legislatura e non ancora entrata in vigore. In altre parole il popolo italiano dovrà decidere se approvare o bocciare questa legge. Si tratta, dunque, di un voto importante perché in caso di vittoria del sì modificherebbe la nostra Costituzione, prodotta dalla Resistenza e grazie al sacrificio di molti giovani. Qual è il suo punto di vista?
E’ovvio che l’intento di chi ha approvato questa legge di riforma è proprio quello di colpire la carta costituzionale, frutto della Resistenza che è costata il sacrificio di tanti giovani del popolo italiano, una Resistenza che non va dimenticata, come ha sottolineato lo stesso Presidente della Repubblica Napolitano.
Ritengo che sia necessario che gli italiani comprendano esattamente che cosa comporterebbe l’entrata in vigore di tale legge, assai complessa, che di fatto rappresenta una ristrutturazione integrale della seconda parte dell’attuale Costituzione.
Tre sono le questioni fondamentali che introdurrebbe e altrettante sono le ragioni per bocciarla:
- un nuovo ruolo del capo di governo, con il riconoscimento di una posizione di forza rispetto alle altre componenti dello Stato (il cosiddetto premierato forte) e che verrà eletto direttamente dal corpo elettorale e potrà insediarsi senza la ratifica della fiducia;
- un ridimensionamento del ruolo del Presidente della Repubblica che, privato delle attuali funzioni di garanzia e degli attuali poteri di fatto trasferiti al primo ministro (scioglimento delle Camere, autorizzazione della presentazione alle Camere stesse dei disegni di legge di iniziativa del governo), verrebbe ridotto ad un mero ruolo cerimoniale e di rappresentanza;
- un nuovo iter di approvazione delle leggi, per cui non è più previsto il duplice passaggio fra Camera dei deputati e Senato, in virtù di una nuova divisione di competenze: alcune materie saranno infatti di specifica competenza del Senato e altre della Camera, anche se l’ultima parola in merito spetterà sempre a Montecitorio.
Inoltre, c’è un altro aspetto, non di minore gravità: la devolution. L’art. 117, al punto 4, prevede per le regioni la podestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie:
- assistenza e organizzazione sanitaria;
- organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione;
- definizione della parte dei programmi scolastici e formativi d’interesse specifico della regione;
- polizia amministrativa regionale e locale.
Dunque, se il popolo italiano dovesse esprimersi favorevolmente su questa riforma, succederebbe un fatto molto grave: ai cittadini italiani non sarebbero più garantiti gli stessi diritti alla sanità, all’istruzione e alla sicurezza. In poche parole, la Costituzione italiana – nella sua forma del ’48 – sarebbe cancellata e il suo patrimonio di libertà e di diritti disperso per sempre.
Per tutti questi motivi è assolutamente necessario che gli italiani votino “no” al referendum del 25 e 26 giugno.
Prima di salutarci, c’è qualcos’altro che vorrebbe aggiungere?
Sì, vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tutti quelli che hanno permesso la mia elezione a Deputato.
La mia nomina inoltre è anche il frutto delle 5000 preferenze avute nelle scorse elezioni regionali, di cui 1000 ottenute a Chiaravalle, che hanno indubbiamente gettato le basi per la mia candidatura al Parlamento.
E poi vorrei ricordare, ancora una volta che, in quanto deputato della repubblica, svolgerò il mio ruolo mettendomi a disposizione dei cittadini, per ogni eventuale problema, e continuando ad avere uno stretto rapporto con loro così come con tutte le istituzioni locali che li rappresentano.
Claudio Maderloni