"Porterò in Regione la mia esperienza in politica e nell’associazionismo”
Tutte le tappe del suo percorso politico e professionale
per conoscerlo più da vicino
Di Laura Marotti
Claudio Maderloni è uno dei candidati Ds alle prossime elezioni per il rinnovo del
Consiglio Regionale. Nato ad Ancona 53 anni fa, risiede a Chiaravalle da 21.
E’ padre di tre figli, un maschio e due femmine, e lavora alla Provincia come
segretario del gruppo consiliare dei Democratici di Sinistra.
Da tre anni è
organizzatore della federazione della Provincia di Ancona dei Democratici di
Sinistra.
Si è avvicinato alla politica da giovanissimo, all’età di 16 anni,
e da allora non l’ha più lasciata.
Il bagaglio di esperienze che porta con sé
- ci tiene a sottolineare - è tanto ricco anche grazie all’impegno portato
avanti per molti anni nel mondo dell’associazionismo. Ha rivestito, infatti,
la carica di Presidente Provinciale dell’Arci per ben due volte, per un totale
di dodici anni. E proprio nell’Arci, racconta, ha scoperto una vera e propria
filosofia di vita, fatta di volontariato, di democrazia, di mutualismo. Lo
abbiamo incontrato per farci raccontare da lui, in prima persona, la sua storia
personale, ma alla prima domanda ci ha subito bloccati per fare dei
ringraziamenti – ha precisato – assolutamente indispensabili.
“Ci tengo a ringraziare tutte le compagne e i compagni di Chiaravalle che hanno sostenuto a larghissima maggioranza la mia candidatura. Molti di loro mi hanno fatto anche commuovere perché, nonostante ci siano state diverse visioni politiche in passato, hanno visto in me la persona adatta per il Consiglio Regionale. Spero naturalmente di poter ricambiare svolgendo questo ruolo, se mi sarà data la possibilità, nel miglior modo possibile e ovviamente tendendo conto delle mie radici.”
Ma prima di parlare della prossima consultazione elettorale, può raccontarci quale percorso, politico e non solo, lo ha condotto fino a qui?
Certo. A 16 anni mi sono iscritto alla Federazione Giovanile Comunista Italiana. A quei tempi vivevo a Valle Miano, in Ancona, con la mia famiglia. Mio padre era comunista e per il suo credo politico era stato anche in prigione e per questa ragione ho conosciuto la politica sin da piccolo. A 18 anni sono entrato nella segreteria provinciale della Fgci. Stavo svolgendo l’apprendistato all’Alfa Romeo ad Ancona e ho iniziato ad occuparmi in particolare proprio delle problematiche lavorative dei giovani apprendisti. Due anni più tardi sono diventato segretario di sezione del Pci a Valle Miano, consigliere di quartiere prima e di circoscrizione poi. Proprio nella circoscrizione mi sono fatto promotore delle prime esperienze, tra l’altro molte positive, di bilanci cosiddetti partecipati coi cittadini. Il mio obiettivo era quello, infatti, di far avvicinare i cittadini alle scelte amministrative. A 24 anni poi è arrivata la mia più grande svolta politica e culturale.
Di cosa si è trattato?
Ho scoperto il mondo dell’associazionismo. Sono
diventato Presidente dell’Arci per la Provincia di
Ancona, per sette anni consecutivi, carica
che ricoprirò nuovamente negli anni '90 per altri cinque cinque
anni.
Questo mondo mi ha fatto crescere tantissimo sotto molti punti di vista. L’Arci
è stata ed è la somma di tante esigenze, il volontariato, lo stare insieme, la
pace, la musica, il cinema, la lotta all'emarginazione, le differenze; è figlia
di quel mutualismo delle "società di mutuo soccorso" che iniziò con
i doposcuola, con le infermierie, con le collette per pagare le medicine dei
soci, per aiutare quelli che erano in difficoltà, con chi perdeva il lavoro,
etc.
Un'esperienza unica, ogni circolo ha la sua storia, le sue esigenze, le sue
iniziative, è un modo di stare, di autogoverno del proprio tempo, un'esperienza
di partecipazione straordinaria sia che abbia una sede solida, storica o che
viva dentro all'associazione, che sia di un settore specifico o che
abbracci tutto. C'era un vecchio manifesto che diceva "da
soli non si può": era ed è questa la filosofia
dell'associazionismo.
All'Arci sono cresciute intere generazioni e tutte hanno trasmesso lo stesso
messaggio di partecipazione, di volontariato.
L'esperienza di lavoro con i circoli, con le case del popolo, con le società
operaie è stato entusiamante; di loro, molti anni fa, si diceva essere la
frontiera di problemi della gente.
E dopo l’importante incontro con l’Arci, ho comunque continuato
la mia attività in politica con altri incarichi.
Quale, ad esempio?
Sono diventato segretario della sezione del Pci di Chiaravalle, dove mi sono trasferito all’età di 32 anni, e sono stato eletto consigliere comunale per due mandati, seguendo in particolare, in entrambi i casi, le materie relative al bilancio e al personale. E poi sono stato membro del comitato federale del Pci e poi, dei Ds.
E in ambito lavorativo di che cosa si occupa e di cosa si è occupato negli anni passati?
Sono stato segretario del vice presidente della Provincia, Ferdinando Cavatassi, una figura davvero eccezionale. Insieme a lui mi sono occupato principalmente della questione relativa al parco del Conero, dell’unificazione Atma-Cotram e dell’avvio del centro elaborazione dati, allora uno dei primi. Poi sono stato segretario del Gruppo Consiliare provinciale del Pci e Pds; responsabile dell’ufficio di presidenza con la presidente Marisa Saracinelli, durante tutti i quattro anni del mandato, e, per circa due anni, con il Presidente Enzo Giancarli. Dopo aver lavorato per alcuni anni nella segreteria dell’Assessore Regionale Carmen Mattei, sono tornato a lavorare nell’Amministrazione Provinciale, dove tutt’ora sono segretario del gruppo consiliare dei Democratici di Sinistra.
Ora che conosciamo la storia che c’è dietro al nome di Claudio Maderloni, può illustrarci quali sono i propositi e gli impegni che sono alla base della sua candidatura?
Spacca qualche giorno fa ha parlato di uno studio fatto tra i cittadini, in cui risulta che quasi tutti sentono l’ente locale molto distante e qualche volta ostile. Il mio impegno, se sarò eletto, è proprio quello di colmare questo distacco tra cittadini e Regione, passando anche per i Comuni e le Province. I cittadini devono essere dentro alla Regione e la Regione a fianco dei cittadini. L’ente pubblico, secondo me, non deve essere qualcosa di astratto.Il mio impegno poi si concentrerà attorno a tutti quei settori per cui mi sono battuto per anni all’interno del mondo della politica e dell’associazionismo: ambiente, lavoro, sviluppo sostenibile, pace, difesa delle fasce più deboli - che oggi sono anche tutte quelle famiglie che non sono più in grado di arrivare alla fine del mese o che hanno persone con problemi. Cercherò di trasmettere all’ente pubblico tutti i valori dell’associazionismo, per primo il rapporto con le persone e la cultura dell’aiuto. In questo mi sarà di grande aiuto l’esperienza fatta alcuni anni fa dei bilanci partecipati, che mi aiuterà a rimanere coi piedi per terra e a stare sempre tra la gente. Per quanto riguarda più in particolare la mia città, Chiaravalle, terrò presente la necessità di una forte salvaguardia ambientale poiché piena di infrastrutture ma anche vicina a tre centrali, quelle di Falconara, Jesi e Camerata Picena. E poi, sempre a proposito di ambiente, anche le nostre coste, come quella di Marina di Montemarciano, che rappresentano un grande patrimonio non solo economico ma anche culturale – poiché sono un luogo di ritrovo, ad esempio, per molti pescatori – hanno bisogno di essere salvaguardate.