Mercoledì 17 settembre 2008  

   Perché

Queste sono le memorie di mio padre, già pubblicate in un libro dall’Istituto Gramsci nel ’95. Ho deciso di renderle disponibili sul sito anche per soddisfare coloro che mi chiedono il testo e rimangono delusi quando rispondo che le copie sono finite. Ma soprattutto alcuni episodi, accaduti di recente, mi hanno indotto a prendere questa decisione. Mi è capitato, mentre mi trovavo in un negozio di ferramenta, di dover ascoltare un signore che elogiava il ventennio e lodava Mussolini. All’inizio, pensando che scherzasse, sono stato zitto, ma visto che il tipo proprio non la smetteva, ho reagito bruscamente. Ho detto di essere figlio di un perseguitato politico, che la mia famiglia aveva dovuto sopportare un vita molto difficile a causa della persecuzione fascista, che la stessa sorte era toccata a molti altri, a causa delle loro idee, perché non disposti a piegare la testa davanti alla dittatura. Ho detto che per questi motivi, molte persone erano state carcerate, confinate, molte uccise e torturate. Ho detto la verità, insomma, anche se a troppi non piace. Ma ci sono anche altri episodi, come quando un giovane mi ha chiesto chi fosse Germontari, un altro chi fosse Caimmi, altri ancora che avevano letto i nomi di Brutti e Galassi su di una lapide e volevano conoscere le loro storie. Inoltre, dopo la morte di “Ferro”, durante una commemorazione un giovane si è avvicinato e mi ha chiesto, visto il mio cognome, se avevo conosciuto Raffaele Maderloni, se, per caso, non fosse mio parente. Così, rileggendo le memorie di mio padre, ho pensato a tutte quelle persone dimenticate, persone che hanno fatto molto per la nostra libertà, sparite dalla memoria degli italiani, e che i giovani di oggi non potranno mai conoscere.

Nelle parole di mio padre ho ritrovato quel rapporto tra compagni, quelle motivazioni alte che spingono a fare politica, ma anche l’amarezza di momenti tremendi, in cui si diventa vittime inconsapevoli di giochi di potere, in cui l’arrivismo e le ambizioni personali portano alcuni a schiacciare i propri compagni.

Ho cercato di ragionare senza farmi coinvolgere sentimentalmente, per capire che cosa potesse aver spinto alcuni “dirigenti” a comportarsi in quel modo.

Alcune domande che oggi vorrei fare a chi si occupa di ricerche storiche:

 -    Quanto c’entra la “massoneria” in quella vicenda? -.

-         Perché alcune domande che Raffa si pone ( ad esempio riguardo l’arresto dell’ing. Tommasi) non hanno suscitato la curiosità degli storici?

-         Il passaggio tra l’era fascista e la democrazia può essere stata “inquinata” dalla massoneria?

Naturalmente per me e per i miei fratelli non è una semplice autobiografia, e ne siamo legittimamente orgogliosi, ma ho dovuto superare un certo pudore per prendere la decisione di pubblicarlo. Queste memorie riaprono una ferita, ci ricordano il dolore di nostra madre, i sacrifici che ha dovuto sopportare e come lei stessa diceva nei rari momenti in cui si abbandonava ai ricordi,  “il dolore più tremendo, quello che veniva dagli stessi compagni”. Eppure sono certo che anche questa testimonianza di quegli anni così duri, possa essere utile per tornare “con i piedi a terra”, per superare l’attuale situazione politica. Vorrei che quanti avranno il piacere di leggerlo e che mi conoscono, dimentichino che si tratta di mio padre e senza pregiudizi, positivi o negativi, si immedesimino in un uomo, che la storia, come tanti altri, ha costretto a fare scelte difficili e una vita grama.

 

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Claudio Maderloni