ARCHIVIO GENNAIO - OTTOBRE 2009

 

21settembre 2009

Ordinaria amministrazione per Chiaravalle?

 

Il fatto

Sabato 12 settembre alle ore 9,00 ho partecipato alla riunione della Commissione consiliare seconda – Urbanistica, lavori Pubblici, Ambiente, Viabilità e Servizi, con all’Ordine del Giorno “bando dell’Edilizia Convenzionata Controllata”.

Dopo una lunga discussione la commissione alla sua unanimità aveva deciso di riconvocarci per approfondire alcune questioni anche alla luce del dibattito.

Viene proposta dal Presidente della Commissione la data di Giovedì 17 settembre alle ore 18.

Comunico che nello stesso giorno e nella stessa ora era già stata convocata la conferenza dei capigruppo e che a quella riunione avrebbe dovuto partecipare sia io che la capogruppo della maggioranza.

Alla mia osservazione è stato proposto lo spostamento alle ore 18,30 e che (ha detta dell’assessore) la commissione avrebbe atteso la fine della conferenza dei capogruppo.

Giovedì 17 la conferenza dei capigruppo inizia alle ore 18,10.

Alle 18,40 la capogruppo di maggioranza viene informata che dovrebbe andare in commissione perché non c’era il numero legale, e lei si alza e abbandona la capogruppo per andare alla commissione Urbanistica.

Informo il Presidente del consiglio comunale di quello che stava accadendo. Alla riunione dei capigruppo era presente anche il Sindaco e un Assessore .

Al termine della conferenza raggiungo la sala della riunione dove si stava svolgendo la commissione e vengo informato che l’ordine dei lavori era stato cambiato, la commissione aveva già discusso il secondo punto ed era già alla discussione dell’antro punto all’O.d.G.

Ho chiesto al Presidente di mettere a verbale che la mia assenza era dipesa dal fatto che ero stato impegnato ad un’altra riunione e che tutti lo sapevano.

Ricordo, inutilmente, che avevamo deciso altro, e che si doveva iniziare solo al termine della conferenza dei capigruppo.

Nessuno dice nulla, La riunione continua come non fosse accaduto nulla.

Tutto regolare, tutto tranquillo, il fatto che un consigliere comunale richiamava la commissione al rispetto di una decisione presa è stato inutile e umiliante per me. Tutti sapevano che nello stesso giorno e nella stessa ora, non si possono fare due commissioni, perché i commissari non possono dividersi, e anche la sostituzione diventava impossibile anche perché quella era la continuazione di una precedente.

Questi sono i fatti accaduti in un consiglio comunale di un’amministrazione retta da una maggioranza che si definisce di centrosinistra. Un Comune di grandi tradizioni democratiche, il mio Comune, quello di CHIARAVALLE.

La riflessione

Perché si è arrivati a tanto non riesco proprio a capirlo. Difficile sapere il perché nessuno si è alzato e abbia protestato. Nessuno, né di maggioranza né di opposizione, si è sentito minimamente turbato da quanto stava accadendo.

Nessuno, si è sentito offeso, imbarazzato. Nessuno. Né alla conferenza dei capigruppo, né nella commissione ha detto qualche cosa.

 

In questi giorni dove giovani italiani vengo uccisi per una guerra inutile, assurda, è evidente che un episodio come quello che ho descritto può sembrare una sciocchezza.

In un momento difficile dell’economia, dove la situazione dei lavoratori è alquanto complicata perché combattono per difendere il proprio posto di lavoro, dove i precari e quelli che cercano un primo impiego sono assillati per il loro futuro, è evidente che un episodio così non interessa più di tanto.

In un’Italia dove vengono malmenati gli omosessuali, ridotte le libertà di conoscenza, dove si trasforma lo straniero nel nemico assoluto, dove la scuola pubblica rischia di saltare, che cosa può valere aver schiacciato una regola.

L’elenco di ciò che interessa il cittadino potrebbe essere lungo, (bollette da pagare, figli da far studiare, anziani da aiutare, l’ambiente da difendere, ecc) e tutto ad apparenza viene prima di questo episodio.

Anche se questo non è il primo, poco importa, basterebbe guardare la nostra ultima interrogazione per capire che non è il primo caso e purtroppo non sarà l’ultimo.

Quello che non capisco è il perché si gettano al vento ideali, storie personali, anni di impegno politico a difesa delle Istituzioni, per far passare una delibera, una decisione, che nessuna opposizione, con questo, insensato e sgangherato, sistema potrà fermare, se non la maggioranza stessa.

Ecco, il problema, se si mette una fretta come questa, tale da schiacciare ogni regola forse il problema vero è dentro la maggioranza e all’ora bisogna correre, fare in fretta, sempre più in fretta.

Lottizzazioni, Quadrilatero, la SIC1, discarica, rotatorie, orari di apertura e chiusura del comune, spostamenti di personale, iniziative senza passare in commissioni, impegni di portare argomenti in commissione rimandati all’infinito, ordini del giorno approvati all’unanimità in consiglio nettamente dimenticati, accantonati, e via correndo, perché non ci si può fermare.

Questa maggioranza non mi piace non solo perché non ha idee per la collettività ma perché vogliono far credere di averle.

Questa maggioranza non mi piace perché dice di volere il confronto con l’opposizione e fa di tutto per negare il dialogo.

Questa maggioranza non mi piace perché manca di un dialogo vero con la popolazione.

Ma soprattutto non mi piace perché con il loro modo di fare annebbiano il senso dell’Istituzione. Quella istituzione più vicina alla gente, che è L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE casa di tutti i cittadini.

Non perdo certo la speranza. La politica è in movimento e forse tutti noi possiamo far funzionare le nostre intelligenze, smuovere la polvere nei nostri cuori, rinunciare all’io per il collettivo, guardare fuori il nostro orticello, e riprendere vecchie lotte come la difesa delle istituzioni.

Amareggiato sì ma anche fiducioso.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

 

 

09-settembre-2009

Bersani - agricoltura e pesca -  la Giunta di Chiaravalle

 

Ho partecipato la scorsa settimana ad alcune iniziative politiche nell’ambito delle feste del PD a Jesi e a Chiaravalle.

La prima considerazione è che in nessuna delle iniziative c’erano rappresentanti di forze politiche della sinistra, neanche a Jesi dove nell’amministrazione comunale c’è una maggioranza di centrosinistra.

Se si considera che quella di Jesi era denominata “festa nazionale sull’agricoltura”, forse sarebbe stato interessante conosce anche il pensiero di altre forze politiche. 

In verità c’è stata anche una piccola polemica, quando l’assessore di rifondazione comunista aveva sollevato la questione della non presenza di forze politiche di sinistra, e si era sentita rispondere dal segretario comunale del Pd “la sinistra siamo noi” e aggiungo io non c’è bisogno di altri.

Per quanto riguarda Chiaravalle credo che non si siano posti neanche il problema.

Tre le iniziative che mi hanno interessato in modo particolare.

1)     L’arrivo del candidato alla segreteria nazionale Pierluigi Bersani;

2)     Due iniziative sull’agricoltura e la pesca;

3)     La giunta di Chiaravalle incontra i cittadini.

 

 

1)  L’arrivo del candidato alla segreteria nazionale Pierluigi Bersani.

 

Avevo letto l’intervento di Bersani alla festa di Genova e parzialmente anche il documento programmatico, ma ascoltarlo con altri compagni in diretta devo dire che è stato molto interessante.

Il primo commento (positivo) era sui temi politici proposti, oltre che sulla struttura partito e sulle alleanze.

Più si discuteva tra noi, più aumentava la rabbia, perché molte delle ragioni esposte inducevano a capire il perché avevamo fatto saltare il Governo Prodi e regalato la vittoria a Berlusconi.

 La rabbia aumentava quando le ragioni esposte assomigliavano molto alla nostra mozione all’ultimo congresso dei DS, solo che il nostro ragionamento portava alla richiesta di non sciogliere un partito della sinistra per la creazione di un soggetto politico di centro, senza fisionomia, senza storia, ed equidistante tra lavoro e capitale. Solo per citare alcuni argomenti.

Il nostro ragionare durante e alla fine dell’intervento di Bersani ci portava alla riflessione sulla veridicità delle intenzioni, e un compagno sosteneva che era “un’altra manovra per arrestare una caduta di consenso ma che alla fine non avrebbe portato a “nulla di nuovo”.

Il giorno dopo ho letto un intervento di Aldo Amati (ex sindaco di Pesaro) sul Corriere Adriatiche che in sintesi diceva: ho scelto Franceschini perché Bersani vuole ricostruire i Democratici di Sinistra. Interessante anche la motivazione di Paolo Raffaeli che dice. “ ho scelto Franceschini perché guarda al nuovo e non al vecchio”. Ovviamente per vecchio s’intendono i DS?

Non voglio entrare nel dibattito del PD ma a me sembra chiaro che quanto da noi ipotizzato in quel congresso (purtroppo) si è verificato, lasciando sul terreno una serie di macerie. Caduta del Governo, ritorno della destra, alleanze di centrosinistra disintegrate, una sinistra in forte affanno, e il tutto in un momento di crisi internazionale e di una crisi democratica nazionale che avrebbe necessità di una grande opposizione.

Il congresso del PD è importante ma credo che la risposta vera all’attuale situazione politica sia la creazione di una forza politica di sinistra.

Una forza che abbia un peso nel dibattito politico nazionale, pronta ad assumersi oneri e onori del governo e che sia uno strumento importante per il mondo dei lavori, che faccia dei diritti la sua bandiera che superi vecchie e nuove incomprensioni e che possa creare le condizioni per una società che guardi oltre il capitalismo.

2) agricoltura e pesca

Il dibattito sulla situazione dell’agricoltura, è stato molto problematico, era previsto in una sala ampia e al contrario si è tenuto dentro uno stand con tredici posti per i visitatori, con quattro relatori e che dopo venti minuti, molti si sono arresi e sono usciti per mancanza di aria. 

Peccato perché la relazione del Prof. Andrea Arzeni - Ricercatore INEA- Oss. Agro-alimentare Marche- era stata interessante e molto interessante, ma il protocollo non prevedeva interventi fuori degli oratori e questo ha neutralizzato la discussione.

Mi sarebbe piaciuto intervenire sulla questione dei contributi per favorire l’imprenditorialità giovanile luci e ombre dei provvedimenti, sul perché si riduce il numero delle piccole aziende, sulla questione degli OGM, ma ho dovuto abbandonare la sala.

Purtroppo la discussione sulla questione della pesca, molto appassionante, ha avuto lo stesso indirizzo, la sala era ampia ma la discussione era riservata solo agli ospiti.

Alcuni si sono lamentati dell’assenza degli addetti ai lavori e cioè i pescatori, ma di sabato sera alle ore 21 è difficile pensare a una partecipazione di questa categoria, ma sarebbe stato così anche per molte altre categorie.

Ovviamente gli addetti alla pesca conoscono  bene il problema, sono orami problemi strutturali, ma al contrario di alcuni relatori io mi sarei lamentato della mancanza dei cittadini.

Sì perché un attore che non appare mai in queste discussioni sulla pesca sono proprio i consumatori.

Un solo intervento ha rilevato quest’aspetto, legato al fatto della cosiddetta filiera corta.

Il divario tra il prezzo alla fonte (dai barchetti) e quello pagato dai consumatori è uno dei problemi rilevati alla crisi del settore, e se non s’interviene, se non si cambierà il rapporto tra chi pesca e chi acquista entrambi continuerà a essere penalizzati.

Certo esistono molte altre questioni:

1)     La necessità di un ammodernamento della flotta;

2)     Il necessario intervento per il ripopolamento;

3)     Dalla modifica delle norme europee (che sempre più guardano al nord europeo che a una visione parcellizzata);

4)     La questione dei confini e relativo rapporto tra le Nazioni;

5)     Al numero eccessivo d’imbarcazioni;

6)     Alla sempre più ampia burocratizzazione;

7)     Alla necessità di intervenire sulla questione dei fermi pesca;

8)     Ai nuovi sostegni economi per il settore;

9)      E ovviamente all’intervento contro i sempre più alti costi del carburante.

Penso, però, che il consumatore abbia un ruolo fondamentale nel ciclo della pesca e se non lo si avvicina al pescatore, rendendolo attore primario, cercando di abbattere i costi e aumentare il ricavo degli addetti (pescatori) sarà difficile contribuire a risolvere le questioni di questa categoria.

La riduzione del pescato è fonte d’interesse anche di chi guarda questa categoria solo con le lenti della difesa ecologica, imputando ai pescatori la causa della riduzione quantitativa e qualitativa, incolpando solo all’eccessivo prelevamento, ma poco alle condizioni di forte inquinamento del mare.

Questo è un aspetto che riguarda in primis la salute sempre più precaria dei nostri fiumi, soprattutto nel nostro Adriatico, oltre ovviamente ai tanti fattori generali.

C’è anche un aspetto che è quello della qualità del lavoro, legato a  momenti di alti e bassi che i lavoratori devono affrontare senza avere nessuna o poca difesa sociale.

Insomma sarebbe stato bello se gli organizzatori avessero pensato di aprire un dibattito e si fossero confrontate le idee, ma la giornata indicata e l’orario che cozzava con l’alta musica da ballo hanno impedito un dialogo.

Non ci resta che farci carico noi di aprire nuovo spazi di discussione.

3) Chiaravalle:l’amministrazione incontra i cittadini.

Nel passato ho organizzato anch’io dibattiti simili, ma oggi penso che siano sbagliati, nel merito e nel metodo.

Non perché oggi sono all’opposizione, ma perché se non si affrontano questioni specifiche, non si approfondiscono argomenti, questi “finti dibattiti” non servono a nulla e difficilmente saranno partecipati.

 Non volevo intervenire proprio per le considerazioni che ho appena fatto, ma un’amica del PD intervenuta nella discussione ha provocato un po’ tutti e sembrava scortese non dire quello che pensavo.

 In quell’occasione nessuno della Giunta ha risposto alle mie sollecitazioni.

Il silenzio imbarazzato era eloquente, purtroppo, avevamo ragione noi.

In nome del gruppo Sinistra L’arcobaleno in Consiglio Comunale avevo richiesto al Sindaco aggiornamenti sulla situazione della manifattura tabacchi, perché il malumore di alcuni dipendenti e le notizie della cassa integrazione erano preoccupanti.

Le abbiamo richieste perché ritenevamo che un’Amministrazione comunale dovrebbe intervenire quando esistono problemi di difficoltà, per cercare di dare un aiuto ai lavoratori, e all’azienda stessa.

Ebbene la risposta in Consiglio comunale era stata vaga e insufficiente, ma trapelava anche il timore che sollevando questa questione si sarebbe aumentato lo stato di difficoltà della stessa azienda.

La stessa sensazione l’abbiamo avvertita quando abbiamo proposto di portare la Fiera in quei locali.  Lo avevamo fatto sin dalla campagna elettorale per il rinnovo di quest’amministrazione comunale.

Abbiamo sempre detto “compatibilmente con l’attività esistente”, ma siamo stati attaccati e derisi da chi sosteneva che volevamo far chiudere la manifattura tabacchi. La nostra preoccupazione era ed è quella di mantenere e se possibile aumentare i posti di lavoro, e non quello della chiusura.

Da parte del tavolo della Presidenza la Giunta al completo non ha detto nulla, né delle difficoltà né della possibilità d’intervento, abbiamo dovuto leggerlo sul giornale ieri, e questo non è stato rispettoso nel confronto dei cittadini.

La questione della manifattura vista dal punto sentimentale dell’amica che era intervenuta non cambia purtroppo le condizioni di oggi.

Tutti riconosciamo il ruolo fondamentale che ha avuto quest’azienda per il comune di Chiaravalle e, le zone limitrofe, quando aveva millecinquecento dipendenti, creavano il secondo reddito nelle famiglie, perché la manodopera era prevalentemente femminile, perché era all’avanguardia sia negli stipendi sia nei servizi, (anche educativi per le mamme che lavoravano), oltre ovviamente alla crescita culturale e sociale degli stessi dipendenti.

Nessuno lo nega, e non siamo stati noi a stupirci quando si sono aperte le porte per un’iniziativa intelligente, e l’afflusso è stato straordinario, non pensavamo che lo sarebbe stato perché la manifattura ha segnato la vita di tante generazioni.

Non possiamo vivere di ricordi oggi l’azienda che ha rilevato l’attività conta su una settantina di dipendenti e alla data di oggi il giornale riporta che trenta sono in cassa integrazione.

 

Sul quadrilatero la nostra posizione è nota e purtroppo oggi i fatti ci danno ragione.

Ho riportato le preoccupazioni lette e non smentite sulla stampa, dagli stessi organi della Fiera, “impossibilità di pagare un affitto di 2 milioni di euro” come sembra proposto.

Queste affermazioni erano come risposta sempre all’amica che era intervenuta prima di me, perché lei sosteneva, e per alcuni aspetti aveva ragione, che la risposta dell’amministrazione, per far rispettare quando avevano deciso regione quadrilatero, comune di Falconara e Chiaravalle era debole, e si doveva fare di più.

 

Ebbene neanche una parola da parte del Sindaco e dai membri della Giunta, eppure un’assemblea come quella aveva il diritto di conoscere che cosa stava accadendo e apprendere le posizioni della maggioranza.

Su organi d’informazione si riportano le posizioni del Sindaco Montali in merito alla possibilità di ritornare indietro sull’adesione al quadrilatero, tanto che ci sono gli elogi da parte dei cittadini di Falconara.

Neanche una parola in merito alla posizione della stessa Corte dei Conti che critica per i ritardi, le criticità e le incoerenze, la società Quadrilatero.

Abbiamo appreso dopo qualche giorno, da un documento del”comitato cittadino in Comune di Falconara “apparso su “ vivere Ancona” dell’intervento del Sindaco Montali ..  “ci avete preso delle aree, ci avete impedito di incassare denaro con i Piano regolatori e adesso, in quelle aree, non sapete cosa farci, anzi, riproponete centri commerciali in periodi di crisi nera?”

Nel dibattito dal titolo “l’amministrazione incontra i cittadini” una questione così rilevante non poteva, doveva essere riferita?

Ovviamente quasi tutti i presenti erano addetti ai lavori ma la questione della Quadrilatero era stata posta in modo errato e mi sentivo in obbligo di dire la mia.

Ne riparleremo in consiglio comunale.

 

Ho anche rilevato nel mio intervento anche la necessità di un’azione forte di tutta l’opposizione contro la deriva sempre più autoritaria del governo della destra sin dalla manifestazione che ci sarà il 19 settembre a Roma per la difesa della libertà d’informazione.

Ho anche rilevato la necessità di una battaglia comune contro gli indirizzi economici di questo governo che non risolvono la questione primaria dell’occupazione, dei diritti individuali, ecc.

Non era il tema del dibattito anche devo riconoscere che qualcuno ha cercato almeno su questo il dialogo.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

 

Conclusioni di queste tre giorni nel PD.

Restano tutte le riserve su questo partito, non è il mio, non è quello che vorrei, e da solo non riuscirà a essere l’alternativa necessaria per sconfiggere la destra e cambiare l’indirizzo economico e sociale dell’Italia.

Per sconfiggere la destra serve un partito di sinistra, forte unitario e plurale, come spesso ricordiamo.

Sono affezionato alla Sinistra l’Arcobaleno troppo presto messa in cantina, e penso anche alla luce dei risultati tedeschi, sia arrivato il tempo sia si abbattano tutti gli steccati, e non lo dobbiamo fare per soddisfare una nostra esigenza, ma solo per dare risposte a chi soffre, a chi perde un lavoro a chi vorrebbe vivere in un mondo sano, a chi vuol vivere con i propri diritti, a chi cerca nel lavoro il riscatto, a chi pensa che questo capitalismo non capace di risolvere le questioni dell’umanità.

Resta necessaria una forte forza di sinistra anche per tradurre in realtà il sogno per mondo nuovo.

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27.08.09

E noi stiamo a disquisire  27-08-09

 

Siamo sicuri che di fronte allo spettro della cassa integrazione, della riduzione del potere d’acquisto la riduzione dell’orario del lavoro, con la riduzione del reddito, con la moglie in mobilità, il figlio precario a casa, il lavoratore metalmeccanico anche quello più politicizzato non cerchi di salvaguardare la sua posizione e che in qualche modo possa fare un pensierino sulla differenza del salario e l’avvio delle gabbie salariali?

Non viviamo in una società che è tele diretta dagli organi d’informazione e che le grandi idee della sinistra sono state cancellate dagli errori commessi in questi decenni?

La democrazia non è in pericolo per via che la politica e l’economia è inquinata da chi possiede sostanzialmente l’informazione, la nuova tecnologia di comunicazione, manovra l’enorme quantità di denaro della pubblicità, unica fonte dell’autonomia e del sostentamento degli stessi mezzi di comunicazione?

La democrazia non è inquinata da chi con tanto potere incide nell’autonomia della magistratura?

L’esercito per le strade delle nostre città non è visto come una preoccupazione, ma con sollievo da gran parte della nostra gente, che preoccupata dai messaggi televisivi si barrica dentro la propria casa e s’isola avendo come unico mezzo d’informazione quello in mano allo stesso potente che condiziona la vita politica.

Quando quattro operai difendono il loro posto di lavoro rimanendo dentro una torretta per una settimana, noi guardiamo questa iniziativa come il possibile inizio di un risveglio collettivo ma siamo sicuri che questo sia un segnale per il risveglio e non la tomba della classe lavoratrice?

Mi ricordo una scena di un film in cui il “carbonaro Tancredi” dalla sua cella in carcere sentendo la folla per strada urlare dice” il popolo si sveglia” ma poi si accorge che quel popolo che si doveva svegliare stava protestando perché l’impiccagione tardava e loro volevano che avvenisse perché l’evento creava affari.

Noi facciamo delle disquisizioni, correggiamo le virgole, facciamo le analisi a chi vorrebbe dare una mano a chi pensa che sarebbe ora, vista anche l’inesistenza politica dell’opposizione parlamentare, di andare alla creazione di una forza politica, che si metta veramente al servizio di chi soffre, di chi è preoccupato per il proprio futuro, per la democrazia del nostro paese.

Non c’è argomento che non richiede una forza politica della sinistra compatta, che elabori e organizzi, che crei le basi per una società giusta.

In Italia si votano leggi razziste, leggi contro chi lavora e contro le organizzazioni sindacali, leggi che non permettono agli inquirenti di indagare adeguatamente, leggi contro le libertà individuali, per la privatizzazione di un bene fondamentale come l’acqua, a favore del nucleare, si mortifica l’ambiente e la volontà di avere un mondo sano, si lasciano le banche spadroneggiare con i risparmi delle persone, si lasciano gli imprenditori in balia delle finanziarie, non si lotta realmente contro lo strozzinaggio e si amplia la pratica dell’usura che ormai colpisce anche i lavoratori stretti dalla morsa del credito.

Dovremmo avere, se quanto detto non è un’esagerazione, e chiunque può rendersene conto che non lo è, un sommovimento di ribellione allo stato di cose. Eppure anche le forze politiche presenti in Parlamento non fanno altro che pensare alla propria identità, guardare al proprio tornaconto politico, guerreggiare con le altre forze politiche per la supremazia dell’opposizione.

Ecco che si rendono ridicole le questioni poste da Franceschini, che guarda al suo congresso e non pensa sia giunto il momento di chiamare all’unità di tutte le forze che vogliono opporsi a questo governo di destra. Eccole che mentre riconosce che il livello democratico sta superando il limite, propone il “faremo da soli”. Un’altra volta, e c’è da domandarsi fino a quando? Purtroppo non è il solo. Si capirebbe se ci fosse una normale dialettica tra forze politiche, ma no quando sentiamo che la democrazia è violentata.

Stessa ragione per chi pensa alla sua identità, comunista, ma anche movimentista, localistica, socialista, dei verdi o degli arancioni, settoriale o di categoria. La storia di quando eravamo "forti e belli" non ci aiuterà a risolvere la questione della creazione di una necessaria e indispensabile forza politica della sinistra.

 Un conto è avere una forza politica nazionale e un’altro come ci si organizza sul territorio. Una forza nazionale è indispensabile se si vogliono veramente cambiare lo stato delle cose di questo capitalismo incapace di guardare al più debole, all’indifeso, all’uguaglianza tra sessi, alla libertà individuale, al lavoro, alla ricerca, alla cultura, all’informazione e alle nuove tecnologie, alla giustizia giusta, all’ambiente, alla giusta alimentazione alla ripartizione del benessere, alla ricchezza per i tanti e non per i pochi.

Una forza nazionale che possa essere presente anche sulle questioni europee e nel mondo, che possa avere voce contro le guerre, lo sfruttamento del pianeta e contro la rapina di risorse necessarie a una vita dignitosa a partire dalla questione alimentare.

Sul territorio si possono fare battaglie per la difesa di questioni locali, ma se non si ha un peso nazionale, non è possibile vincere neanche quelle battaglie locali.

Ecco, penso che la riunione di ieri sera, pur nei limiti dei tempi della discussione e delle incomprensibili interruzioni, sia servito a me per convincermi che la creazione della nuova forza politica della sinistra non solo è auspicabile ma che si rende necessaria.

Si partirà da sinistra e libertà? Spero di sì ma non deve essere legata a un contingente scadenza amministrativa, ma l’unica cosa certa è che la situazione economica non ci consente ritardi, quindi non perché ci sono le elezioni regionali ma perché le persone fanno fatica a vivere.

L’altra settimana un sindacalista diceva che nella nostra provincia circa il 40% delle piccole aziende chiuderanno. Va data una risposta, oggi, e non tra quando avremmo risolto le questioni delle divisioni politiche del novecento.

Ecco perché sento l’urgenza oggi, perché è oggi che si devono dare le risposte e creare le basi per il futuro.

 

 

Documento su percorso nazionale

Stanno girando diverse mozioni, prese di posizioni, documenti di circoli della sinistra già formati, o in via di formazione. Tutti i documenti circolano sui siti, con la posta e-mail, sarebbe utile iniziare la raccolta e fare il punto della discussione.

Mi sembra interessante quello elaborato dai compagni di Senigallia, ne do pubblicazione di seguito, spero che ci siano anche commenti che pubblicherò.

 

 

Documento su percorso nazionale

(Approvato all’unanimità – assemblea del 24 luglio ’09)

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Senigallia, 24/07/09

PER LA FASE COSTITUENTE

 

Siamo un gruppo di uomini e donne di Senigallia, che alle ultime elezioni europee hanno votato per Sinistra e Libertà. Lo hanno fatto con convinzione, perché ritengono ormai giunto il tempo nel nostro Paese per un nuovo soggetto politico a sinistra. Riteniamo tale passaggio una necessità storica, un assunzione di responsabilità collettiva non più rimandabile.

 

La natura inedita e gigantesca delle grandi contraddizioni a scala globale (la grande crisi economica ed ecologica) in cui siamo drammaticamente immersi; la necessità di un aggiornamento dell'analisi e l'avvio di un nuovo percorso nella teoria e nella pratica della trasformazione sociale e del governo dei passaggi venturi (il nuovo programma fondamentale); la crisi politica dell'Europa (il suo nanismo politico) in conseguenza del silenzio strategico e della inadeguatezza anche della sinistra continentale – da ultimo rivelatosi sullo stesso terreno elettorale – per la quale si impone un profondo rinnovamento e una nuova unità;  la  costruzione in Italia ( a fronte del progressivo consolidamento-allargamento del blocco sociale delle destre in decisive aree sociali: precari,operai, piccole imprese), di una nuova alleanza riformatrice, capace innanzitutto di ritrovare la sua credibilità ed efficacia sul piano programmatico e dei soggetti sociali di riferimento, come base reale dei cambiamenti necessari da operare in una alleanza politica in grado di vincere e di governare unita il Paese; la difficoltà crescente in termini di crisi strategica (come il PD) o di vera e propria consunzione (la sinistra cosidetta identitaria) di forze e forme inadeguate e spiazzate dalla realtà, dentro un più generale distacco dei cittadini da una politica lontana ed autorefenziale che si attorciglia attorno ai suoi giochi/riti spesso di vertice: ebbene, di fronte a tutte queste sfide e con tutto il respiro necessario, la questione di una nuova soggettività politica della sinistra è più che matura, è urgente, non è rinviabile .

 

Questa necessità/potenzialità l' abbiamo incontrata nelle iniziative elettorali, nelle energie che si sono mobilitate, nelle speranze che abbiamo suscitato e raccolto. C'è un vuoto degli altri e una potenzialità per noi.  Il soggetto politico, il partito unitario di una nuova sinistra è necessario senza se e senza ma e deve realizzarsi ora, subito, ragionevolmente nei prossimi 3-4 mesi. Bisogna fare BENE e PRESTO. Contenuti, forme e tempi debbono stare insieme in un intenso e rapido processo costituente.

 

Riteniamo che il risultato delle elezioni europee dal simbolo di Sinistra e Libertà abbia dimostrato che esista uno spazio elettorale, che un progetto di aggregazione a sinistra possa essere riconosciuto dagli elettori e premiato. Per questo l’assemblea di Senigallia fa appello agli elettori e ai simpatizzanti di Sinistra e Libertà affinché si dia vita sull’intero territorio nazionale ad una vera e propria fase costituente del nuovo partito, producendo una vera e propria “spinta dal basso” per la costruzione del nuovo soggetto politico: una sinistra plurale, aperta alle diverse esperienze, capace di unire idealità e concretezza e che soprattutto indichi un nuovo progetto di società in grado di ridare senso alla politica come strumento di emancipazione, di conquista sociale e di progresso.

 

L’assemblea di Senigallia propone di dare vita, a partire da questa sera a Senigallia e ovunque possibile nelle prossime settimane, ai circoli di Sinistra e Libertà, attraverso adesione individuale, azzerando le pregresse appartenenze a partiti e organizzazioni politiche, con coordinamenti provvisori fino al Congresso Costituente Nazionale da convocare entro l’autunno prossimo. Un Processo e Congresso a cui si aderisce individualmente, le cui porte e finestre sono aperte a tutti/e, ognuno contando per sé stesso – una testa, un voto - E’ una grande occasione di partecipazione democratica, di massa che parte dai territori, dalle città, dalle regioni.

Si propone, contemporaneamente, di costituire nelle Istituzioni i Gruppi Consiliari di Sinistra e Libertà, ovunque sia possibile.

 

Ma se sul piano nazionale – nonostante le volontà democratiche espresse dal basso – dovessero prevalere ancora una volta freni ritardi o passaggi ambigui, poveri di contenuto e/o per nulla attraenti anzi controproducenti sul piano dell'immagine e del consenso, l’Assemblea di Senigallia propone di promuovere tale percorso nella nostra Regione, dando vita entro e non oltre la prima domenica di Novembre, in anticipo ad un più lungo e tormentato processo nazionale, il Congresso di Sinistra e Libertà nelle Marche, con il simbolo di Sinistra e Libertà (senza simboli di partito sotto la scritta), non sottostando ad eventuali “blocchi”, ricatti o impedimenti politici e/o di natura tecnico-giuridica circa l'utilizzo del simbolo, ed eventualmente preparando la soluzione di un simbolo alternativo. 

L’assemblea approva il documento e lo invia alla prossima assemblea regionale convocata per il 29 agosto 2009 e all’assemblea nazionale prevista per il 19 settembre a Napoli.

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I giornali, il lavoro il nostro impegno.

 

Nei giornali di oggi attraverso diversi articoli e scollegati tra loro parlano della questione “lavoro”.

 Mi hanno colpito leggendoli di seguito, uno accanto all’altro, perché denotano nel suo insieme, la pluralità dei lavori, ed  indicano due questioni.

La prima,  esigenze diverse a secondo del lavoro che si svolge, diritti, retribuzioni, dignità, speranze ecc.

La seconda denota la necessità di un intervento della politica, e soprattutto la necessità di non essere equidistanti dal mando del lavoro e del capitale.

 

“Noi, infelici e poveri” è un articolo firmato da Rag. Fantozzi.

……..e di noi? Almeno sapete chi siamo noi? Siamo il 90% della popolazione italiana, abbiamo dai 40 ai 60 anni, da una vita facciamo una fatica di merda per sopravvivere, per di più, adesso ci insultano!Fannulloni ci chiamano. Ma almeno sapete che siamo gli unici che paghiamo veramente le tasse, perché ce le trattengono dalla busta paga? Siamo infelici e poveri. Non volgiamo elemosina, ma c’è almeno qualcuno che ci dice grazie?

 

 Poche righe per dire che una parte del mondo del lavoro, suda, si impegna, si sacrifica e porta a casa quel poco che gli permette di vivere. Questo mondo è infelice, e lo possiamo notare dentro i posti di lavoro, dove il clima nei rapporti tra i lavoratori  è cambiato in questi  quindici anni.

L’insicurezza del posto, l’arrangiarsi per sistemarsi meglio (anche di poco perché ci aiuta nel sopravvivere),uno scatto in più, un rapporto migliore con il capo di turno, oltre ovviamente la convinzione  che è importante l’impegno quotidiano per fare bene il proprio lavoro.  “Ma alla fine non chiediamo elemosina ma che qualcuno ci dica grazie”  e riconosca che in fondo se l’economia gira è anche perché c’è chi smarca il cartellino.

 

……Morirono in sei, due soffocati dai gas, quattro annegati tra i liquami. Non avevano alcuna protezione, non era stato predisposto alcun sistema di sicurezza. Ieri il rinvio a giudizio per sette persone per la stage di Mineo.

….Si ribalta un trattore, muore un agricoltore cinquantenne nel nuorese.

 

Nel lavoro si continua a morire. Si sono modificati gli interventi ristrettivi sulla sicurezza nei posti di lavoro, si da una mano a quelle aziende che non mettono in sicurezza i lavoratori eppure non c’è stata una sollevazione del mondo del lavoro, certo c’è l’impegno della CGIL, ma non è sufficiente se la politica resta a guardare.

Vogliamo aggiungere la lettera in bianco di auto licenziamento che veniva annullata dalla “legge Nicchi” e che è stata cancellata con urgenza dal Governo della destra,in poche ore con decreto, senza che ci sia stata una sola ora di sciopero, o una pur semplice manifestazione? Si può lasciare solo al sindacato il peso di intervenire?

Gli infortuni del primo giorno di lavoro sono ritornati.

Avevamo individuato l’obbligatorietà di registrare il lavoratore neoassunto il giorno prima della sua assunzione, e la destra ha modificato questa legge dando la possibilità di registrazione entro cinque giorni dalla assunzione. C’entra con il fatto che si registrano le assunzioni  solo quando c’è un incidente? Non mi sembra che ci siano stati movimenti di protesta.

 

Campi “AGM FREE”? Liberiamo anche dal lavoro nero.

…….. Tutti stranieri, accomunati dalla volontà di guadagnare onestamente da vivere, lavorando sodo nei campi. … ma sono anche magrebini, sud sahariani, est europei. Spesso in regola sotto il profilo documentale. Questo perché molti vengono dal nord dove sono stati scacciati dalla crisi  e ripiegano sulla raccolta del pomodoro ………..  ricevendo in cambio 3,4 o 5 miseri euro. Compensi dai quali, spesso, si deve decurtare la quota dei caporali- predatori-cacciatori di manodopera da vendemmiare dove tutto è merce o mercificabile, con buona pace del rispetto del lavoratore e la dignità del  lavoro ….

 

Donne e omini che continuano il viaggio da migranti per un pezzo di pane, per far studiare i propri figli, per curare i propri anziani, lontani in altre terre che aspettano quei pochi erui per sopravvivere. Storie già vissute anche da italiani in altri tempi. Italiani mafiosi ci dicevano in America, noi oggi li chiamiamo “clandestini”  che per i più significa “malavitosi” stupratori, delinquenti.

Molti sono in mani italianissime, che li smerciano come oggetti, se servono dentro una fabbrica, dentro un campo, o come manodopera per ogni possibile lavoro, anche per lo spaccio se necessario. Non importa dove vivono, come vivono, se vivono,  l’importante è quanto rendono, e se non servono diventano nemici da restituire alle loro terre.

Questa battaglia la lasciamo a pochi anche qui sindacalisti o poche persone sensibili, senza strumenti, senza difese, senza che il grande movimento del lavoro se ne occupi. La politica nel suo complesso è assente,tranne che alcune avanguardie, legati anche al mondo della chiesa di base, ma soli.

 

Innse, 5 operai su una gru. Ma la soluzione non c’è.

Sospesi a oltre dieci metri di altezza su una gru all’interno del capannone. Così hanno passato la notte e la giornata di ieri  quattro operai della Innse di Milano e il funzionario della Fiom  che intorno alle 11,30 sono riusciti ad entrare nel’officina di via Rubattino presidiata dalla polizia e carabinieri.  Lì, per aria, Vincenzo, Massimo, Luigi, Fabio e Roberto, resteranno fino a quando verrà fermato lo smantellamento dell’officina, iniziata  domenica dopo il bliz delle forze dell’ordine.

 

Difesa del posto di lavoro, una fabbrica viene smantellata, si perderanno altri posti di lavoro e gli operai chiedono di aprire le trattative prima che questa non esista più, perché smontata e venduta.

Non vi ricorda la difesa delle fabbriche da parte degli operai , quando i nazisti, con l’aiuto dei fascisti, volevano smantellare le fabbriche per portarle via? La difesa del proprio posto di lavoro è importante ma soprattutto resta importante la partecipazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali nei processi aziendali, sviluppo, produzione, difesa dell’ambiente, utilizzo delle fonti energetiche non inquinanti, orai di lavoro, retribuzioni, assunzioni, lotta alla precarietà,  tutti argomenti che devono vedere coinvolti i lavoratori e le lavoratrici.

 

Sul precariato, sulla prima occupazione, sui contratti con le partite iva, ci sono tanti articoli, spezzettati che raccontano storie diverse, situazioni diverse che rappresentano un aspetto preoccupante anche sotto il profilo psicologico delle giovani generazioni. Da considerare i centri per l’impiego una vera e propria barriera per tanti e non solo per i giovani.

Nuovi e vecchi lavori.  Sabato durante una passeggiata una mia amica, che ha perso il posto di lavoro da barista, mi confidava che da quattro mesi aveva iniziato a fare la badante, ad una vicina di casa. Qualche mese fa Maria, una signora divorziata, con due figli che studiano, mi aveva detto che anche lei stava facendo assistenza ad una persona anziana e che aveva litigato con un’altra persona “straniera” che svolgeva lo stesso lavoro.  In un momento di crisi ci si arrangia.

 

Ovviamente potrei continuare, ma lascio ad ognuno la possibilità di guardare se stesso e il proprio lavoro e gettare gli occhi attorno a noi per vedere che cosa accade in questo mondo.

Ci si accorgerebbe della gravità e della fragilità della situazione che c’è in ogni famiglia, dove c’è un cassaintegrato, dove c’è un giovane che cerca lavoro,  dove c’è la riduzione dell’orario di lavoro e conseguente riduzione economica, ecc. e  vorrei giungere alla conclusione di questa riflessione, rispondendo ad un compagno che mi chiedeva che stiamo facendo?  Nulla . si nulla in questo momento perché se non si è organizzati, se non si studiano le situazioni collettivamente, se non si elaborano proposte, le si mettono in pratica, sarà difficile incidere. A quel compagno che mi chiedeva, ma un partito della sinistra serve?

Ecco la risposta, SI, serve, ora  e subito perché queste questioni non possono aspettare i tempi e i comodi di chi non sente queste esigenze,  se sentiamo il peso  delle risposte da dare  alla questione “crisi occupazionale”, alla “crisi della dignità” del lavoro, alla “sicurezza del  e nel lavoro”,  si un partito della sinistra è necessario.

Ci sono tanti argomenti che richiedono una forza organizzata della sinistra, capace di guardare oltre alle prossime scadenze elettorali, e che parta dalle esigenze di tutti i giorni, per guardare un mondo dove ci sia  la dignità  e la libertà individuale , senza ingiustizie, vivibile.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 


20/07/2009
Forse abbiamo sbagliato quel 5 maggio a Roma
.
 

Dobbiamo renderci conto della forza che la sinistra italiana oggi riesce a mettere in campo.

Quella organizzata è poca cosa, anche se le aspettative sono molte.

 

C’è una sinistra diffusa su tutto il territorio nazionale ma il suo essere separato e litigioso, è la sua grande debolezza.

 

I cittadini italiani la percepiscono chiaramente, una forza debole, litigiosa e giustamente, non la sentono come un soggetto che possa incidere veramente nel cambiare la loro condizione di vita di tutti i giorni né tanto meno ci vedono come una proposta che possa guardare al futuro.

 

Le divisioni nella sinistra ci sono sempre state, la ricerca della “proposta più autenticamente di sinistra” hanno sempre prodotto lacerazioni e divisioni, soprattutto da quando c’è stato lo scioglimento del PCI.

 

Le aspirazioni di quanti avevano intravisto la possibilità di un allargamento del più grande soggetto politico della sinistra,  si sono infrante nell’illusione di un grande DS in un grande Ulivo.

 

L’autosufficienza del neonato PD che guarda al centro, con una politica equidistante tra lavoro e capitale, costruito sulla personalizzazione dei propri dirigenti, incapace di guardare oltre al suo sopravvivere è stato poi il colpo definivo a quelle aspirazioni.

 

Ma non è del PD che vorrei parlare, anche se nel giudizio che molti danno, sento un’errata considerazione, soprattutto quando si dice che il PD non è un partito di sinistra perché, se è pur vero che su temi come la laicità, il lavoro, i diritti individuali, sull’assenza di una progettualità, ecc, è lontano da un ragionamento di sinistra è pur vero che raccoglie gran parte del consenso popolare  della sinistra.

 

La fiducia di questo popolo si esaurirà e la contraddizione scoppierà quando si capirà che questa forza non è capace di un’opposizione consapevole e soprattutto incapace di creare un’alternativa credibile.

 

Le alchimie elettorali, sbarramenti ecc. non terranno più di tanto. Si è già visto alle elezioni amministrative e ancor più alle europee, dove il segnale è stato chiaro.

 

Oggi l’insoddisfazione si celebra prevalentemente nel mugugno di tanti iscritti ed elettori, che in tanti casi  si traduce in voti alternativi e anche nel scegliere altri partiti, del campo avverso come la Lega o il partito di Di Pietro ma soprattutto verso il non voto. 

 

E’ giusto domandarsi perché non nasca ora e subito una forza politica capace di essere un punto di riferimento di questa parte di cittadini italiani.

 

Molti avevano avuto la speranza che la “sinistra l’arcobaleno” potesse essere quel soggetto che superando le divisioni e la difesa di piccoli o grandi privilegi individuali, si realizzasse come forza politica (plurale si diceva), ma che si è infranta miseramente sull’orgoglio di partiti ormai al tramonto.

 

Dopo un anno di discussione e continuando ad essere  presente la necessità di realizzare una forza politica della sinistra si è dato vita alla Sinistra e Libertà che ha partecipato alle elezioni Europee. Si è aggiunta alla lista Sinistre e Libertà  una miriade di liste locali  che si sono richiamate genericamente  alla sinistra raccogliendo ancor più consenso.

Le forze politiche che hanno dato vita alla lista Sinistra e Libertà pur ridando speranza a molti si sta arenando ancora una volta sull’altare del “salviamo il mio campicello”, “parto dalla mia gloriosa storia” e oggi ci si aggiungono anche chi ha organizzato e presentato liste locali e che magari proviene da esperienze non legate a nessun partito e che pensa di essere titolato a rappresentare tutta la sinistra.

 

Ecco all’orizzonte il medico di turno che inizia a fare le analisi del sangue per conoscere se con questo o con quello è possibile farci una nuova forza politica di sinistra.

 

In breve torneremo al 1921, o ad altre storiche date che hanno avuto un fondamento importante nella storia del movimento operaio e progressista ma che ci impediscono oggi di realizzare una forza politica capace di dare risposte immediate e speranze per il futuro.

 

L’analisi da fare è semplice.

La situazione economia e sociale in Italia richiede una presenza di una forza politica di sinistra capace di assolvere il compito e di ridare fiducia a quel mondo che oggi si sente emarginato e senza rappresentanza, capace di incidere nell'economia e nel sociale?

 

C’è oggi questa forza politica?

 

Se le proposte in campo non assolvono questo compito è possibile andare alla sua realizzazione partendo dai tanti soggetti organizzati, soggettività individuali, mondo intellettuale e chiunque  voglia contribuire e decidere una volta per tutte che questa forza politica nuova si può fare.

 

Se sì, possiamo decidere che ad ogni livello, dal luogo di lavoro, al quartiere, alla piccola e grande città,  e in tutte le Regioni ci sia questo movimento che discute e si organizza.

 

Vorrei dire, ma ne ho già scritto più volte, che c’è  un’emergenza democratica e che di fronte al pericolo di un inasprimento della situazione e un restringimento delle libertà individuali, la necessità di stringere i tempi diventa un fattore importante?

 

E’ buonismo pensare, come mi hanno rimproverato, che in questo momento metta prima la necessità di costruire una forza capace di contare veramente e di essere una speranza per il futuro e non di analizzare da che parte arriva il mo compagno di viaggio?

 

Se ho detto no al PD che mi chiedeva di entrare perché non condivido la sua linea politica, se abbiamo detto no alla federazione dopo lo sfascio di Sinistra l’Arcobaleno, credo che sia un errore anche la questione di una federazione che alcuni propongono oggi, perché ciò presuppone la riorganizzazione di tante piccole forze che avranno solo la necessità di apparire e di egemonizzare gli altri.

 

E’ forse sbagliato pensare che partirei  con quei soggetti con cui ho partecipato alle elezioni per le europee e abbiamo raccolto un milione di consensi, allargando la partecipazione ai tanti che si sono organizzati e che ognuno individualmente pesi nel nuovo soggetto politico per quello che è e non per quello che rappresenta?

 

Se non dovessi pensare che la base di partenza è quella lista per le europee perché alcuni soggetti non sono storicamente vicini alle mie idee o perché hanno partecipato in competizioni amministrative in alternative ai movimenti e alle liste di sinistra, mi domando perché ho fatto questa campagna elettorale?  e perché ho chiesto un voto che è rimasto lo strumento più caro delle persone che non hanno nulla ma che  credono nella democrazia?

 

Perché oggi dovrei rimettere in discussione il tutto solo perché c’è chi pensa che è meglio salvaguardare il proprio orticello?

 

Il coraggio di decidere.

 

Forse abbiamo sbagliato quel 5 maggio a Roma quando abbiamo dato vita a Sinistra Democratica a non trasformarci in un partito, aperto, plurale, che guardava alle emergenze ambientali, ai diritti individuali e collettivi dei cittadini, per un nuovo modello produttivo, per la difesa della Costituzione, per una giusta informazione, contro i privilegi e le leggi salva persone, contro un’economia che schiaccia i lavoratori, per una giusta ridistribuzione delle risorse, che raccoglieva gran parte della sinistra politica e ben vista anche da una parte di quella sindacale, e da molti del mondo intellettuale, ecc.

Pensavamo che fosse giusto dare la possibilità ai tanti soggetti organizzati e non, che erano venuti in quel teatro e che condividevano la nostra proposta, di dargli il tempo necessario per entrare da protagonisti, non per essere annessi ma fondatori del nuovo soggetto.

Sono passati due anni, abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo perso molte compagne e compagni delusi, preoccupati, scoraggiati, abbiamo perso anche compagni che hanno guardato la loro posizione personale, e anche noi siamo cambiati.

Come sinistra democratica abbiamo fatto tutto quello che potevamo, utilizzando tutte le risorse che avevamo, economiche e umane, molti di noi hanno rifiutato sistemazioni personali molte più comode, e abbiamo dato vita a tutto ciò che era possibile, non nascondo che anche altri in questo periodo hanno rinunciato a molto, anche al proprio posto di lavoro, penso ad alcuni compagni di rifondazione, ed è per questo che penso sia giunto il momento di dire ora si fa il nuovo partito della sinistra, senza indugi, senza ma e senza se. Sinistra e Libertà è un simbolo che può ha raccolto un milione di voti e sappiamo che ha molte potenzialità, da qui è giusto iniziare, con chi ritiene necessario partire.

Se attendiamo, se pensiamo di portarci subito tutti dentro se pensiamo alle prossime scadenze elettorali, se facciamo l’analisi del sangue sui nostri compagni di viaggio, possiamo prendere atto che non siamo capaci di comprendere quello che per molti è stato ed un sogno.

Le condizioni ci sono, ma se attendiamo possiamo dire tranquillamente che abbiamo fallito e ognuno andrà per la sua strada, saranno chiamati altri a fare quello che noi non siamo stati capace di realizzare.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

 

19/07/2009

Ciao Rino,

La riunione di ieri Sabato 17 luglio, è stata organizzata dai compagni Antonini e Mentrasti ed è era la continuazione di un’iniziativa analoga svolta qualche mese fa (se non sbaglio a Porto San Giorgio), e sono stati invitati gli stessi soggetti di allora, i movimenti, le associazioni e i gruppi che sono nati sull’onda della creazione delle associazioni della sinistra.

Molti dei presenti hanno svolto campagne elettorali per le amministrative sia per i loro comuni che per le loro province.

Per chiarezza non era la creazione di un organismo per dar vita alla “sinistra libertà” nella nostra regione come alcuni avevano fatto girare nelle varie e-mail in questi giorni.

Entrare nella discussione non è facile e si è dato mandato ai due di trarre un verbale e le linee di indirizzo emerse dalla discussione.

Per quanto mi riguarda ti voglio informare di alcune perplessità che mi sono venute da un dibattito molto partecipato (più di 20 interventi), interessante (per la ricchezza delle esperienze e per le proposte), e a sprazzi anche forte, ma sempre nel rispetto delle idee di tutti.

         La questione in oggetto era ovviamente una riflessione sul come andare avanti e mi sembra che tutti abbiano sostenuto che l’attuale quadro politico sia all’opposizione parlamentare che fuori dal Parlamento, non rispecchi le esigenze che la società richiede, almeno per quanto riguarda la questione del lavoro, dei diritti, sulla difesa della democrazia, ecc.

Ci sono state delle differenze sostanziali per quanto riguarda il giudizio sulla lista elettorale Sinistra e libertà alle europee.

Che fine deve fare questa lista? È stato uno dei motivi principali del dibattito.

Nel dibattito ci sono stati quelli che sostengono che debba subito diventare soggetto politico nazionale, altri pensano a tempi più lunghi, anche se si dovrebbe accelerare la questione del soggetto politico e chi al contrario propone che il nuovo soggetto politico deve partire da quanto è nato in particolare ( ma non solo) in questo periodo e che sono le associazioni o comitati “per la sinistra” che hanno partecipato alle elezioni amministrative. Tutti convergono sulla necessità dell’adesione individuale.

Caro Rino, ho avuto la conferma che almeno nelle Marche non tutti abbiano lavorato per affermare la lista Sinistra e Libertà, e che la stragrande maggioranza, tranne nella provincia di Ancona dove non si votava per le provinciali, e nel Fermano, dove la lista provinciale coincideva con quella europea, si è privilegiato il lavoro sulle liste comunali e provinciali della sinistra.

Ovviamente non è una critica anche perché se critica deve esserci dobbiamo rivolgerla anche per come siamo arrivati alla costituzione della lista, la non discussione sul documento programmatico e per la composizione della lista.

Certo il tempo è stato poco, e le indecisioni, le perplessità di questo ultimo anno, hanno inciso notevolmente, e nonostante la buona volontà di molti è evidente che la mancanza di tempo non giustifica il non coinvolgimento del territorio.

Ti dico questo perché dovresti rivedere le tue considerazioni sul risultato ottenuto. E che quel 4% nella nostra regione, sarebbe potuto essere notevolmente superiore se avessimo fatto un lavoro serrato per le europee al pari di come abbiamo lavorato per le amministrative.

Non sto criticando nessuno, anzi, penso che questo dimostri la forte capacità di penetrazione tra i cittadini marchigiani di una possibile lista della “nuova sinistra”.

Per quanto mi riguarda tu sai come la penso, io sono per dar vita al partito della nuova sinistra da subito, e la creazione dei circoli di Sinistra e Libertà in più città possibili, oltre ovviamente nei posti di lavoro, nelle università, nei quartieri, in quei consigli comunali dove sia possibile.

Sai anche che per quanto mi riguarda almeno che non ci siano ostacoli legati a questioni con la giustizia, io sono perché chiunque ne possa far parte, e mi interessa l’adesione individuale al progetto politico, alle regole che dovremmo darci e che questo si possa realizzare nei tempi giusti della discussione e del confronto.

Non sono per la federazione tra soggetti, abbiamo detto no quando si è costituiti il PD, che, di fatto, è una federazione? Abbiamo detto no dopo la liquidazione della sinistra arcobaleno, perché dovremmo dire si oggi? La federazione porta al rafforzamento dei vari soggetti che entrerebbero in competizione e che porta, di fatto, alla liquidazione in tempi rapidi di ogni forma aggregativa.

Sono anche contrario a forme di movimenti regionali, che assomigliano di più a “leghe mascherate” e che non realizzerebbero un partito nazionale che possa incidere veramente a favore delle condizioni dei più deboli in Italia e che possa pesare su un governo della nazione. Forse potrebbe risolvere la questione ad alcuni ma sicuramente non risolverebbe la questione di fondo.

Spero che l’assemblea nazionale di sinistra democratica, di venerdì 24, vada in questa direzione, perché altrimenti non sarei disposto a spendermi, ovviamente per quello che vale la mia persona, in nessuna avventura che non porti a nulla.

Claudio

 

Ciao Claudio (risposta)

cosa aggiungere a quanto hai già espresso?

Navighiamo fra enormi potenzialità e la piccola quotidianità di chi ha paura di mettersi in gioco, di chi ormai rappresenta non lo spettro che si aggirava per l'Europa ma l'ectoplasma di se stesso, di strutture virtuali che non raccolgono più niente e nessuno. Nè sono meglio gli anti partito, coloro che avevano già capito e che sono i portatori di verità .... dall'alto della loro egocentrica individualità

Se non c'è una presa di coscienza della propria parzialità non è possibile la formazione la nascità di alcuna comunità...

Se non si ha la tranquillità delle proprie idee e l'angoscia, la voglia, della ricerca continua ... se si camina soli nel deserto ... non ci si riconosce, non si re-incontra neanche se  stessi.

Gli uomini e le donne libere si riconoscono nell'altro come completamtento della propria individualità, mentre ciò che ha ucciso la sinistra, più dello stalinismo, dei gulag, dell'adattarsi ai pensieri dominanti, è stato ed è la schizzofrenia di vedere nel tuo fratello, nella tua sorella, la differenza da uccidere.

 Per quanto mi riguarda non sono, ed ancora di meno lo ero nel passato, una persona idealmente morbida. Se mi guardo allo specchio mi capita di non essere daccordo neanche con la mia immagine. Mi piacerebbe essere con un fisico aitante, ma non mi è stato dato, forse nel mio subconscio vorrei un partito di massa a mia immagine e somiglianza ma sarebbe un ossimoro, una contraddizione in termini.

 Un pò di controllo (e di attenzione) alla mia salute mentale mi obbliga, mi forza a capire che occorre vivere negli e con gli altri.

 Non sono una monade e come organismo sociale, come Partito, non posso proprio esserlo.

La comprensione della propria parzialità, l'accettazione della differenza, del confronto, dello scontro ma all'interno di una comunità, di un partito/parte di società è la sola speranza di rinascita, altrimenti avremo (avranno) ucciso il proprio passato che utilizzano come una clava per stordire il futuro.

 Il tempo è adesso, costruiamo camminando, accogliamo gli altri che vorranno venire dopo ma non fermiamoci a pochi metri dal pozzo, domani sarà tardi, domani saremo tutti morti ..

Ps per la pubblicazione fai quello che vuoi ....

Rino Diano

 

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12/07/2009

Risposta a Titti Di Salvo

Cara Titti,

Condivido gran parte del tuo intervento ma si c’è un ma che mi preoccupa.

Ieri sera alla manifestazione per un porto aperto che accolga e non respinga gli esseri umani, ad Ancona, ho parlato con un compagno di sinistra democratica (purtroppo non è il primo), che si domandava “ma che cosa stiamo facendo?” e di seguito si chiedeva se la riunione del tre scorso era servita a qualche cosa, se veramente si andava alla costruzione di un partito e con chi e per fare che cosa?

Ecco questa è la domanda vera, che cosa stiamo facendo? Parlava questo compagno dei soggetti che hanno creato sinistra e libertà e si poneva la questione dei socialisti, dei verdi ed io per allargare la questione ho aggiunto e i movimenti locali, e gli scontenti e via dicendo.

Abbiamo presentato pochi mesi fa un documento con il quale siamo andati a chiedere un voto per le europee, hanno risposto un milione di persone, che hanno posto una croce su quel simbolo.

Perché non partire da lì, chiamare quanti concordano con quel testo, per migliorarlo, approfondire le questioni, sottoporlo all’attenzione dei cittadini, singoli o organizzati, aprire la discussione su quel testo con l’università il mondo della cultura, il sindacato, le associazioni di categoria ecc. Far circolare questo testo, nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle piccole e grandi città, chiedere  adesioni e iniziare a darci una organizzata.

Le idee sono fondamentali per comunicare e  costruire qualunque cosa. Se si necessita di  una casa la prima domanda  da farsi  è  ce ne sono altre?, o, se ci sono, se  rispondono alle nostre  esigenze,  ad esempio come sconfiggere il male assoluto della precarietà, se è possibile essere equidistanti tra impresa e lavoro ecc. .

Ecco che dalle necessità, si progetta la casa, si cerca il suolo, si stabilisce la capienza, s’individua il materiale, si inizia a costruire. La speranza è che il progetto corrisponda alle necessità.

Alle questioni che tu poni ne, vorrei aggiungere una che a me sta a cuore che è quello della difesa della democrazia e in questo momento non mi sembra che ci siano “case, partiti” che seriamente si pongono  questo problema.

 Penso che la difesa della democrazia, sia la questione fondamentale perché se si perde, non è possibile discutere di nulla, del lavoro precario, del diritto al lavoro, diritto alla salute, dell’ambiente, della cultura, della ricerca, di chi soffre, dell’ambiente, delle risorse, di un nuovo modello economico ecc.

Io penso che la perdita della democrazia come sta accadendo, giorno dopo giorno, in questa nostra Italia, ci debba far riflettere sulle priorità, e anche sulla possibilità di superare molti ostacoli nella costruzione della casa comune.

L’informazione pubblica garantisce oggi la circolarità delle idee? A me sembra di no.  La libera informazione è uno dei capisaldi della democrazia. Se non è garantita, viene meno la democrazia.

La nostra carta costituzionale viene svuotata ogni giorno sui punti fondamentali.

 La Repubblica è ancora fondata sul lavoro?c’è libertà di associazione?  Le libertà individuali? La laicità dello Stato? Garantire la libertà allo studio, alla ricerca? Siamo una Nazione che garantiscono l’accoglienza? Le ronde sono uno strumento democratico? La pensione è ancora un diritto? Il paesaggio si difende veramente o solo a parole?il voto individuale è garantito con questi sbarramenti  (fatti dai partiti padroni in difesa dei partiti padroni)? C’è libertà nel scegliere i propri rappresentati? Le istituzioni pubbliche sono pubbliche o le abbiamo personalizzate, monarchicizzate, con l’elezione diretta dei vari Sindaci, Presidenti e Governatori? Si danno veramente gli strumenti per garantire una giustizia giusta e una magistratura indipendente? Le leggi personalizzate garantiscono la collettività? Le banche assolvono veramente quanto indicato nella Costituzione? 

Potrei  continuare e ci accorgeremo  che su ogni argomento c’è un pericolo per la democrazia.

La difesa di questi valori non sono sufficienti per fare un partito e di questo sono convinto, altrimenti entrerei nel PD, e non sono io a dirlo ma lo stesso Bersani quando sostiene che “bisogna andare al congresso del Pd per definire chi siamo” e se non lo sanno loro?

Per costruire una casa nuova c’è necessità di un’idea di una società e qui ritorno alla prima parte del mio ragionamento, abbiamo posto all’attenzione degli italiani un documento per le elezioni europee, e mi domando perché non si possa partire da QUI? 

Ecco perché penso che sia una discussione di lana caprina con chi faccio un partito di sinistra? E anche se vengono prima le idee o il partito. Una non sta in piedi se non c’è l’altro e viceversa.

Abbiamo visto molti con grandi idee che si sono arenate in circoli culturali, al massimo sono stati presi come spunti di discussione, ma con poca possibilità di successo. Da vecchio arcista amo i circoli, le associazioni, ma da militante di sinistra penso che ci sia necessità che un’idea cammini con un partito, che sia democratico, pluralista e che metta ogni iscritto nelle condizioni di contare.

Il problema vero è che fin quando pensiamo che la nostra storia sia più importante di quella degli altri, non si andrà da nessuna parte e mi riferisco a ognuno di noi, non solo ai dirigenti di partiti, socialisti, verdi, e di movimenti, sinistra democratica, comunisti, di sinistra, quelli nati ieri e quelli nati dieci anni fa.

Fin quando ognuno chiederà l’analisi del sangue degli altri e penserà che il suo sia migliore non c’è idea che tenga per realizzare a un nuovo soggetto politico. Penso che la storia individuale e collettiva sia importante ma non può essere anteposta alla voglia di creare qualche cosa di nuovo.

Purtroppo cara Titti è questo il problema, anche noi dentro abbiamo una forte dose di berlusconismo e finché non ce ne liberiamo, governerà lui o quelli come lui.

Un abbraccio.

  Claudio Maderloni

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Da 12 febbraio 2008 al 15 giugno 2009

Lunedi 15 Giugno 2009

Post voto

Credo che il fatto di votare contemporaneamente per le europee e per le amministrative abbia influito sull’esito del voto. Naturalmente ritengo giusta questa scelta, che ha fatto risparmiare molti soldi pubblici, ma penso che altri partiti, che non dovevano lottare per il 4%, abbiano valutato positivamente la situazione anche per motivi più “egoistici”.
Infatti, hanno potuto contare su una rete capillare di propaganda nei territori, per cui ogni candidato alle amministrative del proprio partito, automaticamente diventata promotore dello stesso alle europee.
Ad esempio, prendiamo il caso Ancona, in cui i candidati della lista Gramillano e tutti i supporter difficilmente si sarebbero mossi per fare campagna elettorale solo per le europee, invece essendo in corsa, erano doppiamente motivati.Senza considerare lo sforzo economico e di mezzi utilizzato, sicuramente neanche paragonabile a quello che sarebbe stato messo in campo in caso di sole elezioni europee.
Sinistra e Libertà, invece, non aveva liste alle amministrative, e, addirittura in molti casi, gli elettori si sono trovati di fronte simboli di “sinistra per…” insieme ai simboli dei verdi, o socialisti, che, a livello europeo si riconoscevano tutti in Sinistra e Libertà. Poi, ci sono stati casi in cui il simbolo della Sinistra, di vario genere, non è proprio comparso.
Insomma, gli sforzi per presentarci uniti alle europee sono stati vanificati dalle mille realtà locali, e gli elettori hanno percepito questa schizofrenia.
Eppure, Sinistra e Libertà, ha ottenuto un risultato importante, un sostegno che indica chiaramente la strada da seguire, quella che i suoi elettori hanno scelto votando, pur tra mille difficoltà, la lista alle europee. Basta distinguo, personalismi, egoismi.
Rossana Rossanda, rivolgendosi ai dirigenti, sul Manifesto ha scritto che, nel caso contrario, non saranno solo gli elettori ad abbandonarli, ma anche coloro, come la stessa giornalista, che più hanno creduto a quel progetto. E questo vale anche per me, e come me per tanti che hanno sacrificato molto  per dare un partito di sinistra a questa nostra Italia.
Bando alle ciance, si diceva, la strada è tracciata, riempiamo di contenuti i nostri documenti, apriamo una discussione tra le persone che ci hanno votato, costruiamo il nuovo soggetto politico in ogni comune anche piccolo che sia, facciamo partecipare le donne e gli uomini a questo progetto, non perdiamo tempo con chi vuole difendere solo se stesso e diamo una organizzazione seria, forte, presente sul territorio e rivolta a risolvere i problemi dei cittadini.

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Venerdì 22 maggio 2009

Della mafia

A Chiaravalle si è svolta recentemente una iniziativa, organizzata da un gruppo giovanile, per ricordare il sacrificio di Peppino Impastato, un giovane assassinato dalla mafia in Sicilia.
Dopo la proiezione del Film “ I cento passi”, c’è stato un dibattito intenso, alla presenza di un  responsabile dell’associazione “Libera”  e uno dell’associazione “antimafia.it”. Il tema centrale, sul quale gli organizzatori hanno insistito particolarmente, riguardava il silenzio mediatico calato attualmente sul fenomeno mafioso.
Riporto da alcuni interventi: “Sembra non esserci più un interesse particolare, e forse deriva dal fatto che la mafia stessa è attenta a non fare azioni eclatanti, per non attirare lo sguardo dell’opinione pubblica e quindi impegnata ad indirizzare la propria attività verso il mondo  economico, in particolare nel settore edile, sia  pubblico che privato. Ovviamente continuano gli interessi in agricoltura, nella filiera dello smaltimento dei rifiuti e in tutti i settori che hanno caratterizzato l’attività mafiosa, come droga,  prostituzione commercio di persone, ecc.”
Quindi, l’assenza di azioni eclatanti non corrisponde alla cessazione di attività criminali, anzi, come risultato da numerosi interventi, siamo di fronte ad un aumento esponenziale delle stesse, con conseguente maggior controllo del territorio da parte delle cosche. Per cui, anche le azioni della polizia e della magistratura andate a buon fine vivono un brevissimo momento di notorietà, per poi essere dimenticate, contribuendo, così, a sminuire la reale pericolosità della situazione per la vita democratica del Paese.
Ovviamente la politica, in tutte le sue forme e livelli, risulta altamente inquinata ormai su tutto il territorio nazionale, come lo scioglimento di molte amministrazioni comunali, non solo al sud, ci dimostra.
Il silenzio dello Stato circa questa “vera” emergenza, aiuta la malavita organizzata a lavorare in tranquillità. La percezione di insicurezza dei cittadini, molto alta e fomentata, tuttavia non riguarda questa realtà, ma risulta dall’esasperazione dei problemi legati alle migrazioni, per cui il termine “clandestino” diventa sinonimo di ladro, violentatore, drogato, e tutto quello che spaventa i cittadini. Il mondo dell’informazione soffia sul fuoco, facendo il gioco del governo, più o meno consapevolmente, e le persone sono terrorizzate da qualsiasi volto non familiare. Lo straniero è il mostro e non lo vogliamo più nelle nostre strade, dimenticando altri pericoli, molto più reali.
Come sempre, il presidente del consiglio segue l’onda, e ultimamente parla di ogni persona che cerca di entrare nel nostro paese come di “persona assoldata dalla malavita internazionale”, alimentando la paura irrazionale. Sappiamo, invece che, come riconosciuto e normato da leggi e trattati internazionali, occorre distinguere tra chi fugge dalla propria terra essendo in pericolo e cerca di salvarsi chiedendo asilo , oppure chi cerca semplicemente un  lavoro per vivere una vita dignitosa, da chi si muove in organizzazioni per delinquere. Questi i dati: su 21.097 domande esaminate, 1693 hanno ottenuto lo Status di rifugiato, 9154 il riconoscimento della protezione umanitaria o sussidiaria, 9478 sono state respinte e 1606 hanno avuto esiti diversi.
Tuttavia occorre riconoscere che queste persone, pur non essendo criminali, una volta in Italia, per ovvi motivi, possono diventare bassa manovalanza della delinquenza locale. Ma, a questo punto, il problema si sposta e riguarda il disagio sociale e sappiamo che interessa anche molti italiani, e sta aumentando.
Non si può credere che le ronde o le telecamere e i muri possano renderci immuni da certi pericoli, perché non esistono isole felici. Anzi, una maggiore attività sociale, ampia, inclusiva, partecipata, rende le città e i paesi più sicuri. La diffusione del senso civico, della solidarietà, della cultura aumenta il senso di responsabilità e ristabilisce solidi legami sociali, aumentando la sicurezza e la sua percezione.  Nel fare questo, serve l’impegno dei cittadini e una speculare attività da parte delle istituzioni, attraverso tutte le sue articolazioni. Invece ascoltiamo giornalmente le forze di polizia e la magistratura lamentarsi di tagli indiscriminati ai finanziamenti, che portano al paradosso di mezzi senza benzina, paralisi degli uffici, assenza di corsi di aggiornamento, ecc.
Tutti queste considerazioni sono emerse durante la discussione, nella quale ci sono stati  interventi di stampo diverso, anche involontariamente fuori dagli schemi, ipercritici nei confronti dei partiti e dello Stato. Ma proprio questi dimostrano quanto sia importante dibattere certi temi, e bene hanno fatto i nostri giovani di Chiaravalle ad aprire la discussione.
Ora speriamo  che il dibattito dilaghi anche nella campagna elettorale  per il rinnovo del Parlamento europeo, e che la Sinistra abbia la forza di essere protagonista affrontando tutte le questioni importanti, elevando la discussione ora tristemente arenata su veline, affari sentimentali del premier e tutto il circo al seguito.

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Lunedì 11maggio 2009

Dittatura

Promuoviamo la nascita di comitati in difesa della libertà politica, per spiegare agli italiani il contenuto del referendum e il pericolo per la democrazia.
A grandi passi verso la nuova dittatura.
Controllo degli organi di informazione, delegittimazione del Parlamento, con dichiarazioni e fatti concreti, presenza massiccia in molti settori dell’economia, nelle banche, modifiche sostanziali alla Carta Costituzionale, minacce alla magistratura: basta per parlare di regime, o no?
Tagli indiscriminati alla scuola pubblica, alla ricerca, alla cultura, limitazioni delle libertà personali, nascita di ronde para-istituzionali, obbligo di denuncia dei clandestini da parte di medici e insegnanti, criminalizzazione mediatica dello straniero: è sufficiente per parlare di pericolo per la democrazia, o no?
Uso strumentale del disagio sociale e dello spaesamento di fronte ai cambiamenti culturali, soprattutto nei riguardi degli anziani, sempre più spaventati e soli, dirottamento delle ansie dei cittadini verso un nemico riconosciuto, costruito ad arte (il diverso in tutte le sue declinazioni), fomentazione della paura e spinta all’isolamento: serve altro per preoccuparsi?
Riprendiamoci l’uso delle parole, anche di quelle scomode e definiamo le cose per quello che sono: prove tecniche di nuova dittatura.
Mancano la violenza manifesta e le armi, quelle ancora presenti in tante parti del mondo, ma sono presenti la stessa cultura reazionaria, populistica, la cultura dell’uomo forte, del potente signore che tutto risolve e che dona la speranza a tutti di diventare come lui, forti, potenti e ricchi.
Tutto celato dietro la necessità di governare, di decidere in fretta, senza impicci, da cui sono scaturite, non da ora, molte delle modifiche istituzionali degli ultimi tempi. Dalla elezione diretta dei sindaci, poi dei Presidenti di Regione, detti Governatori, e dei Presidenti delle Province, quindi alla legge elettorale (la porcata),  fino alla eliminazione del controllo preventivo degli atti pubblici da parte di appositi organi (comitati di controllo, legittimità degli atti), per non parlare dello svilimento del ruolo dei consiglieri comunali, si è proceduto, più o meno consapevolmente, a demolire i fondamenti di quella democrazia rappresentativa voluta dai padri fondatori della Repubblica nata dalla Resistenza.
Per inciso, penso che la partecipazione di Berlusconi alla celebrazione del 25 aprile, dopo aver scientemente rifiutato di parteciparvi per venti anni, non sia altro che una delle scelte oculate del personaggio a fini elettorali, e non il riconoscimento del sacrificio e del ruolo dei partigiani nella liberazione dell’Italia.
Ora, per completare il lavoro di demolizione della democrazia, i quesiti del prossimo referendum sulla legge elettorale.
Nel caso di raggiungimento del quorum e della vittoria del sì, verrà introdotto il premio di maggioranza al Partito che avrà ottenuto il maggior numero di seggi. Senza neanche stabilire una soglia minima oltre la quale  scatta il premio di maggioranza, per cui, anche con il venticinque, trenta, trentacinque  per cento si otterrà una maggioranza parlamentare del 55%. Per spiegarmi meglio, riporto di seguito una dichiarazione di Vannino Chiti del PD (certo non un pericoloso estremista), dal sito dell’Agenzia di stampa ASCA del 11/05/09:
 “ REFERENDUM: CHITI AVVERTE PD, SE VINCE IL SI' RISCHIO DERIVA EVERSIVA” Il Pd deve rivedere la sua decisione di votare si' al prossimo referendum elettorale perche' un suo eventuale successo porterebbe a una ''pesantissima limitazione della rappresentanza parlamentare'', creando ''una deriva veramente rischiosa: le tensioni della societa', quando non trovano uno sbocco istituzionale, possono sfociare nell'estremismo se non addirittura nell'eversione''. Lo chiede Vannino Chiti, vicepresidente del Senato e esponente del Pd che, intervistato da La Repubblica, avverte: ''Per me il referendum e' un pericolo, destinato ad accentuare la crisi democratica.
Utilizzando l'alibi della governabilita' e della semplificazione politico-partitica giustifica una pesantissima riduzione della rappresentanza parlamentare'', introducendo di fatto un sbarramento molto alto”. Dichiarazioni rilasciate in una intervista a Repubblica, quindi, non sussurrate in una riunione di partito. Tale pericolo, infatti, dovrebbe essere sentito da tutte le opposizioni, dentro e fuori dal Parlamento, invece sembra che ognuno valuti secondo le proprie convenienze, il proprio tornaconto, come, per una volta, ha ammesso pure Berlusconi con i cronisti. Cito testuale: " Voterò Sì certo. La risposta è ovvia. Il referendum dà un premio di maggioranza al partito più forte e vi sembra che io possa votare no. Nella domanda - prosegue Berlusconi - c'é la risposta. Va bene tutto ma non si può pensare di essere masochisti. Non abbiamo posto noi il problema ma puoi domandare all'avvantaggiato di votare no per un vantaggio che gli altri gli regalano e potrebbe essere confermato dal popolo?".
Mi fermo qui, e spero sia sufficiente.
Per questo, e per mille altre motivi, occorre tornare a declinare la parola LIBERTA’, a riempirla di contenuti, come libertà di vivere in uno stato democratico, libertà di essere informati correttamente, libertà di cercare un lavoro secondo le proprie capacità e i propri meriti, libertà di scegliere una scuola pubblica che funzioni, la libertà di avere una sanità che curi e non speculi sulle malattie delle persone, la libertà di scegliere per la propria vita, la libertà di scegliere la propria religione, la libertà di vivere in una casa decente, la libertà di non essere sfruttati e ricattati dalle banche. Libertà di dissentire, di essere ascoltati. Ma per difendere questa libertà, occorre che tutti coloro che si riconoscono nei valori della democrazia si uniscano al fine di far sentire la loro voce.
Promuoviamo comitati in difesa della libertà politica, contro una legge elettorale che ridurrà gli spazi di democrazia! Probabilmente partirà una campagna mediatica volta a convincere gli italiani che questo referendum servirà a governare meglio, a combattere la frammentazione dei partiti, per cui non dobbiamo farci cogliere impreparati, perché sarà in gioco la nostra democrazia, la nostra vita di cittadini liberi. Non è più tempo di dormire, abbiamo sempre più bisogno di Sinistra e Libertà.

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Lunedì 20 aprile 2009

Si dice...

Sottotitolo: Galeazzi, comprereste una macchina usata da questa persona?

Dal sito di Mantovani, sempre molto utile per capire gli umori del PD, in questi giorni emerge uno strano accostamento, il nome di Galeazzi e quello di Piangerelli.
Piangerelli chi? Un omonimo, o il direttore del Messaggero? Eppure, se di quel Piangerelli si tratta, qualcosa deve essermi sfuggita, in quanto il Direttore in questione si è sempre distinto per posizioni alquanto critiche nei confronti di Galeazzi sindaco e dopo di Sturani.

Proprio recentemente ho avuto modo di spiegare a Piangerelli alcune questioni anconetane, perché avevo notato sulla stampa troppe interpretazioni semplificative, se non maliziose, della vita politica cittadina.
In quella occasione ho chiarito, e Piangerelli si è detto convinto, che riassumere nel termine “sinistra vendoliana” tutto il movimento di idee e di persone dell’Associazione “per la Sinistra” fosse un errore nel merito e nel metodo, poiché, così facendo, si evidenziava solo una componente dell’associazione, a scapito delle molte altre anime, fra cui persone provenienti da “città in comune”, dal movimento dei Verdi, dal movimento Sinistra Democratica (ex sinistra DS che non ha aderito al PD) e singoli cittadini.

Inoltre, lo stesso giorno, parlando con due giornalisti del Messaggero, avevo voluto smentire alcune dichiarazioni di Galeazzi apparse sulla stampa, in cui diceva di non aver avuto mai rapporti con la Sinistra. Falso, sia nella Giunta Galezzi che nella maggioranza consiliare, si trovavano molti esponenti degli allora DS che diedero vita al correntone di Mussi, alcuni confluiti poi in Sinistra Democratica. Naturalmente ho fatto nomi e cognomi. Una seconda affermazione di Galeazzi, ben più grave, riguardava la Sinistra, descritta come una forza improduttiva e capace di dire solo no. Da quale pulpito! Questo aveva fatto riemergere i ricordi del periodo passato alla Camera dei Deputati, e mi sono messo a raccontare un episodio, secondo me esemplare.

I fatti sono questi.
Quando sono stato eletto parlamentare, ricoprivo l’incarico di Presidente del consorzio Parco del Conero, per cui, con la consulenza dei tecnici del parco e riprendendo una vecchia proposta di Valerio Calzolaio, ritenni utile presentare una Proposta di Legge per la sistemazione dei laghetti di Portonovo. Da subito e ripetutamente, per circa un anno, chiesi a Galeazzi, membro della Commissione Ambiente, quindi della Commissione competente, di far partire l’iter della Proposta in oggetto, ovvero di “incardinarla”, nel gergo parlamentare. Lo stesso Presidente di Commissione, on.Realacci, da me interpellato, mi aveva suggerito di sollecitare un componente della Commissione per velocizzare il procedimento. Ma Galeazzi non volle collaborare.

Poi è nato il PD, io ho aderito al Gruppo parlamentare di Sinistra Democratica, e l’On. Lomaglio, del mio stesso gruppo, ha chiesto e ottenuto di discutere quella proposta di legge, la quale in un mese è stata incardinata in commissione e si è potuta avviare la discussione.Tuttavia, alla prima seduta, l’iter si è subito bloccato a causa della presentazione inaspettata e successiva di un’altra proposta simile. Galeazzi aveva presentato una PdL del tutto uguale alla mia, se non circa l’entità della cifra da stanziare, io avevo previsto due milioni di Euro e lui, invece, tre.

Di solito, in questi casi, quando un Deputato condivide il contenuto di una Proposta di Legge, si limita ad apporre la propria firma alla proposta esistente, ma Galeazzi, evidentemente, non sopportava di essere secondo e non primo firmatario, così, presentando una propria PdL, aveva ottenuto che i due progetti fossero fusi per dare vita alla proposta Maderloni-Galeazzi. Pari merito, per chi non si prende il fastidio di guardare le date. Comunque, l’unico risultato per i Laghetti e, quindi per gli anconetani, è stato che i tempi si sono enormemente allungati, anche a causa di una richiesta di rinvio da parte del solito Galeazzi in Commissione. Nel frattempo è caduto il Governo, e quindi non se n’è fatto nulla. Per chi volesse saperne di più, allego il resoconto degli atti parlamentari.

L’episodio mi sembrava particolarmente esplicativo del carattere dell’On. Galeazzi e del suo modo di intendere l’agire politico, ma il Messaggero non ha riportato niente.
Perché? Torniamo a bomba, ovvero allo strano binomio Galeazzi-Piangerelli, proviamo a collegarlo a quanto appena raccontato, e forse, a voler pensare male, ma proprio male, possiamo trovare un nesso.
Avrei altri episodi di notizie non pubblicate che riguardavano me e la mia attività di consigliere comunale di opposizione a Chiaravalle, che potrebbero alimentare ulteriormente i sospetti, ma non voglio crederci. Non perché il Direttore di un giornale non possa avere simpatie e convinzioni, oppure non possa cambiare idea circa una persona, ma perché non credo questo debba portare ad escludere fatti e notizie erroneamente ritenute scomode.  

Sicuramente il clima pre-elettorale acuisce i sospetti e i veleni, e i vari protagonisti della politica sono particolarmente sensibili al trattamento loro riservato dalle varie testate locali, è cosa ben nota, per cui voglio ritenermi vittima anch’io di un certo desiderio di “protagonismo eccessivo”, che mi ha fatto male interpretare certe sviste o disattenzioni da parte di coloro che, fino ad ora, hanno svolto egregiamente il loro mestiere di operatori dell’informazione. Questa ultima affermazione, non per piaggeria, ma perché ho avuto modo di frequentare dei giornalisti e conosco la fatica del mestiere e le pressioni che sono costretti a sopportare per svolgere il proprio lavoro in autonomia e indipendenza, nel rispetto del diritto-dovere di informare.

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Martedì 14 aprile 2009

Basta speculazioni!

Ero seduto sul divano quella terribile notte della grande scossa a L’Aquila, e l’ho sentita nettamente. Chi, come tanti anconetani, ha vissuto il terremoto, in quei momenti torna indietro nel tempo e rivive i sentimenti e le paure. La paura di perdere tutto, la sensazione di abbandono, la percezione che niente sarà più come prima. Impossibile da dimenticare, è un dramma sopito che si ripresenta al primo tremolio del pavimento.
Sappiamo quasi tutto del terremoto in Abruzzo, e non voglio ripetere tutte le considerazioni riguardo l’assurdità della devastazione e dei morti a fronte di un sisma di non eccezionale intensità. E’ stato detto e verrà il tempo di rifletterci a mente fredda.
Tuttavia, vorrei far notare, anche perché ignorato completamente dai mass media, che, già da un mese, le forze che hanno dato vita a “Sinistra e Libertà” avevano diffuso un documento nel quale si affermava “bisogna intervenire con 10.000 opere di interesse collettivo, come ristrutturare le scuole pubbliche e non pensare al ponte sullo stretto di Messina”. Occorre ricordarlo, per non parlare sempre di emergenze ineluttabili.

Sicuramente l’urgenza e la necessità dei soccorsi oscurano, giustamente, tutto il resto, eppure c’è chi riesce a sfruttare la situazione. Ultimamente il presidente del Consiglio aveva subito le critiche e il dileggio della stampa internazionale per certi atteggiamenti “disinvolti” in Inghilterra, con echi, discreti per carità, anche nella stampa nostrana. In Italia, c’è appena stata la bella manifestazione della CGIL, di fronte alla quale risultava ancora più evidente l’inadeguatezza del nostro Governo, all’interno del quale la Lega sta pericolosamente rialzando la testa. Ci sono stati gli scontri con Fini. Gli effetti della crisi economica nella vita degli italiani non potevano essere più nascosti dalla stampa, e le notizie sulla cassaintegrazione, sulla disoccupazione, sulla nuova povertà tracimavano dai mezzi di comunicazione.
Di fronte a tutto questo il sorriso forzato del premier strideva rumorosamente, e i suoi atteggiamenti peronistici perdevano l’effetto voluto.

Poi è arrivato il terremoto, e la tragedia è diventata un palcoscenico eccezionale, con Berlusconi vigile del fuoco, Berlusconi padre di famiglia, Berlusconi generoso, che offre le sue dimore, Berlusconi decisionista, Berlusconi urbanista, costruttore, architetto, ingegnere, muratore…insomma: santo subito!
E i giornali, le TV, le radio a seguirlo nella sua visite populistiche, con dirette televisive, spazi nei grandi contenitori di intrattenimento, conferenze stampa organizzate in funzione dei telegiornali e non delle esigenze delle persone. L’emergenza è così diventata l’arma con cui zittire tutte le voci di dissenso, i dubbi legittimi, il bisogno di verità, di capire. La corazzata mediatica del Cavaliere schiaccia tutto quello che non sia esaltazione delle gesta del capo, novello Peron.

E’ lo stesso strumento con il quale si è operato alla cancellazione sistematica di tutto quello che esiste a Sinistra, ma amplificato all’ennesima potenza dal sentimento di partecipazione degli italiani, che li spinge a rimanere incollati alla TV, a partecipare alla raccolta di fondi, a portare un po’ di sollievo alle vittime. La solidarietà dei cittadini, immensa e toccante come sempre, usata per insabbiare i problemi, mistificare la realtà. Torna comodo anche al PD, con le sue incongruenze, il cui segretario, pochi giorni prima della tragedia, si era lamentato della disparità di trattamento nelle televisioni rispetto al Premier e al Governo, guardandosi bene dal riparlare dell’irrisolto conflitto di interessi, ché non fa figo ed è molto scomodo, soprattutto considerando la scomparsa di qualsiasi voce non targata PD o PdL.

Le forze non presenti in Parlamento sopravvivono in semi-clandestinità.
La lista “sinistra e libertà” si sforza di far arrivare la propria voce, le proprie idee, le proprie battaglie. Perché la parola libertà appartiene alla Sinistra, è libertà di scegliere la propria vita, quindi anche la propria morte, è libertà di realizzarsi, di poter essere istruiti, è libertà di informazione e di essere informati, è libertà di parlare, di denunciare, di lottare per il proprio lavoro, libertà di giudicare e di avere giustizia. Questa libertà è nelle nostre mani, appartiene a noi e nessuno può donarcela, perché diverrebbe un privilegio e invece è un diritto.
Ed è questo diritto che dobbiamo difendere, insieme e con forza
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Giovedì 2 aprile 2009

 Ancona: le giravolte del PD

Ancona:  dopo le dimissioni del Sindaco Fabio Sturani, a giugno si voterà  per rinnovare il consiglio comunale. Questo è un fatto, come  è un fatto che Sturani  sia stato sfiduciato dalla sua  maggioranza,  anzi, più precisamente, dal suo stesso partito. I più maliziosi dicono che sia stato lo stesso Galeazzi  a dargli il ben servito,  anche se, oggettivamente,  l’inchiesta della magistratura ha avuto il suo peso. Ora sembra addirittura  che lo stesso  Galeazzi sia coinvolto in quella inchiesta. Una trama per giallisti, sotto gli occhi di tutti.

Quello che può sembrare meno chiaro, almeno alla maggior parte dei cittadini ignari delle “capriole politiche”, è tutto il percorso successivo,  palesato mediaticamente a colpi di dichiarazioni e comunicati stampa. Un breve riepilogo, spero chiarificatore.

Una volta certi di andare al voto, i partiti di centro sinistra si sono riuniti molte volte per discutere il programma elettorale, e  solo rifondazione comunista ha deciso di stare fuori,  almeno in questa fase. Mentre si discuteva di urbanistica, del ruolo del consiglio comunale, etc, etc, insomma del programma, i rappresentanti del  partito democratico avevano già dichiarato le loro intenzioni sulle modalità per  scegliere il candidato Sindaco.

Al tavolo delle trattative gli stessi pidini avevano parlato chiaramente di “primarie di coalizione” e “programma condiviso”.
Per presentare le candidature, ogni candidato avrebbe dovuto raccogliere almeno 350 firme, e, per tale motivo e per  offrire la possibilità a tutti di approntare un programma, ci si era accordati su una proroga di una settimana. La stampa ha riportato fedelmente questi accordi e , con tutte le difficoltà immaginabili, erano partite le discussioni per arrivare a un programma condiviso. La Sinistra, accolta con soddisfazione la mediazione, aveva iniziato ad elaborare delle linee programmatiche e aveva annunciato di voler partecipare alle primarie con un proprio candidato, l’onorevole Eugenio Duca, il quale si era detto disponibile.

Poi, durante l’ultima riunione, colpo di scena:  “ Vi siete sbagliati – affermano  quelli del Pd -  proprio oggi scade il termine per la presentazione delle candidature e noi facciamo le primarie del PD.”

Contestualmente si assiste alle scuse da parte di due componenti della delegazione del PD, i quali si addossano la colpa del fraintendimento, e, così, dopo 20 giorni di lavoro e discussioni tutto viene annullato.
Il Pd, ancora una volta, rivela l’intenzione di fare tutto  da solo. Anzi, a dire il vero, questa linea politica era stata concordata con IdV, con il quale si configura un’alleanza di fatto e un conseguente rifiuto di rapporti paritari con la sinistra,  i verdi, i socialisti, il PDCI e i Repubblicani.
Non si è trattato proprio di un rifiuto verso eventuali alleanze, perché il PD non chiede l’allontanamento di queste forze politiche dal tavolo delle trattative, solo impone di “non disturbare il manovratore”  accettando il candidato a Sindaco (del PD) che uscirà dalle loro primarie, digerendo per intero il documento politico-programmatico (del PD) e lasciando, diciamo, immaginare che tutta la vita amministrativa futura, in caso di vittoria, sarà improntata a un rapporto di sudditanza.
Ho fatto alcune telefonate a compagni ex DS,  per cercare di capire le ragioni di un atteggiamento così scandaloso, e tutti si sono detti sorpresi e sconcertati, visto che loro stessi erano consapevoli che gli accordi iniziali erano ben diversi.

Ora, pur considerando tutte le attenuanti del caso, come  il colpo delle elezioni anticipate, le difficoltà per la scelta di Galeazzi di uscire dal partito orientandosi  verso destra, la quadruplice candidatura interna, a voler essere tenero avevo pensato inizialmente a uno sbandamento del ceto dirigente del PD.
Molte parole mi sono venute in mente: beffa,  presa in giro, incapacità politica, impreparazione del ceto politico…poi me ne sono fatto una ragione. Questo è il PD.

Alla luce di questi fatti, meglio si comprendono dichiarazioni, anche di illustri esponenti nazionali, come Bersani, quando sostengono che il partito deve ancora decidere che cosa vuole essere e che si spera che il congresso di autunno possa determinare la natura stessa del partito oltre alla questione delle alleanze e a molte altre.

Comunque, oggi la situazione è questa, e non si può certo affermare che sia chiara: un candidato che si è ritirato, confluendo sulla Benatti, quest’ultima che dice di non poter prescindere da un dialogo con il candidato della sinistra On. Eugenio Duca. Sicuramente si tratta di un’apertura importante, che dovrebbe far riflettere tutti, ma è evidente che avrebbe avuto un significato diverso se fosse arrivata prima di giungere a questo punto, senza giravolte e fraintendimenti.
Di principio, occorrerebbe sempre tener conto del bene collettivo, delle condizioni generali, evitando di affrontare le elezioni parlando al proprio ombelico e usandole come grimaldello per risolvere questioni di “bottega”, ma la politica sembra essersi smarrita.

Se non altro, questa vicenda potrebbe chiarire a molti cittadini di Ancona il vero motivo del crollo dell’ultima amministrazione Sturani.

Ora, staremo a vedere se ancora una volta si faranno suonare le sirene del voto utile, contro la destra e contro lo scissionista Galeazzi,  oppure se, opportunamente, si avrà il coraggio di rimettere tutto in discussione e di parlare chiaro agli anconetani,  presentando una coalizione forte di centrosinistra, che sia capace di risolvere i tanti problemi della città. Si riuscirà a debellare finalmente il virus dei personalismi, iniziando a pensare a chi sta peggio?
La crisi economica non ci permette di fare giochetti inutili quanto dannosi. La crisi occupazionale, le preoccupazioni di non riuscire a vivere una vita dignitosa, i problemi della scuola, la necessità di vivere in una città civile, moderna, accogliente,  ci impongono di riflettere attentamente, oltre le nostre particolari aspirazioni.

La città di Ancona chiede al centrosinistra di guardare avanti. La Sinistra ha fatto la sua parte,continua a credere nella unità di tutto il centrosinistra. Ora, spetta agli altri soggetti politici comprendere l’importanza del momento e la necessità di alzare lo sguardo, abbandonando lo sterile orizzonte degli interessi di bottega.

 

Mercoledì 18 marzo 2009

Dopo un mese

Dopo quasi un mese di assenza, la prima notizia che ho ascoltato riguarda la proposta di Berlusconi di far votare solo i capigruppo in Parlamento, con motivazioni sulle quali è meglio stendere un velo pietoso. La Costituzione, all’articolo 67dispone che «ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», ossia riceve un mandato generale da parte del corpo elettorale, il quale mandato non è suscettibile di iniziative di revoca né da parte dell'ambito territoriale che l'ha eletto, né da parte del partito di affiliazione. Diventa difficile pensare di poter delegare questa enorme responsabilità, per cui l’attività del parlamentare non può essere sindacata in termini giuridici, ma solo in termini politici, praticamente solo attraverso il voto, senza dedurre che si sta parlando di stravolgere la vita democratica nel nostro paese. Un ulteriore segnale di allarme, che non dobbiamo sottovalutare.

Oltre questo sono successe molte altre cose, locali e nazionali, di estrema importanza, tuttavia vorrei riprendere il filo delle mie riflessioni dal titolo della pagina 12 de L’Unità del 16 marzo: “Prodi: l’annuncio di Veltroni fece cadere il mio Governo”. L’articolo riporta per intero le dichiarazioni del Presidente Prodi durante la trasmissione di Fabio Fazio, il giorno precedente. Avevo seguito la trasmissione, ma le parole del professore non mi erano sembrate così dure come quando le ho lette. Le riprendo dalla domanda di Fazio sulla frase pronunciata da Veltroni a suo tempo, quella del “ correremo da soli”, alla quale Prodi risponde: “ Non ebbi bisogno di pensare niente. Si affacciò Mastella nel mio ufficio e mi disse: ragazzi miei, se volete fare fuori me, sono io che faccio fuori voi”. Le conclusioni dell’Unità sono le stesse cui sono arrivati gli italiani che ascoltavano, ovvero Prodi addossa a Veltroni la responsabilità di aver fatto cadere il suo governo.
Alcuni politici hanno replicato ricordando le difficoltà, oggettive, di quel governo, e tutte le dichiarazioni, come quella di Bertinotti, che sicuramente non avevano aiutato, eppure io condivido l’opinione espressa da Prodi che non era scritto da nessuna parte che quella esperienza dovesse finire e che, invece, stesse iniziando il suo periodo migliore, in cui gli italiani avrebbero potuto riconoscere i meriti di quel governo e raccogliere i frutti dei sacrifici richiesti. Invece STOP.
 
Perché ci ripenso? Perché durante l’ultima campagna elettorale e anche dopo, parlando con molti compagni e cittadini di quella esperienza, io sostenevo le stesse cose che ha detto l’altro giorno Prodi, ma nessuno era disposto ad ascoltare e la verità venne sepolta da una ossessiva propaganda elettorale sulle magnifiche sorti del Partito Democratico, finalmente solo (o quasi).
Se Prodi avesse parlato allora…chissà. Adesso non si può cambiare quanto avvenuto, e rimane solo la speranza che almeno gli errori riconosciuti possano essere evitati in futuro.

Ora, oltre i problemi del PD (troppo facile ricordare che l’avevamo detto, ma come non pensarlo, con tutto quello che sta succedendo!), la situazione politica ed economica dell’Italia, dell’Europa e non solo, alcuni allarmanti segnali di rivolta sociale, come la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani, l’esasperazione dei lavoratori francesi alla chiusura di uno stabilimento, le manifestazioni di piazza sempre più violente in Grecia, lo sbandamento di molti lavoratori nei paesi dell’est, devono rappresentare un segnale di allarme gravissimo, a cui, tra l’altro, dovremo far fronte in Italia con i sindacati divisi, un’opposizione parlamentare “confusa”, e una Sinistra ancora stordita. Con questo governo, che dire inadeguato è fargli un complimento!

Quello che posso dire, è che è stato presentato il simbolo con cui si presenterà alle elezioni europee questa nuova sinistra, che, secondo le dichiarazioni dei rappresentanti, andrà sicuramente oltre il cartello elettorale e sarà la base per un nuovo soggetto politico. Spero e mi impegno perché sia così, ma è evidente che ci sono molte difficoltà. Questo mi fa pensare all’ultimo congresso a Firenze dei DS. Sembrano trascorsi decenni, eppure mi piacerebbe discutere serenamente con quei compagni che, seduti accanto a me, votarono una mozione che voleva impegnare il partito in un progetto di riunificazione a sinistra, e invece oggi si ritrovano in un partito incapace di definirsi, e vorrei guardarli negli occhi e dire loro: ma pensavate veramente di arrivare a tanto? Sarebbe bello sedersi a tavola, tutti insieme per riflettere sulle strade che abbiamo intrapreso, e che ci hanno diviso. Senza malizia e senza rancore, ma guardando ai problemi delle persone, alle soluzioni da dare, alle fabbriche che dovrebbero rimanere aperte, alla solitudine dei lavoratori, alle angosce dei giovani, alla bellezza della vita, e alla necessità di creare uno strumento politico che possa dare speranza veramente.

Per portare alcuni esempi concreti e locali, le dichiarazioni di Galeazzi mi infastidiscono personalmente, a me poi, che non sono del PD, ma come non capire che tuttavia rappresentano plasticamente il risultato ottenuto con certe scelte? E quanti sono i Galeazzi oggi in giro?

Bando alle recriminazioni, diamoci da fare convintamene e impegniamoci a dimenticare, nei fatti prima che nelle parole, l’assurda politica dell’autosufficienza. Non c’è tempo per altri errori, ad iniziare dalle elezioni amministrative, dove deve rinascere un centrosinistra capace di fare scelte coerenti con i propri ideali, e non scimmiottare il centrodestra.
Ultima doverosa considerazione: perché i militanti del PD non si indignano per la reiterata e inossidabile censura mediatica nei confronti di tutto quello che sta cambiando a Sinistra? Non merita, questo problema, almeno una interrogazione parlamentare da parte dell’opposizione? Contribuire tacitamente all’offuscamento delle notizie riguardanti una parte di cittadini italiani, minoritaria ma viva, non aiuta di certo la democrazia. Dove sta la lista Di Pietro, perché non protesta? Si è parlato molto per la presidenza della commissione e oggi si parla molto della presidenza della rai, ma quale battaglia è in campo perché l’informazione sia veramente plurale e non riguardi solo le forze presenti in Parlamento? Non sarebbe una battaglia per la legalità, per la giustizia? Oggi si mette il bavaglio a questa parte di cittadini, e domani?

 P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti"


Martedì 3 febbraio 2009

Intervento a Moie
 

Di seguito, il testo del mio intervento a Moie, il 28/01/09.

In questi giorni ogni momento di riflessione politica non può che iniziare da quanto è accaduto e continua ad accadere in Palestina. Dopo l’aggressione del governo israeliano a Gaza siamo costretti a misurarci ancora con dei numeri assurdi: 1500 morti, oltre ai feriti e alle distruzioni. Numeri assurdi, ma proprio in quanto numeri, così impersonali, quasi irreali. Un freddo rendiconto, uguale ai tanti delle mille guerre dimenticate in corso nel mondo.

La stessa ottica con cui i mass media ci raccontano le vittime di un altro tipo di guerra, non militare, ma pari come forza distruttiva e disgregante. La guerra sociale generata dalla crisi finanziaria ed economica globale ancora, infatti, non ha esaurito tutto il suo potenziale devastatore, eppure i numeri sono già impressionanti.

Sentiamo parlare di licenziamenti, chiusure con cifre a tre zeri, poi di cassa integrazione, uscita “dal mercato del lavoro”, e nessuno che racconti le persone, la vita di quei singoli cittadini, l’angoscia di un padre di famiglia che ha perso totalmente o in gran parte la possibilità di garantire una vita decente ai suoi cari. Oppure l’amarezza di un giovane privato del suo futuro o il viso di un anziano che mai avrebbe potuto immaginare di diventare povero alla sua età, dopo una vita di lavoro e sacrifici.

Forse anche questo modo di raccontare la crisi serve ad annacquare la drammaticità della situazione, forse le cifre risultano più neutre delle facce disperate. Ma l’entità della crisi non potrà essere nascosta ancora per molto né l’inadeguatezza delle istituzioni, a livello europeo e nazionale.

I “consigli per gli acquisti” di Berlusconi e la carta dei poveri, quando funziona, sono le risposte che questo governo riesce a dare agli italiani, risposte che possono sembrare figlie della superficialità di certi politici, ma che, a mio parere, sono parte integrante di un progetto politico autoritario.

Dello stesso progetto fa parte l’occultamento di molte notizie. Per cui vengono riportate solo le notizie sulla grande industria, come quella di qualche giorno fa, sui contratti a termine alla Fiat trattori che non saranno rinnovati. Circa 80 persone, donne e uomini giovani, di cui si parla per inciso, fra una notizia di cronaca nera e una di gossip, quasi per caso. E allo stesso tempo cala il silenzio sulle piccole e medie aziende. Poi di aziende agricole neanche l’ombra, eppure le associazioni agricole ci dicono che molte di queste aziende non hanno acquistato concimi per il 2009, a causa del raddoppio dei prezzi, e le ripercussioni in tutta la filiera agricola (meno resa, più rischi, etc, etc) saranno catastrofiche, per non parlare delle conseguenze per tutti i consumatori.

Così come non si parla delle speculazioni finanziarie sul prezzo del grano e della questione alimentare. A volte la CGIL riesce a far pubblicare sui giornali dei resoconti dettagliati sull’entità della crisi, ma è una voce in mezzo a tanto rumore superfluo, e comunque ci parla sempre di numeri, ai quali diventa difficile, frastornati ed impauriti come siamo, associare i volti, le persone, forse perché ormai siamo così abituati a pensare esclusivamente a quanto accade a noi stessi, alla nostra famiglia, al nostro nucleo. Immaginare tutte quelle vite, poi…

Ma possiamo ragionevolmente pensare che tutti continueranno a subire in silenzio? Quale reazione possiamo immaginare, quale risposta? Possono sembrare adeguate le politiche neo-protezionistiche

a livello internazionale e assistenziali a livello nazionale? Dovrebbe farci ragionare molto quanto sta succedendo ai nostri operai in Inghilterra, per non arrivare allo scontro sociale tra occupati e disoccupati. La CGIL parla di 800.000 posti di lavoro che andranno persi in un anno, 800.000 persone, famiglie.

E l’opposizione, in Parlamento, come risponde? Come contrasta questa destra che riforma le regole della contrattazione senza l’accordo di tutti i sindacati, questa destra che rosicchia lentamente tutte le conquiste dei lavoratori?

Questa destra al governo che identifica nell’immigrato il male assoluto, sul quale scaricare la rabbia dei cittadini impauriti. Questa destra che transige su qualsiasi valore, che interviene per salvare le banche e non le piccole aziende o i risparmiatori, che rivaluta il nucleare e non si occupa di energie alternative ecosostenibili, che discute del ponte sullo stretto e non si occupa delle infrastrutture e dei servizi per migliorare la vita dei pendolari, per aumentare la sicurezza di tutti. Questo governo che si occupa di magistratura solo per attaccare i giudici e salvare i propri uomini, invece di risolvere le lungaggini che affliggono i cittadini, e che ultimamente ha trovato pure il tempo di pensare ad equiparare i massacratori della repubblica di Salò ai partigiani, poi la controriforma della scuola, l’attacco al diritto allo studio, ecc, ecc.

E noi ascoltiamo Veltroni che pubblicamente fa la voce grossa, poi sul federalismo cerca un’intesa, sulla contrattazione cerca un’intesa, e richiama la CGIL a convertirsi al “riformismo”, mentre sull’ultimo sciopero non ha speso neanche una parola, contribuendo complice al silenzio di tutti i mezzi di comunicazione. Ora si avvicina il prossimo sciopero del 13 febbraio, in un momento in cui anche un solo giorno di lavoro perso può essere pesante da sopportare per le nostre famiglie e il silenzio sarebbe anche più grave: vedremo.

Sullo sbarramento al 4% alle europee, non serve commentare le risibili motivazioni avanzate, in quanto risulta palese il tentativo maldestro di arginare il tracollo elettorale.

Questo segretario ormai prigioniero del suo partito sempre più frastagliato, sempre più alla ricerca di una identità che per scelta politica non può avere. Di Pietro impegnato esclusivamente sulla questione della legalità, certo importantissima, ma muto sugli altri problemi.

Anche nel nostro territorio lo spettacolo non migliora. Il PD agisce e comunica come l’armata Brancaleone e, oltre le vicende giudiziarie del sindaco di Ancona, il malessere dei militanti è evidente.

Nella prossima primavera, andremo al voto in 35 comuni della provincia di Ancona e non si riesce a discutere fra le varie forze politiche di centro-sinistra per approntare programmi e coalizioni credibili. Non si riesce a parlare dei problemi e delle soluzioni, dell’abolizione di vecchie pratiche amministrative, come quella dell’edilizia contrattata, fonte di speculazione e di distruzione del territorio, oppure della cancellazione degli enti inutili, o di partecipazione dei cittadini, di niente insomma. Il PD, a tutti i livelli, sembra occuparsi solo della geografia interna più che dei problemi dei cittadini. Per questo le forze di Sinistra devono fare un doppio sforzo, per aiutare a far emergere nel PD coloro che invece, e sono tanti, vorrebbero discutere di soluzioni, della vita delle persone. Per questo diventa sempre più necessaria una forza di Sinistra unita, plurale, incisiva e consapevole di voler affrontare le sfide del futuro.

Naturalmente Il Partito democratico non può che essere un interlocutore di questa sinistra. Tralasciamo alcuni esempi in negativo, come le vicende di Monte San Vito, anzi proprio da questi esempi potremmo dedurre la necessità di essere uniti a Sinistra, anche per arginare l’arroganza di questo PD, che più si afferma in assenza di interlocutori forti.

Dovremo cercare di non fornire l’alibi per schiacciarci e cercare di costruire il nuovo partito della Sinistra oltre le scadenze elettorali, perché un partito non può nascere solo per presentarsi alle elezioni, oppure è destinato a morire presto.

 Io sono certo che stiamo costruendo una forza politica importante, oggi e nel futuro, ed è per questo che vedo il nostro impegno come un fatto straordinario, cui non si può rinunciare, superando le diffidenze, le ritrosie. Nessuno è stato obbligato a partecipare e l’obiettivo è comune.

Non voglio sottovalutare le storie di ognuno di noi, le personali sofferenze di chi sente di lasciare qualcosa in cui ha creduto e in cui ha speso tante parte della propria vita, ma invito tutti a considerare che nulla di buono andrà perso, che ogni esperienza saprà arricchire il percorso comune.

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Lunedì 12 gennaio 2009 

Non è un buon inizio

E’ proprio iniziato male questo 2009. Aumenta il ricorso alla cassa integrazione, si riduce ulteriormente l’occupazione, il precariato continua ad essere la norma per molti cittadini, i prezzi dei generi alimentari crescono, le difficoltà ad affrontare la vita quotidiana pure. Come se non bastasse ci appioppano una riforma-controriforma della scuola, abbiamo un sindacato diviso, il caos nel campo delle forze di sinistra, e, ancora una volta, le bombe in terra di Palestina, con il resto del mondo attualmente incapace di fermare l’orrore.

Assistiamo attoniti alle immagini di bambini uccisi, feriti, alla distruzione, ai bombardamenti indiscriminati. Vediamo i carri armati scorazzare per le strade, sparare colpi micidiali contro abitazioni, scuole, impianti idrici, con la conseguente dispersione di acqua pregiata, soprattutto in quei paesi.

Noi qui, immobili, ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri, continuando a non capire come la strage di civili possa portare a una soluzione accettabile per entrambi.

Sappiamo quale sia la soluzione: due Popoli due Stati, liberi e indipendenti. Eppure, a forza di pronunciarla, questa frase sembra svuotata del suo contenuto di verità, sembra pura retorica, buona solo per chi non riesce a stare zitto, nemmeno di fronte al massacro. Anche questa è una conseguenza della guerra, che fa sembrare superficiali le uniche parole sensate.

Il Governo italiano, paralizzato dalle incongruenze della sua stessa maggioranza, brancola nel buio, come suole dirsi, non potendo mettere in scena la diplomazia “delle pacche sulle spalle”, così cara al nostro Presidente del Consiglio. Pare che anche la politica del “cu-cù” sia stata sconsigliata, per cui al nostro ineffabile non resta che occuparsi degli affari suoi, cosa in cui è inarrivabile maestro.

Questo conflitto, inoltre, scoppia in un momento molto delicato per la vita democratica americana, ovvero alle soglie del passaggio di mano fra la presidenza Bush e quella di Obama, e, a voler pensar male, può essere letto anche come un avvertimento da parte delle forze conservatrici. Poi, sono imminenti le elezioni in Israele, e il fronte dei falchi sta mostrando i muscoli. Del resto, anche nel nostro piccolo, sappiamo come la paura possa orientare il voto dei cittadini, anche dei più illuminati. Le vite umane, in questo caso, sono merce di scambio, niente più.

Di fronte a tutto questo, le nostre beghe provinciali rientrano nel campo dell’avanspettacolo. Eppure qui viviamo, fortunatamente, e da qui dobbiamo cominciare.

Tutti i quotidiani locali, in questi giorni, si occupano della richiesta di archiviazione per prescrizione delle imputazioni a capo di Sturani, sindaco di Ancona. Certo, di primo acchito, questa è una buona notizia, ma non è una assoluzione con formula piena. Sono semplicemente scaduti i termini di tempo per procedere, termini, tra l’altro, dimezzati da una recente legge di Berlusconi, il quale ha largamente usufruito di questa “riforma”, sgusciando incolume da molti processi, semplicemente perché i giudici non avevano più tempo.

Cosa farà il nostro sindaco? Chiederà di poter affrontare comunque il processo, onde evitare che il sospetto rimanga imperituro come una macchia indelebile sulla sua carriera politica?  

E, visto che siamo in tema, cosa sta succedendo all’interno del gruppo consiliare del PD? I dissidenti, gli “amici di Sturani”…mancano solo i compagni di merende e poi siamo a posto.

Altra notizia, ma di livello nazionale, è la lite tra Fassino e Mantini, entrambi del partito Democratico. Ho cercato di immaginare la scena, perché conosco l’Onorevole Mantini, mio vicino alla Camera dei Deputati per quasi due anni nella precedente legislatura, e penso che, seppur di carattere spigoloso, sia abbastanza meticoloso e preciso, per cui mi riesce difficile immaginare che possa litigare per futili motivi.

A suo tempo, mi sono intrattenuto in lunghe conversazioni con Mantini circa la natura del soggetto politico che stava nascendo, e devo confessare che certe discussioni mi hanno molto aiutato nel chiarire i motivi della scelta sofferta che mi accingevo a fare, ovvero di non aderire al PD. Ho giudicato di non entrare, perché ritenevo che, quello in costruzione, fosse un enorme contenitore senza contenuti, che avrebbe solamente accelerato un nefasto Berlusconi-ter. Facile e orrenda profezia, che, tuttavia, si è realizzata molto prima del previsto. Questa nuova lite, con toni da camionisti infuriati, con tutto il rispetto per la genuinità dei camionisti, mi fa pensare che esistano molti problemi pregressi e irrisolti fra i vari big del partito, e fra le sue molteplici anime.

In fin dei conti, basta guardarsi attorno. La Sardegna, le elezioni in Abruzzo, quello che accade in Campania, in Calabria, e anche nelle Marche.

Regione Marche: opposizione da parte del PD alla ricandidatura al secondo mandato di Rossi, come presidente della provincia di Ascoli, sulla quale lo stesso PD si è spaccato, con pubblici battibecchi fra deputati del PD ( Agostini versus Vannucci). Il valzer degli assessori regionali, iniziato con l’allontanamento di Luigi Minardi, senza apparente motivo, tanto che pare l’ex assessore abbia fatto ricorso in punta di diritto, seguito dalla girandola di assessori regionali, con relative spacchettature di deleghe, motivate con altisonanti dichiarazioni in politichese stretto, fra le quali spicca per originalità e inconsapevole ironia quella della “maggiore attenzione alla questione lavoro”, per cui non si capisce bene se si intenda la singola posizione lavorativa di qualcuno o la tremenda situazione in cui annaspano i nostri cittadini. L’evidenza non fa propendere per la seconda soluzione.

Monte San Vito: il PD locale rifiuta la candidatura, sempre al legittimo secondo mandato, salvo casi eccezionali, dell’attuale sindaco Gloria Sordoni, avanzando fumose motivazioni, ma volendo mantenere la stessa coalizione per appoggiare un altro candidato, nonostante gli altri partiti alleati si dichiarino ampiamente soddisfatti dell’operato della Sordoni.

Jesi: il segretario cittadino Vannoni aggiunge un penoso dettaglio all’ondivaga posizione del PD di concedere agli ex compagni DS, confluiti in SD, almeno una sede fra le molte del patrimonio della Fondazione (ente che gestisce il patrimonio ex DS). Ragione non dichiarata, ma ventilata, le dovute richieste di verifica da parte del consigliere comunale SD, sulla congruità e regolarità nel pagamento della Tosap durante l’ultima festa del PD jesino.

Faccio notare che esistono impegni precisi in tal senso da parte di alcuni dirigenti del partito, a tutti i livelli.

Purtroppo, e per loro fortuna, i cittadini hanno altro cui pensare, e, anche se volessero, dubito potrebbero capire le ragioni di determinati schizoidi comportamenti.

Nota dolente, anzi molto dolente: anche in casa nostra i problemi non mancano. Il fatto che SD, nello specifico, non sia partito ma semplice movimento, non la rende immune da certe critiche. Del resto, in Abruzzo ci siamo presentati alle elezioni, abbiamo ottenuto un 2,3 %, ci sono sindaci, assessori, consiglieri comunali che si rifanno a sinistra democratica, quindi dobbiamo considerare che SD è una forza politica, e come tale deve essere valutata e persino criticata.

Certo la stampa sembra non considerarci molto, la tv e le radio ci oscurano, facciamo fatica a presentare le nostre idee e le nostre posizioni ai cittadini, e questo non significa certo che siamo evanescenti (tutt’altro, avremmo molto da dire), ma significa semplicemente che la nostra “invisibilità” fa comodo non solo al PdL, ma anche al Pd e forse ad alcuni partiti della sinistra.

La conservazione dell’esistente, senza pericolose innovazioni, fa piacere a tanti.

Eppure la nostra proposta di creare un partito della sinistra sta camminando, sia pure in sordina.

Le tante iniziative  sul territorio stanno producendo insperati frutti. Quelle sale così piene di persone, ci spingono ad andare avanti. La nostra proposta politica è chiara e concreta, e riguarda la possibilità di occuparsi e risolvere i problemi degli italiani, e non le velleitarie aspirazioni politiche di singoli.

Le forze politiche attualmente esistenti non sembrano adatte ad intercettare la necessità di cambiamento che sale da parte di quella popolazione soggetta alla crisi economica, politica e morale che stiamo vivendo. Noi abbiamo la presunzione di poterlo fare, e l’ambizione di essere messi alla prova. Non credo che stiamo assistendo alla morte del capitalismo, ma ad una sua profonda trasformazione, che noi vorremmo dirigere, per rimodellare la società che ne uscirà sui nostri ideali di sinistra, ed evitare che si arrivi al peggio. Un peggio che potrebbe essere peggio del passato, se mi passate il gioco di parole.

E’ per questo che ora, in questo momento, la sinistra deve crearsi come soggetto politico, con un  simbolo, una bandiera, una casa, che parta dai vari territori, dai luoghi di lavoro, dal mondo dell’istruzione e della cultura, che diventi società, persone, forza collettiva.

Ognuno di noi può portare il suo contributo, con le proprie capacità, e soprattutto senza paura di rimettere in discussione alcune convinzioni, alcune pratiche, perché tutti possano essere coinvolti nella nascita di questo nuovo soggetto politico: La Sinistra. Solo così questo anno, iniziato male, potrà diventare un anno da ricordare, e io sento che insieme ci riusciremo. 

 

 P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti"