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ARCHIVIO GENNAIO - OTTOBRE
2009
21settembre 2009
Ordinaria amministrazione per Chiaravalle?
Il fatto
Sabato 12 settembre alle ore 9,00 ho partecipato
alla riunione della Commissione consiliare seconda –
Urbanistica, lavori Pubblici, Ambiente, Viabilità e
Servizi, con all’Ordine del Giorno “bando
dell’Edilizia Convenzionata Controllata”.
Dopo una lunga discussione la commissione alla sua
unanimità aveva deciso di riconvocarci per
approfondire alcune questioni anche alla luce del
dibattito.
Viene proposta dal Presidente della Commissione la
data di Giovedì 17 settembre alle ore 18.
Comunico che nello stesso giorno e nella stessa ora
era già stata convocata la conferenza dei capigruppo
e che a quella riunione avrebbe dovuto partecipare
sia io che la capogruppo della maggioranza.
Alla mia osservazione è stato proposto lo
spostamento alle ore 18,30 e che (ha detta
dell’assessore) la commissione avrebbe atteso la
fine della conferenza dei capogruppo.
Giovedì 17 la conferenza dei capigruppo inizia alle
ore 18,10.
Alle 18,40 la capogruppo di maggioranza viene
informata che dovrebbe andare in commissione perché
non c’era il numero legale, e lei si alza e
abbandona la capogruppo per andare alla commissione
Urbanistica.
Informo il Presidente del consiglio comunale di
quello che stava accadendo. Alla riunione dei
capigruppo era presente anche il Sindaco e un
Assessore .
Al termine
della conferenza raggiungo la sala della riunione
dove si stava svolgendo la commissione e vengo
informato che l’ordine dei lavori era stato
cambiato, la commissione aveva già discusso il
secondo punto ed era già alla discussione dell’antro
punto all’O.d.G.
Ho chiesto al
Presidente di mettere a verbale che la mia assenza
era dipesa dal fatto che ero stato impegnato ad
un’altra riunione e che tutti lo sapevano.
Ricordo, inutilmente, che avevamo deciso altro, e
che si doveva iniziare solo al termine della
conferenza dei capigruppo.
Nessuno dice nulla, La riunione continua come non
fosse accaduto nulla.
Tutto regolare, tutto tranquillo, il fatto che un
consigliere comunale richiamava la commissione al
rispetto di una decisione presa è stato inutile e
umiliante per me. Tutti sapevano che nello stesso
giorno e nella stessa ora, non si possono fare due
commissioni, perché i commissari non possono
dividersi, e anche la sostituzione diventava
impossibile anche perché quella era la continuazione
di una precedente.
Questi sono i fatti accaduti in un consiglio
comunale di un’amministrazione retta da una
maggioranza che si definisce di centrosinistra. Un
Comune di grandi tradizioni democratiche, il mio
Comune, quello di CHIARAVALLE.
La riflessione
Perché si è arrivati a tanto non riesco proprio a
capirlo. Difficile sapere il perché nessuno si è
alzato e abbia protestato. Nessuno, né di
maggioranza né di opposizione, si è sentito
minimamente turbato da quanto stava accadendo.
Nessuno, si è sentito offeso, imbarazzato. Nessuno.
Né alla conferenza dei capigruppo, né nella
commissione ha detto qualche cosa.
In questi
giorni dove giovani italiani vengo uccisi per una
guerra inutile, assurda, è evidente che un episodio
come quello che ho descritto può sembrare una
sciocchezza.
In un momento
difficile dell’economia, dove la situazione dei
lavoratori è alquanto complicata perché combattono
per difendere il proprio posto di lavoro, dove i
precari e quelli che cercano un primo impiego sono
assillati per il loro futuro, è evidente che un
episodio così non interessa più di tanto.
In un’Italia
dove vengono malmenati gli omosessuali, ridotte le
libertà di conoscenza, dove si trasforma lo
straniero nel nemico assoluto, dove la scuola
pubblica rischia di saltare, che cosa può valere
aver schiacciato una regola.
L’elenco di ciò che interessa il cittadino potrebbe
essere lungo, (bollette da pagare, figli da far
studiare, anziani da aiutare, l’ambiente da
difendere, ecc) e tutto ad apparenza viene prima di
questo episodio.
Anche se questo non è il primo, poco importa,
basterebbe guardare la nostra ultima interrogazione
per capire che non è il primo caso e purtroppo non
sarà l’ultimo.
Quello che non capisco è il perché si gettano al
vento ideali, storie personali, anni di impegno
politico a difesa delle Istituzioni, per far passare
una delibera, una decisione, che nessuna
opposizione, con questo, insensato e sgangherato,
sistema potrà fermare, se non la maggioranza stessa.
Ecco, il problema, se si mette una fretta come
questa, tale da schiacciare ogni regola forse il
problema vero è dentro la maggioranza e all’ora
bisogna correre, fare in fretta, sempre più in
fretta.
Lottizzazioni, Quadrilatero, la SIC1, discarica,
rotatorie, orari di apertura e chiusura del comune,
spostamenti di personale, iniziative senza passare
in commissioni, impegni di portare argomenti in
commissione rimandati all’infinito, ordini del
giorno approvati all’unanimità in consiglio
nettamente dimenticati, accantonati, e via correndo,
perché non ci si può fermare.
Questa maggioranza non mi piace non solo perché non
ha idee per la collettività ma perché vogliono far
credere di averle.
Questa maggioranza non mi piace perché dice di
volere il confronto con l’opposizione e fa di tutto
per negare il dialogo.
Questa maggioranza non mi piace perché manca di un
dialogo vero con la popolazione.
Ma soprattutto
non mi piace perché con il loro modo di fare
annebbiano il senso dell’Istituzione. Quella
istituzione più vicina alla gente, che è
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE casa di tutti i
cittadini.
Non perdo certo
la speranza. La politica è in movimento e forse
tutti noi possiamo far funzionare le nostre
intelligenze, smuovere la polvere nei nostri cuori,
rinunciare all’io per il collettivo, guardare fuori
il nostro orticello, e riprendere vecchie lotte come
la difesa delle istituzioni.
Amareggiato sì ma anche fiducioso.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
09-settembre-2009
Bersani - agricoltura e pesca -
la Giunta di Chiaravalle
Ho partecipato la scorsa settimana ad
alcune iniziative politiche nell’ambito delle feste
del PD a Jesi e a Chiaravalle.
La prima considerazione è che in
nessuna delle iniziative c’erano rappresentanti di
forze politiche della sinistra, neanche a Jesi dove
nell’amministrazione comunale c’è una maggioranza di
centrosinistra.
Se si considera che quella di Jesi
era denominata “festa nazionale sull’agricoltura”,
forse sarebbe stato interessante conosce anche il
pensiero di altre forze politiche.
In verità c’è stata anche una piccola
polemica, quando l’assessore di rifondazione
comunista aveva sollevato la questione della non
presenza di forze politiche di sinistra, e si era
sentita rispondere dal segretario comunale del Pd
“la sinistra siamo noi” e aggiungo io non c’è
bisogno di altri.
Per quanto riguarda Chiaravalle credo
che non si siano posti neanche il problema.
Tre le iniziative che mi hanno
interessato in modo particolare.
1)
L’arrivo del candidato alla
segreteria nazionale Pierluigi Bersani;
2)
Due iniziative sull’agricoltura e la
pesca;
3)
La giunta di Chiaravalle incontra i
cittadini.
1)
L’arrivo del candidato alla
segreteria nazionale Pierluigi Bersani.
Avevo letto l’intervento di Bersani
alla festa di Genova e parzialmente anche il
documento programmatico, ma ascoltarlo con altri
compagni in diretta devo dire che è stato molto
interessante.
Il primo commento (positivo) era sui
temi politici proposti, oltre che sulla struttura
partito e sulle alleanze.
Più si discuteva tra noi, più
aumentava la rabbia, perché molte delle ragioni
esposte inducevano a capire il perché avevamo fatto
saltare il Governo Prodi e regalato la vittoria a
Berlusconi.
La rabbia aumentava quando le
ragioni esposte assomigliavano molto alla nostra
mozione all’ultimo congresso dei DS, solo che il
nostro ragionamento portava alla richiesta di non
sciogliere un partito della sinistra per la
creazione di un soggetto politico di centro, senza
fisionomia, senza storia, ed equidistante tra lavoro
e capitale. Solo per citare alcuni argomenti.
Il nostro ragionare durante e alla
fine dell’intervento di Bersani ci portava alla
riflessione sulla veridicità delle intenzioni, e un
compagno sosteneva che era “un’altra manovra per
arrestare una caduta di consenso ma che alla fine
non avrebbe portato a “nulla di nuovo”.
Il giorno dopo ho letto un intervento
di Aldo Amati (ex sindaco di Pesaro) sul Corriere
Adriatiche che in sintesi diceva: ho scelto
Franceschini perché Bersani vuole ricostruire i
Democratici di Sinistra. Interessante anche la
motivazione di Paolo Raffaeli che dice. “ ho scelto
Franceschini perché guarda al nuovo e non al
vecchio”. Ovviamente per vecchio s’intendono i DS?
Non voglio entrare nel dibattito del
PD ma a me sembra chiaro che quanto da noi
ipotizzato in quel congresso (purtroppo) si è
verificato, lasciando sul terreno una serie di
macerie. Caduta del Governo, ritorno della destra,
alleanze di centrosinistra disintegrate, una
sinistra in forte affanno, e il tutto in un momento
di crisi internazionale e di una crisi democratica
nazionale che avrebbe necessità di una grande
opposizione.
Il congresso del PD è importante ma
credo che la risposta vera all’attuale situazione
politica sia la creazione di una forza politica di
sinistra.
Una forza che abbia un peso nel
dibattito politico nazionale, pronta ad assumersi
oneri e onori del governo e che sia uno strumento
importante per il mondo dei lavori, che faccia dei
diritti la sua bandiera che superi vecchie e nuove
incomprensioni e che possa creare le condizioni per
una società che guardi oltre il capitalismo.
2) agricoltura e pesca
Il dibattito sulla situazione
dell’agricoltura, è stato molto problematico, era
previsto in una sala ampia e al contrario si è
tenuto dentro uno stand con tredici posti per i
visitatori, con quattro relatori e che dopo venti
minuti, molti si sono arresi e sono usciti per
mancanza di aria.
Peccato perché la relazione del
Prof. Andrea Arzeni -
Ricercatore INEA- Oss. Agro-alimentare Marche-
era stata interessante e molto interessante, ma il
protocollo non prevedeva interventi fuori degli
oratori e questo ha neutralizzato la discussione.
Mi sarebbe piaciuto intervenire sulla
questione dei contributi per favorire
l’imprenditorialità giovanile luci e ombre dei
provvedimenti, sul perché si riduce il numero delle
piccole aziende, sulla questione degli OGM, ma ho
dovuto abbandonare la sala.
Purtroppo la discussione sulla
questione della pesca, molto appassionante, ha avuto
lo stesso indirizzo, la sala era ampia ma la
discussione era riservata solo agli ospiti.
Alcuni si sono lamentati dell’assenza
degli addetti ai lavori e cioè i pescatori, ma di
sabato sera alle ore 21 è difficile pensare a una
partecipazione di questa categoria, ma sarebbe stato
così anche per molte altre categorie.
Ovviamente gli addetti alla pesca
conoscono bene il problema, sono orami problemi
strutturali, ma al contrario di alcuni relatori io
mi sarei lamentato della mancanza dei cittadini.
Sì perché un attore che non appare
mai in queste discussioni sulla pesca sono proprio i
consumatori.
Un solo intervento ha rilevato
quest’aspetto, legato al fatto della cosiddetta
filiera corta.
Il divario tra il prezzo alla fonte
(dai barchetti) e quello pagato dai consumatori è
uno dei problemi rilevati alla crisi del settore, e
se non s’interviene, se non si cambierà il rapporto
tra chi pesca e chi acquista entrambi continuerà a
essere penalizzati.
Certo esistono molte altre questioni:
1)
La necessità di un ammodernamento
della flotta;
2)
Il necessario intervento per il
ripopolamento;
3)
Dalla modifica delle norme europee
(che sempre più guardano al nord europeo che a una
visione parcellizzata);
4)
La questione dei confini e relativo
rapporto tra le Nazioni;
5)
Al numero eccessivo d’imbarcazioni;
6)
Alla sempre più ampia
burocratizzazione;
7)
Alla necessità di intervenire sulla
questione dei fermi pesca;
8)
Ai nuovi sostegni economi per il
settore;
9)
E ovviamente all’intervento contro i
sempre più alti costi del carburante.
Penso, però, che il consumatore abbia
un ruolo fondamentale nel ciclo della pesca e se non
lo si avvicina al pescatore, rendendolo attore
primario, cercando di abbattere i costi e aumentare
il ricavo degli addetti (pescatori) sarà difficile
contribuire a risolvere le questioni di questa
categoria.
La riduzione del pescato è fonte
d’interesse anche di chi guarda questa categoria
solo con le lenti della difesa ecologica, imputando
ai pescatori la causa della riduzione quantitativa e
qualitativa, incolpando solo all’eccessivo
prelevamento, ma poco alle condizioni di forte
inquinamento del mare.
Questo è un aspetto che riguarda in
primis la salute sempre più precaria dei nostri
fiumi, soprattutto nel nostro Adriatico, oltre
ovviamente ai tanti fattori generali.
C’è anche un aspetto che è quello
della qualità del lavoro, legato a momenti di
alti e bassi che i lavoratori devono affrontare
senza avere nessuna o poca difesa sociale.
Insomma sarebbe stato bello se gli
organizzatori avessero pensato di aprire un
dibattito e si fossero confrontate le idee, ma la
giornata indicata e l’orario che cozzava con l’alta
musica da ballo hanno impedito un dialogo.
Non ci resta che farci carico noi di
aprire nuovo spazi di discussione.
3) Chiaravalle:l’amministrazione
incontra i cittadini.
Nel passato ho organizzato anch’io
dibattiti simili, ma oggi penso che siano sbagliati,
nel merito e nel metodo.
Non perché oggi sono all’opposizione,
ma perché se non si affrontano questioni specifiche,
non si approfondiscono argomenti, questi “finti
dibattiti” non servono a nulla e difficilmente
saranno partecipati.
Non volevo intervenire proprio per
le considerazioni che ho appena fatto, ma un’amica
del PD intervenuta nella discussione ha provocato un
po’ tutti e sembrava scortese non dire quello che
pensavo.
In quell’occasione nessuno della
Giunta ha risposto alle mie sollecitazioni.
Il silenzio imbarazzato era
eloquente, purtroppo, avevamo ragione noi.
In nome del gruppo Sinistra
L’arcobaleno in Consiglio Comunale avevo richiesto
al Sindaco aggiornamenti sulla situazione della
manifattura tabacchi, perché il malumore di
alcuni dipendenti e le notizie della cassa
integrazione erano preoccupanti.
Le abbiamo richieste perché
ritenevamo che un’Amministrazione comunale dovrebbe
intervenire quando esistono problemi di difficoltà,
per cercare di dare un aiuto ai lavoratori, e
all’azienda stessa.
Ebbene la risposta in Consiglio
comunale era stata vaga e insufficiente, ma
trapelava anche il timore che sollevando questa
questione si sarebbe aumentato lo stato di
difficoltà della stessa azienda.
La stessa sensazione l’abbiamo
avvertita quando abbiamo proposto di portare la
Fiera in quei locali. Lo avevamo fatto sin
dalla campagna elettorale per il rinnovo di
quest’amministrazione comunale.
Abbiamo sempre detto
“compatibilmente con l’attività esistente”, ma
siamo stati attaccati e derisi da chi sosteneva che
volevamo far chiudere la manifattura tabacchi. La
nostra preoccupazione era ed è quella di
mantenere e se possibile aumentare i posti di lavoro,
e non quello della chiusura.
Da parte del tavolo della Presidenza
la Giunta al completo non ha detto nulla, né delle
difficoltà né della possibilità d’intervento,
abbiamo dovuto leggerlo sul giornale ieri, e questo
non è stato rispettoso nel confronto dei cittadini.
La questione della manifattura vista
dal punto sentimentale dell’amica che era
intervenuta non cambia purtroppo le condizioni di
oggi.
Tutti riconosciamo il ruolo
fondamentale che ha avuto quest’azienda per il
comune di Chiaravalle e, le zone limitrofe, quando
aveva millecinquecento dipendenti, creavano il
secondo reddito nelle famiglie, perché la manodopera
era prevalentemente femminile, perché era
all’avanguardia sia negli stipendi sia nei servizi,
(anche educativi per le mamme che lavoravano), oltre
ovviamente alla crescita culturale e sociale degli
stessi dipendenti.
Nessuno lo nega, e non siamo stati
noi a stupirci quando si sono aperte le porte per
un’iniziativa intelligente, e l’afflusso è stato
straordinario, non pensavamo che lo sarebbe stato
perché la manifattura ha segnato la vita di tante
generazioni.
Non possiamo vivere di ricordi oggi
l’azienda che ha rilevato l’attività conta su una
settantina di dipendenti e alla data di oggi il
giornale riporta che trenta sono in cassa
integrazione.
Sul quadrilatero la nostra posizione
è nota e purtroppo oggi i fatti ci danno ragione.
Ho riportato le preoccupazioni lette
e non smentite sulla stampa, dagli stessi organi
della Fiera, “impossibilità di pagare un affitto di
2 milioni di euro” come sembra proposto.
Queste affermazioni erano come
risposta sempre all’amica che era intervenuta prima
di me, perché lei sosteneva, e per alcuni aspetti
aveva ragione, che la risposta dell’amministrazione,
per far rispettare quando avevano deciso regione
quadrilatero, comune di Falconara e Chiaravalle era
debole, e si doveva fare di più.
Ebbene neanche una parola da parte
del Sindaco e dai membri della Giunta, eppure
un’assemblea come quella aveva il diritto di
conoscere che cosa stava accadendo e apprendere le
posizioni della maggioranza.
Su organi d’informazione si riportano
le posizioni del Sindaco Montali in merito alla
possibilità di ritornare indietro sull’adesione al
quadrilatero, tanto che ci sono gli elogi da parte
dei cittadini di Falconara.
Neanche una parola in merito alla
posizione della stessa Corte dei Conti che critica
per i ritardi, le criticità e le incoerenze, la
società Quadrilatero.
Abbiamo appreso dopo qualche giorno,
da un documento del”comitato cittadino in Comune di
Falconara “apparso su “ vivere Ancona”
dell’intervento del Sindaco Montali ..
“ci avete preso delle aree, ci avete
impedito di incassare denaro con i Piano regolatori
e adesso, in quelle aree, non sapete cosa farci,
anzi, riproponete centri commerciali in periodi di
crisi nera?”
Nel dibattito dal titolo
“l’amministrazione incontra i cittadini” una
questione così rilevante non poteva, doveva essere
riferita?
Ovviamente quasi tutti i presenti
erano addetti ai lavori ma la questione della
Quadrilatero era stata posta in modo errato e mi
sentivo in obbligo di dire la mia.
Ne riparleremo in consiglio comunale.
Ho anche rilevato nel mio intervento
anche la necessità di un’azione forte di tutta
l’opposizione contro la deriva sempre più
autoritaria del governo della destra sin dalla
manifestazione che ci sarà il 19 settembre a Roma
per la difesa della libertà d’informazione.
Ho anche rilevato la necessità di una
battaglia comune contro gli indirizzi economici di
questo governo che non risolvono la questione
primaria dell’occupazione, dei diritti individuali,
ecc.
Non era il tema del dibattito anche
devo riconoscere che qualcuno ha cercato almeno su
questo il dialogo.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Conclusioni di queste tre giorni nel
PD.
Restano tutte le riserve su questo
partito, non è il mio, non è quello che vorrei, e da
solo non riuscirà a essere l’alternativa necessaria
per sconfiggere la destra e cambiare l’indirizzo
economico e sociale dell’Italia.
Per sconfiggere la destra serve un
partito di sinistra, forte unitario e plurale, come
spesso ricordiamo.
Sono affezionato alla Sinistra
l’Arcobaleno troppo presto messa in cantina, e penso
anche alla luce dei risultati tedeschi, sia arrivato
il tempo sia si abbattano tutti gli steccati, e non
lo dobbiamo fare per soddisfare una nostra esigenza,
ma solo per dare risposte a chi soffre, a chi perde
un lavoro a chi vorrebbe vivere in un mondo sano, a
chi vuol vivere con i propri diritti, a chi cerca
nel lavoro il riscatto, a chi pensa che questo
capitalismo non capace di risolvere le questioni
dell’umanità.
Resta necessaria una forte forza di
sinistra anche per tradurre in realtà il sogno per
mondo nuovo.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
27.08.09
E
noi stiamo a disquisire 27-08-09
Siamo sicuri
che di fronte allo spettro della cassa integrazione,
della riduzione del potere d’acquisto la riduzione
dell’orario del lavoro, con la riduzione del
reddito, con la moglie in mobilità, il figlio
precario a casa, il lavoratore metalmeccanico anche
quello più politicizzato non cerchi di salvaguardare
la sua posizione e che in qualche modo possa fare un
pensierino sulla differenza del salario e l’avvio
delle gabbie salariali?
Non viviamo
in una società che è tele diretta dagli organi
d’informazione e che le grandi idee della sinistra
sono state cancellate dagli errori commessi in
questi decenni?
La
democrazia non è in pericolo per via che la politica
e l’economia è inquinata da chi possiede
sostanzialmente l’informazione, la nuova tecnologia
di comunicazione, manovra l’enorme quantità di
denaro della pubblicità, unica fonte dell’autonomia
e del sostentamento degli stessi mezzi di
comunicazione?
La
democrazia non è inquinata da chi con tanto potere
incide nell’autonomia della magistratura?
L’esercito
per le strade delle nostre città non è visto come
una preoccupazione, ma con sollievo da gran parte
della nostra gente, che preoccupata dai messaggi
televisivi si barrica dentro la propria casa e
s’isola avendo come unico mezzo d’informazione
quello in mano allo stesso potente che condiziona la
vita politica.
Quando
quattro operai difendono il loro posto di lavoro
rimanendo dentro una torretta per una settimana, noi
guardiamo questa iniziativa come il possibile inizio
di un risveglio collettivo ma siamo sicuri che
questo sia un segnale per il risveglio e non la
tomba della classe lavoratrice?
Mi ricordo
una scena di un film in cui il “carbonaro Tancredi”
dalla sua cella in carcere sentendo la folla per
strada urlare dice” il popolo si sveglia” ma poi si
accorge che quel popolo che si doveva svegliare
stava protestando perché l’impiccagione tardava e
loro volevano che avvenisse perché l’evento creava
affari.
Noi facciamo
delle disquisizioni, correggiamo le virgole,
facciamo le analisi a chi vorrebbe dare una mano a
chi pensa che sarebbe ora, vista anche l’inesistenza
politica dell’opposizione parlamentare, di andare
alla creazione di una forza politica, che si metta
veramente al servizio di chi soffre, di chi è
preoccupato per il proprio futuro, per la democrazia
del nostro paese.
Non c’è
argomento che non richiede una forza politica della
sinistra compatta, che elabori e organizzi, che crei
le basi per una società giusta.
In Italia si
votano leggi razziste, leggi contro chi lavora e
contro le organizzazioni sindacali, leggi che non
permettono agli inquirenti di indagare
adeguatamente, leggi contro le libertà individuali,
per la privatizzazione di un bene fondamentale come
l’acqua, a favore del nucleare, si mortifica
l’ambiente e la volontà di avere un mondo sano, si
lasciano le banche spadroneggiare con i risparmi
delle persone, si lasciano gli imprenditori in balia
delle finanziarie, non si lotta realmente contro lo
strozzinaggio e si amplia la pratica dell’usura che
ormai colpisce anche i lavoratori stretti dalla
morsa del credito.
Dovremmo
avere, se quanto detto non è un’esagerazione, e
chiunque può rendersene conto che non lo è, un
sommovimento di ribellione allo stato di cose.
Eppure anche le forze politiche presenti in
Parlamento non fanno altro che pensare alla propria
identità, guardare al proprio tornaconto politico,
guerreggiare con le altre forze politiche per la
supremazia dell’opposizione.
Ecco che si
rendono ridicole le questioni poste da Franceschini,
che guarda al suo congresso e non pensa sia giunto
il momento di chiamare all’unità di tutte le forze
che vogliono opporsi a questo governo di destra.
Eccole che mentre riconosce che il livello
democratico sta superando il limite, propone il
“faremo da soli”. Un’altra volta, e c’è da
domandarsi fino a quando? Purtroppo non è il solo.
Si capirebbe se ci fosse una normale dialettica tra
forze politiche, ma no quando sentiamo che la
democrazia è violentata.
Stessa
ragione per chi pensa alla sua identità, comunista,
ma anche movimentista, localistica, socialista, dei
verdi o degli arancioni, settoriale o di categoria.
La storia di quando eravamo "forti e belli" non ci
aiuterà a risolvere la questione della creazione di
una necessaria e indispensabile forza politica della
sinistra.
Un conto è avere una forza politica
nazionale e un’altro come ci si organizza sul
territorio. Una forza nazionale è indispensabile se
si vogliono veramente cambiare lo stato delle cose
di questo capitalismo incapace di guardare al più
debole, all’indifeso, all’uguaglianza tra sessi,
alla libertà individuale, al lavoro, alla ricerca,
alla cultura, all’informazione e alle nuove
tecnologie, alla giustizia giusta, all’ambiente,
alla giusta alimentazione alla ripartizione del
benessere, alla ricchezza per i tanti e non per i
pochi.
Una forza
nazionale che possa essere presente anche sulle
questioni europee e nel mondo, che possa avere voce
contro le guerre, lo sfruttamento del pianeta e
contro la rapina di risorse necessarie a una vita
dignitosa a partire dalla questione alimentare.
Sul
territorio si possono fare battaglie per la difesa
di questioni locali, ma se non si ha un peso
nazionale, non è possibile vincere neanche quelle
battaglie locali.
Ecco, penso
che la riunione di ieri sera, pur nei limiti dei
tempi della discussione e delle incomprensibili
interruzioni, sia servito a me per convincermi che
la creazione della nuova forza politica della
sinistra non solo è auspicabile ma che si rende
necessaria.
Si partirà
da sinistra e libertà? Spero di sì ma non deve
essere legata a un contingente scadenza
amministrativa, ma l’unica cosa certa è che la
situazione economica non ci consente ritardi, quindi
non perché ci sono le elezioni regionali ma perché
le persone fanno fatica a vivere.
L’altra
settimana un sindacalista diceva che nella nostra
provincia circa il 40% delle piccole aziende
chiuderanno. Va data una risposta, oggi, e non tra
quando avremmo risolto le questioni delle divisioni
politiche del novecento.
Ecco perché
sento l’urgenza oggi, perché è oggi che si devono
dare le risposte e creare le basi per il futuro.
Documento su percorso nazionale
Stanno girando diverse mozioni,
prese di posizioni, documenti di circoli della
sinistra già formati, o in via di formazione. Tutti
i documenti circolano sui siti, con la posta e-mail,
sarebbe utile iniziare la raccolta e fare il punto
della discussione.
Mi sembra interessante quello
elaborato dai compagni di Senigallia, ne do
pubblicazione di seguito, spero che ci siano anche
commenti che pubblicherò.
Documento su percorso nazionale
(Approvato all’unanimità – assemblea del 24 luglio
’09)
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Senigallia, 24/07/09
PER LA FASE COSTITUENTE
Siamo un gruppo di uomini e donne di Senigallia, che
alle ultime elezioni europee hanno votato per
Sinistra e Libertà. Lo hanno fatto con
convinzione, perché ritengono ormai giunto il tempo
nel nostro Paese per un nuovo soggetto politico a
sinistra. Riteniamo tale passaggio una necessità
storica, un assunzione di responsabilità collettiva
non più rimandabile.
La natura inedita e gigantesca delle grandi
contraddizioni a scala globale (la grande crisi
economica ed ecologica) in cui siamo drammaticamente
immersi; la necessità di un aggiornamento
dell'analisi e l'avvio di un nuovo percorso nella
teoria e nella pratica della trasformazione sociale
e del governo dei passaggi venturi (il nuovo
programma fondamentale); la crisi politica
dell'Europa (il suo nanismo politico) in
conseguenza del silenzio strategico e della
inadeguatezza anche della sinistra continentale – da
ultimo rivelatosi sullo stesso terreno elettorale –
per la quale si impone un profondo rinnovamento e
una nuova unità; la costruzione in
Italia ( a fronte del progressivo
consolidamento-allargamento del blocco sociale delle
destre in decisive aree sociali: precari,operai,
piccole imprese), di una
nuova alleanza riformatrice, capace
innanzitutto di ritrovare la sua credibilità ed
efficacia sul piano programmatico e dei soggetti
sociali di riferimento, come base reale dei
cambiamenti necessari da operare in una alleanza
politica in grado di vincere e di governare unita il
Paese; la difficoltà crescente in termini di crisi
strategica (come il PD) o di vera e propria
consunzione (la sinistra cosidetta identitaria) di
forze e forme inadeguate e spiazzate dalla realtà,
dentro un più generale distacco dei cittadini da una
politica lontana ed autorefenziale che si
attorciglia attorno ai suoi giochi/riti spesso di
vertice: ebbene, di fronte a tutte queste
sfide e con tutto il respiro necessario, la
questione di una nuova soggettività politica della
sinistra è più che matura, è urgente, non è
rinviabile .
Questa necessità/potenzialità l' abbiamo incontrata
nelle iniziative elettorali, nelle energie che si
sono mobilitate, nelle speranze che abbiamo
suscitato e raccolto. C'è un vuoto degli altri e
una potenzialità per noi. Il soggetto
politico, il partito unitario di una nuova sinistra
è necessario senza se e senza ma e deve realizzarsi
ora, subito, ragionevolmente nei prossimi 3-4 mesi.
Bisogna fare BENE e PRESTO. Contenuti, forme e tempi
debbono stare insieme in un intenso e rapido
processo costituente.
Riteniamo che il risultato delle elezioni europee
dal simbolo di Sinistra e Libertà abbia dimostrato
che esista uno spazio elettorale, che un
progetto di aggregazione a sinistra possa essere
riconosciuto dagli elettori e premiato. Per questo
l’assemblea di Senigallia fa appello agli elettori e
ai simpatizzanti di Sinistra e Libertà affinché si
dia vita sull’intero territorio nazionale ad una
vera e propria fase costituente del nuovo partito,
producendo una vera e propria “spinta dal basso”
per la costruzione del nuovo soggetto politico: una
sinistra plurale, aperta alle diverse esperienze,
capace di unire idealità e concretezza e che
soprattutto indichi un nuovo progetto di società in
grado di ridare senso alla politica come strumento
di emancipazione, di conquista sociale e di
progresso.
L’assemblea di Senigallia propone di dare
vita, a partire da questa sera a Senigallia e
ovunque possibile nelle prossime settimane, ai
circoli di Sinistra e Libertà, attraverso adesione
individuale, azzerando le pregresse appartenenze a
partiti e organizzazioni politiche, con
coordinamenti provvisori fino al Congresso
Costituente Nazionale da convocare entro l’autunno
prossimo. Un Processo e Congresso a cui si
aderisce individualmente, le cui porte e
finestre sono aperte a tutti/e, ognuno
contando per sé stesso – una testa, un voto -
E’ una grande occasione di partecipazione
democratica, di massa che parte dai territori, dalle
città, dalle regioni.
Si propone, contemporaneamente,
di costituire nelle Istituzioni i Gruppi Consiliari
di Sinistra e Libertà, ovunque sia possibile.
Ma se sul piano nazionale –
nonostante le volontà democratiche espresse dal
basso – dovessero prevalere ancora una volta freni
ritardi o passaggi ambigui, poveri di contenuto e/o
per nulla attraenti anzi controproducenti sul piano
dell'immagine e del consenso, l’Assemblea di
Senigallia propone di promuovere tale percorso nella
nostra Regione, dando vita entro e non oltre la
prima domenica di Novembre, in anticipo ad un più
lungo e tormentato processo nazionale, il Congresso
di Sinistra e Libertà nelle Marche, con il simbolo
di Sinistra e Libertà (senza simboli di partito
sotto la scritta), non sottostando ad eventuali
“blocchi”, ricatti o impedimenti politici e/o di
natura tecnico-giuridica circa l'utilizzo del
simbolo, ed eventualmente preparando la soluzione di
un simbolo alternativo.
L’assemblea approva il documento e lo
invia alla prossima assemblea regionale convocata
per il 29 agosto 2009
e all’assemblea nazionale prevista
per il 19 settembre a Napoli.
P.S. Fatemi sapere come la pensate
voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
I giornali, il lavoro il nostro impegno.
Nei giornali di oggi attraverso diversi articoli e
scollegati tra loro parlano della questione
“lavoro”.
Mi hanno colpito leggendoli di seguito, uno accanto
all’altro, perché denotano nel suo insieme, la
pluralità dei lavori, ed indicano due
questioni.
La prima, esigenze diverse a secondo del lavoro che
si svolge, diritti, retribuzioni, dignità, speranze
ecc.
La seconda denota la necessità di un intervento della
politica, e soprattutto la necessità di non essere
equidistanti dal mando del lavoro e del capitale.
“Noi, infelici e poveri” è un articolo firmato da Rag.
Fantozzi.
……..e di noi? Almeno sapete chi siamo noi? Siamo il
90% della popolazione italiana, abbiamo dai 40 ai 60
anni, da una vita facciamo una fatica di merda per
sopravvivere, per di più, adesso ci
insultano!Fannulloni ci chiamano. Ma almeno sapete
che siamo gli unici che paghiamo veramente le tasse,
perché ce le trattengono dalla busta paga? Siamo
infelici e poveri. Non volgiamo elemosina, ma c’è
almeno qualcuno che ci dice grazie?
Poche righe per dire che una parte del mondo del lavoro,
suda, si impegna, si sacrifica e porta a casa quel
poco che gli permette di vivere. Questo mondo è
infelice, e lo possiamo notare dentro i posti di
lavoro, dove il clima nei rapporti tra i lavoratori
è cambiato in questi quindici anni.
L’insicurezza del posto, l’arrangiarsi per sistemarsi
meglio (anche di poco perché ci aiuta nel
sopravvivere),uno scatto in più, un rapporto
migliore con il capo di turno, oltre ovviamente la
convinzione che è importante l’impegno
quotidiano per fare bene il proprio lavoro.
“Ma alla fine non chiediamo elemosina ma che
qualcuno ci dica grazie” e riconosca che in
fondo se l’economia gira è anche perché c’è chi
smarca il cartellino.
……Morirono in sei, due soffocati dai gas, quattro
annegati tra i liquami. Non avevano alcuna
protezione, non era stato predisposto alcun sistema
di sicurezza. Ieri il rinvio a giudizio per sette
persone per la stage di Mineo.
….Si ribalta un trattore, muore un agricoltore
cinquantenne nel nuorese.
Nel lavoro si continua a morire. Si sono modificati gli
interventi ristrettivi sulla sicurezza nei posti di
lavoro, si da una mano a quelle aziende che non
mettono in sicurezza i lavoratori eppure non c’è
stata una sollevazione del mondo del lavoro, certo
c’è l’impegno della CGIL, ma non è sufficiente se la
politica resta a guardare.
Vogliamo aggiungere la lettera in bianco di auto
licenziamento che veniva annullata dalla “legge
Nicchi” e che è stata cancellata con urgenza dal
Governo della destra,in poche ore con decreto, senza
che ci sia stata una sola ora di sciopero, o una pur
semplice manifestazione? Si può lasciare solo al
sindacato il peso di intervenire?
Gli infortuni del primo giorno di lavoro sono ritornati.
Avevamo individuato l’obbligatorietà di registrare il
lavoratore neoassunto il giorno prima della sua
assunzione, e la destra ha modificato questa legge
dando la possibilità di registrazione entro cinque
giorni dalla assunzione. C’entra con il fatto che si
registrano le assunzioni solo quando c’è un
incidente? Non mi sembra che ci siano stati
movimenti di protesta.
Campi “AGM FREE”? Liberiamo anche dal lavoro nero.
…….. Tutti stranieri, accomunati dalla volontà di
guadagnare onestamente da vivere, lavorando sodo nei
campi. … ma sono anche magrebini, sud sahariani, est
europei. Spesso in regola sotto il profilo
documentale. Questo perché molti vengono dal nord
dove sono stati scacciati dalla crisi e
ripiegano sulla raccolta del pomodoro ………..
ricevendo in cambio 3,4 o 5 miseri euro. Compensi
dai quali, spesso, si deve decurtare la quota dei
caporali- predatori-cacciatori di manodopera da
vendemmiare dove tutto è merce o mercificabile, con
buona pace del rispetto del lavoratore e la dignità
del lavoro ….
Donne e omini che continuano il viaggio da migranti per
un pezzo di pane, per far studiare i propri figli,
per curare i propri anziani, lontani in altre terre
che aspettano quei pochi erui per sopravvivere.
Storie già vissute anche da italiani in altri tempi.
Italiani mafiosi ci dicevano in America, noi oggi li
chiamiamo “clandestini” che per i più
significa “malavitosi” stupratori, delinquenti.
Molti sono in mani italianissime, che li smerciano come
oggetti, se servono dentro una fabbrica, dentro un
campo, o come manodopera per ogni possibile lavoro,
anche per lo spaccio se necessario. Non importa dove
vivono, come vivono, se vivono, l’importante è
quanto rendono, e se non servono diventano nemici da
restituire alle loro terre.
Questa battaglia la lasciamo a pochi anche qui
sindacalisti o poche persone sensibili, senza
strumenti, senza difese, senza che il grande
movimento del lavoro se ne occupi. La politica nel
suo complesso è assente,tranne che alcune
avanguardie, legati anche al mondo della chiesa di
base, ma soli.
Innse, 5 operai su una gru. Ma la soluzione non c’è.
Sospesi a oltre dieci metri di altezza su una gru
all’interno del capannone. Così hanno passato la
notte e la giornata di ieri quattro operai
della Innse di Milano e il funzionario della Fiom
che intorno alle 11,30 sono riusciti ad entrare
nel’officina di via Rubattino presidiata dalla
polizia e carabinieri. Lì, per aria, Vincenzo,
Massimo, Luigi, Fabio e Roberto, resteranno fino a
quando verrà fermato lo smantellamento
dell’officina, iniziata domenica dopo il bliz
delle forze dell’ordine.
Difesa del posto di lavoro, una fabbrica viene
smantellata, si perderanno altri posti di lavoro e
gli operai chiedono di aprire le trattative prima
che questa non esista più, perché smontata e
venduta.
Non vi ricorda la difesa delle fabbriche da parte degli
operai , quando i nazisti, con l’aiuto dei fascisti,
volevano smantellare le fabbriche per portarle via?
La difesa del proprio posto di lavoro è importante
ma soprattutto resta importante la partecipazione
dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali
nei processi aziendali, sviluppo, produzione, difesa
dell’ambiente, utilizzo delle fonti energetiche non
inquinanti, orai di lavoro, retribuzioni,
assunzioni, lotta alla precarietà, tutti
argomenti che devono vedere coinvolti i lavoratori e
le lavoratrici.
Sul precariato, sulla prima occupazione, sui contratti
con le partite iva, ci sono tanti articoli,
spezzettati che raccontano storie diverse,
situazioni diverse che rappresentano un aspetto
preoccupante anche sotto il profilo psicologico
delle giovani generazioni. Da considerare i centri
per l’impiego una vera e propria barriera per tanti
e non solo per i giovani.
Nuovi e vecchi lavori. Sabato durante una
passeggiata una mia amica, che ha perso il posto di
lavoro da barista, mi confidava che da quattro mesi
aveva iniziato a fare la badante, ad una vicina di
casa. Qualche mese fa Maria, una signora divorziata,
con due figli che studiano, mi aveva detto che anche
lei stava facendo assistenza ad una persona anziana
e che aveva litigato con un’altra persona
“straniera” che svolgeva lo stesso lavoro. In
un momento di crisi ci si arrangia.
Ovviamente potrei continuare, ma lascio ad ognuno la
possibilità di guardare se stesso e il proprio
lavoro e gettare gli occhi attorno a noi per vedere
che cosa accade in questo mondo.
Ci si accorgerebbe della gravità e della fragilità della
situazione che c’è in ogni famiglia, dove c’è un
cassaintegrato, dove c’è un giovane che cerca
lavoro, dove c’è la riduzione dell’orario di
lavoro e conseguente riduzione economica, ecc. e
vorrei giungere alla conclusione di questa
riflessione, rispondendo ad un compagno che mi
chiedeva che stiamo facendo? Nulla . si nulla
in questo momento perché se non si è organizzati, se
non si studiano le situazioni collettivamente, se
non si elaborano proposte, le si mettono in pratica,
sarà difficile incidere. A quel compagno che mi
chiedeva, ma un partito della sinistra serve?
Ecco la risposta, SI, serve, ora e subito perché
queste questioni non possono aspettare i tempi e i
comodi di chi non sente queste esigenze, se
sentiamo il peso delle risposte da dare alla
questione “crisi occupazionale”, alla “crisi della
dignità” del lavoro, alla “sicurezza del e nel
lavoro”, si un partito della sinistra è necessario.
Ci sono tanti argomenti che richiedono una forza
organizzata della sinistra, capace di guardare oltre
alle prossime scadenze elettorali, e che parta dalle
esigenze di tutti i giorni, per guardare un mondo
dove ci sia la dignità e la libertà
individuale , senza ingiustizie, vivibile.
P.S. Fatemi sapere come
la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
20/07/2009
Forse abbiamo sbagliato
quel 5 maggio a Roma. |
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Dobbiamo renderci conto
della forza che la sinistra italiana oggi
riesce a mettere in campo.
Quella organizzata è poca
cosa, anche se le aspettative sono molte.
C’è una sinistra diffusa
su tutto il territorio nazionale ma il suo
essere separato e litigioso, è la sua grande
debolezza.
I cittadini italiani la
percepiscono chiaramente, una forza debole,
litigiosa e giustamente, non la sentono come
un soggetto che possa incidere veramente nel
cambiare la loro condizione di vita di tutti
i giorni né tanto meno ci vedono come una
proposta che possa guardare al futuro.
Le divisioni nella
sinistra ci sono sempre state, la ricerca
della “proposta più autenticamente di
sinistra” hanno sempre prodotto lacerazioni
e divisioni, soprattutto da quando c’è stato
lo scioglimento del PCI.
Le
aspirazioni di quanti avevano intravisto la
possibilità di un allargamento del più
grande soggetto politico della sinistra,
si
sono infrante nell’illusione di un grande DS
in un grande Ulivo.
L’autosufficienza del
neonato PD che guarda al centro, con una
politica equidistante tra lavoro e capitale,
costruito sulla personalizzazione dei propri
dirigenti, incapace di guardare oltre al suo
sopravvivere è stato poi il colpo definivo a
quelle aspirazioni.
Ma non è
del PD che vorrei parlare, anche se nel
giudizio che molti danno, sento un’errata
considerazione, soprattutto quando si dice
che il PD non è un partito di sinistra
perché, se è pur vero che su temi come la
laicità, il lavoro, i diritti individuali,
sull’assenza di una progettualità, ecc, è
lontano da un ragionamento di sinistra è pur
vero che raccoglie gran parte del consenso
popolare
della
sinistra.
La fiducia di questo
popolo si esaurirà e la contraddizione
scoppierà quando si capirà che questa forza
non è capace di un’opposizione consapevole e
soprattutto incapace di creare
un’alternativa credibile.
Le alchimie elettorali,
sbarramenti ecc. non terranno più di tanto.
Si è già visto alle elezioni amministrative
e ancor più alle europee, dove il segnale è
stato chiaro.
Oggi
l’insoddisfazione si celebra prevalentemente
nel mugugno di tanti iscritti ed elettori,
che in tanti casi
si traduce in voti alternativi e
anche nel scegliere altri partiti, del campo
avverso come la Lega o il partito di Di
Pietro ma soprattutto verso il non voto.
E’ giusto domandarsi
perché non nasca ora e subito una forza
politica capace di essere un punto di
riferimento di questa parte di cittadini
italiani.
Molti avevano avuto la
speranza che la “sinistra l’arcobaleno”
potesse essere quel soggetto che superando
le divisioni e la difesa di piccoli o grandi
privilegi individuali, si realizzasse come
forza politica (plurale si diceva), ma che
si è infranta miseramente sull’orgoglio di
partiti ormai al tramonto.
Dopo un
anno di discussione e continuando ad essere
presente la necessità di realizzare
una forza politica della sinistra si è dato
vita alla Sinistra e Libertà che ha
partecipato alle elezioni Europee. Si è
aggiunta alla lista Sinistre e Libertà
una
miriade di liste locali
che si sono richiamate genericamente
alla
sinistra raccogliendo ancor più consenso.
Le forze politiche che
hanno dato vita alla lista Sinistra e
Libertà pur ridando speranza a molti si sta
arenando ancora una volta sull’altare del
“salviamo il mio campicello”, “parto dalla
mia gloriosa storia” e oggi ci si aggiungono
anche chi ha organizzato e presentato liste
locali e che magari proviene da esperienze
non legate a nessun partito e che pensa di
essere titolato a rappresentare tutta la
sinistra.
Ecco all’orizzonte il
medico di turno che inizia a fare le analisi
del sangue per conoscere se con questo o con
quello è possibile farci una nuova forza
politica di sinistra.
In breve torneremo al
1921, o ad altre storiche date che hanno
avuto un fondamento importante nella storia
del movimento operaio e progressista ma che
ci impediscono oggi di realizzare una forza
politica capace di dare risposte immediate e
speranze per il futuro.
L’analisi da fare è
semplice.
La situazione economia e
sociale in Italia richiede una presenza di
una forza politica di sinistra capace di
assolvere il compito e di ridare fiducia a
quel mondo che oggi si sente emarginato e
senza rappresentanza, capace di incidere
nell'economia e nel sociale?
C’è oggi questa forza
politica?
Se le
proposte in campo non assolvono questo
compito è possibile andare alla sua
realizzazione partendo dai tanti soggetti
organizzati, soggettività individuali, mondo
intellettuale e chiunque
voglia contribuire e decidere una
volta per tutte che questa forza politica
nuova si può fare.
Se sì,
possiamo decidere che ad ogni livello, dal
luogo di lavoro, al quartiere, alla piccola
e grande città,
e in tutte le Regioni ci sia questo
movimento che discute e si organizza.
Vorrei
dire, ma ne ho già scritto più volte, che
c’è
un’emergenza
democratica e che di fronte al pericolo di
un inasprimento della situazione e un
restringimento delle libertà individuali, la
necessità di stringere i tempi diventa un
fattore importante?
E’ buonismo pensare, come
mi hanno rimproverato, che in questo momento
metta prima la necessità di costruire una
forza capace di contare veramente e di
essere una speranza per il futuro e non di
analizzare da che parte arriva il mo
compagno di viaggio?
Se ho detto no al PD che
mi chiedeva di entrare perché non condivido
la sua linea politica, se abbiamo detto no
alla federazione dopo lo sfascio di Sinistra
l’Arcobaleno, credo che sia un errore anche
la questione di una federazione che alcuni
propongono oggi, perché ciò presuppone la
riorganizzazione di tante piccole forze che
avranno solo la necessità di apparire e di
egemonizzare gli altri.
E’ forse
sbagliato pensare che partirei
con
quei soggetti con cui ho partecipato alle
elezioni per le europee e abbiamo raccolto
un milione di consensi, allargando la
partecipazione ai tanti che si sono
organizzati e che ognuno individualmente
pesi nel nuovo soggetto politico per quello
che è e non per quello che rappresenta?
Se non
dovessi pensare che la base di partenza è
quella lista per le europee perché alcuni
soggetti non sono storicamente vicini alle
mie idee o perché hanno partecipato in
competizioni amministrative in alternative
ai movimenti e alle liste di sinistra, mi
domando perché ho fatto questa campagna
elettorale?
e
perché ho chiesto un voto che è rimasto lo
strumento più caro delle persone che non
hanno nulla ma che
credono
nella democrazia?
Perché oggi dovrei
rimettere in discussione il tutto solo
perché c’è chi pensa che è meglio
salvaguardare il proprio orticello?
Il coraggio di decidere.
Forse abbiamo sbagliato quel
5 maggio a Roma quando abbiamo dato vita a
Sinistra Democratica a non trasformarci in
un partito, aperto, plurale, che guardava
alle emergenze ambientali, ai diritti
individuali e collettivi dei cittadini, per
un nuovo modello produttivo, per la difesa
della Costituzione, per una giusta
informazione, contro i privilegi e le leggi
salva persone, contro un’economia che
schiaccia i lavoratori, per una giusta
ridistribuzione delle risorse, che
raccoglieva gran parte della sinistra
politica e ben vista anche da una parte di
quella sindacale, e da molti del mondo
intellettuale, ecc.
Pensavamo che fosse giusto
dare la possibilità ai tanti soggetti
organizzati e non, che erano venuti in quel
teatro e che condividevano la nostra
proposta, di dargli il tempo necessario per
entrare da protagonisti, non per essere
annessi ma fondatori del nuovo soggetto.
Sono passati due anni,
abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo perso
molte compagne e compagni delusi,
preoccupati, scoraggiati, abbiamo perso
anche compagni che hanno guardato la loro
posizione personale, e anche noi siamo
cambiati.
Come
sinistra democratica abbiamo fatto tutto
quello che potevamo, utilizzando tutte le
risorse che avevamo, economiche e umane,
molti di noi hanno rifiutato sistemazioni
personali molte più comode, e abbiamo dato
vita a tutto ciò che era possibile, non
nascondo che anche altri in questo periodo
hanno rinunciato a molto, anche al proprio
posto di lavoro, penso ad alcuni compagni di
rifondazione, ed è per questo che penso sia
giunto il momento di dire
ora si fa il nuovo partito della sinistra,
senza indugi, senza ma e senza se. Sinistra
e Libertà è un simbolo che può ha raccolto
un milione di voti e sappiamo che ha molte
potenzialità, da qui è giusto iniziare, con
chi ritiene necessario partire.
Se attendiamo, se pensiamo
di portarci subito tutti dentro se pensiamo
alle prossime scadenze elettorali, se
facciamo l’analisi del sangue sui nostri
compagni di viaggio, possiamo prendere atto
che non siamo capaci di comprendere quello
che per molti è stato ed un sogno.
Le condizioni ci sono, ma
se attendiamo possiamo dire tranquillamente
che abbiamo fallito e ognuno andrà per la
sua strada, saranno chiamati altri a fare
quello che noi non siamo stati capace di
realizzare.
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi,
scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando
se volete che pubblichi la vostra opinione.
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19/07/2009
Ciao Rino,
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La riunione
di ieri Sabato 17 luglio, è stata
organizzata dai compagni Antonini e
Mentrasti ed è era la continuazione di
un’iniziativa analoga svolta qualche mese fa
(se non sbaglio a Porto San Giorgio), e sono
stati invitati gli stessi soggetti di
allora, i movimenti, le associazioni e i
gruppi che sono nati sull’onda della
creazione delle associazioni della sinistra.
Molti dei
presenti hanno svolto campagne elettorali
per le amministrative sia per i loro comuni
che per le loro province.
Per
chiarezza non era la creazione di un
organismo per dar vita alla “sinistra
libertà” nella nostra regione come alcuni
avevano fatto girare nelle varie e-mail in
questi giorni.
Entrare
nella discussione non è facile e si è dato
mandato ai due di trarre un verbale e le
linee di indirizzo emerse dalla discussione.
Per quanto
mi riguarda ti voglio informare di alcune
perplessità che mi sono venute da un
dibattito molto partecipato (più di 20
interventi), interessante (per la ricchezza
delle esperienze e per le proposte), e a
sprazzi anche forte, ma sempre nel rispetto
delle idee di tutti.
La questione in oggetto era
ovviamente una riflessione sul come andare
avanti e mi sembra che tutti abbiano
sostenuto che l’attuale quadro politico sia
all’opposizione parlamentare che fuori dal
Parlamento, non rispecchi le esigenze che la
società richiede, almeno per quanto riguarda
la questione del lavoro, dei diritti, sulla
difesa della democrazia, ecc.
Ci sono
state delle differenze sostanziali per
quanto riguarda il giudizio sulla lista
elettorale Sinistra e libertà alle europee.
Che fine
deve fare questa lista? È stato uno dei
motivi principali del dibattito.
Nel
dibattito ci sono stati quelli che
sostengono che debba subito diventare
soggetto politico nazionale, altri pensano a
tempi più lunghi, anche se si dovrebbe
accelerare la questione del soggetto
politico e chi al contrario propone che il
nuovo soggetto politico deve partire da
quanto è nato in particolare ( ma non solo)
in questo periodo e che sono le associazioni
o comitati “per la sinistra” che hanno
partecipato alle elezioni amministrative.
Tutti convergono sulla necessità
dell’adesione individuale.
Caro Rino,
ho avuto la conferma che almeno nelle Marche
non tutti abbiano lavorato per affermare la
lista Sinistra e Libertà, e che la
stragrande maggioranza, tranne nella
provincia di Ancona dove non si votava per
le provinciali, e nel Fermano, dove la lista
provinciale coincideva con quella europea,
si è privilegiato il lavoro sulle liste
comunali e provinciali della sinistra.
Ovviamente
non è una critica anche perché se critica
deve esserci dobbiamo rivolgerla anche per
come siamo arrivati alla costituzione della
lista, la non discussione sul documento
programmatico e per la composizione della
lista.
Certo il
tempo è stato poco, e le indecisioni, le
perplessità di questo ultimo anno, hanno
inciso notevolmente, e nonostante la buona
volontà di molti è evidente che la mancanza
di tempo non giustifica il non
coinvolgimento del territorio.
Ti dico
questo perché dovresti rivedere le tue
considerazioni sul risultato ottenuto. E che
quel 4% nella nostra regione, sarebbe potuto
essere notevolmente superiore se avessimo
fatto un lavoro serrato per le europee al
pari di come abbiamo lavorato per le
amministrative.
Non sto
criticando nessuno, anzi, penso che questo
dimostri la forte capacità di penetrazione
tra i cittadini marchigiani di una possibile
lista della “nuova sinistra”.
Per quanto
mi riguarda tu sai come la penso, io sono
per dar vita al partito della nuova sinistra
da subito, e la creazione dei circoli di
Sinistra e Libertà in più città possibili,
oltre ovviamente nei posti di lavoro, nelle
università, nei quartieri, in quei consigli
comunali dove sia possibile.
Sai anche
che per quanto mi riguarda almeno che non ci
siano ostacoli legati a questioni con la
giustizia, io sono perché chiunque ne possa
far parte, e mi interessa l’adesione
individuale al progetto politico, alle
regole che dovremmo darci e che questo si
possa realizzare nei tempi giusti della
discussione e del confronto.
Non sono
per la federazione tra soggetti, abbiamo
detto no quando si è costituiti il PD, che,
di fatto, è una federazione? Abbiamo detto
no dopo la liquidazione della sinistra
arcobaleno, perché dovremmo dire si oggi? La
federazione porta al rafforzamento dei vari
soggetti che entrerebbero in competizione e
che porta, di fatto, alla liquidazione in
tempi rapidi di ogni forma aggregativa.
Sono anche
contrario a forme di movimenti regionali,
che assomigliano di più a “leghe mascherate”
e che non realizzerebbero un partito
nazionale che possa incidere veramente a
favore delle condizioni dei più deboli in
Italia e che possa pesare su un governo
della nazione. Forse potrebbe risolvere la
questione ad alcuni ma sicuramente non
risolverebbe la questione di fondo.
Spero che
l’assemblea nazionale di sinistra
democratica, di venerdì 24, vada in questa
direzione, perché altrimenti non sarei
disposto a spendermi, ovviamente per quello
che vale la mia persona, in nessuna
avventura che non porti a nulla.
Claudio
Ciao Claudio
(risposta)
cosa aggiungere a quanto hai già espresso?
Navighiamo fra enormi potenzialità e la
piccola quotidianità di chi ha paura di
mettersi in gioco, di chi ormai rappresenta
non lo spettro che si aggirava per l'Europa
ma l'ectoplasma di se stesso, di strutture
virtuali che non raccolgono più niente e
nessuno. Nè sono meglio gli anti partito,
coloro che avevano già capito e che sono i
portatori di verità .... dall'alto della
loro egocentrica individualità
Se non c'è una presa di coscienza della
propria parzialità non è possibile la
formazione la nascità di alcuna comunità...
Se non si ha la tranquillità delle proprie
idee e l'angoscia, la voglia, della ricerca
continua ... se si camina soli nel deserto
... non ci si riconosce, non si re-incontra
neanche se stessi.
Gli uomini e le donne libere si riconoscono
nell'altro come completamtento della propria
individualità, mentre ciò che ha ucciso la
sinistra, più dello stalinismo, dei gulag,
dell'adattarsi ai pensieri dominanti, è
stato ed è la schizzofrenia di vedere nel
tuo fratello, nella tua sorella, la
differenza da uccidere.
Per quanto mi riguarda non sono, ed ancora
di meno lo ero nel passato, una persona
idealmente morbida. Se mi guardo allo
specchio mi capita di non essere daccordo
neanche con la mia immagine. Mi piacerebbe
essere con un fisico aitante, ma non mi è
stato dato, forse nel mio subconscio vorrei
un partito di massa a mia immagine e
somiglianza ma sarebbe un ossimoro, una
contraddizione in termini.
Un pò di controllo (e di attenzione) alla
mia salute mentale mi obbliga, mi forza a
capire che occorre vivere negli e con gli
altri.
Non sono una monade e come organismo
sociale, come Partito, non posso proprio
esserlo.
La comprensione della propria parzialità,
l'accettazione della differenza, del
confronto, dello scontro ma all'interno di
una comunità, di un partito/parte di società
è la sola speranza di rinascita, altrimenti
avremo (avranno) ucciso il proprio passato
che utilizzano come una clava per stordire
il futuro.
Il tempo è adesso, costruiamo camminando,
accogliamo gli altri che vorranno venire
dopo ma non fermiamoci a pochi metri dal
pozzo, domani sarà tardi, domani saremo
tutti morti ..
Ps per la pubblicazione fai quello che vuoi
....
Rino Diano
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi,
scrivetemi a
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12/07/2009
Risposta a Titti Di Salvo
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Cara Titti,
Condivido gran
parte del tuo intervento ma si c’è un ma che mi
preoccupa.
Ieri sera alla
manifestazione per un porto aperto che accolga e non
respinga gli esseri umani, ad Ancona, ho parlato con
un compagno di sinistra democratica (purtroppo non è
il primo), che si domandava “ma che cosa stiamo
facendo?” e di seguito si chiedeva se la riunione
del tre scorso era servita a qualche cosa, se
veramente si andava alla costruzione di un partito e
con chi e per fare che cosa?
Ecco questa è la
domanda vera, che cosa stiamo facendo? Parlava
questo compagno dei soggetti che hanno creato
sinistra e libertà e si poneva la questione dei
socialisti, dei verdi ed io per allargare la
questione ho aggiunto e i movimenti locali, e gli
scontenti e via dicendo.
Abbiamo
presentato pochi mesi fa un documento con il quale
siamo andati a chiedere un voto per le europee,
hanno risposto un milione di persone, che hanno
posto una croce su quel simbolo.
Perché non
partire da lì, chiamare quanti concordano con quel
testo, per migliorarlo, approfondire le questioni,
sottoporlo all’attenzione dei cittadini, singoli o
organizzati, aprire la discussione su quel testo con
l’università il mondo della cultura, il sindacato,
le associazioni di categoria ecc. Far circolare
questo testo, nei posti di lavoro, nei quartieri,
nelle piccole e grandi città, chiedere
adesioni e iniziare a darci una organizzata.
Le idee sono
fondamentali per comunicare e
costruire qualunque cosa. Se si necessita di
una casa la prima domanda
da farsi
è
ce ne sono altre?, o, se ci sono, se
rispondono alle nostre
esigenze,
ad esempio come sconfiggere il male assoluto
della precarietà, se è possibile essere equidistanti
tra impresa e lavoro ecc. .
Ecco che dalle
necessità, si progetta la casa, si cerca il suolo,
si stabilisce la capienza, s’individua il materiale,
si inizia a costruire. La speranza è che il progetto
corrisponda alle necessità.
Alle questioni
che tu poni ne, vorrei aggiungere una che a me sta a
cuore che è quello della difesa della democrazia e
in questo momento non mi sembra che ci siano “case,
partiti” che seriamente si pongono
questo problema.
Penso
che la difesa della democrazia, sia la questione
fondamentale perché se si perde, non è possibile
discutere di nulla, del lavoro precario, del diritto
al lavoro, diritto alla salute, dell’ambiente, della
cultura, della ricerca, di chi soffre,
dell’ambiente, delle risorse, di un nuovo modello
economico ecc.
Io penso che la
perdita della democrazia come sta accadendo, giorno
dopo giorno, in questa nostra Italia, ci debba far
riflettere sulle priorità, e anche sulla possibilità
di superare molti ostacoli nella costruzione della
casa comune.
L’informazione
pubblica garantisce oggi la circolarità delle idee?
A me sembra di no.
La libera informazione è uno dei capisaldi
della democrazia. Se non è garantita, viene meno la
democrazia.
La nostra carta
costituzionale viene svuotata ogni giorno sui punti
fondamentali.
La
Repubblica è ancora fondata sul lavoro?c’è libertà
di associazione?
Le libertà individuali? La laicità dello
Stato? Garantire la libertà allo studio, alla
ricerca? Siamo una Nazione che garantiscono
l’accoglienza? Le ronde sono uno strumento
democratico? La pensione è ancora un diritto? Il
paesaggio si difende veramente o solo a parole?il
voto individuale è garantito con questi sbarramenti
(fatti dai partiti padroni in difesa dei
partiti padroni)? C’è libertà nel scegliere i propri
rappresentati? Le istituzioni pubbliche sono
pubbliche o le abbiamo personalizzate,
monarchicizzate, con l’elezione diretta dei vari
Sindaci, Presidenti e Governatori? Si danno
veramente gli strumenti per garantire una giustizia
giusta e una magistratura indipendente? Le leggi
personalizzate garantiscono la collettività? Le
banche assolvono veramente quanto indicato nella
Costituzione?
Potrei
continuare e ci accorgeremo
che su ogni argomento c’è un pericolo per la
democrazia.
La difesa di
questi valori non sono sufficienti per fare un
partito e di questo sono convinto, altrimenti
entrerei nel PD, e non sono io a dirlo ma lo stesso
Bersani quando sostiene che “bisogna andare al
congresso del Pd per definire chi siamo” e se non lo
sanno loro?
Per costruire
una casa nuova c’è necessità di un’idea di una
società e qui ritorno alla prima parte del mio
ragionamento, abbiamo posto all’attenzione degli
italiani un documento per le elezioni europee, e mi
domando perché non si possa partire da QUI?
Ecco perché
penso che sia una discussione di lana caprina con
chi faccio un partito di sinistra? E anche se
vengono prima le idee o il partito. Una non sta in
piedi se non c’è l’altro e viceversa.
Abbiamo visto
molti con grandi idee che si sono arenate in circoli
culturali, al massimo sono stati presi come spunti
di discussione, ma con poca possibilità di successo.
Da vecchio arcista amo i circoli, le associazioni,
ma da militante di sinistra penso che ci sia
necessità che un’idea cammini con un partito, che
sia democratico, pluralista e che metta ogni
iscritto nelle condizioni di contare.
Il problema vero
è che fin quando pensiamo che la nostra storia sia
più importante di quella degli altri, non si andrà
da nessuna parte e mi riferisco a ognuno di noi, non
solo ai dirigenti di partiti, socialisti, verdi, e
di movimenti, sinistra democratica, comunisti, di
sinistra, quelli nati ieri e quelli nati dieci anni
fa.
Fin quando
ognuno chiederà l’analisi del sangue degli altri e
penserà che il suo sia migliore non c’è idea che
tenga per realizzare a un nuovo soggetto politico.
Penso che la storia individuale e collettiva sia
importante ma non può essere anteposta alla voglia
di creare qualche cosa di nuovo.
Purtroppo cara
Titti è questo il problema, anche noi dentro abbiamo
una forte dose di berlusconismo e finché non ce ne
liberiamo, governerà lui o quelli come lui.
Un abbraccio.
Claudio Maderloni
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi,
scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando
se volete che pubblichi la vostra opinione.
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Da 12 febbraio 2008 al 15 giugno 2009
Lunedi 15 Giugno 2009
Post voto
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Credo che il fatto di votare contemporaneamente per
le europee e per le amministrative abbia influito
sull’esito del voto. Naturalmente ritengo giusta
questa scelta, che ha fatto risparmiare molti soldi
pubblici, ma penso che altri partiti, che non
dovevano lottare per il 4%, abbiano valutato
positivamente la situazione anche per motivi più
“egoistici”.
Infatti, hanno potuto contare su una rete capillare
di propaganda nei territori, per cui ogni candidato
alle amministrative del proprio partito,
automaticamente diventata promotore dello stesso
alle europee.
Ad esempio, prendiamo il caso Ancona, in cui i
candidati della lista Gramillano e tutti i supporter
difficilmente si sarebbero mossi per fare campagna
elettorale solo per le europee, invece essendo in
corsa, erano doppiamente motivati.Senza considerare
lo sforzo economico e di mezzi utilizzato,
sicuramente neanche paragonabile a quello che
sarebbe stato messo in campo in caso di sole
elezioni europee.
Sinistra e Libertà, invece, non aveva liste alle
amministrative, e, addirittura in molti casi, gli
elettori si sono trovati di fronte simboli di
“sinistra per…” insieme ai simboli dei verdi, o
socialisti, che, a livello europeo si riconoscevano
tutti in Sinistra e Libertà. Poi, ci sono stati casi
in cui il simbolo della Sinistra, di vario genere,
non è proprio comparso.
Insomma, gli sforzi per presentarci uniti alle
europee sono stati vanificati dalle mille realtà
locali, e gli elettori hanno percepito questa
schizofrenia.
Eppure, Sinistra e Libertà, ha ottenuto un risultato
importante, un sostegno che indica chiaramente la
strada da seguire, quella che i suoi elettori hanno
scelto votando, pur tra mille difficoltà, la lista
alle europee. Basta distinguo, personalismi,
egoismi.
Rossana Rossanda, rivolgendosi ai dirigenti, sul
Manifesto ha scritto che, nel caso contrario, non
saranno solo gli elettori ad abbandonarli, ma anche
coloro, come la stessa giornalista, che più hanno
creduto a quel progetto. E questo vale anche per me,
e come me per tanti che hanno sacrificato molto
per dare un partito di sinistra a questa nostra
Italia.
Bando alle ciance, si diceva, la strada è tracciata,
riempiamo di contenuti i nostri documenti, apriamo
una discussione tra le persone che ci hanno votato,
costruiamo il nuovo soggetto politico in ogni comune
anche piccolo che sia, facciamo partecipare le donne
e gli uomini a questo progetto, non perdiamo tempo
con chi vuole difendere solo se stesso e diamo una
organizzazione seria, forte, presente sul territorio
e rivolta a risolvere i problemi dei cittadini.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Venerdì 22 maggio 2009
Della mafia
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A Chiaravalle si è svolta recentemente una
iniziativa, organizzata da un gruppo giovanile, per
ricordare il sacrificio di Peppino Impastato, un
giovane assassinato dalla mafia in Sicilia.
Dopo la proiezione del Film “ I cento passi”, c’è
stato un dibattito intenso, alla presenza di un
responsabile dell’associazione “Libera” e uno
dell’associazione “antimafia.it”. Il tema centrale,
sul quale gli organizzatori hanno insistito
particolarmente, riguardava il silenzio mediatico
calato attualmente sul fenomeno mafioso.
Riporto da alcuni interventi: “Sembra non esserci
più un interesse particolare, e forse deriva dal
fatto che la mafia stessa è attenta a non fare
azioni eclatanti, per non attirare lo sguardo
dell’opinione pubblica e quindi impegnata ad
indirizzare la propria attività verso il mondo
economico, in particolare nel settore edile, sia
pubblico che privato. Ovviamente continuano gli
interessi in agricoltura, nella filiera dello
smaltimento dei rifiuti e in tutti i settori che
hanno caratterizzato l’attività mafiosa, come droga,
prostituzione commercio di persone, ecc.”
Quindi, l’assenza di azioni eclatanti non
corrisponde alla cessazione di attività criminali,
anzi, come risultato da numerosi interventi, siamo
di fronte ad un aumento esponenziale delle stesse,
con conseguente maggior controllo del territorio da
parte delle cosche. Per cui, anche le azioni della
polizia e della magistratura andate a buon fine
vivono un brevissimo momento di notorietà, per poi
essere dimenticate, contribuendo, così, a sminuire
la reale pericolosità della situazione per la vita
democratica del Paese.
Ovviamente la politica, in tutte le sue forme e
livelli, risulta altamente inquinata ormai su tutto
il territorio nazionale, come lo scioglimento di
molte amministrazioni comunali, non solo al sud, ci
dimostra.
Il silenzio dello Stato circa questa “vera”
emergenza, aiuta la malavita organizzata a lavorare
in tranquillità. La percezione di insicurezza dei
cittadini, molto alta e fomentata, tuttavia non
riguarda questa realtà, ma risulta
dall’esasperazione dei problemi legati alle
migrazioni, per cui il termine “clandestino” diventa
sinonimo di ladro, violentatore, drogato, e tutto
quello che spaventa i cittadini. Il mondo
dell’informazione soffia sul fuoco, facendo il gioco
del governo, più o meno consapevolmente, e le
persone sono terrorizzate da qualsiasi volto non
familiare. Lo straniero è il mostro e non lo
vogliamo più nelle nostre strade, dimenticando altri
pericoli, molto più reali.
Come sempre, il presidente del consiglio segue
l’onda, e ultimamente parla di ogni persona che
cerca di entrare nel nostro paese come di “persona
assoldata dalla malavita internazionale”,
alimentando la paura irrazionale. Sappiamo, invece
che, come riconosciuto e normato da leggi e trattati
internazionali, occorre distinguere tra chi fugge
dalla propria terra essendo in pericolo e cerca di
salvarsi chiedendo asilo , oppure chi cerca
semplicemente un lavoro per vivere una vita
dignitosa, da chi si muove in organizzazioni per
delinquere. Questi i dati: su 21.097 domande
esaminate, 1693 hanno ottenuto lo Status di
rifugiato, 9154 il riconoscimento della protezione
umanitaria o sussidiaria, 9478 sono state respinte e
1606 hanno avuto esiti diversi.
Tuttavia occorre riconoscere che queste persone, pur
non essendo criminali, una volta in Italia, per ovvi
motivi, possono diventare bassa manovalanza della
delinquenza locale. Ma, a questo punto, il problema
si sposta e riguarda il disagio sociale e sappiamo
che interessa anche molti italiani, e sta
aumentando.
Non si può credere che le ronde o le telecamere e i
muri possano renderci immuni da certi pericoli,
perché non esistono isole felici. Anzi, una maggiore
attività sociale, ampia, inclusiva, partecipata,
rende le città e i paesi più sicuri. La diffusione
del senso civico, della solidarietà, della cultura
aumenta il senso di responsabilità e ristabilisce
solidi legami sociali, aumentando la sicurezza e la
sua percezione. Nel fare questo, serve l’impegno
dei cittadini e una speculare attività da parte
delle istituzioni, attraverso tutte le sue
articolazioni. Invece ascoltiamo giornalmente le
forze di polizia e la magistratura lamentarsi di
tagli indiscriminati ai finanziamenti, che portano
al paradosso di mezzi senza benzina, paralisi degli
uffici, assenza di corsi di aggiornamento, ecc.
Tutti queste considerazioni sono emerse durante la
discussione, nella quale ci sono stati
interventi di stampo diverso, anche
involontariamente fuori dagli schemi, ipercritici
nei confronti dei partiti e dello Stato. Ma proprio
questi dimostrano quanto sia importante dibattere
certi temi, e bene hanno fatto i nostri giovani di
Chiaravalle ad aprire la discussione.
Ora speriamo che il dibattito dilaghi anche nella
campagna elettorale per il rinnovo del
Parlamento europeo, e che la Sinistra abbia la forza
di essere protagonista affrontando tutte le
questioni importanti, elevando la discussione ora
tristemente arenata su veline, affari sentimentali
del premier e tutto il circo al seguito.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Lunedì 11maggio 2009
Dittatura
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Promuoviamo la nascita di comitati in difesa della
libertà politica, per spiegare agli italiani il
contenuto del referendum e il pericolo per la
democrazia.
A grandi passi verso la nuova dittatura.
Controllo degli organi di informazione,
delegittimazione del Parlamento, con dichiarazioni e
fatti concreti, presenza massiccia in molti settori
dell’economia, nelle banche, modifiche sostanziali
alla Carta Costituzionale, minacce alla
magistratura: basta per parlare di regime, o no?
Tagli indiscriminati alla scuola pubblica, alla
ricerca, alla cultura, limitazioni delle libertà
personali, nascita di ronde para-istituzionali,
obbligo di denuncia dei clandestini da parte di
medici e insegnanti, criminalizzazione mediatica
dello straniero: è sufficiente per parlare di
pericolo per la democrazia, o no?
Uso strumentale del disagio sociale e dello
spaesamento di fronte ai cambiamenti culturali,
soprattutto nei riguardi degli anziani, sempre più
spaventati e soli, dirottamento delle ansie dei
cittadini verso un nemico riconosciuto, costruito ad
arte (il diverso in tutte le sue declinazioni),
fomentazione della paura e spinta all’isolamento:
serve altro per preoccuparsi?
Riprendiamoci l’uso delle parole, anche di quelle
scomode e definiamo le cose per quello che sono:
prove tecniche di nuova dittatura.
Mancano la violenza manifesta e le armi, quelle
ancora presenti in tante parti del mondo, ma sono
presenti la stessa cultura reazionaria, populistica,
la cultura dell’uomo forte, del potente signore che
tutto risolve e che dona la speranza a tutti di
diventare come lui, forti, potenti e ricchi.
Tutto celato dietro la necessità di governare, di
decidere in fretta, senza impicci, da cui sono
scaturite, non da ora, molte delle modifiche
istituzionali degli ultimi tempi. Dalla elezione
diretta dei sindaci, poi dei Presidenti di Regione,
detti Governatori, e dei Presidenti delle Province,
quindi alla legge elettorale (la porcata),
fino alla eliminazione del controllo preventivo
degli atti pubblici da parte di appositi organi
(comitati di controllo, legittimità degli atti), per
non parlare dello svilimento del ruolo dei
consiglieri comunali, si è proceduto, più o meno
consapevolmente, a demolire i fondamenti di quella
democrazia rappresentativa voluta dai padri
fondatori della Repubblica nata dalla Resistenza.
Per inciso, penso che la partecipazione di
Berlusconi alla celebrazione del 25 aprile, dopo
aver scientemente rifiutato di parteciparvi per
venti anni, non sia altro che una delle scelte
oculate del personaggio a fini elettorali, e non il
riconoscimento del sacrificio e del ruolo dei
partigiani nella liberazione dell’Italia.
Ora, per completare il lavoro di demolizione della
democrazia, i quesiti del prossimo referendum sulla
legge elettorale.
Nel caso di raggiungimento del quorum e della
vittoria del sì, verrà introdotto il premio di
maggioranza al Partito che avrà ottenuto il maggior
numero di seggi. Senza neanche stabilire una soglia
minima oltre la quale scatta il premio di
maggioranza, per cui, anche con il venticinque,
trenta, trentacinque per cento si otterrà una
maggioranza parlamentare del 55%. Per spiegarmi
meglio, riporto di seguito una dichiarazione di
Vannino Chiti del PD (certo non un pericoloso
estremista), dal sito dell’Agenzia di stampa ASCA
del 11/05/09:
“ REFERENDUM: CHITI AVVERTE PD, SE VINCE IL SI'
RISCHIO DERIVA EVERSIVA” Il Pd deve rivedere la sua
decisione di votare si' al prossimo referendum
elettorale perche' un suo eventuale successo
porterebbe a una ''pesantissima limitazione della
rappresentanza parlamentare'', creando ''una deriva
veramente rischiosa: le tensioni della societa',
quando non trovano uno sbocco istituzionale, possono
sfociare nell'estremismo se non addirittura
nell'eversione''. Lo chiede Vannino Chiti,
vicepresidente del Senato e esponente del Pd che,
intervistato da La Repubblica, avverte: ''Per me il
referendum e' un pericolo, destinato ad accentuare
la crisi democratica.
Utilizzando l'alibi della governabilita' e della
semplificazione politico-partitica giustifica una
pesantissima riduzione della rappresentanza
parlamentare'', introducendo di fatto un sbarramento
molto alto”. Dichiarazioni rilasciate in una
intervista a Repubblica, quindi, non sussurrate in
una riunione di partito. Tale pericolo, infatti,
dovrebbe essere sentito da tutte le opposizioni,
dentro e fuori dal Parlamento, invece sembra che
ognuno valuti secondo le proprie convenienze, il
proprio tornaconto, come, per una volta, ha ammesso
pure Berlusconi con i cronisti. Cito testuale: "
Voterò Sì certo. La risposta è ovvia. Il referendum
dà un premio di maggioranza al partito più forte e
vi sembra che io possa votare no. Nella domanda -
prosegue Berlusconi - c'é la risposta. Va bene tutto
ma non si può pensare di essere masochisti. Non
abbiamo posto noi il problema ma puoi domandare
all'avvantaggiato di votare no per un vantaggio che
gli altri gli regalano e potrebbe essere confermato
dal popolo?".
Mi fermo qui, e spero sia sufficiente.
Per questo, e per mille altre motivi, occorre
tornare a declinare la parola LIBERTA’, a riempirla
di contenuti, come libertà di vivere in uno stato
democratico, libertà di essere informati
correttamente, libertà di cercare un lavoro secondo
le proprie capacità e i propri meriti, libertà di
scegliere una scuola pubblica che funzioni, la
libertà di avere una sanità che curi e non speculi
sulle malattie delle persone, la libertà di
scegliere per la propria vita, la libertà di
scegliere la propria religione, la libertà di vivere
in una casa decente, la libertà di non essere
sfruttati e ricattati dalle banche. Libertà di
dissentire, di essere ascoltati. Ma per difendere
questa libertà, occorre che tutti coloro che si
riconoscono nei valori della democrazia si uniscano
al fine di far sentire la loro voce.
Promuoviamo comitati in difesa della libertà
politica, contro una legge elettorale che ridurrà
gli spazi di democrazia! Probabilmente partirà una
campagna mediatica volta a convincere gli italiani
che questo referendum servirà a governare meglio, a
combattere la frammentazione dei partiti, per cui
non dobbiamo farci cogliere impreparati, perché sarà
in gioco la nostra democrazia, la nostra vita di
cittadini liberi. Non è più tempo di dormire,
abbiamo sempre più bisogno di Sinistra e Libertà.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Lunedì 20 aprile 2009
Si dice...
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Sottotitolo: Galeazzi, comprereste una macchina
usata da questa persona?
Dal
sito di Mantovani, sempre molto utile per capire gli
umori del PD, in questi giorni emerge uno strano
accostamento, il nome di Galeazzi e quello di
Piangerelli.
Piangerelli chi? Un omonimo, o il direttore del
Messaggero? Eppure, se di quel Piangerelli si
tratta, qualcosa deve essermi sfuggita, in quanto il
Direttore in questione si è sempre distinto per
posizioni alquanto critiche nei confronti di
Galeazzi sindaco e dopo di Sturani.
Proprio recentemente ho avuto modo di spiegare a
Piangerelli alcune questioni anconetane, perché
avevo notato sulla stampa troppe interpretazioni
semplificative, se non maliziose, della vita
politica cittadina.
In quella occasione ho chiarito, e Piangerelli si è
detto convinto, che riassumere nel termine “sinistra
vendoliana” tutto il movimento di idee e di persone
dell’Associazione “per la Sinistra” fosse un errore
nel merito e nel metodo, poiché, così facendo, si
evidenziava solo una componente dell’associazione, a
scapito delle molte altre anime, fra cui persone
provenienti da “città in comune”, dal movimento dei
Verdi, dal movimento Sinistra Democratica (ex
sinistra DS che non ha aderito al PD) e singoli
cittadini.
Inoltre, lo stesso giorno, parlando con due
giornalisti del Messaggero, avevo voluto smentire
alcune dichiarazioni di Galeazzi apparse sulla
stampa, in cui diceva di non aver avuto mai rapporti
con la Sinistra. Falso, sia nella Giunta Galezzi che
nella maggioranza consiliare, si trovavano molti
esponenti degli allora DS che diedero vita al
correntone di Mussi, alcuni confluiti poi in
Sinistra Democratica. Naturalmente ho fatto nomi e
cognomi. Una seconda affermazione di Galeazzi, ben
più grave, riguardava la Sinistra, descritta come
una forza improduttiva e capace di dire solo no. Da
quale pulpito! Questo aveva fatto riemergere i
ricordi del periodo passato alla Camera dei
Deputati, e mi sono messo a raccontare un episodio,
secondo me esemplare.
I
fatti sono questi.
Quando sono stato eletto parlamentare, ricoprivo
l’incarico di Presidente del consorzio Parco del
Conero, per cui, con la consulenza dei tecnici del
parco e riprendendo una vecchia proposta di Valerio
Calzolaio, ritenni utile presentare una Proposta di
Legge per la sistemazione dei laghetti di Portonovo.
Da subito e ripetutamente, per circa un anno, chiesi
a Galeazzi, membro della Commissione Ambiente,
quindi della Commissione competente, di far partire
l’iter della Proposta in oggetto, ovvero di
“incardinarla”, nel gergo parlamentare. Lo stesso
Presidente di Commissione, on.Realacci, da me
interpellato, mi aveva suggerito di sollecitare un
componente della Commissione per velocizzare il
procedimento. Ma Galeazzi non volle collaborare.
Poi
è nato il PD, io ho aderito al Gruppo parlamentare
di Sinistra Democratica, e l’On. Lomaglio, del mio
stesso gruppo, ha chiesto e ottenuto di discutere
quella proposta di legge, la quale in un mese è
stata incardinata in commissione e si è potuta
avviare la discussione.Tuttavia, alla prima seduta,
l’iter si è subito bloccato a causa della
presentazione inaspettata e successiva di un’altra
proposta simile. Galeazzi aveva presentato una PdL
del tutto uguale alla mia, se non circa l’entità
della cifra da stanziare, io avevo previsto due
milioni di Euro e lui, invece, tre.
Di
solito, in questi casi, quando un Deputato condivide
il contenuto di una Proposta di Legge, si limita ad
apporre la propria firma alla proposta esistente, ma
Galeazzi, evidentemente, non sopportava di essere
secondo e non primo firmatario, così, presentando
una propria PdL, aveva ottenuto che i due progetti
fossero fusi per dare vita alla proposta
Maderloni-Galeazzi. Pari merito, per chi non si
prende il fastidio di guardare le date. Comunque,
l’unico risultato per i Laghetti e, quindi per gli
anconetani, è stato che i tempi si sono enormemente
allungati, anche a causa di una richiesta di rinvio
da parte del solito Galeazzi in Commissione. Nel
frattempo è caduto il Governo, e quindi non se n’è
fatto nulla. Per chi volesse saperne di più,
allego
il resoconto degli atti parlamentari.
L’episodio mi sembrava particolarmente esplicativo
del carattere dell’On. Galeazzi e del suo modo di
intendere l’agire politico, ma il Messaggero non ha
riportato niente.
Perché? Torniamo a bomba, ovvero allo strano binomio
Galeazzi-Piangerelli, proviamo a collegarlo a quanto
appena raccontato, e forse, a voler pensare male, ma
proprio male, possiamo trovare un nesso.
Avrei altri episodi di notizie non pubblicate che
riguardavano me e la mia attività di consigliere
comunale di opposizione a Chiaravalle, che
potrebbero alimentare ulteriormente i sospetti, ma
non voglio crederci. Non perché il Direttore di un
giornale non possa avere simpatie e convinzioni,
oppure non possa cambiare idea circa una persona, ma
perché non credo questo debba portare ad escludere
fatti e notizie erroneamente ritenute scomode.
Sicuramente il clima pre-elettorale acuisce i
sospetti e i veleni, e i vari protagonisti della
politica sono particolarmente sensibili al
trattamento loro riservato dalle varie testate
locali, è cosa ben nota, per cui voglio ritenermi
vittima anch’io di un certo desiderio di
“protagonismo eccessivo”, che mi ha fatto male
interpretare certe sviste o disattenzioni da parte
di coloro che, fino ad ora, hanno svolto
egregiamente il loro mestiere di operatori
dell’informazione. Questa ultima affermazione, non
per piaggeria, ma perché ho avuto modo di
frequentare dei giornalisti e conosco la fatica del
mestiere e le pressioni che sono costretti a
sopportare per svolgere il proprio lavoro in
autonomia e indipendenza, nel rispetto del
diritto-dovere di informare.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
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Martedì 14 aprile 2009
Basta speculazioni!
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Ero
seduto sul divano quella terribile notte della
grande scossa a L’Aquila, e l’ho sentita nettamente.
Chi, come tanti anconetani, ha vissuto il terremoto,
in quei momenti torna indietro nel tempo e rivive i
sentimenti e le paure. La paura di perdere tutto, la
sensazione di abbandono, la percezione che niente
sarà più come prima. Impossibile da dimenticare, è
un dramma sopito che si ripresenta al primo tremolio
del pavimento.
Sappiamo quasi tutto del terremoto in Abruzzo, e non
voglio ripetere tutte le considerazioni riguardo
l’assurdità della devastazione e dei morti a fronte
di un sisma di non eccezionale intensità. E’ stato
detto e verrà il tempo di rifletterci a mente
fredda.
Tuttavia, vorrei far notare, anche perché ignorato
completamente dai mass media, che, già da un mese,
le forze che hanno dato vita a “Sinistra e Libertà”
avevano diffuso un documento nel quale si affermava
“bisogna intervenire con 10.000 opere di interesse
collettivo, come ristrutturare le scuole pubbliche e
non pensare al ponte sullo stretto di Messina”.
Occorre ricordarlo, per non parlare sempre di
emergenze ineluttabili.
Sicuramente l’urgenza e la necessità dei soccorsi
oscurano, giustamente, tutto il resto, eppure c’è
chi riesce a sfruttare la situazione. Ultimamente il
presidente del Consiglio aveva subito le critiche e
il dileggio della stampa internazionale per certi
atteggiamenti “disinvolti” in Inghilterra, con echi,
discreti per carità, anche nella stampa nostrana. In
Italia, c’è appena stata la bella manifestazione
della CGIL, di fronte alla quale risultava ancora
più evidente l’inadeguatezza del nostro Governo,
all’interno del quale la Lega sta pericolosamente
rialzando la testa. Ci sono stati gli scontri con
Fini. Gli effetti della crisi economica nella vita
degli italiani non potevano essere più nascosti
dalla stampa, e le notizie sulla cassaintegrazione,
sulla disoccupazione, sulla nuova povertà
tracimavano dai mezzi di comunicazione.
Di fronte a tutto questo il sorriso forzato del
premier strideva rumorosamente, e i suoi
atteggiamenti peronistici perdevano l’effetto
voluto.
Poi è arrivato il terremoto, e la tragedia è
diventata un palcoscenico eccezionale, con
Berlusconi vigile del fuoco, Berlusconi padre di
famiglia, Berlusconi generoso, che offre le sue
dimore, Berlusconi decisionista, Berlusconi
urbanista, costruttore, architetto, ingegnere,
muratore…insomma: santo subito!
E i giornali, le TV, le radio a seguirlo nella sua
visite populistiche, con dirette televisive, spazi
nei grandi contenitori di intrattenimento,
conferenze stampa organizzate in funzione dei
telegiornali e non delle esigenze delle persone.
L’emergenza è così diventata l’arma con cui zittire
tutte le voci di dissenso, i dubbi legittimi, il
bisogno di verità, di capire. La corazzata mediatica
del Cavaliere schiaccia tutto quello che non sia
esaltazione delle gesta del capo, novello Peron.
E’ lo stesso strumento con il quale si è operato
alla cancellazione sistematica di tutto quello che
esiste a Sinistra, ma amplificato all’ennesima
potenza dal sentimento di partecipazione degli
italiani, che li spinge a rimanere incollati alla
TV, a partecipare alla raccolta di fondi, a portare
un po’ di sollievo alle vittime. La solidarietà dei
cittadini, immensa e toccante come sempre, usata per
insabbiare i problemi, mistificare la realtà. Torna
comodo anche al PD, con le sue incongruenze, il cui
segretario, pochi giorni prima della tragedia, si
era lamentato della disparità di trattamento nelle
televisioni rispetto al Premier e al Governo,
guardandosi bene dal riparlare dell’irrisolto
conflitto di interessi, ché non fa figo ed è molto
scomodo, soprattutto considerando la scomparsa di
qualsiasi voce non targata PD o PdL.
Le forze non presenti in Parlamento sopravvivono in
semi-clandestinità.
La lista “sinistra e libertà” si sforza di far
arrivare la propria voce, le proprie idee, le
proprie battaglie. Perché la parola libertà
appartiene alla Sinistra, è libertà di scegliere la
propria vita, quindi anche la propria morte, è
libertà di realizzarsi, di poter essere istruiti, è
libertà di informazione e di essere informati, è
libertà di parlare, di denunciare, di lottare per il
proprio lavoro, libertà di giudicare e di avere
giustizia. Questa libertà è nelle nostre mani,
appartiene a noi e nessuno può donarcela, perché
diverrebbe un privilegio e invece è un diritto.
Ed è questo diritto che dobbiamo difendere, insieme
e con forza.
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Giovedì 2 aprile 2009
Ancona:
le giravolte del PD
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Ancona: dopo le dimissioni del Sindaco Fabio
Sturani, a giugno si voterà per rinnovare il
consiglio comunale. Questo è un fatto, come è
un fatto che Sturani sia stato sfiduciato dalla sua
maggioranza, anzi, più precisamente, dal suo
stesso partito. I più maliziosi dicono che sia stato
lo stesso Galeazzi a dargli il ben servito, anche
se, oggettivamente, l’inchiesta della magistratura
ha avuto il suo peso. Ora sembra addirittura che lo
stesso Galeazzi sia coinvolto in quella
inchiesta. Una trama per giallisti, sotto gli occhi
di tutti.
Quello che può sembrare meno chiaro, almeno alla
maggior parte dei cittadini ignari delle “capriole
politiche”, è tutto il percorso successivo,
palesato mediaticamente a colpi di dichiarazioni e
comunicati stampa. Un breve riepilogo, spero
chiarificatore.
Una volta certi di andare al voto, i partiti di
centro sinistra si sono riuniti molte volte per
discutere il programma elettorale, e solo
rifondazione comunista ha deciso di stare fuori,
almeno in questa fase. Mentre si discuteva di
urbanistica, del ruolo del consiglio comunale, etc,
etc, insomma del programma, i rappresentanti del
partito democratico avevano già dichiarato le loro
intenzioni sulle modalità per scegliere il
candidato Sindaco.
Al tavolo delle trattative gli stessi pidini avevano
parlato chiaramente di “primarie di coalizione” e
“programma condiviso”.
Per presentare le candidature, ogni candidato
avrebbe dovuto raccogliere almeno 350 firme, e, per
tale motivo e per offrire la possibilità a
tutti di approntare un programma, ci si era
accordati su una proroga di una settimana. La stampa
ha riportato fedelmente questi accordi e , con tutte
le difficoltà immaginabili, erano partite le
discussioni per arrivare a un programma condiviso.
La Sinistra, accolta con soddisfazione la
mediazione, aveva iniziato ad elaborare delle linee
programmatiche e aveva annunciato di voler
partecipare alle primarie con un proprio candidato,
l’onorevole Eugenio Duca, il quale si era detto
disponibile.
Poi, durante l’ultima riunione, colpo di scena:
“ Vi siete sbagliati – affermano quelli del Pd -
proprio oggi scade il termine per la presentazione
delle candidature e noi facciamo le primarie del
PD.”
Contestualmente si assiste alle scuse da parte di
due componenti della delegazione del PD, i quali si
addossano la colpa del fraintendimento, e, così,
dopo 20 giorni di lavoro e discussioni tutto viene
annullato.
Il Pd, ancora una volta, rivela l’intenzione di fare
tutto da solo. Anzi, a dire il vero, questa
linea politica era stata concordata con IdV, con il
quale si configura un’alleanza di fatto e un
conseguente rifiuto di rapporti paritari con la
sinistra, i verdi, i socialisti, il PDCI e i
Repubblicani.
Non si è trattato proprio di un rifiuto verso
eventuali alleanze, perché il PD non chiede
l’allontanamento di queste forze politiche dal
tavolo delle trattative, solo impone di “non
disturbare il manovratore” accettando il candidato
a Sindaco (del PD) che uscirà dalle loro primarie,
digerendo per intero il documento
politico-programmatico (del PD) e lasciando,
diciamo, immaginare che tutta la vita amministrativa
futura, in caso di vittoria, sarà improntata a un
rapporto di sudditanza.
Ho fatto alcune telefonate a compagni ex DS, per
cercare di capire le ragioni di un atteggiamento
così scandaloso, e tutti si sono detti sorpresi e
sconcertati, visto che loro stessi erano consapevoli
che gli accordi iniziali erano ben diversi.
Ora, pur considerando tutte le attenuanti del caso,
come il colpo delle elezioni anticipate, le
difficoltà per la scelta di Galeazzi di uscire dal
partito orientandosi verso destra, la quadruplice
candidatura interna, a voler essere tenero avevo
pensato inizialmente a uno sbandamento del ceto
dirigente del PD.
Molte parole mi sono venute in mente: beffa, presa
in giro, incapacità politica, impreparazione del
ceto politico…poi me ne sono fatto una ragione.
Questo è il PD.
Alla luce di questi fatti, meglio si comprendono
dichiarazioni, anche di illustri esponenti
nazionali, come Bersani, quando sostengono che il
partito deve ancora decidere che cosa vuole essere e
che si spera che il congresso di autunno possa
determinare la natura stessa del partito oltre alla
questione delle alleanze e a molte altre.
Comunque, oggi la situazione è questa, e non si può
certo affermare che sia chiara: un candidato che si
è ritirato, confluendo sulla Benatti, quest’ultima
che dice di non poter prescindere da un dialogo con
il candidato della sinistra On. Eugenio Duca.
Sicuramente si tratta di un’apertura importante,
che dovrebbe far riflettere tutti, ma è evidente
che avrebbe avuto un significato diverso se fosse
arrivata prima di giungere a questo punto, senza
giravolte e fraintendimenti.
Di principio, occorrerebbe sempre tener conto del
bene collettivo, delle condizioni generali, evitando
di affrontare le elezioni parlando al proprio
ombelico e usandole come grimaldello per risolvere
questioni di “bottega”, ma la politica sembra
essersi smarrita.
Se
non altro, questa vicenda potrebbe chiarire a molti
cittadini di Ancona il vero motivo del crollo
dell’ultima amministrazione Sturani.
Ora, staremo a vedere se ancora una volta si faranno
suonare le sirene del voto utile, contro la destra e
contro lo scissionista Galeazzi, oppure se,
opportunamente, si avrà il coraggio di rimettere
tutto in discussione e di parlare chiaro agli
anconetani, presentando una coalizione forte di
centrosinistra, che sia capace di risolvere i tanti
problemi della città. Si riuscirà a debellare
finalmente il virus dei personalismi, iniziando a
pensare a chi sta peggio?
La crisi economica non ci permette di fare giochetti
inutili quanto dannosi. La crisi occupazionale, le
preoccupazioni di non riuscire a vivere una vita
dignitosa, i problemi della scuola, la necessità di
vivere in una città civile, moderna, accogliente,
ci impongono di riflettere attentamente, oltre le
nostre particolari aspirazioni.
La
città di Ancona chiede al centrosinistra di guardare
avanti. La Sinistra ha fatto la sua parte,continua a
credere nella unità di tutto il centrosinistra. Ora,
spetta agli altri soggetti politici comprendere
l’importanza del momento e la necessità di alzare lo
sguardo, abbandonando lo sterile orizzonte degli
interessi di bottega.
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Mercoledì 18 marzo 2009
Dopo un mese
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Dopo quasi un mese di assenza, la prima notizia che
ho ascoltato riguarda la proposta di Berlusconi di
far votare solo i capigruppo in Parlamento, con
motivazioni sulle quali è meglio stendere un velo
pietoso. La Costituzione, all’articolo 67dispone che
«ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione
ed esercita le sue funzioni senza vincolo di
mandato», ossia riceve un mandato generale da parte
del corpo elettorale, il quale mandato non è
suscettibile di iniziative di revoca né da parte
dell'ambito territoriale che l'ha eletto, né da
parte del partito di affiliazione. Diventa difficile
pensare di poter delegare questa enorme
responsabilità, per cui l’attività del parlamentare
non può essere sindacata in termini giuridici, ma
solo in termini politici, praticamente solo
attraverso il voto, senza dedurre che si sta
parlando di stravolgere la vita democratica nel
nostro paese. Un ulteriore segnale di allarme, che
non dobbiamo sottovalutare.
Oltre questo sono successe molte altre cose, locali
e nazionali, di estrema importanza, tuttavia vorrei
riprendere il filo delle mie riflessioni dal titolo
della pagina 12 de L’Unità del 16 marzo: “Prodi:
l’annuncio di Veltroni fece cadere il mio Governo”.
L’articolo riporta per intero le dichiarazioni del
Presidente Prodi durante la trasmissione di Fabio
Fazio, il giorno precedente. Avevo seguito la
trasmissione, ma le parole del professore non mi
erano sembrate così dure come quando le ho lette. Le
riprendo dalla domanda di Fazio sulla frase
pronunciata da Veltroni a suo tempo, quella del “
correremo da soli”, alla quale Prodi risponde: “ Non
ebbi bisogno di pensare niente. Si affacciò Mastella
nel mio ufficio e mi disse: ragazzi miei, se volete
fare fuori me, sono io che faccio fuori voi”. Le
conclusioni dell’Unità sono le stesse cui sono
arrivati gli italiani che ascoltavano, ovvero Prodi
addossa a Veltroni la responsabilità di aver fatto
cadere il suo governo.
Alcuni politici hanno replicato ricordando le
difficoltà, oggettive, di quel governo, e tutte le
dichiarazioni, come quella di Bertinotti, che
sicuramente non avevano aiutato, eppure io condivido
l’opinione espressa da Prodi che non era scritto da
nessuna parte che quella esperienza dovesse finire e
che, invece, stesse iniziando il suo periodo
migliore, in cui gli italiani avrebbero potuto
riconoscere i meriti di quel governo e raccogliere i
frutti dei sacrifici richiesti. Invece STOP.
Perché ci ripenso? Perché durante l’ultima campagna
elettorale e anche dopo, parlando con molti compagni
e cittadini di quella esperienza, io sostenevo le
stesse cose che ha detto l’altro giorno Prodi, ma
nessuno era disposto ad ascoltare e la verità venne
sepolta da una ossessiva propaganda elettorale sulle
magnifiche sorti del Partito Democratico, finalmente
solo (o quasi).
Se Prodi avesse parlato allora…chissà. Adesso non si
può cambiare quanto avvenuto, e rimane solo la
speranza che almeno gli errori riconosciuti possano
essere evitati in futuro.
Ora, oltre i problemi del PD (troppo facile
ricordare che l’avevamo detto, ma come non pensarlo,
con tutto quello che sta succedendo!), la situazione
politica ed economica dell’Italia, dell’Europa e non
solo, alcuni allarmanti segnali di rivolta sociale,
come la protesta degli operai inglesi contro quelli
italiani, l’esasperazione dei lavoratori francesi
alla chiusura di uno stabilimento, le manifestazioni
di piazza sempre più violente in Grecia, lo
sbandamento di molti lavoratori nei paesi dell’est,
devono rappresentare un segnale di allarme
gravissimo, a cui, tra l’altro, dovremo far fronte
in Italia con i sindacati divisi, un’opposizione
parlamentare “confusa”, e una Sinistra ancora
stordita. Con questo governo, che dire inadeguato è
fargli un complimento!
Quello che posso dire, è che è stato presentato il
simbolo con cui si presenterà alle elezioni europee
questa nuova sinistra, che, secondo le dichiarazioni
dei rappresentanti, andrà sicuramente oltre il
cartello elettorale e sarà la base per un nuovo
soggetto politico. Spero e mi impegno perché sia
così, ma è evidente che ci sono molte difficoltà.
Questo mi fa pensare all’ultimo congresso a Firenze
dei DS. Sembrano trascorsi decenni, eppure mi
piacerebbe discutere serenamente con quei compagni
che, seduti accanto a me, votarono una mozione che
voleva impegnare il partito in un progetto di
riunificazione a sinistra, e invece oggi si
ritrovano in un partito incapace di definirsi, e
vorrei guardarli negli occhi e dire loro: ma
pensavate veramente di arrivare a tanto? Sarebbe
bello sedersi a tavola, tutti insieme per riflettere
sulle strade che abbiamo intrapreso, e che ci hanno
diviso. Senza malizia e senza rancore, ma guardando
ai problemi delle persone, alle soluzioni da dare,
alle fabbriche che dovrebbero rimanere aperte, alla
solitudine dei lavoratori, alle angosce dei giovani,
alla bellezza della vita, e alla necessità di creare
uno strumento politico che possa dare speranza
veramente.
Per portare alcuni esempi concreti e locali, le
dichiarazioni di Galeazzi mi infastidiscono
personalmente, a me poi, che non sono del PD, ma
come non capire che tuttavia rappresentano
plasticamente il risultato ottenuto con certe
scelte? E quanti sono i Galeazzi oggi in giro?
Bando alle recriminazioni, diamoci da fare
convintamene e impegniamoci a dimenticare, nei fatti
prima che nelle parole, l’assurda politica
dell’autosufficienza. Non c’è tempo per altri
errori, ad iniziare dalle elezioni amministrative,
dove deve rinascere un centrosinistra capace di fare
scelte coerenti con i propri ideali, e non
scimmiottare il centrodestra.
Ultima doverosa considerazione: perché i militanti
del PD non si indignano per la reiterata e
inossidabile censura mediatica nei confronti di
tutto quello che sta cambiando a Sinistra? Non
merita, questo problema, almeno una interrogazione
parlamentare da parte dell’opposizione? Contribuire
tacitamente all’offuscamento delle notizie
riguardanti una parte di cittadini italiani,
minoritaria ma viva, non aiuta di certo la
democrazia. Dove sta la lista Di Pietro, perché non
protesta? Si è parlato molto per la presidenza della
commissione e oggi si parla molto della presidenza
della rai, ma quale battaglia è in campo perché
l’informazione sia veramente plurale e non riguardi
solo le forze presenti in Parlamento? Non sarebbe
una battaglia per la legalità, per la giustizia?
Oggi si mette il bavaglio a questa parte di
cittadini, e domani?
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Martedì 3 febbraio 2009
Intervento a Moie |
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Di seguito, il testo del mio intervento a Moie, il
28/01/09.
In questi giorni ogni momento di riflessione
politica non può che iniziare da quanto è accaduto e
continua ad accadere in Palestina. Dopo
l’aggressione del governo israeliano a Gaza siamo
costretti a misurarci ancora con dei numeri assurdi:
1500 morti, oltre ai feriti e alle distruzioni.
Numeri assurdi, ma proprio in quanto numeri, così
impersonali, quasi irreali. Un freddo rendiconto,
uguale ai tanti delle mille guerre dimenticate in
corso nel mondo.
La
stessa ottica con cui i mass media ci raccontano le
vittime di un altro tipo di guerra, non militare, ma
pari come forza distruttiva e disgregante. La guerra
sociale generata dalla crisi finanziaria ed
economica globale ancora, infatti, non ha esaurito
tutto il suo potenziale devastatore, eppure i numeri
sono già impressionanti.
Sentiamo parlare di licenziamenti, chiusure con
cifre a tre zeri, poi di cassa integrazione, uscita
“dal mercato del lavoro”, e nessuno che racconti le
persone, la vita di quei singoli cittadini,
l’angoscia di un padre di famiglia che ha perso
totalmente o in gran parte la possibilità di
garantire una vita decente ai suoi cari. Oppure
l’amarezza di un giovane privato del suo futuro o il
viso di un anziano che mai avrebbe potuto immaginare
di diventare povero alla sua età, dopo una vita di
lavoro e sacrifici.
Forse anche questo modo di raccontare la crisi serve
ad annacquare la drammaticità della situazione,
forse le cifre risultano più neutre delle facce
disperate. Ma l’entità della crisi non potrà essere
nascosta ancora per molto né l’inadeguatezza delle
istituzioni, a livello europeo e nazionale.
I
“consigli per gli acquisti” di Berlusconi e la carta
dei poveri, quando funziona, sono le risposte che
questo governo riesce a dare agli italiani, risposte
che possono sembrare figlie della superficialità di
certi politici, ma che, a mio parere, sono parte
integrante di un progetto politico autoritario.
Dello stesso progetto fa parte l’occultamento di
molte notizie. Per cui vengono riportate solo le
notizie sulla grande industria, come quella di
qualche giorno fa, sui contratti a termine alla Fiat
trattori che non saranno rinnovati. Circa 80
persone, donne e uomini giovani, di cui si parla per
inciso, fra una notizia di cronaca nera e una di
gossip, quasi per caso. E allo stesso tempo cala il
silenzio sulle piccole e medie aziende. Poi di
aziende agricole neanche l’ombra, eppure le
associazioni agricole ci dicono che molte di queste
aziende non hanno acquistato concimi per il 2009, a causa del
raddoppio dei prezzi, e le ripercussioni in tutta la
filiera agricola (meno resa, più rischi, etc, etc)
saranno catastrofiche, per non parlare delle
conseguenze per tutti i consumatori.
Così come non si parla delle speculazioni
finanziarie sul prezzo del grano e della questione
alimentare. A volte la CGIL riesce a far pubblicare
sui giornali dei resoconti dettagliati sull’entità
della crisi, ma è una voce in mezzo a tanto rumore
superfluo, e comunque ci parla sempre di numeri, ai
quali diventa difficile, frastornati ed impauriti
come siamo, associare i volti, le persone, forse
perché ormai siamo così abituati a pensare
esclusivamente a quanto accade a noi stessi, alla
nostra famiglia, al nostro nucleo. Immaginare tutte
quelle vite, poi…
Ma
possiamo ragionevolmente pensare che tutti
continueranno a subire in silenzio? Quale reazione
possiamo immaginare, quale risposta? Possono
sembrare adeguate le politiche neo-protezionistiche
a
livello internazionale e assistenziali a livello
nazionale? Dovrebbe farci ragionare molto quanto sta
succedendo ai nostri operai in Inghilterra, per non
arrivare allo scontro sociale tra occupati e
disoccupati. La CGIL parla di 800.000 posti di
lavoro che andranno persi in un anno, 800.000
persone, famiglie.
E
l’opposizione, in Parlamento, come risponde? Come
contrasta questa destra che riforma le regole della
contrattazione senza l’accordo di tutti i sindacati,
questa destra che rosicchia lentamente tutte le
conquiste dei lavoratori?
Questa destra al governo che identifica
nell’immigrato il male assoluto, sul quale scaricare
la rabbia dei cittadini impauriti. Questa destra che
transige su qualsiasi valore, che interviene per
salvare le banche e non le piccole aziende o i
risparmiatori, che rivaluta il nucleare e non si
occupa di energie alternative ecosostenibili, che
discute del ponte sullo stretto e non si occupa
delle infrastrutture e dei servizi per migliorare la
vita dei pendolari, per aumentare la sicurezza di
tutti. Questo governo che si occupa di magistratura
solo per attaccare i giudici e salvare i propri
uomini, invece di risolvere le lungaggini che
affliggono i cittadini, e che ultimamente ha trovato
pure il tempo di pensare ad equiparare i
massacratori della repubblica di Salò ai partigiani,
poi la controriforma della scuola, l’attacco al
diritto allo studio, ecc, ecc.
E
noi ascoltiamo Veltroni che pubblicamente fa la voce
grossa, poi sul federalismo cerca un’intesa, sulla
contrattazione cerca un’intesa, e richiama la CGIL a
convertirsi al “riformismo”, mentre sull’ultimo
sciopero non ha speso neanche una parola,
contribuendo complice al silenzio di tutti i mezzi
di comunicazione. Ora si avvicina il prossimo
sciopero del 13 febbraio, in un momento in cui anche
un solo giorno di lavoro perso può essere pesante da
sopportare per le nostre famiglie e il silenzio
sarebbe anche più grave: vedremo.
Sullo sbarramento al 4% alle europee, non serve
commentare le risibili motivazioni avanzate, in
quanto risulta palese il tentativo maldestro di
arginare il tracollo elettorale.
Questo segretario ormai prigioniero del suo partito
sempre più frastagliato, sempre più alla ricerca di
una identità che per scelta politica non può avere.
Di Pietro impegnato esclusivamente sulla questione
della legalità, certo importantissima, ma muto sugli
altri problemi.
Anche nel nostro territorio lo spettacolo non
migliora. Il PD agisce e comunica come l’armata
Brancaleone e, oltre le vicende giudiziarie del
sindaco di Ancona, il malessere dei militanti è
evidente.
Nella prossima primavera, andremo al voto in 35
comuni della provincia di Ancona e non si riesce a
discutere fra le varie forze politiche di
centro-sinistra per approntare programmi e
coalizioni credibili. Non si riesce a parlare dei
problemi e delle soluzioni, dell’abolizione di
vecchie pratiche amministrative, come quella
dell’edilizia contrattata, fonte di speculazione e
di distruzione del territorio, oppure della
cancellazione degli enti inutili, o di
partecipazione dei cittadini, di niente insomma. Il
PD, a tutti i livelli, sembra occuparsi solo della
geografia interna più che dei problemi dei
cittadini. Per questo le forze di Sinistra devono
fare un doppio sforzo, per aiutare a far emergere
nel PD coloro che invece, e sono tanti, vorrebbero
discutere di soluzioni, della vita delle persone.
Per questo diventa sempre più necessaria una forza
di Sinistra unita, plurale, incisiva e consapevole
di voler affrontare le sfide del futuro.
Naturalmente Il Partito democratico non può che
essere un interlocutore di questa sinistra.
Tralasciamo alcuni esempi in negativo, come le
vicende di Monte San Vito, anzi proprio da questi
esempi potremmo dedurre la necessità di essere uniti
a Sinistra, anche per arginare l’arroganza di questo
PD, che più si afferma in assenza di interlocutori
forti.
Dovremo cercare di non fornire l’alibi per
schiacciarci e cercare di costruire il nuovo partito
della Sinistra oltre le scadenze elettorali, perché
un partito non può nascere solo per presentarsi alle
elezioni, oppure è destinato a morire presto.
Io
sono certo che stiamo costruendo una forza politica
importante, oggi e nel futuro, ed è per questo che
vedo il nostro impegno come un fatto straordinario,
cui non si può rinunciare, superando le diffidenze,
le ritrosie. Nessuno è stato obbligato a partecipare
e l’obiettivo è comune.
Non
voglio sottovalutare le storie di ognuno di noi, le
personali sofferenze di chi sente di lasciare
qualcosa in cui ha creduto e in cui ha speso tante
parte della propria vita, ma invito tutti a
considerare che nulla di buono andrà perso, che ogni
esperienza saprà arricchire il percorso comune.
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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Lunedì 12 gennaio 2009
Non
è un buon inizio
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E’
proprio iniziato male questo 2009. Aumenta il
ricorso alla cassa integrazione, si riduce
ulteriormente l’occupazione, il precariato continua
ad essere la norma per molti cittadini, i prezzi dei
generi alimentari crescono, le difficoltà ad
affrontare la vita quotidiana pure. Come se non
bastasse ci appioppano una riforma-controriforma
della scuola, abbiamo un sindacato diviso, il caos
nel campo delle forze di sinistra, e, ancora una
volta, le bombe in terra di Palestina, con il resto
del mondo attualmente incapace di fermare l’orrore.
Assistiamo attoniti alle immagini di bambini uccisi,
feriti, alla distruzione, ai bombardamenti
indiscriminati. Vediamo i carri armati scorazzare
per le strade, sparare colpi micidiali contro
abitazioni, scuole, impianti idrici, con la
conseguente dispersione di acqua pregiata,
soprattutto in quei paesi.
Noi
qui, immobili, ad ascoltare le ragioni degli uni e
degli altri, continuando a non capire come la strage
di civili possa portare a una soluzione accettabile
per entrambi.
Sappiamo quale sia la soluzione: due Popoli due
Stati, liberi e indipendenti. Eppure, a forza di
pronunciarla, questa frase sembra svuotata del suo
contenuto di verità, sembra pura retorica, buona
solo per chi non riesce a stare zitto, nemmeno di
fronte al massacro. Anche questa è una conseguenza
della guerra, che fa sembrare superficiali le uniche
parole sensate.
Il
Governo italiano, paralizzato dalle incongruenze
della sua stessa maggioranza, brancola nel buio,
come suole dirsi, non potendo mettere in scena la
diplomazia “delle pacche sulle spalle”, così cara al
nostro Presidente del Consiglio. Pare che anche la
politica del “cu-cù” sia stata sconsigliata, per cui
al nostro ineffabile non resta che occuparsi degli
affari suoi, cosa in cui è inarrivabile maestro.
Questo conflitto, inoltre, scoppia in un momento
molto delicato per la vita democratica americana,
ovvero alle soglie del passaggio di mano fra la
presidenza Bush e quella di Obama, e, a voler pensar
male, può essere letto anche come un avvertimento da
parte delle forze conservatrici. Poi, sono imminenti
le elezioni in Israele, e il fronte dei falchi sta
mostrando i muscoli. Del resto, anche nel nostro
piccolo, sappiamo come la paura possa orientare il
voto dei cittadini, anche dei più illuminati. Le
vite umane, in questo caso, sono merce di scambio,
niente più.
Di
fronte a tutto questo, le nostre beghe provinciali
rientrano nel campo dell’avanspettacolo. Eppure qui
viviamo, fortunatamente, e da qui dobbiamo
cominciare.
Tutti i quotidiani locali, in questi giorni, si
occupano della richiesta di archiviazione per
prescrizione delle imputazioni a capo di Sturani,
sindaco di Ancona. Certo, di primo acchito, questa è
una buona notizia, ma non è una assoluzione con
formula piena. Sono semplicemente scaduti i termini
di tempo per procedere, termini, tra l’altro,
dimezzati da una recente legge di Berlusconi, il
quale ha largamente usufruito di questa “riforma”,
sgusciando incolume da molti processi, semplicemente
perché i giudici non avevano più tempo.
Cosa farà il nostro sindaco? Chiederà di poter
affrontare comunque il processo, onde evitare che il
sospetto rimanga imperituro come una macchia
indelebile sulla sua carriera politica?
E,
visto che siamo in tema, cosa sta succedendo
all’interno del gruppo consiliare del PD? I
dissidenti, gli “amici di Sturani”…mancano solo i
compagni di merende e poi siamo a posto.
Altra notizia, ma di livello nazionale, è la lite
tra Fassino e Mantini, entrambi del partito
Democratico. Ho cercato di immaginare la scena,
perché conosco l’Onorevole Mantini, mio vicino alla
Camera dei Deputati per quasi due anni nella
precedente legislatura, e penso che, seppur di
carattere spigoloso, sia abbastanza meticoloso e
preciso, per cui mi riesce difficile immaginare che
possa litigare per futili motivi.
A
suo tempo, mi sono intrattenuto in lunghe
conversazioni con Mantini circa la natura del
soggetto politico che stava nascendo, e devo
confessare che certe discussioni mi hanno molto
aiutato nel chiarire i motivi della scelta sofferta
che mi accingevo a fare, ovvero di non aderire al
PD. Ho giudicato di non entrare, perché ritenevo
che, quello in costruzione, fosse un enorme
contenitore senza contenuti, che avrebbe solamente
accelerato un nefasto Berlusconi-ter. Facile e
orrenda profezia, che, tuttavia, si è realizzata
molto prima del previsto. Questa nuova lite, con
toni da camionisti infuriati, con tutto il rispetto
per la genuinità dei camionisti, mi fa pensare che
esistano molti problemi pregressi e irrisolti fra i
vari big del partito, e fra le sue molteplici anime.
In
fin dei conti, basta guardarsi attorno. La Sardegna,
le elezioni in Abruzzo, quello che accade in
Campania, in Calabria, e anche nelle Marche.
Regione Marche: opposizione da parte del PD alla
ricandidatura al secondo mandato di Rossi, come
presidente della provincia di Ascoli, sulla quale lo
stesso PD si è spaccato, con pubblici battibecchi
fra deputati del PD ( Agostini versus Vannucci). Il
valzer degli assessori regionali, iniziato con
l’allontanamento di Luigi Minardi, senza apparente
motivo, tanto che pare l’ex assessore abbia fatto
ricorso in punta di diritto, seguito dalla girandola
di assessori regionali, con relative spacchettature
di deleghe, motivate con altisonanti dichiarazioni
in politichese stretto, fra le quali spicca per
originalità e inconsapevole ironia quella della
“maggiore attenzione alla questione lavoro”, per cui
non si capisce bene se si intenda la singola
posizione lavorativa di qualcuno o la tremenda
situazione in cui annaspano i nostri cittadini.
L’evidenza non fa propendere per la seconda
soluzione.
Monte San Vito: il PD locale rifiuta la candidatura,
sempre al legittimo secondo mandato, salvo casi
eccezionali, dell’attuale sindaco Gloria Sordoni,
avanzando fumose motivazioni, ma volendo mantenere
la stessa coalizione per appoggiare un altro
candidato, nonostante gli altri partiti alleati si
dichiarino ampiamente soddisfatti dell’operato della
Sordoni.
Jesi: il segretario cittadino Vannoni aggiunge un
penoso dettaglio all’ondivaga posizione del PD di
concedere agli ex compagni DS, confluiti in SD,
almeno una sede fra le molte del patrimonio della
Fondazione (ente che gestisce il patrimonio ex DS).
Ragione non dichiarata, ma ventilata, le dovute
richieste di verifica da parte del consigliere
comunale SD, sulla congruità e regolarità nel
pagamento della Tosap durante l’ultima festa del PD
jesino.
Faccio notare che esistono impegni precisi in tal
senso da parte di alcuni dirigenti del partito, a
tutti i livelli.
Purtroppo, e per loro fortuna, i cittadini hanno
altro cui pensare, e, anche se volessero, dubito
potrebbero capire le ragioni di determinati
schizoidi comportamenti.
Nota dolente, anzi molto dolente: anche in casa
nostra i problemi non mancano. Il fatto che SD,
nello specifico, non sia partito ma semplice
movimento, non la rende immune da certe critiche.
Del resto, in Abruzzo ci siamo presentati alle
elezioni, abbiamo ottenuto un 2,3 %, ci sono
sindaci, assessori, consiglieri comunali che si
rifanno a sinistra democratica, quindi dobbiamo
considerare che SD è una forza politica, e come tale
deve essere valutata e persino criticata.
Certo la stampa sembra non considerarci molto, la tv
e le radio ci oscurano, facciamo fatica a presentare
le nostre idee e le nostre posizioni ai cittadini, e
questo non significa certo che siamo evanescenti
(tutt’altro, avremmo molto da dire), ma significa
semplicemente che la nostra “invisibilità” fa comodo
non solo al PdL, ma anche al Pd e forse ad alcuni
partiti della sinistra.
La
conservazione dell’esistente, senza pericolose
innovazioni, fa piacere a tanti.
Eppure la nostra proposta di creare un partito della
sinistra sta camminando, sia pure in sordina.
Le
tante iniziative sul territorio stanno producendo
insperati frutti. Quelle sale così piene di persone,
ci spingono ad andare avanti. La nostra proposta
politica è chiara e concreta, e riguarda la
possibilità di occuparsi e risolvere i problemi
degli italiani, e non le velleitarie aspirazioni
politiche di singoli.
Le
forze politiche attualmente esistenti non sembrano
adatte ad intercettare la necessità di cambiamento
che sale da parte di quella popolazione soggetta
alla crisi economica, politica e morale che stiamo
vivendo. Noi abbiamo la presunzione di poterlo fare,
e l’ambizione di essere messi alla prova. Non credo
che stiamo assistendo alla morte del capitalismo, ma
ad una sua profonda trasformazione, che noi vorremmo
dirigere, per rimodellare la società che ne uscirà
sui nostri ideali di sinistra, ed evitare che si
arrivi al peggio. Un peggio che potrebbe essere
peggio del passato, se mi passate il gioco di
parole.
E’
per questo che ora, in questo momento, la sinistra
deve crearsi come soggetto politico, con un
simbolo, una bandiera, una casa, che parta dai vari
territori, dai luoghi di lavoro, dal mondo
dell’istruzione e della cultura, che diventi
società, persone, forza collettiva.
Ognuno di noi può portare il suo contributo, con le
proprie capacità, e soprattutto senza paura di
rimettere in discussione alcune convinzioni, alcune
pratiche, perché tutti possano essere coinvolti
nella nascita di questo nuovo soggetto politico: La
Sinistra. Solo così questo anno, iniziato male,
potrà diventare un anno da ricordare, e io sento che
insieme ci riusciremo.
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi
a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
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