Riflessioni quotidiane di Claudio Maderloni

 

Ancona, 10 Febbraio 2010

Ente Parco del Conero

  

Hanno fatto bene il Presidente dell’Ente  Parco Giacchetti, l’assessore Marco Amagliani e i tecnici intervenuti alla conferenza stampa nel rallegrarsi per l’approvazione definitiva della variante al Piano del Parco del Conero, uno strumento straordinario per tutto il territorio.

Non sono mai intervenuto sulle scelte che sono state fatte in questi anni perché è giusto che chi ha la responsabilità non deve sopportare le “lagnanze degli ex presidenti” ma deve essere libero di decidere in armonia e in coscienza propria.

Mi spiace dover rilevare che nella conferenza stampa non è stato ricordato l’impegno profuso dalla Giunta e dal Consiglio del Consorzio del Parco, senza il quale sarebbe stato difficile arrivare all’attuale approvazione.

Come da verbale n. 29 del Consiglio, erano le ventitré e trenta del 29 settembre del 2006 quando il Consiglio Direttivo del Consorzio Parco del Conero adottava la variante generale al Piano del Parco con sedici voti favorevoli, due contrari mentre due consiglieri uscirono dall’aula e non parteciparono né alla discussione né al voto perché proprietari di aree interessate dalla variante.

Quel voto arrivò dopo tante riunioni del direttivo, diverse assemblee pubbliche, incontri con le Giunte e Sindaci dei quattro comuni del parco, con altri enti, con l’Università, le associazioni di categorie, oltre ad interminabili incontri con i tecnici.

Nella speranza che non sia presa come una polemica nei confronti dell’attuale Ente, vorrei rilevare che si sarebbe dimostrato sensibilità e saggezza se nell’occasione della conferenza stampa di ieri, si fossero ringraziati i membri della Giunta e del Consiglio dell’ex Consorzio Parco del Conero, oltre a ringraziare anche l’allora Direttore, i tecnici e tutti i dipendenti che con il loro impegno crearono le condizioni per fornire uno strumento importante in difesa dell’ambiente.

 

 

                                                                                           On. Claudio Maderloni

                                                                                                   Ex Presidente del

                                                                                                   Consorzio Parco del Conero

 

 

 

 

Ancona lì, 10 febbraio 2010

 

 

10.02.2010

Peccato.  Ucchielli sarà ricordato a lungo.

 

Domenica mi sono trovato in un’assemblea che mi ha ricordato tante riunioni del passato che speravo non accadessero più.

In questi anni avevamo abbandonato i musi lunghi, e il guardarsi in cagnesco.

Era da prima che la Silvana Amati diventasse segretaria, e la mozione congressuale di sinistra, fondamentale per la sua elezione, che non assistevo a riunioni del genere.

 A dire la verità è già da qualche tempo che si va avanti così, da più di un anno.

Anzi dopo la sconfitta della Sinistra l’’Arcobaleno, e il rincorrere la voglia di un partito che ci ha fatto perdere la testa.

Quello che c’è oggi è evidente, non è quello che molti di noi non volevamo.

Purtroppo il Partito democratico per bocca degli stessi dirigenti è ancora peggio di quanto noi avevamo descritto, tanto che alcuni tra i fondatori se ne sono andati dando vita addirittura ad altre forze politiche, altri dicono che dopo le regionali si dovrà mettere mano al partito perché così non si va da nessuna parte (tre giorni fa Chiamparino Sindaco di Torino).

Tornando a domenica che cosa mi ha infastidito? La voglia di non arrivare ad un’indicazione unitaria, meglio rompere e determinare maggioranze e minoranze e quindi riproporre vecchi schemi. A parole ovviamente era tutta un’altra musica e noi eravamo quelli ……” vecchi”, “superati”, “collaboratori del vecchio regime democristiano”, “succubi del PD”, con la voglia di “entrare per un misero posticino”.

 Ecco le accuse di alcuni durante la discussione.

Che cosa abbiamo sbagliato caro Fabio (Mussi)? E quanta strada deve fare Bartali.

 

C’erano due documenti, uno chiedeva sostanzialmente di tornare al tavolo ed eliminare veti, l’altro che si doveva demandare alla direzione regionale la possibilità di sondare con i partiti che restavano fuori e cioè con la federazione dei Comunisti le condizioni per creare una lista alternativa a Spacca. Il candidato è quello che ormai circola da tanto tempo ed è Rossi ex Presidente della Provincia di Ascoli.

Ad un certo punto della discussione c’è stata la proposta, provocatoria, di unire i due documenti, che diventando uno significava: chiediamo il tavolo per non dire che abbiamo rotto noi, ma ci prepariamo a scendere in campo con un nostro candidato alternativo già da oggi.

La nostra richiesta di votare per parti separate è stata respinta, cosa che non si fa mai, in nessun consesso pubblico, consigli comunali, provinciali, regionali e neanche al Parlamento, viene respinta la richiesta di voto separato, neanche si vota una richiesta come quella del “voto separato”.

Forse pensando di agire democraticamente si è negato il voto separato.

La motivazione per il voto separato è stata fatta da Valerio Calzolaio e diceva: votiamo i documenti separati, perché il primo votiamo a favore e sull’altro possiamo astenerci. Il risultato sarebbe stato all’unanimità il primo documento e senza voti contrari il secondo. 

Ma ci si doveva contare e non importava se si schiacciava una norma democratica.

A proposito di veti.

Ormai da giorni c’è l’appello a Rossi Presidente e quindi penso che la strada sia già stata presa, a meno che non ci sia una rivolta degli iscritti alla direzione di oggi del PD che rimettano in discussione il tutto. 

Se non accadrà oggi che il Presidente Spacca intervenga direttamente, non ci saranno altre possibilità che andare alla competizione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale con il candidato Rossi a Presidente della Regione candidato della lista dei Comunisti e Pendolini.

Leggiamo su facebook di assessori di Rifondazione comunista che elogiano questa possibilità, ritenendo che con questo PD, che ha scelto i veti e vuole governare con l’UDC, non si può fare altro. 

Penso che questa mattina alcuni di loro, invieranno le dimissioni, visto che ad esempio in Provincia di Ancona si governa proprio con quel PD e forse così faranno anche altri assessori del PDCI.

Fuori  da tutte le giunte e da tutte le maggioranze, dato che con il PD non è possibile governare.

 Potete metterci la mano nel fuoco, lasceranno non solo incarichi istituzionali ma anche incarichi negli enti di secondo e terzo grado.

Sicuro.

Mi dispiace ho perso la battaglia, quella di convincere sinistra ecologia e libertà ad agire dentro il PD, tra i compagni che lì dentro la pensano in modo diverso dal loro Segretario.

Questa proposta è stata letta come un tentativo di entrare nel PD, e anche se, chi lo ha detto non ci crede, perché sa che non è così, tanto è bastato per indignare chi non mi conosce e mettergli una pulce nell’orecchio. Vecchio sistema del denigrare, costa poco ed è efficace per gettare cacca su tutti.

Sono logiche che abbiamo combattuto per tanto tempo e che purtroppo oggi ci ritroviamo.

Che fare? OGGI NULLA ATTENDIAMO il tavolo che si riunisce aspettiamo che si consumi l’ultimo atto, poi domani ci sarà la direzione regionale di SEL che deciderà.

A Domani.

 

 

 

Caro Gian Mario,

Molti di noi hanno contribuito, con la propria azione politica quotidiana e secondo la propria responsabilità e capacità a difendere il comportamento di questa maggioranza politica che ha governato la Regione Marche.

Qradrilatero a parte, potrei elencarti molti momenti in cui il lavoro svolto ha aiutato il buon governo della regione.

Ci siamo ritrovati nelle battaglie per il trasporto pubblico e o durante le calamità naturali, con la bomba d’acqua a stazione d’Osimo, come l’impegno per inserire in finanziaria, risorse per il post terremoto, nel cercare risorse per la nostra economia regionale come nella difesa del lavoro ecc.

Mi stupisce, che oggi, per un calcolo che in un passato recente non ha pagato, riportando al governo nazionale del paese Berlusconi e facendo fallire l’esperienza di Prodi, si tenti di buttare a mare un’esperienza di questi quindici anni.

Partire da quanto fatto non è deprecabile, altrimenti avrebbero ragione chi sostiene che si debba parlare di fallimento con la logica conseguenza della necessità di un cambio a partire dal suo vertice, Presidente, Vice, Giunta ecc.

I tanti manifesti e le iniziative intraprese soprattutto in questi ultimi mesi facevano ben sperare e cioè che si riproponesse la validità di questa maggioranza.

Io sono favorevole ad allargamenti della coalizione anche in  considerazione di un panorama  nazionale, ma è evidente che non si può prescindere dai programmi e contro logiche discriminatorie.
Mi stupisce ad esempio la posizione presa dall’On.  Massimo Vannucci che nel Corriere adriatico di qualche giorno fa parla delle alleanze senza minimamente porre una sola questione sui programmi.  Mi stupisce perché l’ho conosciuto in parlamento e il suo impegno sulla questione programmatica è sempre stato fondamentale.

Alcuni aspetti basilari, come la gestione pubblica della salute, della scuola, dell’acqua, devono trovare spazio nella discussione tra le forze politiche, non solo per affermare il ruolo pubblico ma nel migliorare ad esempio con riferimento alla sanità la battaglia contro le lunghe liste d’attesa deve essere prioritaria.  Gli impegni, per aumentare le fonti energetiche rinnovabili e il risparmio energetico, la salvaguardia del territorio, l’autonomia degli enti locali ecc. deve continuare a essere al centro dell’agendo politica, come la questione del lavoro, della lotta al precariato, del reddito sociale devono essere centrali nell’agire dell’amministrazione regionale.

Altro obiettivo resta quello di Gestire meno e legiferare di più.

Il grande dibattito di questi giorni offusca la voglia di mantenere un buon governo alla Regione, e non aiuta a creare quelle condizioni di rispetto tra forze politiche, oggettivamente diverse tra loro, necessario e propedeutico per un buon lavoro collegiale.

Ho avuto modo di richiamare attraverso un’intervista alla stampa, il ruolo importante di quanti nel passato hanno avuto un ruolo importante nella sinistra dei Ds, partito che nella sua maggioranza è confluito nel PD, e che oggi sono candidati a ruolo di Consiglieri Regionali.

Ho richiamato questi compagni perché penso che possano contribuire a ripristinare un dialogo che si è offuscato e che ha fatto prelevare forme di discriminazioni.

Cari compagni,

domenica mattina, sinistra ecologia e libertà oltre ad inserire “con Vendola” nel suo simbolo dovranno decidere che fare.

Non sarà semplice, perché ci hanno schiacciato tra il rifiutare una pregiudiziale contro un simbolo che pure è stato accettato in altri luoghi dallo stesso UDC e rinunciare a una nostra autonomia.

Purtroppo tutto nasce quando si è volutamente liquidata Sinistra L’arcobaleno e voluto annaffiare la storia e l’identità propria dalla falce e martello e dalla convinzione dei “Passeri con i Passeri” che voleva dire i comunisti con i comunisti e basta.

In quell’occasione si sono prese strade diverse, ed io sono rispettoso di entrambi, anche perché non ho mai rinnegato il mio essere stato militante comunista, anche se penso che sia necessario partire dalle radici per guardare avanti.

Lavorerò e mi impegnerò perché la sinistra stia tutta da una parte. Come ho fatto per le comunali a Chiaravalle, con il simbolo Sinistra l’Arcobaleno, tutti dentro o tutti fuori, ma lì c’era un progetto che faceva sperare in una formazione politica unica della sinistra, oggi quel sogno è stato accantonato e da molti anche definitivamente rifiutato.

Vedremo domenica come si orienterà il nostro giovane movimento politico.

 

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

24.01.2010

Cara Laura,

risponde al vero quanto hai sentito.  C’è la mia disponibilità ad entrare nella lista di SINISTRA,ECOLOGIA E LIBERTA’: le compagne e i compagni di Chiaravalle mi hanno chiesto di essere disponibile per la lista alle regionali di marzo ed io ho detto di si.

 Ho anche precisato che sarebbe bene che la lista fosse composta da donne e uomini, che oltre ad essere competenti, siano conosciuti e  che abbiano svolto o svolgano incarichi pubblichi.

Abbiamo sindaci, consiglieri regionali, assessori e consiglieri provinciali, consiglieri comunali, ex deputati, ex assessori regionali, ex dirigenti di partiti (militanti e dirigenti che vanno dai Democratici di sinistra a Rifondazione Comunista, ai Verdi, ai socialisti, ai movimenti).

Il nostro simbolo non è conosciuto e, per farlo conoscere,  dobbiamo fare un’operazione inversa  partendo da chi ha aderito e da chi sostiene Sinistra,ecologia e libertà, per identificare il simbolo.

Purtroppo nel simbolo manca un segno di riconoscimento, come hanno altri partiti, che sia il nome del fondatore, una bandiera, un colore ecc. noi abbiamo tre parole, e se non ci mettiamo la nostra faccia sarà difficile la sua identificazione.

Anche quando veniamo definiti vendoliani non è chiaro chi siamo, il termine è riduttivo,  non appare infatti la storia di chi proviene da altre esperienze, di quelli che come noi hanno seguito Fabio Mussi e Giovanni Berlinguer e non sono entrati nel PD fondando sinistra democratica, o di chi è stato dirigente e rappresentante dei Verdi, di chi non ha seguito il PDCI nella sua battaglia solitaria di identità, o di chi proviene dai movimenti cresciuti in  questi ultimi anni. Ci sono anche molti che non hanno nessuna esperienza politica, ma che sono un punto di riferimento nei posti di lavoro, nei quartieri nelle associazioni, questi non hanno un simbolo da esporre ma solo la propria faccia.

Comunque in questi giorni si stanno delineando non solo le candidature ma anche le alleanze.

E’ evidente che le questioni sono collegate. 

Io sono convinto che  Gian Mario Spacca può continuare a svolgere il compito di Presidente della Regione; è evidente che si dovrebbe partire da ciò che abbiamo realizzato in questi 15 anni.

Comunque  una cosa è allargare la maggioranza, altra è una nuova coalizione.

Non sono contrario ad un allargamento,  perché ciò significa partire da una base già esistente, mentre una “nuova coalizione”significa azzerare tutto.

Le pretese dell’UDC, che è stata all’opposizione fino ad oggi e che in molte Province e Comuni delle Marche governa o si è presentato in alleanza con la destra, non sono accettabili se vogliono condizionare la maggioranza con temi che cozzano con quanto fatto sin qui.

Quello che mi stupisce è il PD. Perché dovrebbe rimettere in discussione quanto fatto sino ad oggi? 

Al contrario, il partito democratico che ha espresso il Presidente, il Vice, tre quarti della Giunta, che ha le maggiori responsabilità, dovrebbe essere il soggetto che più tiene al lavoro svolto, altrimenti ha ragione chi dice che è necessario cambiare perché si è governato male.

Possibile che bisogna sacrificare ad esempio l’impegno di tutta la coalizione per mantenere  la sanità pubblica,  solo per far contenti quelli dell’UDC?

Certo anch’io ho contestato il metodo “quadrilatero”, e penso che su questo aspetto la Giunta  regionale  abbia sbagliato (soprattutto nella parte della cattura di valore e nel tagliere l’autonomia decisionale e finanziaria degli enti locali), ma mi guardo bene dal dire che per quell’aspetto  debbo cancellare il mio impegno sulla sanità, sul lavoro, sulla cultura, sullo sviluppo, sull’energia rinnovabile, sui parchi ecc.

Io credo che alla fine prevarrà l’idea di allargare una coalizione già sperimentata.

Per questo è necessario attrezzarci sin da ora per avere un gran successo alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.

Queste elezioni sono troppo importanti, per il futuro della Regione Marche, per il quadro politico nazionale, per la sinistra per restarne fuori.

 

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15/01/2010

Chi và e chi viene

 

Chi va e chi viene, chi organizza le liste per le regionali e chi si inventa formule politiche nuove.

C’è un gran lavorio attorno alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale.

A leggere i giornali in questi giorni viene il mal di testa.

La disinvoltura del passaggio di uomini e donne da un fronte politico ad un altro, è così semplice che meraviglia  e lascia tutti a bocca aperta.

Mi ricordo quanta sorpresa suscitò alla Direzione Regionale dei Democratici di Sinistra, la candidatura di Stefano Aguzzi alla carica di Sindaco di Fano, in alternativa alla sinistra. Fano, terza città delle Marche, nella provincia di Pesaro Urbino, la più “rossa provincia ” della Regione, dove il PCI e poi il PDS e ancora il Ds avevano una forza enorme. Aguzzi vinse e diventò Sindaco.

Il partito di Pesaro ha sempre usato il suo enorme peso politico, per contare nelle istituzioni pubbliche, nella regione Marche, ed era anche importante per avere propri deputati e senatori. Esercitava un peso politico nel sindacato, nelle associazioni di categorie, nel partito sia regionale che nazionale.

Questa forza la mettevano a disposizioni per alleanze con altre Federazioni provinciali delle Marche, determinare una linea, indicare nomi e percorsi politici.

Quasi sempre erano contro la federazione di Ancona, eternamente divisa, e spesso gli accordi venivano fatti con pezzi del partito Anconetano, contro l’altro pezzo di partito anconetano.

Ad Ancona emergeva sempre l’anima anarchica e individualista.

I partiti sono cambiati e purtroppo si è persa la parte più importante quella dello studio, della gavetta nelle sezioni, quello della partecipazione. Oggi c’è la delega alla persona.

Oggi è tutto una questione di nomi.

Abbiamo sancito, grazie alla discesa in campo di Berlusconi che ci sono solo i partiti del capo o del fondatore.

L’Italia dei valori è di Di Pietro, come l’Unione di Centro (UdC) è il partito di Casini. 

Abbiamo sancito che le primarie servono ad indicare il nome del candidato e di conseguenza il suo programma che, di fatto, diventa il programma del partito, della coalizione.

Quando quel candidato diventerà Sindaco, Presidente della provincia o Presidente della Regione diventerà lui l’istituzione e i partiti con le loro rituali liturgie democratiche, dei congressi, spariranno dalla circolazione e diventeranno ferri inutili che saranno riutilizzati solo quando un’altra elezione sarà alla porta.

I candidati si dovevano trovare dopo che i Partiti hanno indicato il programma, la coalizione, e non prima. E’ giusta la ricerca, anche con le primarie, per individuare il miglior candidato che possa gestire al meglio quel programma e coordinare la coalizione ma dopo che si è deciso che cosa si vuol fare.

Ci vorrà molto tempo per riportare la politica ad una gestione collettiva, e nel frattempo vedremo i tanti Galeazzi ex sindaci dar vita a nuovi partiti personali.

Anche Lusetti ha lasciato il PD, ultimo in termine di tempo ma la lista è lunga, e si aspetta solo le candidature alle regionali, se va avanti così il Pd muore per morte naturale. Che peccato.

Che strano questo partito, non sa decidere chi candidare nel Lazio, nelle Puglie, in Calabria, in Umbria, e qui nelle Marche che ha trovato un accordo sin dall’inizio con la coalizione che ha governato fino ad oggi, gli viene in mente di far saltare tutto.

Io penso che la posizione di Palmiro Ucchielli non sia tanto contro la sinistra, ma forse vuole ridimensionare proprio il Presidente Gian Mario Spacca.

Vorrei sbagliarmi ma ho molti dubbi.

Spero che Spacca vada avanti con tutta la coalizione, certo deve stare attento perché se è vero che tutti quelli contro Berlusconi possono stare dalla stessa parte, non è così quando si dovranno fare scelte per i cittadini marchigiani. Penso alla privatizzazione dell’acqua, o al nucleare solo per fare due esempi.

Ci sono donne e uomini che fino a ieri ti sparavano contro e oggi che non trovano uno spazio dall’altra parte della barricata chiedono di entrare. Di questi c’è poco da fidarsi.

Purtroppo il terremoto politico in Italia non è terminato. Gli assestamenti sono in corso e potrebbero prevedere altre sorprese.

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12/01/2010

Basta con questa sinistra radicale.

 

Con riferimento alla discussione sulle elezioni regionali, ancora una volta il cronista di turno, quello televisivo ieri sera, ma ogni giorno sulla carta stampata, quando è riportata la posizione dei partiti della sinistra, si aggiunge a “partiti della sinistra” anche il “radicale”.

 

Per Sinistra radicale ovviamente s’intende parlare di Rifondazione Comunista, dei Comunisti italiani e anche di “Sinistra, Ecologia e Libertà”.

 

Ci sarebbe da ridire già poiché veniamo accumulati come un unico soggetto, mentre per altri verdi, socialisti IdV ecc, la distinzione è necessaria per noi, si rafforza questo concetto inserendo un giudizio politico, che si traduce in la “sinistra radicale” e qualche volta anche la “sinistra antagonista” e perfino la “sinistra extraparlamentare”.

Penso che sia ora di dire basta.

Ne parlerò al coordinamento regionale, e chiederò al coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà, delle Marche, Edoardo Mentrasti, di intervenire in modo energico, affinché si tronchi questo stato di cose, che delegittima una forza politica come la nostra.

Perché aggiungere radicali, nel lessico giornalistico, se non si parla di Pannella e del partito radicale, significa semplicemente partito degli estremisti.

Così è concepita anche dalle persone che ascoltano o leggono i giornali.

Quando si è stato etichettato come “sinistra radicale”, significa, nella mente dei più, essere considerati degli estremisti, estremi, minoritari, emarginati.  Non significa essere risoluti, fermi, coerenti ma essere appunto extraparlamentari e non fuori dal parlamento.

 

Insomma io non sono più disposto a farmi mettere un’etichetta che non risponde alle realtà.

Questo giochino è stato iniziato da Berlusconi, quando etichettava tutta la sua opposizione genericamente come “Comunisti”, e quindi esseri cattivi, estremisti, sovietici, violenti contro ogni libertà, assassini etc. etc.

Il “gioco” è servito alla destra e purtroppo oggi serve anche ad altri che per molti motivi utilizzano lo stesso schema, cercando di delegittimare le scelte politiche con etichette che non corrispondono alle linee politiche espresse.

Questa etichetta ce la siamo sentita addosso anche noi, quando abbiamo dato vita a Sinistra Democratica, quella per intenderci di Mussi Fabio, Claudio Fava e Giovani Berlinguer.

Anche Sinistra Democratica è stata etichettata come radicale.

L’hanno fatto e lo stano facendo, solo per portare discredito alle nostre idee.

Ciò è accaduto anche quando abbiamo dato vita a “La sinistra l’arcobaleno” e accade oggi con “Sinistra, Ecologia e Libertà”.

E’ giunto il tempo di dire basta, ovviamente parlo per noi, gli altri possono e devono fare quello che vogliono. Se un giornalista riporta quando sostiene “ Sinistra, ecologia e libertà “, li deve iniziare e ì deve finire.

 

Dobbiamo dire basta, perché chi lo fa, giornalista o politico che sia, esercita una precisa posizione politica, che ci discrimina, ci vuole emarginare dal dibattito politico, vuol far credere ai cittadini che ascoltano o che leggono, che noi siamo estremisti, quindi da emarginare e da allontanare.

E’ una posizione politica, e dobbiamo reagire almeno noi di “Sinistra ecologia e libertà”, dobbiamo respingere con sdegno questa posizione e se necessario minacciare di adire le vie legali.

Lo dobbiamo dire con tutta la nostra forza ed essere decisi, senza tentennamenti. Dobbiamo farlo per la nostra stessa sopravvivenza. E lo dobbiamo fare ora.

Ora perché si sta parlando di programmi, di alleanze e di prospettive.

Le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale sono alle porte e questo è un momento delicato, e non può vederci incerti sulla strada da prendere.

E non dobbiamo cadere nelle provocazioni o nelle pressioni che stanno già esercitando su di noi. Siano che arrivino dal PD sia che arrivino da altri soggetti politici.

Chiarezza, fermezza e prospettiva politica.

 

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31.12.2009

Ci risiamo, quest’anno si chiude male.

 

Ucchielli come Veltroni, Spacca come Prodi e le Marche come L’Italia?

Sarà la destra a governare le Marche?

C’è chi sta facendo di tutto perché il centrosinistra  perda anche  le Marche.

Sembra che il passato  non ci insegni nulla, Ucchielli dovrebbe ricordarsi la fine che ha fatto la terza città delle Marche,  Fano e guardare anche alle ultime elezioni amministrative.

A leggere  i giornali gli ultimi giorni del 2009, si da per certo che la sinistra marchigiana non è utile, per vincere le prossime elezioni e il Presidente Spacca potrebbe farne a meno perché così vuole Palmiro Ucchielli.

Fuori, Sinistra ecologia e Libertà, fuori anche Rifondazione Comunista e il PDCI e dentro  l’Unione di Centro del Presidente  Casini. Così riportano i giornali di questi ultimi giorni dell’anno 2009.

Se guardiamo a che cosa sta accadendo ad Ancona e provincia ci accorgeremmo ad esempio che a mettere in discussione il centrosinistra non sia tanto la sinistra ma l’IdV, e che se qualche ripensamento ci dovrebbe essere è li che bisognerebbe guardare.

Ovviamente io non sono per escludere nessuno, anzi sono convinto che sia nelle Marche che per il Governo Nazionale sarebbe necessaria una grande alleanza per sconfiggere il centrodestra, ripristinare subito  le regole  elettorali che rispettino la Costituzione.

Ma Ucchielli sembra essere prigioniero delle sue vecchie radici e forse gli danno più fastidio  i ricordi che la politica attuale.

Meglio colpire il  passato, eliminare dalla memoria trascorsi comuni.

La proposta del segretario del PD   cancellano  di colpo cinque anni di buon governo, e tutto ciò che ha detto il Presidente Gin Mario Spacca girando questi ultimi mesi  per le Marche sul buon governo.

Il partito di maggioranza relativa, il Partito Democratico, per bocca del suo neo eletto segretario regionale, divide i buoni dai cattivi e ovviamente  i cattivi sono quelli di sinistra “cancellati dal popolo” ha detto.

 

Spero che sia colpa del Natale e delle feste, e che con l’anno nuovo si siano abbandonati desideri di corse solitarie, ma ci sono due questioni che emergono da questo episodio;

 

1) durante la campagne congressuale, i sostenitori di Bersani parlando con elettori di sinistra che provenivano dai DS, elogiavano la fine dell’andar da soli, la fine di una equidistanza tra lavoro e capitale,un nuovo rapporto con il sindacato, sulla necessità di un partito sempre più a sinistra, etc… si riconoscevano perfino gli errori commessi da Veltroni , e tanto furono convincenti che molti andarono anche a votare alle primarie con la speranza di un forte cambiamento.

Alcuni si iscrissero anche al PD per partecipare al congresso, con la speranza di un cambiamento. Dopo la elezioni a Bersani e l’uscita di  Rutelli aumentarono gli inviti ad entrare nel partito Democratico “ormai unico partito della sinistra” così lo definì un dirigente locale di Chiaravalle.

Non nego che molti degli argomenti posti da Bersani durante la campagna congressuale mi avevano fatto ben sperare ma era evidente che se  il partito con cambiava radicalmente, sarebbero rimaste mere proposte adatte solo per un uso da specchio per le allodole;

 

2) il Partito Democratico ha preparato le liste è questo sarebbe un bene. Dico sarebbe perché non si conoscono le alleanze, ne i programmi ma già si hanno i nomi di ci dovrebbe attuare i programmi e realizzare le alleanze.

Ma i candidati che sono già stati indicati che cosa dicono della posizione presa dal loro segretario?

Non voglio fare i nomi ma ci sono alcuni che vengono dalla sinistra dei Ds, e una domanda a questi vorrei rivolgerla,  che cosa diranno se la sinistra verrà cacciata dalla coalizione?

Rimarranno ugualmente in corsa per quel partito che può fare a meno della sinistra?

Varrà più un posto da consigliere regionale che la  propria storia?

 

conclusioni.

Resta la speranza che il Presidente Gian Mario Spacca sia coerente, e che dica a Palmiro Ucchielli di darsi una calmata, che qualche candidato  del PD si renda conto che vale di più la propria storia  di un posto in Regione, dicendolo al  suo segretario,  ma soprattutto vorrei che i consiglieri comunali, provinciali, sindaci e  assessori degli enti locali delle MARCHE, che si sentono di sinistra, di ESSERE PRONTI A DIRE CIAO - CIAO   ALLE ALLEANZE CON IL PD,  NEL CASO IN CUI QUESTO PARTITO SEGUISSE LA LINEA DEL LORO SEGRETARIO.

 

Ma questa è un’altra storia  e speriamo nell’anno nuovo.

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11.12.09 Ringrazio il compagno Alberto

 

Ringrazio il compagno Alberto  per il suo intervento in risposta al mio ultimo pezzo sulla questione della federazione che pubblico con piacere, purtroppo non ho potuto farlo prima perché un “pneumotorace dx spontaneo” mi ha inchiodato in un letto dell’ospedale di Jesi con il conseguente intervento chirurgico, ora sono in convalescenza e in attesa di altri accertamenti.

 

La volontà di respirare  c’era ma…. mancava l’aria, un po’ come a questa nostra sinistra italiana, che  di fatto c’è, è tanta, diffusa, ma è anche permalosa, irascibile, gelosa, rancorosa, diffidente, ecc. e sembra che gli manchi il fiato per raggiungere quell’obiettivo semplice che è  quello di avere una unica, anche se plurale, formazione politica della sinistra.

In questi giorni di  blackout  forzati del’informazione, senza tv, radio, computer, e cellulare  (la mia mente era occupata da altri pensieri più terra-terra o meglio aria-aria), ho avuto tre notizie, la prima che la manifestazione dei viola del NO B DAY era andata bene, la seconda che all’assemblea regionale della Sinistra c’erano stati dei problemi ma che si stava andando avanti, e la terza  notizia è stata la preoccupazione del Presidente della Repubblica per gli attacchi agli Organi di Garanzia previsti dalla Costituzione, fatti in un conteso europeo dal Presidente del Consiglio.

 

Questa notizia dovrebbe preoccuparci tutti, e mi ha ricordato  l’intervento angosciato di un dirigente di Sinistra Democratica un mese fa all’ultima direzione nazionale.

Diceva questo compagno “…..Dobbiamo essere pronti a reagire unitariamente e far fronte comune perché la risposta di Berlusconi potrebbe essere rabbiosa e far precipitare il livello di democrazia del nostro Paese con un attacco alla Carta Costituzionale.

L’attacco agli organi istituzionali e la chiamata diretta al popolo  ci riporta indietro di molti decenni e  deve farci riflettere ed abbandonare ogni forma di difesa della propria specificità politica.

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Per oggi mi fermo qui e allego l’intervento di Alberto Orioli.

 

Caro Claudio, cercherò di farla breve...

 

In senso collettivo non esistono mai obiettivi assoluti; fare un partito, come si diceva, unitario e plurale (ma se e` troppo difficile si potrebbe iniziare con "inclusivo"), potevamo considerarlo un obiettivo ma solo perché sembrava (e secondo me lo e`) un passaggio fondamentale per consentire a tutto il popolo della sinistra di "concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale" (come recita, e lo sai meglio di me, l'articolo 49 della costituzione; per altro l'unico, credo, in cui si usi la parola "partiti"). Quindi c'era uno scopo ancora "superiore" all'obiettivo fissato.

 

Poiche` i tuoi dubbi non riguardano lo scopo ma la validità delle opzioni partito o oppure federazione a me appare chiaro come essi possano essere fugati...

Molto "popolo della sinistra" sta alla larga dagli attuali partiti di sinistra (spesso anche quando c'e` da votare); non c'e` federazione che possa realisticamente coinvolgere chi non simpatizza per i partiti o i movimenti federati. (Se un potenziale militante della sinistra fosse attratto dal successo di "la Sinistra l'Arcobaleno" a Chiaravalle dovrebbe iscriversi ad uno dei partiti in cui non e` voluto precedentemente entrare oppure continuare a lasciar fare agli altri!)

Ma se anche non esistesse questo problema la federazione non sarebbe comunque in grado di rappresentare adeguatamente "maggioranze trasversali", che invece sono proprio quelle relative ad istanze sociali "di sinistra" maggiormente sentite. Voglio dire che all'interno dei singoli partiti vanno spesso in minoranza coloro che hanno una posizione meno "integralista", che anteporrebbero le istanze diffuse della sinistra a quelle del partito. Pare proprio esistere, considerando la sinistra tutta riguardo a temi comuni e diffusi, una "maggioranza inespressa" in quanto "spalmata" su troppi partiti, in ciascuno dei quali diventa minoranza rispetto ad istanze peculiari. La federazione, per sua natura, non mi pare proprio in grado di "curare questo male".

Per quanto riguarda, infine, il prenderla in considerazione come "tappa intermedia" devo dire che non essendo più tempo di "tappe intermedie" il problema non si pone.

 

Se invece il problema latente fosse che chiamiamo "tappa intermedia" qualunque compromesso finalizzato a massimizzare voti ad ogni appuntamento elettorale allora devo dire che bisogna smetterla di mischiare le cose...

Lecito e condivisibile cercare di massimizzare il consenso elettorale,

imperdonabile farlo a spese di un processo politico e storico di fondamentale importanza per il futuro della nostra società.

 

Comunque, per tornare alla tua "riflessione quotidiana", sto tranquillo...

Traspare che, nonostante la buona esperienza di Chiaravalle, ad una federazione su altra scala non ci credi tanto neanche tu... E` solo delusione per la brutta piega che ha preso la costituzione di quello che consideravamo dovesse essere un partito unitario... La provo anch'io ma non lo perdo di vista; magari dalla confusione nasce qualcosa di buono, soprattutto se saprà darsi delle regole realmente democratiche ed inclusive...

Qualcuno ha detto che sarebbe una sorpresa degna di un "regalo di Natale"... allora cominciamo a farci gli auguri!

 

Alberto Orioli

 

 

 

 

 

 

 

La federazione della sinistra e l’esperienza di Chiaravalle.

Il dibattito di questi anni sul come organizzare o riorganizzare la sinistra in Italia è stato attraversato da una serie di proposte: in particolare è stata avanzata in più occasioni quella della federazione.
La mia avversità, sin da quando eravamo iscritti e militanti dei Democratici di Sinistra, proveniva dalla preoccupazione che i soggetti politici federati avrebbero finito per farsi concorrenza più che lavorare per lo stesso obiettivo.
In questi giorni lo sfacelo delle varie liste elettorali, sinistra l’arcobaleno prima e sinistra libertà dopo, mi hanno fatto dire che forse quelle preoccupazioni erano eccessive e che, in mancanza di meglio, la federazione poteva essere una risposta utile.
Il problema resta l’obiettivo che ci vuole raggiungere: se è quello di un unico partito della sinistra e la federazione rimane una tappa intermedia sono disposto a tentare l’operazione. Diversamente, se la federazione resta l’obiettivo finale, sono contrario.
Oggi dopo 18 mesi di vita del gruppo consiliare della sinistra l’arcobaleno nel mio Comune possiamo verificare come ha lavorato una federazione.
Di fatto la lista per le amministrative di Chiaravalle era una federazione, costruita da soggetti politici come Sinistra Democratica, (movimento nato dalla mozione congressuale DS di Fabio Mussi e Giovani Berlinguer), Rifondazione Comunista, PDCI, verdi, alcuni movimenti locali e alcune adesioni individuali.
Dopo una straordinaria compagna elettorale e un ottimo successo, ( la lista ha raccolto il 24% dei voti espressi, mentre lo stesso simbolo, nello stesso giorno, alla Camera dei Deputati ha raccolto il 6%, ) il gruppo ha iniziato il suo lavoro con una forte spinta unitaria. Anche nell’ultima riunione svolta un mese fa i presenti hanno riconfermato quell’indirizzo.
Nelle varie iniziative pubbliche, dalla presentazione dei vari progetti alla rendicontazione del lavoro svolto, si è sempre riscontrato lo spirito unitario.
L’intesa tra i consiglieri e lo scambio di informazioni, oltre ad un ottimo collegamento con la città, hanno determinato una compattezza e una capacità politica riconosciuta dallo stesso consiglio comunale e dalla stessa Giunta nonché dai commenti di molti cittadini che ci avvinano e ci gratificano con incitamenti ad andare avanti.
Le proposte che avanziamo in Consiglio e nelle Commissioni sono sempre sorrette da momento di riflessioni collettive.
Il lavoro che svolgiamo non porta sempre al risultato; ovviamente un gruppo di minoranza questo se lo aspetta, sarebbe sciocco pensare che ogni nostra proposta venga assunta dalla maggioranza (anche se nel corso dei lavori dobbiamo sottolineare che poi la stessa maggioranza fa sue una serie di nostre proposte).
Quindi tutto bene? No.
Una forza politica deve avere la necessaria autonomia, ma è appunto il fine che determina poi un comportamento che potrebbe mettere in crisi questa linea di condotta unitaria.
Le linee guida per un gruppo consiliare nascono dal documento politico-amministrativo presentato agli elettori; questo dovrebbero valere anche per chi ha sottoscritto quel documento e che lo dovrebbe difendere.
Per dirla semplicemente, le questioni amministrative dovrebbero essere patrimonio comune e unitaria dovrebbe essere anche l’azione politica in riferimento alle scelte amministrative di quanti, partiti movimenti singoli personalità, hanno sottoscritto quel documento.
Per essere ancora più esplicito in consiglio comunale non ci dovrebbe essere il “mio consigliere di riferimento” magari perché è iscritto al “mio partito” o al “mio movimento”, ma i consiglieri della lista unitaria.
Questo vale per le questioni di carattere amministrativo. Nulla toglie che durante la discussione sulle questioni di politica generale ci sia un’autonomia individuale.
Le valutazioni che elaboriamo come gruppo ci portano sempre alla stessa conclusione: il gruppo è unico e risponde alla lista unitariamente; le idee personali diventano patrimonio collettivo e nessuno dice “io ho proposto” ma “il gruppo propone”.
Ne siamo convinti tutti e tre e spero che ne siano convinti anche gli altri perché la questione dell’avvicendamento nel lavoro del consiglio comunale è non solo possibile ma anche ( da me) auspicata ed anche in tempi brevi, e questo deve avvenire senza che si provochino sommovimenti.
Questo lavoro non dovrebbe essere minato da quanti pensano o possono pensare di avere il loro consigliere comunale.
Ecco che ritorna la questione della federazione.
Tradurre questa esperienza ad altri livelli, Regione e Parlamento, potrebbe essere interessante, ma se il fine non è costruire un soggetto politico unico si rischierebbe di provocare una continua concorrenza interna (inutile e infantile) che porterebbe in breve allo spappolamento della federazione stessa ed a rimetterci sarebbero le persone che pretendiamo di rappresentare, quelle che soffrono, quelle che hanno di meno, che cercano un lavoro, che hanno tanti problemi, che vogliono un riscatto sociale, quelle che non vogliono le guerre, vogliono l’acqua pubblica, una scuola per tutti …………....
E’ sempre la vecchia questione dell’egemonia che torna a galla.
L’esperienza di Chiaravalle è importante, e può insegnare molto anche fuori dai confini comunali.
Potrebbe servire anche a far cambiare idea a chi, come me, era contrario alla federazione, ovviamente a condizione che l’obbiettivo sia una forza politica unica e che prevalgano le idee sulle rendite di posizioni.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

 

Anche se le decisioni che prenderò........

Caro Gianni,

hai ragione il mio ultimo pezzo è confuso e rispecchia un po’ la situazione che stiamo vivendo. Cercherò di chiarire alcuni parti del mio ragionamento.

La mozione “a Sinistra per il socialismo europeo”al congresso del 20 aprile del 2007, raccolse un quarto degli iscritti dei Democratici di Sinistra.

Decidemmo di non entrare nel Partito Democratico e ci siamo posti l’obiettivo di unire tutte le forze alla sinistra del nascituro PD, per dare all’Italia un soggetto politico plurale capace di far pesare nella politica i problemi delle persone (dalla questione del lavoro a quella dell’ambiente, dei diritti…)

Era la prima volta che tutta la sinistra era al governo del Paese e questo poteva e doveva essere un momento fondamentale per la costruzione di un soggetto capace di incidere partendo proprio da quella maggioranza.

La mozione Mussi e parte della mozione Angius diedero vita all’assemblea del 5 maggio nello stesso anno.

Alla iniziativa parteciparono oltre agli iscritti  Ds  tanti che si erano allontanati dalla politica: erano presenti i segretari di tutti i partiti della sinistra, molte personalità della politica passata, molti sindacalisti, molti intellettuali molto popolo della sinistra diffusa.

Tutti ci chiesero di non fare un partito ma di lavorare per la costruzione di un soggetto nuovo, unitario, plurale.

Noi demmo vita al movimento Sinistra Democratica, forti di un gruppo parlamentare di 21 deputati e 10 senatori, oltre che di molti consiglieri regionali, provinciali e comunali. In due mesi costruimmo molti circoli e iniziammo ad essere presenti nel dibattito politico. Nel rinnovo di tre consigli comunali, tra cui Taranto,  la percentuale che prendemmo fu molto alta.

Un  segnale straordinario per noi ma un grande campanello dall’allarme per altri.

Alla luce di come sono andate le cose devo riconoscere che fu un errore, oggi ne sono convinto, avremmo dovuto fondare un partito.

Quella manifestazione fece paura al Partito Democratico, ormai consapevole del fatto che si sarebbe trovato alla sua sinistra e dentro il governo del Paese un soggetto unico, forte, capace di incidere veramente, ma soprattutto un soggetto  con una grande prospettiva.

Da qui nasce l’idea del PD, o almeno di una parte importante del PD, di mettere in crisi il Governo Prodi e inaugurare la politica dell’andare da soli di Walter Veltroni prendendo a pretesto alcune manifestazioni e alcuni momenti di tensione dentro la maggioranza e dentro il Paese.

In parlamento i gruppi della sinistra avevano iniziato un lavoro comune, come comune era il lavoro dei quattro ministri.

Se avessimo avuto più tempo, se il governo avesse continuato il suo lavoro, anche con le difficoltà che incontrava, forse oggi la storia sarebbe stata un’altra.

Si doveva stroncare quell’idea sul nascere, e la segreteria del PD provocò di fatto le elezioni anticipate mettendo tutta la politica in fibrillazione, mandando a casa Prodi, mettendo definitivamente in soffitta l’esperienza dell’Ulivo e del centrosinistra.

La soglia del 4% alla camera e dell’8% al senato,  la storia del voto utile,  non era per sbarrare il passo alla destra (si  sapeva perfettamente che Berlusconi avrebbe vinto), ma era solo in funzione di sprangare la strada alla nuova sinistra.

Questo è stato il vero motivo delle elezioni anticipate.

Qui nascono le prime defezioni dentro Sinistra Democratica, e molti che escono dal movimento  entrano nel PD (idea che avevano  combattuto),  e oggi si ritrovano deputati.

Iniziamo ad assistere alla fuga per sedersi in comodi posti offerti dal PD per indebolire la nascita del nuovo soggetto politico.

Sul versante a sinistra iniziò contemporaneamente un lavorio per demolire l’idea del nuovo soggetto.

L’arma usata è stata quella della identità, in particolare quella della identità comunista: non abbandonare la falce e il martello. Penso, in realtà, che la manifestazione del 5 maggio e i primi risultati delle elezioni amministrative (Taranto) avevano fortemente preoccupato chi doveva difendere  “vecchie rendite di potere”.

Non tutti,ovviamente,  molti ci credevano veramente e io li rispetto; ma, per inciso, nessuno chiedeva loro di abbandonare o peggio abiurare le loro idee.

Credo che facesse paura l’organizzazione  che avevamo noi di Sinistra Democratica, forti dell’esperienza fatta in tanti anni di militanza.

Ne avemmo consapevolezza, quel dicembre dello stesso anno, quando fondata la Sinistra l’arcobaleno ci trovammo di fronte a dichiarazioni, in particolare del PDCI e anche di una parte consistente di Rifondazione, che guardavano al futuro come soggetti singoli e che non  avevano nessuna intenzione di costruire una nuova sinistra.

Ricordo che lo stesso giorno della presentazione del nuovo simbolo, sulle pagine dei giornali apparve l’annuncio che il PDCI fondava un nuovo quotidiano e inaugurava la nuova sede nazionale.

Ma è stato durante la campagna elettorale che abbiamo toccato con mano che quella esperienza era già stata affossata. Sbagliammo il candidato, e sbagliammo il messaggio politico: molte contraddizioni, messaggi opposti, tanta confusione e un controllarci l’un l’altro guardando più al dopo che a quello che stavamo facendo.

Certo è che se il risultato fosse stato buono sarebbe stato difficile chiudere quell’esperienza, quindi per alcuni era meglio navigare a vista. Non  tutti si aspettavano che questo ci avrebbe portato a non raggiungere il quorum e ad essere sbattuti tutti fuori dal parlamento.

Ricordo in alcuni incontri a Roma tra i compagni di Sinistra democratica  lo smarrimento nel raccontare quanto accadeva in iniziative pubbliche, con dirigenti nazionali che invece di fare campagna elettorale cercavano di organizzarsi per il dopo, per i loro congressi di partito.

Lo scioglimento di sinistra l’arcobaleno è stato un grave errore; noi abbiamo sacrificato il nostro movimento.

L’attesa dei congressi fu un altro errore, e il tempo che perdemmo fece dirottare molti nostri aderenti  verso altri lidi, verso Di Pietro, che stava facendo una opposizione forte, verso il PD e verso l’astensione da ogni attività politica.

Certamente abbiamo seguito il compagno Claudio Fava nell’avventura di Sinistra e libertà, con la fiducia che forse non tutto era perduto e che quell’idea poteva ancora camminare. Guardavamo alle elezioni europee  con la speranza che quanto stava nascendo avrebbe salvato il progetto della costruzione del nuovo soggetto politico (dopo le fratture dentro rifondazione con una parte del PDCI, con la maggioranza dei verdi e con i socialisti che avevano aderito alla nuova lista elettorale).

Nelle elezioni amministrative svolte contemporaneamente alle europee abbiamo assistito alla nascita di molte liste locali frutto delle associazioni di sinistra che abbiamo contribuito a far nascere. Di fatto abbiamo sciolto sinistra democratica dentro questa nuova esperienza, che non è sinistra e libertà, anche se poi noi vorremmo continuare a chiamarla così se non altro per non perdere il simbolo.

La situazione attuale per me oggi è questa.

L’elezione  di Bersani a Segretario del PD sposta nell’immaginario collettivo il suo partito a sinistra. Questa idea è rafforzata da un lato dall’uscita di Rutelli e dall’altro  dalla messa ai margini di Veltroni e Fassino fautori della nascita del partito.

Un’altra cosa, invece, sarà la politica del PD (la non adesione alla manifestazione del 5 dicembre da questo punto di vista è sintomatica).

L’Italia dei Valori di Di Pietro soprattutto con l’innesto di diverse figure che derivano da Sinistra Democratica, e con un nuovo rapporto con rifondazione, sposta il suo baricentro politico a sinistra  con  una attenzione particolare al mondo del lavoro (sino ad oggi tenuto ai margini della loro attività politica).

Nascerà tra giorni  la federazione dei partiti comunisti.

Si rende autonomo e trasversale il partito dei verdi che, attraverso uno spostamento di delegati, ha vinto il congresso e sta espellendo tutti i dirigenti che volevano Sinistra e Libertà.

I socialisti riprendendosi l’autonomia pensano ad alcune aggregazioni già viste nel passato con i radicali e liberali; nel frattempo chiedono ospitalità al PD  per  eleggere qualche consigliere regionale nei prossimi mesi.

I Grillini scendono in campo presentandosi in tre regioni come prova per la costituzione di una nuova forza politica ancora in elaborazione che si basa sulla liberalizzazione delle  nuove tecnologie di comunicazione, per  le fonti energetiche pulite, contro il  potere del malaffare, della corruzione, della camorra, contro il potere dei partiti affaristici ecc. Forza politica  molto penetrante soprattutto tra le nuove generazioni e fra chi si è rotto dei vecchi schemi.

Altri partiti comunisti sono nati in questi mesi.

Poi c’è il nascente partito della sinistra  che dovrebbe iniziare il suo cammino il 19 dicembre con la fase costituente (o la fondazione del partito), frutto di quanto rimane di sinistra democratica, dei vendoliani, di una parte dei verdi, di soggetti che sono nati in questo periodo, movimenti nati nelle varie elezioni amministrative e alcuni movimenti storici della sinistra, il movimento dei blog.

 

La situazione economica nazionale e internazionale è disastrosa: mancanza di posti di lavoro, riduzione delle libertà individuali, dilagante fobia verso chiunque sia diverso,  leggi che annientano la scuola e la ricerca pubblica, tentativi di cambiare di fatto la Costituzione (per salvare il Premier dai processi), crisi ambientale,  questione alimentare,  privatizzazione dell’acqua,  libertà dell’informazione ecc.

Manca una vera riflessione collettiva e la conseguente risposta da dare alla crisi del capitalismo e alla necessità di guardare oltre.

Quando io sostengo che bisognerebbe ritornare allo spirito del 5 maggio è perché lì c’era lo spirito per creare un soggetto unitario e plurale.

Oggi resta la frammentazione e lo sbandamento del popolo della sinistra che si rifugia in porti sicuri come il PD senza esserne convinto, oppure nell’identità comunista  socialista o verde come scudo ad ogni critica, o nei movimenti giudicati necessari perché gli altri sono incapaci o  complici del malaffare e della mala-politica.

Chi parla oggi della socializzazione dei mezzi di produzione? I socialisti cento anni fa non sono nati per costruire un’alternativa al capitalismo? Si può svendere la storia  per un assessorato?

C’è un’altra questione: come difendiamo la nostra democrazia, come applichiamo la carta costituzionale?

Che cosa diceva a me in definitiva quel cinque maggio?  Diceva che bisogna trovare un tavolo lungo, per far sedere tutti i referenti, grandi e piccoli che fossero, costituiti in partito in movimenti o singoli; così si poteva trovare  la migliore e utile  risposta da dare,  si accantonavano storie,  divisioni passate, posizioni personali, incarichi pubblici  e ambizioni personali per dare vita ad un casa comune.

Era un sogno che poteva diventare realtà.

Non mi rassegno al mio piccolo orticello, magari soddisfo la mia voglia di avere un partito e un luogo dove  trovare nuovi compagni, ma è evidente che quel sogno almeno per ora resta chiuso nel cassetto di tante donne e uomini, lavoratori, disoccupati, non occupati, studenti, pensionati, di ogni colore, di ogni sesso -  cassetto che altri non hanno voluto aprire.

Caro Gianni, c’è qualche compagno che seguendo questo mio ragionamento pensa che io abbia abbandonato la voglia di lottare. Quando dico fermiamoci e riflettiamo non vuol dire che si deve abbandonare tutto. Penso che sia giusto riflettere sulle cause che ci hanno portato a questa situazione: solo riflettendo su quanto accaduto non compieremo altri errori. Mi sento parte in causa in quegli errori di valutazione che la dirigenza di Sinistra Democratica ha fatto (prima fra tutti quello di non aver fatto un partito il 5 maggio); anche se su alcuni passaggi ero contrario, nulla mi esime dalla responsabilità che ha tutto il quadro dirigente.

Altri prendano le redini, io cercherò di fare la mia piccola parte.

Si sbaglia chi pensa che io abbandonerò, io continuerò nel  mio impegno, come prima e più di prima, anche se resta l’amarezza di non aver concretizzato un sogno.

 

Anche se le decisioni che prenderò saranno incomprensibili a molti, puoi stare sicuro che io so  da quale parte della barricata stare.

 

In questi giorni guardo il lavoro politico e amministrativo che stanno facendo molti trentacinquenni e quarant’anni  e li ricordo giovani militanti del mio stesso partito.

Certamente non la pensano tutti  allo stesso modo, militano anche in formazioni diverse, hanno diversi orientamenti,  ma è evidente che le loro responsabilità di oggi provengono dal loro impegno di ieri.

 

Guardandoli da lontano, molti provengono dall’ARCI, altri dalla sinistra giovanile dei Ds. e, pur sapendo che avrebbero fatto la stessa strada anche senza il nostro contributo, devono farci sentire orgogliosi e devono farci dire che tutte quelle ore spese, quei sacrifici e quelle discussioni non sono state inutili.

Questa resta una bella speranza per il futuro.

P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

Quell’impegno al congresso dei DS

 

 

Sembra sia passato un secolo da quei tre giorni di aprile del 2007 a Firenze presso il Nelson Mandela Forum, eppure sono passati solo poco più di due anni e mezzo.

Trenta mesi in politica possono essere tanti ma nella storia italiana è una goccia d’acqua.

Ricordo quella sera quando la mozione Mussi al Congresso di Firenze si è riunita in una sala troppo piccola per contenere tutti i delegati.

Ricordo la sofferenza di Mussi nel proporre un percorso difficile ma inevitabile. Ricordo i visi delle compagne e dei compagni, seri, preoccupati, convinti che quello che si stava decidendo era gusto ma che creava in noi sofferenza e turbamento.

Decidemmo che Fabio doveva parlare per tutti noi e così è stato.

 “Noi ci fermiamo qui” disse Fabio al termine del suo intervento. L’applauso liberatorio. Gli auguri a entrambi e poi per noi il congresso era finito.

Quell’annuncio per la stragrande maggioranza dei delegati significava che non avremmo seguito l’indicazione di aderire al nuovo soggetto politico che stava nascendo, il partito democratico. Contemporaneamente Francesco Rutelli a Roma svolgeva il congresso della Margherita che andava nella stessa direzione.

Era anche l’annuncio che nasceva un altro soggetto, con l’ambizione di riunire tutta la sinistra.

Non saremmo entrati nel nuovo partito ma avremmo scelto un percorso diverso, molto ambizioso,più difficile,senza mezzi economici,  unire tutta la sinistra in un solo soggetto politico.

Il cinque maggio dello stesso anno nasce Sinistra Democratica. All’appuntamento ci sono tutti i leader dei partiti della sinistra, dai socialisti, ai verdi, ai diversi partiti comunisti, molti intellettuali, sindacalisti, dirigenti delle associazioni di massa.

Ci sono facce note alla politica, e alla storia antica della sinistra. C’è tanta gente comune, iscritti ai DS che hanno fatto tutta la storia dal PCI in poi. Ci sono tanti giovani che non hanno mai militato in nessun partito. Il teatro sembra piccolo per contenere tutti.

Sono convinto che sia stata quell’assemblea a far precipitare la scelta politica dell’andare da solo di Veltroni e far nascere qualche preoccupazione anche a sinistra.

Era necessario avere tempo sufficiente per consolidare quel messaggio di unità della sinistra. Era necessario tempo per riflettere sulla proposta politica da mettere in campo. Stavamo costruendo gruppi di consultazione comune nelle commissioni parlamentari, un’azione comune nel governo, si cercava un’intesa nei territori. Bisognava superare alcune diffidenze antiche. Avevamo bisogno di costruire quell’unità, avevamo bisogno di tempo.

C’era un solo modo per interrompere quella speranza, andare alle elezioni anticipate.

E così è stato.

Davanti alla scadenza elettorale si sono riprodotti e moltiplicati antichi steccati. I simboli, la storia di ciascuno, i privilegi personali di tanti sono diventati barriere insormontabili.

A dicembre dello stesso anno, a Roma, una due giorni per cerare le ragioni dello stare insieme e dare una risposta da sinistra, alla politica del PD che, di fatto, aveva creato le condizioni per la caduta del Governo Prodi. L’andare da soli aveva rotto una maggioranza, provocato una sicura vittoria della destra berlusconiana, e tagliato il tempo alla costruzione della sinistra.

Aver sacrificato l’esperienza del Governo Prodi per non lasciar il tempo necessario alla creazione di un nuovo soggetto politico è stato determinante.

A sinistra era iniziato un lavorio per demolire qualsiasi speranza di aggregazione.

Ci sono quelli preoccupati dal fatto che sinistra democratica possa attirare molti aderenti tra degli ex DS e chi si era allontanato dalla politica, mettendo in discussione antiche certezze.

Nasce l’esperienza sinistra l’arcobaleno, ma non si sono capite tre cose.

1)    Le elezioni politiche potevano servire a costruire le basi per un nuovo soggetto politico;

2)    Che non era necessario rinnegare la storia di nessuno;

3)    Che il voto utile da una parte e l’orgoglio di partito dall’altro erano mine contro la costruzione di un soggetto politico della sinistra.

 L’attesa dei congressi, le divisioni, gli egoismi personali e di casta, ha prodotto tutto quello che conosciamo. Oggi abbiamo Sinistra e Libertà che però sembra si sia arenata sulla questione socialista.

Il PD almeno nelle dichiarazioni vuole riprendere il ruolo di forza anche della sinistra, i comunisti si organizzano in federazione, i verdi si sentono trasversali ma stanno nel centro-sinistra, il partito Di Pietro sente che possono spostarsi a sinistra, anche grazie a innesti di personalità che provengono da sinistra democratica, i socialisti dicono di essere l’unico partito che da 100 anni sono di sinistra e la “sinistra” che volevamo unire è schiacciata e non parte.

La base elettorale vicina a Sinistra democratica in questi due anni a scelto tra il voto utile, gli arrabbiati di Di Pietro, il non voto.

Forte è la delusione di molti che hanno creduto nella possibilità di costruire un soggetto politico vero, libero.

In tutto questo il mondo del lavoro non ha nessuna rappresentanza politica vera ma soprattutto forte che possa essere punto di riferimento in una situazione economica devastante per le persone. Disoccupazione, cassa integrazione, ricerca di un lavoro, mutui, privatizzazione di beni fondamentali come l’acqua, crisi alimentare e aumento dei popoli in cerca di cibo, l’aumento dello sfruttamento degli uomini, guerre locali, in un mondo che sta per scoppiare per i cambiamenti climatici.

A due anni di distanza da quel 5 maggio sono sempre convito che l’idea era giusta. In questi due anni abbiamo cercato di dare una risposta, ma non ci siamo riusciti.

Ci hanno tolto il tempo di riflettere, di organizzarci, ci hanno costretto a pensare alle liste ai posti alle candidature, e noi ci siamo caduti, e ci siamo fatti del male da soli, non riuscendo a sconfiggere il vero male innestato dentro di noi in questi decenni che è il ragionare con l’IO e non con il NOI.

 

Forse aveva ragione Gianni Zagato, ci sarebbe bisogno di un nuovo cinque maggio.

 

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Scusate se parlo di me

 

Mi sono reso conto dal mio comportamento scontroso con alcuni compagni che questo lungo periodo per dar vita a un nuovo soggetto politico e ancora prima durante la nostra attività dentro i democratici di sinistra ha minato il mio comportamento.

Nessuno me l’ha chiesto ma sin da quando ho svolto il compito di organizzatore provinciale dei DS, mi sono fatto carico di una responsabilità che mi ha costretto a un eccessivo e logorante lavoro politico.

Non nego che l’eccezionale periodo da Parlamentare come le straordinarie cinquemila preferenze raccolte alle regionali di cinque anni fa e il 24% raccolto nelle ultime comunali, in qualche modo abbia aumentato questa mia responsabilità.

Soprattutto nei confronti di quei giovani che guardavano con interesse sia alla sinistra DS, sia oggi guardano alla nascita di un nuovo partito della sinistra era ed è rivolto il mio impegno.

Ho cercato di dare a questi giovani quanto io avevo ricevuto durante la militanza da giovane comunista. L’esempio di molte compagne e compagni è stato per me importante non solo per la crescita politica, ma soprattutto per il vivere da uomo libero dentro una comunità straordinaria.

Non nego che ci sono stati tanti momenti di amarezza, ma anche quei momenti, facevano parte della vita della comunità. Anche dentro un partito ben organizzato e ben radicato nella società c’erano donne e uomini che pensavano alla propria carriera, ma la maggioranza viveva quell’esperienza con totale disinteresse personale, donando tempo e denaro in assoluta buona fede.

Oggi che non c’è più quel partito, è più difficile, soprattutto per chi non ha seguito l’interesse personale.

Qualche giorno fa ne parlavo con un compagno che come me ha fatto l’esperienza da Parlamentare e che come me ha rinunciato alla sicura ricandidatura per seguire un sogno.

A differenza di me lui ha rinunciato anche al suo lavoro e sta cercando una sistemazione occupazionale per vivere una vita dignitosa.

Abbiamo rinunciato non solo a rifare i Parlamentari ma anche a ogni forma di confort, giusto o no che sia, che molti oggi hanno invece mantenuto.

Non siamo i soli, penso anche a qualche compagno che aveva una sua sistemazione lavorativa dentro i partiti della sinistra e che hanno scelto di cercarsi un altro lavoro pur di non rinunciare, in autonomia e in libertà, alla creazione di un nuovo partito della sinistra.

Cambiano la vita certe scelte, e mette a dura resistenza il morale di ognuno.

Ho cercato per quello che ho potuto di responsabilizzare tanti altri perché è sempre stata mia convinzione che solo con un lavoro collettivo si può raggiungere ottimi risultati.

Non sempre ci sono riuscito anche perché la società ci porta a scaricare su altri le proprie responsabilità.

Sarebbe importante se tutti s’impegnassero. Purtroppo oggi si guarda al particolare e se “quel particolare” non trova soddisfazione, si rinuncia a ogni responsabilità.  

Forse aveva ragione quel giovane compagno che mi ha detto “ largo ai giovani, tu hai fatto ed è ora che ti metti da una parte” c’è anche chi sostiene che io sia della “nomenclatura nazionale” ed anche in questo caso sarebbe bene visti fallimenti nazionali mettersi da parte. 

Nel primo caso è lo stesso giovane che era all’ARCI quando io da Presidente ho dato l’organizzazione in mano alle nuove generazioni mettendomi da parte (l’ho fatto per due volte in quindici anni) e i secondi sono gli stessi che mi hanno candidato alla direzione nazionale di sinistra democratica mentre io non volevo candidarmi.

Non è facile fare politica quando si ha una grande organizzazione, ma è difficilissimo quando non si ha nulla.

Mi ricordo Mario, un vecchio presidente di un circolo ARCI che era criticato con questa frase “ chissà perché lo fa? Facendo intendere che c’era un ritorno e lui rispondeva tranquillo, il posto è libero per chi si fa avanti. Non trovava, purtroppo, molti disposti a sacrificare ore libere, impegni famigliari, ferie e anche soldi.

Comunque e per fortuna di Mario ce ne sono tanti.

Nonostante le amarezze di questo periodo sono convinto che sia necessario andare avanti, c’è chi sta molto male, cassintegrati, disoccupati, in cerca di prima occupazione, sfrattati, immigrati, affamati, con mutui a carico. Dobbiamo farlo per loro, per i nostri figli e per noi stessi.

Con quale ruolo? Non importa, l’importante è esserci, rendersi utili, anche se ci sarà sempre chi pensa che lo fai per qualche motivo particolare.

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3.11.2009

Riflessione dopo l’intervento di Massimo Mezzetti coordinatore di Sd Emilia Romagna sul sito nazionale

  

Tra gli aderenti a Sinistra Democratica c’è in questi giorni una riflessione sulla situazione politica, sul ruolo della sinistra e sulla scelta che abbiamo compiuto dopo lo scioglimento de Democratici di Sinistra.

Si parte nella riflessione dal ruolo che abbiamo avuto in questi anni e in particolare da quell’ultimo congresso dei DS svoltosi a Firenze con la nostra posizione di non aderire al nascente Partito Democratico.

In verità bisognerebbe partire dal nostro ruolo dentro i DS, come componente di sinistra, e dalle nostre battaglie per far vivere un partito della sinistra.

Eravamo i primi a sostenere che molte cose dovevano cambiare dentro i Ds, ma che la direzione da prendere era un’altra da quella indicata dal segretario Piero Fassino. 

Bisognava guardare al mondo del lavoro, alla difesa dei diritti individuali, alla questione di emergenza ambientale, alla difesa della democrazia, ai movimenti che stavano attorno a noi, quello sulla scuola e sulla ricerca ed esempio.

Importante era la questione dello sviluppo, della difesa del suolo, della questione urbanistica delle nostre città, e della questione dell’emigrazione e della società che stava cambiando.

C’era una risposta che poteva essere data da “sinistra” sulla questione dell’emergenza criminalità e la necessità che la questione morale fosse al centro anche del nostro partito.

Discussioni animate e ampie sulla natura del partito stesso, sulla difficoltà di incidere nella società, sulla necessità di ricambi generazionali e di genere.

La nostra area raccoglieva estesi consensi dentro il partito ma soprattutto trovava interlocutori nella società.

Quel 5 maggio di poco più di due anni fa, sindacalisti, ambientalisti, professori universitari, militanti semplici, intellettuali, dirigenti dei partiti di sinistra, socialisti, comunisti, verdi, associazioni e movimenti vari riempirono quella sala a Roma, con un’idea forte, riunire la sinistra spezzettata da tanti anni di lotta fratricidi.

C’era entusiasmo, e c’era una via chiara. Una speranza che forse per la prima volta la sinistra non si divideva, ma si univa.

Decidemmo di non fare un partito, decidemmo di dar vita a un’associazione di sinistra che potesse avere con altri soggetti e con singole persone l’ambizione di un grande partito, popolare, di governo e di sinistra.

Nasceva Sinistra Democratica, con i suoi gruppi istituzionali, forte di ventidue parlamentari e di una diecina di senatori, mentre sul territorio aderivano molti consiglieri comunali, regionali e provinciali. Si aprirono sedi in tutta Italia, s’iniziava un percorso difficile ma possibile.

Partirono alcune campagne politiche, la più importante “precariato stanca”, e dai gruppi parlamentari si promuovevano iniziative, sull’Università e sulla ricerca, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla sicurezza, partiva anche il tesseramento. S’iniziò a girare l’Italia.

 

Il Pd elegge Veltroni segretario, e dopo poco la sua affermazione “andremo da soli” ricompatta la destra e porta alle dimissioni Prodi.

 

Malgrado sarà lo stesso Prodi che sosterrà questo, nella trasmissione televisiva di Fabio Fazio, le responsabilità furono addossate alla sinistra e anche a noi che, attraverso Mussi, cercavamo di creare coordinamenti tra i gruppi parlamentari e un’unità nell’azione di Governo di tutta la sinistra.

 

Il nostro progetto non è ancora pronto, e di fronte alle imminenti elezioni politiche, con lo sbarramento al 4% alla camera e l’otto al senato, iniziano le prime difficoltà.

Lavoriamo per una lista comune della sinistra, “la Sinistra l’Arcobaleno”, che porta dentro di noi molti malumori, sia per il candidato a premier, che per la composizione delle liste, oltre che per gli obiettivi non chiari sul futuro.

Nuovo soggetto politico e semplice cartello elettorale?

Quei due giorni 18/19 dicembre aveva aperto gli occhi a molti ma la speranza era più forte della realtà.

Iniziano ad andarsene alcuni dirigenti importanti, molti entrano nel PD e sono candidati e poi eletti in Parlamento. Altri non aderiscono per convinzione, perché non concordano con quello che sarà un cartello elettorale. Durante la campagna elettorale apparirà a tutti chiaro che c’era chi remava contro e che non voleva un nuovo soggetto politico, ma si fermavano alla loro identità storica.

Questo è percepito dall’elettorato e siamo fortemente penalizzati.

 

Siamo tutti fuori dal parlamento.

 

L’impegno dei nostri compagni di sinistra democratica resta alto, un sacrificio forte, leale all’idea di unità ma enormemente messo in discussione sin dal giorno dopo le elezioni. I partiti della sinistra preparano i loro congressi e decidono la morte di Sinistra l’Arcobaleno.

Il nostro lavoro, il nostro impegno e i nostri sacrifici vengono messi a dura prova. Che fare? Ridotti di forze e colpiti nel morale, si va avanti. Unire la sinistra. Si parte con i circoli che danno vita alla “sinistra per” . le nostre sedi con difficoltà continuano a essere aperte ma fanno fatica ad andare avanti. Si attende la conclusione dei congressi del PDCI e di Rifondazione comunista. Si aspetta sempre qualche cosa che si muove e si perde sempre molto tempo. Noi sul territorio sempre impegnati ma sempre di meno.

 Ci sono altri screzi, nazionali, si lavora in vista di un’altra scadenza, quella delle europee e di molte amministrazioni locali.

Con una parte di rifondazione comunista (mozione di Vendola), dei verdi di alcuni movimenti locali, che sono nati in particolare per le amministrative, si va verso una lista per le europee.  Si da vita alla Sinistra e Libertà

Rinasce la fiducia ma anche questa volta c’è chi non ci crede, questa volta sono dentro ai verdi e dei socialisti. Anche nelle nuove liste della sinistra nate per le amministrative, ci sono problemi, non vedono di buon occhio questo nuovo cartello elettorale. C’è una forte differenza tra il risultato nelle amministrative con quelle europee.

Ormai gli aderenti a sinistra democratica, quelli rimasti sono dentro il nuovo soggetto o dentro le liste locali della sinistra.

Continua, anche se con molti mal di pancia, la via dell’unità a sinistra.

Un mese fa Bagnoli, l’assemblea nazionale di Sinistra e libertà, che (democrazia a parte) mette qualche paletto, e rimanda a dicembre la costituzione della nuova formazione politica.

La costituzione di Sinistra e libertà vede l’uscita ufficiale del partito dei verdi, non di molti dirigenti che al contrario continuano il loro impegno unitario. Restano le indecisioni di molti socialisti che pensano a un nuovo cartello elettorale o al massimo di una federazione tra soggetti autonomi, anche in vista delle elezioni regionali.

Sembra essere ripiombati ai giorni del dopo sinistra l’arcobaleno.

In attesa dell’assemblea di Bagnoli avevo detto “ se non si esce con un’indicazione chiara, è giunto il momento del …. libera tutti” che significava semplicemente che ogn’uno avrebbe agito secondo la propria coscienza liberi da vincoli e scelte del passato.

Questa data del 18/19 dicembre resta ora, la data decisiva per verificare se i nostri sforzi e il nostro impegno per l’unità della sinistra e la creazione di un nuovo partito saranno serviti oppure se abbiamo fallito.

Se dovesse uscire un nuovo cartello elettorale, se dovesse vanificarsi tanto lavoro, allora si che dovremmo ripensare alla creazione di un nuovo cinque maggio.

Non guardare alle scadenze elettorali ma alla necessità che in Italia ci sia un soggetto politico capace di far fronte comune contro un allarme democrazia. La Carta Costituzionale è messa in discussione, c’è chi vuole scardinare le regole democratiche uscite dalla lotta della resistenza antifascista. C’è non più un pericolo di un nuovo cesarismo ma ormai la strada è stata imboccata.
P.S. Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a  info@claudiomaderloni.it, specificando se volete che pubblichi la vostra opinione.                              "commenti" 

 

 

 

Al Partigiano Wilfredo Caimmi

 

 Sabato  17 ottobre, a Tavarnelle, abbiamo accompagnato per l’ultima volta il compagno. Wilfredo Caimmi

Durante la Resistenza è stato Comandante partigiano e il suo nome di battaglia era Rolando.

Era, tra i partigiani che frequentavano la nostra casa venendo a trovare mio padre, il più schivo di tutti.

Ricordo Aldo Pelliccia, Romolo Baldassari, Umberto Giuliadori, Augusto Carelli, Maria Medici, Bianca. 

Grimani, al contrario degli altri con quella sua elegante ed enorme statura, era esuberante e sempre pronto al racconto, solo mio padre sapeva fermarlo, con uno sguardo, quando i racconti assumevano toni elevati e un po’ romanzati, ma soprattutto quando certi particolari non andavano detti.

Wilfredo no, lui di quel periodo non parlava mai, fino al suo arresto per le armi rinvenute nella sua abitazione. Lui non raccontava nulla.

Solo dopo il suo arresto iniziò a dire qualche cosa, e a raccontare la sua storia e quella di tanti altri ragazzi come lui.

Ha scritto dei libri bellissimi, aveva una mente brillante. Ovviamente io sono legato a quel “Ottavo chilometro”. Mi hanno affascinato anche i racconti dei contrabbandieri e la come narrava la vita delle persone alla periferia di Ancona.

Wilfredo era uomo gentile e schivo, era sempre presente ma con una riservatezza tale che non si notava la sua persona.

Ho molti ricordi, soprattutto dopo la pubblicazione di “Ottavo chilometro” ma nella mia memoria rimane impresso un momento particolare;

 

Wilfredo era stato arrestato, e richiuso nel carcere di Montacuto.

Dopo diversi giorni di carcere abbiamo saputo che doveva essere trasferito in tribunale ad Ancona.

Con Augusto Burattini siamo andati in tribunale per cercare di vederlo.

Volevamo trasmettergli coraggio e fargli sentire che non era solo.

Eravamo appostati nel corridoio al secondo piano, quando si è aperta la porta dell’ascensore ed è uscito Wilfredo.

Era ammanettato e scortato.

La camminata era lenta, il viso affaticato ma sereno.

Quando ci ha visto, ha abbozzato un sorriso e con il capo ci ha detto che tutto andava bene.  Fece un leggero gesto con la mano per non farsi notare (secondo le regole della clandestinità), poi ha riportato il viso verso il basso mantenendo quel sorriso sornione, e sempre lentamente si è allontanato entrando in una porta.

Vederlo ammanettato, è stato tremendo ma il suo sguardo ci aveva rassicurato.

Wilfredo sentiva di non essere solo e questo era importante per fargli superare quel momento terrificante e per fargli affrontare non in solitudine quella brutta esperienza;

Quella sua camminata lenta mi ricordava i tanti racconti che gli altri partigiani facevano quando erano scorati dalla polizia politica, ed erano tradotti nei tribunali e nei carceri fascisti.

Ho vissuto in quel momento le sofferenze di quei familiari, amici e compagni che guardavano portare via una persona cara.

Ti prende lo sconforto perché si è Impossibilitati a intervenire, e la rabbia sale perché vorresti strapparlo alla sua scorta, per tenerlo con te.

 In quei pochi istanti  ho vissuto la tristezza e l’amarezza di mia madre quando mio padre veniva  arrestato e portato in carcere.

La fierezza, la tranquillità dei giusti, che Wilfredo ci mandava con quel suo sguardo, era la stessa che i partigiani trasmettevano ai lori compagni e alle loro famiglie. Erano loro che attraverso lo sguardo o con semplici gesti tranquillizzavano gli altri.

Wilfredo Caimmi ci ha lasciato ma vivrà con ciò che ci ha piantato nei nostri cuori e nelle nostri menti, con i suoi gesti, il suo coraggio, la sua fedeltà a un ideale di giustizia, con la sua intelligenza, con le sue curiosità e la sua umanità.

Ciao Rolando.

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13.10.2009
A dicembre il congresso per sinistra e libertà

La proposta del compagno Claudio Fava di accelerare, con un congresso a dicembre e quindi prima delle elezioni regionali, la costituzione del Partito de la sinistra e libertà, mi trova molto concorde.

Era comprensivo attendere la scelta sia dei Verdi sia del Partito Socialista che chiedevano un loro passaggio congressuale prima di andare alla costruzione del nuovo soggetto.

In fin dei conti noi di Sinistra Democratica abbiamo aspettato il congresso di Rifondazione Comunista prima, e quello del PDCI poi.
Solo dopo quei congressi e dopo alcuni mesi si è dato vita alla sinistra Libertà, passando con la costruzione di molti circoli della Sinistra senza aggettivi.

Il congresso dei Verdi si è concluso con la maggioranza (anche se di pochi voti) che ha escluso con il proprio documento l’adesione a Sinistra e Libertà, e, la Direzione Socialista, senza attendere il Congresso ha deciso che per quanto li riguardava, si poteva fare solo una Federazione, e anzi che questa doveva vedere coinvolti anche altri soggetti come i repubblicani europei ecc per dar vita all’alleanza dei riformisti, cancellando, di fatto, quanto deciso a Bagnoli.

Avevamo collaborato bene nella campagna elettorale per le europee con i compagni socialisti, e anche negli incontri si era registrata una voglia di guardare al futuro e non alle vecchie dispute.
Anche con molti della Federazione del Verdi si era lavorato bene.

Ovviamente non tutti erano per andare spediti alla costituzione del nuovo soggetto politico, in molti è forte ancora la scelta della identità, della propria storia, del proprio passato.
C’era discussione costruttiva, ma era anche evidente che chi aveva scelto la propria autonomia non sarebbe mai entrato in un nuovo soggetto politico.

Costruire un partito, aderirci, deve essere una scelta convinta, altrimenti si rischia di ritrovarsi tra persone che creano turbamento a loro stessi e anche agli altri.

Noi che quel 5 maggio 2007 potendo andare alla costituzione del nostro partito di sinistra democratica in un momento di espansione e con una forte radicalità sul territorio, forti della nostra mozione congressuale, con un’ampia rappresentanza parlamentare, ci siamo fermati, non volevamo costruire una casa comune della sinistra da soli, volevamo costruirla tutti insiemi. Io sono tra quelli che hanno avuto rimpianto per non essere andati avanti in quella direzione ma oggi dopo l’esperienza della sinistra e libertà vedo la possibilità concreta di dar vita a un partito della sinistra.
Abbiamo pagato cara quest’attesa, guardando compagne e compagni prendere altre strade e alcuni di loro ritirarsi nella propria, quella privata. Non mi sento di giudicare nessuno, spero solo che la costruzione del nuovo partito possa dare anche a loro la forza di ricominciare.

Spero anche che chi si è fermato, chi ha indugiato, chi si è rifugiato nel proprio terreno, chi si è adagiato, chi non è rimasto soddisfatto delle elezioni amministrative o quelle europee, possa ora prendere coraggio, perché la vera scommessa inizia ora, ed io li invito a riprendere in mano le sorti di questo nuovo soggetto politico.

E’ tutto da costruire, tutto da inventare, utilizzando esperienze passate ma anche essere pronti a nuovi modi di fare politica. Per questo è indispensabile rompere gli indugi, sapendo che non sarà una passeggiata, che ci saranno ancora momenti di frizione, d’incomprensione.
So che l’abbiamo già detto, e so che ogni volta abbiamo ripetuto che questo è il momento giusto, so anche che molti come me ci hanno creduto e poi sono stati delusi.

Quando vado alle riunioni, non guardo più le persone per il loro passato, ma cerco di capire che cosa vogliono costruire per il futuro e questo mi aiuta, spero che gli altri facciano allo stesso modo perché solo così si potrà dare il meglio senza ogni volta recriminare sul passato.

La crisi economica, sta producendo danni enormi, colpisce gli animi, aumentano le depressioni, lo stato d’incertezza crea insicurezza nelle famiglie, rompe i rapporti, incrina la speranza del futuro. Le nuove generazioni si mettono in movimento, alla ricerca di un lavoro, di una speranza.
Si sente la mancanza di una forte idealità che guardi al futuro, che sia presente nei momenti di lotta nei posti di lavoro, nella scuola, nell’Università, nei quartieri, nelle città.
Si sente la necessità di uno strumento che difenda la Costituzione.

Il quadro politico in Italia è in forte movimento, auguri al PD per il suo congresso, che spesso critico e forse continuerò a farlo, ma sono convinto che sarà indispensabile lavorarci.
Auguri ai compagni comunisti che spero possano unirsi definitivamente e guardare anche alla nostra esperienza, perché anche loro sono essenziali se vogliamo cambiare la politica economica e ridare fiducia agli italiani.

Proprio in questo momento che per me è di grande speranza, che guardo, anche oltre a ciò che stiamo costruendo, e resto nella convinzione che solo se la sinistra si unirà potrà essere determinante.
Un ultimo pensiero ai compagni “del nazionale” quelli che non si sono arresi, che hanno continuato imperterriti ad andare avanti, continuate, non è stato facile e in molti casi vi siete presi i rimproveri di tutti noi, sappiate che comunque vada vi ringraziamo per il vostro lavoro e per il vostro impegno.

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FARE PRESTO, FARE BENE
di Claudio Fava
Dom, 11/10/2009 - 17:39
Sovvertendo le previsioni, il Congresso dei Verdi ha scelto un segretario e un percorso politico incompatibili con il progetto di Sinistra e Libertà. Che accade adesso? Nulla. O meglio, tutto: nel senso che il nostro progetto da domani va avanti con più urgenza e con più responsabilità.
Si va avanti per rendere Sinistra e Libertà un soggetto finalmente e definitivamente autonomo dagli altrui eventi congressuali.
Si va avanti continuando a considerare, con Grazia Francescato e con gli altri amici del vecchio gruppo dirigente dei Verdi, il profilo ambientalista come un tratto essenziale di questo nostro progetto, scegliendo di mantenere la decisione assunta a Napoli di aggiungere il termine “ecologia” al nostro logo.
Si va avanti in un processo che si deve dare modalità, appuntamenti e procedure più spedite e più motivate. Decidendo di battezzare in modo definitivo Sinistra e Libertà con un congresso prima delle prossime elezioni regionali.
Si va avanti lanciando, come già deciso, il nostro tesseramento domenica 18 ottobre, in una giornata che vorremo anche consacrare a una mobilitazione nazionale promossa da Sinistra e Libertà in difesa della Costituzione in tutte le piazze delle provincie italiane.
Si va avanti scegliendo che sia prioritaria, in questo processo, la politica:
e dunque diventa centrale l’appuntamento di dicembre con i nostri Stati Generali. Alla discussione sulle forme della nostra organizzazione va affiancata subito una elaborazione e una proposta politica su questo tempo e su questo paese. Il gruppo di lavoro nazionale che si costituirà nei prossimi giorni, dopo le assemblee regionali, non dovrà essere il luogo in cui sommare le eredità culturali di ciascuno ma l’occasione per un nostro punto di vista originale, utile e consapevole sulla politica e sull’Italia.
Se Sinistra e Libertà non è mai stata la somma di alcuni, fragili partiti, è questo il momento in cui bisogna dimostrarlo. Non con le dichiarazioni di principio ma con i fatti della politica. Assumendo ciò che è accaduto a Fiuggi sabato scorso come una sollecitazione ad andare avanti: presto e bene. Senza voltarsi più indietro.

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06.10.09

Le assenze alla Camera dei Deputati un fatto deplorevole

 

Dal resoconto della Camera dei Deputati si evince che durante il voto sull’incostituzionalità al decreto Tremonti sul nuovo scudo fiscale, erano assenti ben sessantanove Deputati dell’opposizione. 59 del PD, otto dell’UDC, due dell’IDV.

Io condivido quanto ha detto Dario Franceschini in merito a questo decreto; un premio agli evasori e che rischia di aprire le porte anche al rientro di capitali della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale.

Ricordo che l’opposizione al governo Prodi non ha mai lasciato un più che piccolo spiraglio, per tutta la legislatura sin dal primo giorno, non ha mai mollato, anche con atti, al limite dell’antidemocratico per un luogo come la camera dei Deputati. E dovremmo ricordarlo tutti, atti al limite dello squadrismo come quello di andare a occupare gli scranni dei Ministri o quello goliardico di nascondersi nei corridoi per poi uscire tutti insiemi.

Le tecniche di opposizioni sono tante e ovviamente tutte dovrebbero stare dentro le regole democratiche ma è evidente che il primo impegno del parlamentare è di essere presente, sempre e comunque, ma soprattutto in momenti dove anche un voto è importante e decisivo come in questo caso.

Due sono i momenti che non si possono transigere sulla presenza, il voto di fiducia e l’atto d’incostituzionalità di un provvedimento soprattutto per l’opposizione.

A maggior ragione se le motivazioni sono quelle espresse da Franceschini.

Non importa chi, e per quale ragione non erano presenti, solo per malattia o motivi gravi è ammessa l’assenza che dovrebbe essere giustificata al gruppo. Più si ha responsabilità di direzione politica più si ha l’obbligo di essere presenti in certe situazioni.

Ricordo che nella passata legislatura alcuni Senatori sono andati in aula anche in condizioni di salute non brillante, tanto era importante esserci e votare. Sicuramente sarà arrivato l’invito della presenza “senza eccezione alcuna” che significa, essere presenti ad ogni costo.

Il risultato della votazione è stato:

Presenti: 485

Votanti: 482

Astenuti: 3

Maggioranza. 242

Favorevoli: 215 (all’incostituzionalità)

Contrari: 267

Non ci sono giustificazioni.

Il fattaccio si è ripetuto pochi giorni dopo, questa volta sul voto generale. Anche in questa circostanza le assenze sono state determinanti per non bocciare il provvedimento.

Perché è accaduto? Difficile dirlo, o forse è troppo facile. Questa volta sembra che i Big ci fossero.

Abbiamo tutti nei ricordi la Professoressa Senatrice Montalcini, che non curante degli attacchi incivili, della destra, fiera del suo ruolo non è mancata a una sola votazione al Senato.

 

Oggi ci sarà la sentenza sul Lodo Alfano. È arrivata la sentenza  definitiva dopo 18 anni e  la Fininvest dovrà rimborsare al De Benedetti la cifra di € 750.000.000. C’è stata anche la manifestazione per la libertà d’informazione.

Certo che anche il voto favorevole sull’emendamento d’incostituzionalità o il voto contrario sull’atto finale avrebbe aiutato a far capire che questa maggioranza può anche non reggere.

Quindi non ci sono scusanti per nessun Deputato che abbia preferito andare da un’altra parte  anziché stare al suo posto in Parlamento,  e rimanere inchiodato alle sue responsabilità.

 

In verità anche le forze politiche non presenti in Parlamento avrebbero dovuto su questo decreto sforzarsi di più.  Penso a noi della sinistra, sinistra tutta, che avremmo dovuto essere presenti nelle piazze, a protestare contro questo nuovo e più arrogante condono di truffatori.

In primo luogo a difesa degli onesti che pagano le tasse, dei lavoratori o gli imprenditori che contribuiscono correttamente alle magre casse dello Stato, in secondo perché queste sono battaglie da fare e non da delegare e il fatto di on stare in Parlamento non è una giustificazione.

P.S.       A proposito del congresso del Pd ho letto sul “Fatto quotidiano” una nota del Senatore Nerozzi che dichiarando il voto per Franceschini lo motivava sulla necessità di ritornare allo spirito che aveva dato vita alla costituzione del Partito Democratico.  La domanda che mi sono fatto e che voglio rivolgervi è: ma perché lui ha partecipato alla nascita del PD? O non era quello che io ho conosciuto nelle riunioni della sinistra democratica nata dai DS che non hanno aderito al PD o è un caso di omonimia.

Se è un caso di  omonimia, me ne scuso, altrimenti mi piacerebbe capire perché pensa sia giusto ritornare allo spirito che ha animato la nascita del PD che lui non c’era?.

Non vorrei dar l’impressione che per non parlare dei problemi della sinistra m’intrufoli nelle discussioni congressuali di altri, ma è una curiosità come un’altra. Senza malizia. Anche perché io penso che chi ha sciolto i DS dovrebbe sostenere Franceschini, ma la politica in questo momento è molto annebbiata e i problemi a sinistra ce ne sono così tanti che non si riesce a capire da dove partire. 

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1 ottobre 2009

 

GRUPPO CONSILIARE

LA SINISTRA L’ARCOBALENO

DI CHIARAVALLE

 

29 settembre 2009  consiglio comunale di Chiaravalle

 

È stato un consiglio comunale durante il quale il nostro gruppo ha evidenziato molti aspetti della vita amministrativa ed è intervenuto anche su argomenti nazionali.

 

 

Da regolamento i consigli si aprono con le comunicazioni del Sindaco: noi francamente ci aspettavamo una nota sulla questione Fiera- quadrilatero- manifattura. La nostra delusione è stata forte anche perché negli ultimi venti giorni i giornali hanno riportato molti interventi di amministratori comunali, provinciali e regionali in merito; se ne era parlato anche alla festa del PD. Invece nulla di tutto ciò, non è stato riferito neanche quanto sostenuto dal Sindaco nelle riunioni ufficiali o dagli assessori negli incontri con gli altri Enti.

Peccato presenteremo altre interrogazioni in merito.

 

L’altra questione che fortemente ci ha deluso è stata la risposta alla nostra interrogazione in merito a quanto accaduto nell’ultima commissione urbanistica (vedi precedente articolo). Noi ponevamo all’attenzione del Sindaco e del Presidente del Consiglio un fatto che ritenevamo grave, lesivo dell’autonomia della commissione; la risposta dell’assessore era improntata esclusivamente sull’aspetto tecnico. I punti all’o.d.g. sono stati ritirati e torneranno in discussione nella commissione urbanistica; è evidente che la questione da noi posta aveva un fondamento reale. Non avevamo dubbi! La nostra protesta era supportata da fatti concreti e dalle testimonianze sia dei consiglieri comunali sia dai tecnici del Comune. Non potendo smentire i fatti si è ripiegato sulla mia protesta, giudicandola soft, in quanto in commissione avevo fatto registrare che la mia assenza era dovuta al fatto che era in corso un’altra riunione. La prossima volta dovrò dare un pugno sul tavolo, occupare la sala riunioni… non so che cosa altro fare.

Forse tra i presenti alla riunione qualche dubbio doveva pur nascere ma, ammessa la buona fede di tanti componenti della commissione, restano tre fatti:

Il Presidente della commissione era perfettamente a conoscenza della decisione presa e tutti sapevano che la conferenza dei capigruppo era in corso;

Il Sindaco, il Presidente del consiglio, un Assessore e un altro capogruppo erano stati da me informati su quanto stava accadendo.

Le due sale  riunioni sono distanti 60 metri e sarebbe stato facile per il presidente della commissione accertarsi se la riunione era terminata, per il Sindaco recarsi presso l’altra sala e verificare se io avevo riferito correttamente la situazione.

La nostra interrogazione chiedeva semplicemente se:

Erano stati presi provvedimenti in merito;

Quali azioni intendevano intraprendere per garantire il rispetto delle decisioni assunte.

Dobbiamo costatare che la risposta non c’è stata e che nessuno intende far nulla. Il fatto resta, e peserà nei rapporti in commissione fin quanto la maggioranza non prenderà provvedimenti.

 

Un altro punto importante è stata la discussione sulla decisione da parte dell’Amministrazione comunale di partire con la sperimentazione del nuovo orario degli uffici. Gli uffici sono chiusi il sabato e restano aperti nei pomeriggi di martedì e il giovedì fino alle 18.Anche su questa vicenda abbiamo dovuto rilevare le incongruenze della maggioranza e nello specifico della Giunta. L’assessore competente, intervenuto alla conferenza dei capigruppo per illustrare il progetto, chiede ai capigruppo di opposizione di contribuire con suggerimenti durante la fase della sperimentazione. Alla richiesta noi abbiamo risposto che, stando alle premesse, sarebbe stato difficile un rapporto di collaborazione: non solo non eravamo stati coinvolti nel progetto, ma quanto accaduto ci aveva esortato a presentare un’interrogazione.

La giunta in data 7 agosto aveva deciso la sperimentazione, in data 21 agosto con una lettera l’assessore ci informava che “in tempi brevi” ci avrebbe informato attraverso una conferenza dei capigruppo, il 27 agosto la Giunta deliberava definitivamente, il 17 settembre era convocata la conferenza dei capigruppo e il 21 settembre partiva la sperimentazione. Schiaffo alle opposizioni a parte, la Giunta non era coerente neanche con quanto loro stessi avevano deciso.

La questione poi dei rapporti con i dipendenti richiederebbe una riflessione apposita poiché una Giunta convoca l’assemblea del personale e non la delegazione trattante di parte sindacale. Per risposta l’assemblea del personale decide di non andare all’incontro e di inviare solo la rappresentanza sindacale.  Eppure in quella Giunta ci sono membri che hanno anni e anni di militanza sindacale: almeno in rispetto delle lotte fatte in tanti anni per ottenere le varie rappresentanze dei lavoratori, questa giunta avrebbe dovuto riflettere meglio.

Nella delibera è indicato di dare ampia diffusione della decisione assunta attraverso volantini, manifesti, giornalino, sito web del comune. Perché tutto questo non è fatto? Eppure in altre circostanze, come con l’avvio dei lavori della rotatoria in via Verdi, membri della Giunta avevano fatto volantinaggio al mercato, e non era neanche stato deciso in Giunta.

Sul sito  web del Comune è stato inserito solo a sperimentazione avviata e solo dopo che noi avevamo fatto rilevare, giovedì 17 settembre, che neanche quello strumento era stato utilizzato.

I cittadini che sabato 21 settembre sono andati negli uffici del Comune, per un certificato o per altre ragioni e magari hanno spostato impegni personali o preso permessi di lavoro non avevano il diritto di conoscere prima piuttosto che davanti al portone chiuso?

Ed anche, perché le ragioni della decisione, senza far ricadere le responsabilità sul personale come si dice in giro per Chiaravalle, non sono state esposte ai cittadini? La nuova articolazione dell’orario porterà a un risparmio? Occorre omologarsi alle altre amministrazioni?

Per i tanti perché avanzati, poche e non sempre chiare sono state le risposte.

Si poteva dare il via alla sperimentazione dopo una consultazione, dopo aver discusso con i cittadini, dopo essersi guardati attorno per capire che cosa stava accadendo in quelle amministrazioni che avevano già avviato da tempo questa articolazione di orario e che oggi stanno riflettendo con i lavoratori stessi cercando strade che possono venir incontro alle esigenze dei cittadini rispettando anche le esigenze dei lavoratori.

Un contributo all’amministrazione lo daremo, ma aprendo un dialogo con i cittadini come abbiamo fatto all’iniziativa nel quartiere della Grancetta dove abbiamo proposto un comitato cittadino per intervenire nella discussione.

 

 

Con una nostra mozione abbiamo aperto un capitolo importante, darsi una Carta Etica: la nostra proposta di costituire un comitato, senza costi, composto anche di non consiglieri comunali, è stata approvata all’unanimità. Questa commissione dovrà presentare entro tre mesi un documento (o più documenti) al Consiglio Comunale che ne discuterà in una sessione straordinaria.

 

Abbiamo riproposto la questione del Difensore Civico, anche alla luce di notizie che ci sono giunte da parte di alcuni cittadini che avevano sollevato il problema. Resta la questione fondamentale: il nostro Statuto prevede la figura del Difensore Civico, quindi o si arriva alla sua elezione, magari in collaborazione con altri Comuni o, se si pensa che non sia utile ai cittadini, si cambia lo Statuto.

 

Riaperta la questione dei pullman il sabato sera per i ragazzi, che collega la nostra città con un altro comune importante come Senigallia. La nostra richiesta era stata sopportata da una raccolta di 600 firme in solo quindici giorni. In consiglio abbiamo chiesto aggiornamenti e anche in questo caso le risposte non ci hanno convinto. Riprenderemo la questione chiedendo ai chiaravallesi di sostenerci in questa campagna.

 

Abbiamo aperto un dibattito sulla libertà d’informazione nel nostro Paese, dopo le tante vicende che hanno caratterizzato la vita politica italiana. Il proposito era di far discutere sulla libertà di stampa e di indire un’iniziativa pubblica coinvolgendo giornalisti e addetti all’informazione. È stata accolta la nostra richiesta di aderire alla Manifestazione del 3 ottobre a Roma “DIRITTO DI SAPERE - DOVERE DI INFORMARE” indetta dalla Federazione nazionale della Stampa, dall’associazione articolo 21, manifestazione alla quale hanno aderito tanti intellettuali e cittadini sensibili al ruolo che esercita una stampa libera per la democrazia in Italia.

 

 Come prevede la normativa (art. 193 – DLgs. 267/2000), in Consiglio è stato votato l’atto che attesta l’equilibrio di bilancio finanziario del Comune, preceduto dalla consueta delibera di variazione fittizia, quasi un gioco di prestigio, atta a far quadrare i conti; anche qui, i nostri interventi in materia sono stati  puntuali  e precisi, in linea con quanto abbiamo detto nelle commissioni competenti, in particolare sulla questione della discarica, con introiti che verranno a mancare e spese di bonifica da affrontare e per le quali nessuno ha mai pensato di accantonare risorse e con l’unica ricetta, proposta dall’amministrazione, consistente nell’aumento delle tariffe dei servizi alla cittadinanza e riduzione delle agevolazioni, in base al modello ISEE, concesse alle fasce di popolazione a basso reddito; “complimenti, che bella soluzione”. Abbiamo anche criticato i tempi troppi stretti per la discussione in commissione, con i soliti ritardi nella consegna dei documenti e l’ impossibilità di una programmazione più accorta. Sul bilancio, ovviamente, abbiamo votato contro perché non potevamo fare altrimenti.

 

 

Abbiamo portato un contributo importante anche sugli altri argomenti: quello della necessità della memoria negata, in riferimento alla seconda guerra mondiale, posta dal consigliere De Angelis e quello di andare verso una sostanziale riduzione dell’utilizzo della plastica causa sostanziale d’inquinamento posto dal consigliere Favi.

Su questo ultimo abbiamo avanzato proposte che dovrebbero aprire una discussione più ampia, perché la questione è complessa: è vero che le buste di plastica sono un problema serio, ma sarà necessario creare le condizioni perché le aziende possano riconvertire la produzione e sarebbe utile un intervento dello Stato della Regione dell’imprenditoria dei sindacati e delle tante associazioni per salvaguardare i posti di lavoro.

Abbiamo anche sostenuto che il buon esempio dovrebbe venire proprio dall’amministrazione comunale.

 

Conclusioni.

E’ stato un consiglio comunale importante, anche per capire la direzione di marcia di questa maggioranza. 

Dalle risposte ottenute non possiamo che dedurre la chiusura da parte della maggioranza resta totale.

Vogliamo sottolineare lo sforzo positivo e di ricerca del dialogo di qualche assessore il quale, però, al momento delle decisioni arretrano,e si allineano, rimanendo ancorati alla salvaguardia degli equilibri politici interni della stessa maggioranza.

 

Sarebbe importante e urgente un cambio di marcia, ma è evidente che non si vuole o non si può fare altrimenti.

Per questo continueremo la nostra battaglia in consiglio e tra i cittadini.

 

Il commento di un compagno “generoso” è stato “ peccato che i cittadini non seguono altrimenti capirebbero il fondamentale ruolo che svolgete in consiglio comunale”.  Grazie Gianni.

 

 

 

On, Claudio Maderloni    

Lorenzo Gobbi

Giacomo De Santis

 

 

 

 

 

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