Intervento di Claudio Maderloni in merito al
dibattito
sulle procedure di modifica ciostituzionale
"Difendiamo la nostra Costituzione”
Lo scorso 23 marzo 2005 alcuni sindaci della nostra zona si sono fatti promotori di un appello “a tutte le persone, gli enti, le associazioni, le forze sindacali, i movimenti civili e le istituzioni a cui stanno a cuore le sorti del nostro amato Paese, e il suo futuro democratico” per la mobilitazione in difesa della nostra Costituzione indegnamente stravolta da un centro destra in cui la moderazione è oramai totalmente subordinata agli impulsi più eversivi.
Personalmente considero un atto dovuto ed un dovere civico (oltre che politico) raccogliere tale invito.
Ritengo infatti che il prossimo Consiglio regionale debba esprimersi, non appena tale riforma costituzionale avrà concluso il proprio iter procedurale, in modo chiaro ed univoco nella richiesta di un referendum costituzionale.
Ma tutto ciò, per quanto importante , non è comunque sufficiente.
L’appello dei sindaci ci richiama ad un dovere civico di mobilitazione, per far sì che la consapevolezza del grave attacco alle nostre istituzioni democratiche diventi un “sentire comune” per tutti i cittadini.
La nostra costituzione, carta fondamentale della Repubblica democratica ed antifascista, ha rappresentato e continua a rappresentare il luogo naturale di incontro delle principali culture che hanno attraversato la nostra società: quella liberal democratica, quella cattolica e quella di matrice socialista.
L’incontro di tali culture, rappresenta, a mio avviso, ancora un sentire comune di una società non basata sull’egoismo e la sopraffazione ma sulla solidarietà e la partecipazione.
Quei valori sono di conseguenza un forte discrimine fra i partiti, le associazioni e le forze sociali che si riconoscono nel progetto dell’Unione e quel coacervo di pulsioni eversive ed interessi privati che, in questa fase, caratterizzano l’elemento egemone della destra di governo.
Ancona, 25.03.2005