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Riflessioni
quotidiane di
Claudio Maderloni
Ancona, 10 Febbraio 2010
Ente Parco del Conero
Hanno fatto bene il Presidente
dell’Ente Parco
Giacchetti, l’assessore Marco Amagliani e i tecnici
intervenuti alla conferenza stampa nel rallegrarsi
per l’approvazione definitiva della variante al
Piano del Parco del Conero, uno strumento
straordinario per tutto il territorio.
Non sono mai intervenuto sulle
scelte che sono state fatte in questi anni perché è
giusto che chi ha la responsabilità non deve
sopportare le “lagnanze degli ex presidenti” ma deve
essere libero di decidere in armonia e in coscienza
propria.
Mi spiace dover rilevare che
nella conferenza stampa non è stato ricordato
l’impegno profuso dalla Giunta e dal Consiglio del
Consorzio del Parco, senza il quale sarebbe stato difficile arrivare
all’attuale approvazione.
Come da verbale n. 29 del
Consiglio, erano le ventitré e trenta del 29
settembre del 2006 quando il Consiglio Direttivo del
Consorzio Parco del Conero adottava la variante
generale al Piano del Parco con sedici voti
favorevoli, due contrari mentre due consiglieri
uscirono dall’aula e non parteciparono né alla
discussione né al voto perché proprietari di aree
interessate dalla variante.
Quel voto arrivò dopo tante
riunioni del direttivo, diverse assemblee pubbliche,
incontri con le Giunte e Sindaci dei quattro comuni
del parco, con altri enti, con l’Università, le
associazioni di categorie, oltre ad interminabili
incontri con i tecnici.
Nella speranza che non sia presa
come una polemica nei confronti dell’attuale Ente,
vorrei rilevare che si sarebbe dimostrato
sensibilità e saggezza se nell’occasione della
conferenza stampa di ieri, si fossero ringraziati i
membri della Giunta e del Consiglio dell’ex
Consorzio Parco del Conero, oltre a ringraziare
anche l’allora Direttore, i tecnici e tutti i
dipendenti che con il loro impegno crearono le
condizioni per fornire uno strumento importante in
difesa dell’ambiente.
On.
Claudio Maderloni
Ex
Presidente del
Consorzio
Parco del Conero
Ancona lì, 10 febbraio 2010
10.02.2010
Peccato.
Ucchielli
sarà ricordato a lungo.
Domenica mi sono trovato in
un’assemblea che mi ha ricordato tante riunioni del
passato che speravo non accadessero più.
In questi anni avevamo
abbandonato i musi lunghi, e il guardarsi in
cagnesco.
Era da prima che la Silvana Amati
diventasse segretaria, e la mozione congressuale di
sinistra, fondamentale per la sua elezione, che non
assistevo a riunioni del genere.
A
dire la verità è già da qualche tempo che si va
avanti così, da più di un anno.
Anzi dopo la sconfitta della
Sinistra l’’Arcobaleno, e il rincorrere la voglia di
un partito che ci ha fatto perdere la testa.
Quello che c’è oggi è evidente,
non è quello che molti di noi non volevamo.
Purtroppo il Partito democratico
per bocca degli stessi dirigenti è ancora peggio di
quanto noi avevamo descritto, tanto che alcuni tra i
fondatori se ne sono andati dando vita addirittura
ad altre forze politiche, altri dicono che dopo le
regionali si dovrà mettere mano al partito perché
così non si va da nessuna parte (tre giorni fa
Chiamparino Sindaco di Torino).
Tornando a domenica che cosa mi
ha infastidito? La voglia di non arrivare ad
un’indicazione unitaria, meglio rompere e
determinare maggioranze e minoranze e quindi
riproporre vecchi schemi. A parole ovviamente era
tutta un’altra musica e noi eravamo quelli ……”
vecchi”, “superati”, “collaboratori del vecchio
regime democristiano”, “succubi del PD”, con la
voglia di “entrare per un misero posticino”.
Ecco
le accuse di alcuni durante la discussione.
Che cosa abbiamo sbagliato caro
Fabio (Mussi)? E quanta strada deve fare Bartali.
C’erano due documenti, uno
chiedeva sostanzialmente di tornare al tavolo ed
eliminare veti, l’altro che si doveva demandare alla
direzione regionale la possibilità di sondare con i
partiti che restavano fuori e cioè con la
federazione dei Comunisti le condizioni per creare
una lista alternativa a Spacca. Il candidato è
quello che ormai circola da tanto tempo ed è Rossi
ex Presidente della Provincia di Ascoli.
Ad un certo punto della
discussione c’è stata la proposta, provocatoria, di
unire i due documenti, che diventando uno
significava: chiediamo il tavolo per non dire che
abbiamo rotto noi, ma ci prepariamo a scendere in
campo con un nostro candidato alternativo già da
oggi.
La nostra richiesta di votare per
parti separate è stata respinta, cosa che non si fa
mai, in nessun consesso pubblico, consigli comunali,
provinciali, regionali e neanche al Parlamento,
viene respinta la richiesta di voto separato,
neanche si vota una richiesta come quella del “voto
separato”.
Forse pensando di agire
democraticamente si è negato il voto separato.
La motivazione per il voto
separato è stata fatta da Valerio Calzolaio e
diceva: votiamo i documenti separati, perché il
primo votiamo a favore e sull’altro possiamo
astenerci. Il risultato sarebbe stato all’unanimità
il primo documento e senza voti contrari il secondo.
Ma ci si doveva contare e non
importava se si schiacciava una norma democratica.
A proposito di veti.
Ormai da giorni c’è l’appello a
Rossi Presidente e quindi penso che la strada sia
già stata presa, a meno che non ci sia una rivolta
degli iscritti alla direzione di oggi del PD che
rimettano in discussione il tutto.
Se non accadrà oggi che il
Presidente Spacca intervenga direttamente, non ci
saranno altre possibilità che andare alla
competizione elettorale per il rinnovo del consiglio
regionale con il candidato Rossi a Presidente della
Regione candidato della lista dei Comunisti e
Pendolini.
Leggiamo su facebook di assessori
di Rifondazione comunista che elogiano questa
possibilità, ritenendo che con questo PD, che ha
scelto i veti e vuole governare con l’UDC, non si
può fare altro.
Penso che questa mattina alcuni
di loro, invieranno le dimissioni, visto che ad
esempio in Provincia di Ancona si governa proprio
con quel PD e forse così faranno anche altri
assessori del PDCI.
Fuori
da tutte le
giunte e da tutte le maggioranze, dato che con il PD
non è possibile governare.
Potete
metterci la mano nel fuoco, lasceranno non solo
incarichi istituzionali ma anche incarichi negli
enti di secondo e terzo grado.
Sicuro.
Mi dispiace ho perso la
battaglia, quella di convincere sinistra ecologia e
libertà ad agire dentro il PD, tra i compagni che lì
dentro la pensano in modo diverso dal loro
Segretario.
Questa proposta è stata letta
come un tentativo di entrare nel PD, e anche se, chi
lo ha detto non ci crede, perché sa che non è così,
tanto è bastato per indignare chi non mi conosce e
mettergli una pulce nell’orecchio. Vecchio sistema
del denigrare, costa poco ed è efficace per gettare
cacca su tutti.
Sono logiche che abbiamo
combattuto per tanto tempo e che purtroppo oggi ci
ritroviamo.
Che fare? OGGI NULLA ATTENDIAMO
il tavolo che si riunisce aspettiamo che si consumi
l’ultimo atto, poi domani ci sarà la direzione
regionale di SEL che deciderà.
A Domani.
Caro Gian
Mario,
Molti di noi hanno contribuito, con la propria
azione politica quotidiana e secondo la propria
responsabilità e capacità a difendere il
comportamento di questa maggioranza politica che ha
governato la Regione Marche.
Qradrilatero a parte, potrei elencarti molti
momenti in cui il lavoro svolto ha aiutato il buon
governo della regione.
Ci siamo ritrovati nelle battaglie per il
trasporto pubblico e o durante le calamità naturali,
con la bomba d’acqua a stazione d’Osimo, come
l’impegno per inserire in finanziaria, risorse per
il post terremoto, nel cercare risorse per la nostra
economia regionale come nella difesa del lavoro ecc.
Mi stupisce, che oggi, per un calcolo che in un
passato recente non ha pagato, riportando al governo
nazionale del paese Berlusconi e facendo fallire
l’esperienza di Prodi, si tenti di buttare a mare
un’esperienza di questi quindici anni.
Partire da quanto fatto non è deprecabile,
altrimenti avrebbero ragione chi sostiene che si
debba parlare di fallimento con la logica
conseguenza della necessità di un cambio a partire
dal suo vertice, Presidente, Vice, Giunta ecc.
I tanti manifesti e le iniziative intraprese
soprattutto in questi ultimi mesi facevano ben
sperare e cioè che si riproponesse la validità di
questa maggioranza.
Io sono favorevole ad
allargamenti della coalizione anche in
considerazione
di un panorama nazionale,
ma è evidente che non si può prescindere dai
programmi e contro logiche discriminatorie.
Mi stupisce ad esempio la posizione presa dall’On.
Massimo Vannucci che nel Corriere adriatico
di qualche giorno fa parla delle alleanze senza
minimamente porre una sola questione sui programmi.
Mi stupisce perché l’ho conosciuto in
parlamento e il suo impegno sulla questione
programmatica è sempre stato fondamentale.
Alcuni aspetti basilari, come la
gestione pubblica della salute, della scuola,
dell’acqua, devono trovare spazio nella discussione
tra le forze politiche, non solo per affermare il
ruolo pubblico ma nel migliorare ad esempio con
riferimento alla sanità la battaglia contro le
lunghe liste
d’attesa deve essere prioritaria.
Gli impegni,
per aumentare le fonti energetiche rinnovabili e il
risparmio energetico, la salvaguardia del
territorio, l’autonomia degli enti locali ecc. deve
continuare a essere al centro dell’agendo politica,
come la questione del lavoro, della lotta al
precariato, del reddito sociale devono essere
centrali nell’agire dell’amministrazione regionale.
Altro obiettivo resta quello di Gestire meno e
legiferare di più.
Il grande dibattito di questi giorni offusca la
voglia di mantenere un buon governo alla Regione, e
non aiuta a creare quelle condizioni di rispetto tra
forze politiche, oggettivamente diverse tra loro,
necessario e propedeutico per un buon lavoro
collegiale.
Ho avuto modo di richiamare attraverso
un’intervista alla stampa, il ruolo importante di
quanti nel passato hanno avuto un ruolo importante
nella sinistra dei Ds, partito che nella sua
maggioranza è confluito nel PD, e che oggi sono
candidati a ruolo di Consiglieri Regionali.
Ho richiamato questi compagni perché penso che
possano contribuire a ripristinare un dialogo che si
è offuscato e che ha fatto prelevare forme di
discriminazioni.
Cari compagni,
domenica mattina, sinistra
ecologia e libertà oltre ad inserire “con Vendola”
nel suo simbolo dovranno decidere che fare.
Non sarà semplice, perché ci hanno schiacciato
tra il rifiutare una pregiudiziale contro un simbolo
che pure è stato accettato in altri luoghi dallo
stesso UDC e rinunciare a una nostra autonomia.
Purtroppo tutto nasce quando si è volutamente
liquidata Sinistra L’arcobaleno e voluto annaffiare
la storia e l’identità propria dalla falce e
martello e dalla convinzione dei “Passeri con i
Passeri” che voleva dire i comunisti con i comunisti
e basta.
In quell’occasione si sono prese strade diverse,
ed io sono rispettoso di entrambi, anche perché non
ho mai rinnegato il mio essere stato militante
comunista, anche se penso che sia necessario partire
dalle radici per guardare avanti.
Lavorerò e mi impegnerò perché la sinistra stia
tutta da una parte. Come ho fatto per le comunali a
Chiaravalle, con il simbolo Sinistra l’Arcobaleno,
tutti dentro o tutti fuori, ma lì c’era un progetto
che faceva sperare in una formazione politica unica
della sinistra, oggi quel sogno è stato accantonato
e da molti anche definitivamente rifiutato.
Vedremo domenica come si
orienterà il nostro giovane movimento politico.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
24.01.2010
Cara Laura,
risponde al vero quanto hai
sentito.
C’è la mia disponibilità ad entrare nella lista di
SINISTRA,ECOLOGIA E LIBERTA’: le compagne e i
compagni di Chiaravalle mi hanno chiesto di essere
disponibile per la lista alle regionali di marzo ed
io ho detto di si.
Ho
anche precisato che sarebbe bene che la lista fosse
composta da donne e uomini, che oltre ad essere
competenti, siano conosciuti e
che abbiano svolto o svolgano incarichi
pubblichi.
Abbiamo sindaci, consiglieri
regionali, assessori e consiglieri provinciali,
consiglieri comunali, ex deputati, ex assessori
regionali, ex dirigenti di partiti (militanti e
dirigenti che vanno dai Democratici di sinistra a
Rifondazione Comunista, ai Verdi, ai socialisti, ai
movimenti).
Il nostro simbolo non è
conosciuto e, per farlo conoscere,
dobbiamo fare un’operazione inversa
partendo da chi ha aderito e da chi sostiene
Sinistra,ecologia e libertà, per identificare il
simbolo.
Purtroppo nel simbolo manca un
segno di riconoscimento, come hanno altri partiti,
che sia il nome del fondatore, una bandiera, un
colore ecc. noi abbiamo tre parole, e se non ci
mettiamo la nostra faccia sarà difficile la sua
identificazione.
Anche quando veniamo definiti
vendoliani non è chiaro chi siamo, il termine è
riduttivo,
non appare infatti la storia di chi proviene
da altre esperienze, di quelli che come noi hanno
seguito Fabio Mussi e Giovanni Berlinguer e non sono
entrati nel PD fondando sinistra democratica, o di
chi è stato dirigente e rappresentante dei Verdi, di
chi non ha seguito il PDCI nella sua battaglia
solitaria di identità, o di chi proviene dai
movimenti cresciuti in
questi ultimi anni. Ci sono anche molti che
non hanno nessuna esperienza politica, ma che sono
un punto di riferimento nei posti di lavoro, nei
quartieri nelle associazioni, questi non hanno un
simbolo da esporre ma solo la propria faccia.
Comunque in questi giorni si
stanno delineando non solo le candidature ma anche
le alleanze.
E’ evidente che le questioni sono
collegate.
Io sono convinto che
Gian Mario Spacca può continuare a svolgere
il compito di Presidente della Regione; è evidente
che si dovrebbe partire da ciò che abbiamo
realizzato in questi 15 anni.
Comunque
una cosa è allargare la maggioranza, altra è
una nuova coalizione.
Non sono contrario ad un
allargamento,
perché ciò significa partire da una base già
esistente, mentre una “nuova coalizione”significa
azzerare tutto.
Le pretese dell’UDC, che è stata
all’opposizione fino ad oggi e che in molte Province
e Comuni delle Marche governa o si è presentato in
alleanza con la destra, non sono accettabili se
vogliono condizionare la maggioranza con temi che
cozzano con quanto fatto sin qui.
Quello che mi stupisce è il PD.
Perché dovrebbe rimettere in discussione quanto
fatto sino ad oggi?
Al contrario, il partito
democratico che ha espresso il Presidente, il Vice,
tre quarti della Giunta, che ha le maggiori
responsabilità, dovrebbe essere il soggetto che più
tiene al lavoro svolto, altrimenti ha ragione chi
dice che è necessario cambiare perché si è governato
male.
Possibile che bisogna sacrificare
ad esempio l’impegno di tutta la coalizione per
mantenere
la sanità pubblica,
solo per far
contenti quelli dell’UDC?
Certo anch’io ho contestato il
metodo “quadrilatero”, e penso che su questo aspetto
la Giunta
regionale
abbia sbagliato (soprattutto nella parte
della cattura di valore e nel tagliere l’autonomia
decisionale e finanziaria degli enti locali), ma mi
guardo bene dal dire che per quell’aspetto
debbo cancellare il mio impegno sulla sanità,
sul lavoro, sulla cultura, sullo sviluppo,
sull’energia rinnovabile, sui parchi ecc.
Io credo che alla fine prevarrà
l’idea di allargare una coalizione già sperimentata.
Per questo è necessario
attrezzarci sin da ora per avere un gran successo
alle elezioni per il rinnovo del consiglio
regionale.
Queste elezioni sono troppo
importanti, per il futuro della Regione Marche, per
il quadro politico nazionale, per la sinistra per
restarne fuori.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
15/01/2010
Chi và e chi viene
Chi va e
chi viene, chi organizza le liste per le regionali e
chi si inventa formule politiche nuove.
C’è un gran lavorio attorno alle elezioni per il
rinnovo del consiglio regionale.
A leggere i giornali in questi giorni viene il
mal di testa.
La disinvoltura del passaggio di
uomini e donne da un fronte politico ad un altro, è
così semplice che meraviglia
e lascia tutti a bocca aperta.
Mi ricordo quanta sorpresa suscitò alla Direzione
Regionale dei Democratici di Sinistra, la
candidatura di Stefano Aguzzi alla carica di Sindaco
di Fano, in alternativa alla sinistra. Fano, terza
città delle Marche, nella provincia di Pesaro
Urbino, la più “rossa provincia ” della Regione,
dove il PCI e poi il PDS e ancora il Ds avevano una
forza enorme. Aguzzi vinse e diventò Sindaco.
Il partito di Pesaro ha sempre usato il suo
enorme peso politico, per contare nelle istituzioni
pubbliche, nella regione Marche, ed era anche
importante per avere propri deputati e senatori.
Esercitava un peso politico nel sindacato, nelle
associazioni di categorie, nel partito sia regionale
che nazionale.
Questa forza la mettevano a disposizioni per
alleanze con altre Federazioni provinciali delle
Marche, determinare una linea, indicare nomi e
percorsi politici.
Quasi sempre erano contro la federazione di
Ancona, eternamente divisa, e spesso gli accordi
venivano fatti con pezzi del partito Anconetano,
contro l’altro pezzo di partito anconetano.
Ad Ancona emergeva sempre l’anima anarchica e
individualista.
I partiti sono cambiati e purtroppo si è persa la
parte più importante quella dello studio, della
gavetta nelle sezioni, quello della partecipazione.
Oggi c’è la delega alla persona.
Oggi è tutto una questione di nomi.
Abbiamo sancito, grazie alla discesa in campo di
Berlusconi che ci sono solo i partiti del capo o del
fondatore.
L’Italia dei valori è di Di
Pietro, come l’Unione di Centro (UdC) è il partito
di Casini.
Abbiamo sancito che le primarie servono ad
indicare il nome del candidato e di conseguenza il
suo programma che, di fatto, diventa il programma
del partito, della coalizione.
Quando quel candidato diventerà Sindaco,
Presidente della provincia o Presidente della
Regione diventerà lui l’istituzione e i partiti con
le loro rituali liturgie democratiche, dei
congressi, spariranno dalla circolazione e
diventeranno ferri inutili che saranno riutilizzati
solo quando un’altra elezione sarà alla porta.
I candidati si dovevano trovare dopo che i
Partiti hanno indicato il programma, la coalizione,
e non prima. E’ giusta la ricerca, anche con le
primarie, per individuare il miglior candidato che
possa gestire al meglio quel programma e coordinare
la coalizione ma dopo che si è deciso che cosa si
vuol fare.
Ci vorrà molto tempo per riportare la politica ad
una gestione collettiva, e nel frattempo vedremo i
tanti Galeazzi ex sindaci dar vita a nuovi partiti
personali.
Anche Lusetti ha lasciato il PD,
ultimo in termine di tempo ma la lista è lunga, e si
aspetta solo le candidature alle regionali, se va
avanti così il Pd muore per morte naturale. Che
peccato.
Che strano questo partito, non sa decidere chi
candidare nel Lazio, nelle Puglie, in Calabria, in
Umbria, e qui nelle Marche che ha trovato un accordo
sin dall’inizio con la coalizione che ha governato
fino ad oggi, gli viene in mente di far saltare
tutto.
Io penso che la posizione di
Palmiro Ucchielli non sia tanto contro la sinistra,
ma forse vuole ridimensionare proprio il Presidente
Gian Mario Spacca.
Vorrei sbagliarmi ma ho molti dubbi.
Spero che Spacca vada avanti con tutta la
coalizione, certo deve stare attento perché se è
vero che tutti quelli contro Berlusconi possono
stare dalla stessa parte, non è così quando si
dovranno fare scelte per i cittadini marchigiani.
Penso alla privatizzazione dell’acqua, o al nucleare
solo per fare due esempi.
Ci sono donne e uomini che fino a ieri ti
sparavano contro e oggi che non trovano uno spazio
dall’altra parte della barricata chiedono di
entrare. Di questi c’è poco da fidarsi.
Purtroppo il terremoto politico
in Italia non è terminato. Gli assestamenti sono in
corso e potrebbero prevedere altre sorprese.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
12/01/2010
Basta con questa sinistra radicale.
Con
riferimento alla discussione sulle elezioni
regionali, ancora una volta il cronista di turno,
quello televisivo ieri sera, ma ogni giorno sulla
carta stampata, quando è riportata la posizione dei
partiti della sinistra, si aggiunge a “partiti della
sinistra” anche il “radicale”.
Per Sinistra
radicale ovviamente s’intende parlare di
Rifondazione Comunista, dei Comunisti italiani e
anche di “Sinistra, Ecologia e Libertà”.
Ci sarebbe
da ridire già poiché veniamo accumulati come un
unico soggetto, mentre per altri verdi, socialisti
IdV ecc, la distinzione è necessaria per noi, si
rafforza questo concetto inserendo un giudizio
politico, che si traduce in la “sinistra radicale” e
qualche volta anche la “sinistra antagonista” e
perfino la “sinistra extraparlamentare”.
Penso che
sia ora di dire basta.
Ne parlerò
al coordinamento regionale, e chiederò al
coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà, delle
Marche, Edoardo Mentrasti, di intervenire in modo
energico, affinché si tronchi questo stato di cose,
che delegittima una forza politica come la nostra.
Perché
aggiungere radicali, nel lessico giornalistico, se
non si parla di Pannella e del partito radicale,
significa semplicemente partito degli estremisti.
Così è
concepita anche dalle persone che ascoltano o
leggono i giornali.
Quando si è
stato etichettato come “sinistra radicale”,
significa, nella mente dei più, essere considerati
degli estremisti, estremi, minoritari, emarginati.
Non significa essere risoluti, fermi, coerenti ma
essere appunto extraparlamentari e non fuori dal
parlamento.
Insomma io
non sono più disposto a farmi mettere un’etichetta
che non risponde alle realtà.
Questo
giochino è stato iniziato da Berlusconi, quando
etichettava tutta la sua opposizione genericamente
come “Comunisti”, e quindi esseri cattivi,
estremisti, sovietici, violenti contro ogni libertà,
assassini etc. etc.
Il “gioco” è
servito alla destra e purtroppo oggi serve anche ad
altri che per molti motivi utilizzano lo stesso
schema, cercando di delegittimare le scelte
politiche con etichette che non corrispondono alle
linee politiche espresse.
Questa
etichetta ce la siamo sentita addosso anche noi,
quando abbiamo dato vita a Sinistra Democratica,
quella per intenderci di Mussi Fabio, Claudio Fava e
Giovani Berlinguer.
Anche
Sinistra Democratica è stata etichettata come
radicale.
L’hanno
fatto e lo stano facendo, solo per portare
discredito alle nostre idee.
Ciò è
accaduto anche quando abbiamo dato vita a “La
sinistra l’arcobaleno” e accade oggi con “Sinistra,
Ecologia e Libertà”.
E’ giunto il
tempo di dire basta, ovviamente parlo per noi, gli
altri possono e devono fare quello che vogliono. Se
un giornalista riporta quando sostiene “ Sinistra,
ecologia e libertà “, li deve iniziare e ì deve
finire.
Dobbiamo
dire basta, perché chi lo fa, giornalista o politico
che sia, esercita una precisa posizione politica,
che ci discrimina, ci vuole emarginare dal dibattito
politico, vuol far credere ai cittadini che
ascoltano o che leggono, che noi siamo estremisti,
quindi da emarginare e da allontanare.
E’ una
posizione politica, e dobbiamo reagire almeno noi di
“Sinistra ecologia e libertà”, dobbiamo respingere
con sdegno questa posizione e se necessario
minacciare di adire le vie legali.
Lo dobbiamo
dire con tutta la nostra forza ed essere decisi,
senza tentennamenti. Dobbiamo farlo per la nostra
stessa sopravvivenza. E lo dobbiamo fare ora.
Ora perché
si sta parlando di programmi, di alleanze e di
prospettive.
Le elezioni
per il rinnovo del consiglio regionale sono alle
porte e questo è un momento delicato, e non può
vederci incerti sulla strada da prendere.
E non
dobbiamo cadere nelle provocazioni o nelle pressioni
che stanno già esercitando su di noi. Siano che
arrivino dal PD sia che arrivino da altri soggetti
politici.
Chiarezza,
fermezza e prospettiva politica.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
31.12.2009
Ci
risiamo, quest’anno si chiude male.
Ucchielli
come Veltroni, Spacca come Prodi e le Marche come
L’Italia?
Sarà la
destra a governare le Marche?
C’è chi sta
facendo di tutto perché il centrosinistra perda
anche le Marche.
Sembra che
il passato non ci insegni nulla, Ucchielli dovrebbe
ricordarsi la fine che ha fatto la terza città delle
Marche, Fano e guardare anche alle ultime elezioni
amministrative.
A leggere i
giornali gli ultimi giorni del 2009, si da per certo
che la sinistra marchigiana non è utile, per vincere
le prossime elezioni e il Presidente Spacca potrebbe
farne a meno perché così vuole Palmiro Ucchielli.
Fuori,
Sinistra ecologia e Libertà, fuori anche
Rifondazione Comunista e il PDCI e dentro l’Unione
di Centro del Presidente Casini. Così riportano i
giornali di questi ultimi giorni dell’anno 2009.
Se guardiamo
a che cosa sta accadendo ad Ancona e provincia ci
accorgeremmo ad esempio che a mettere in discussione
il centrosinistra non sia tanto la sinistra ma l’IdV,
e che se qualche ripensamento ci dovrebbe essere è
li che bisognerebbe guardare.
Ovviamente
io non sono per escludere nessuno, anzi sono
convinto che sia nelle Marche che per il Governo
Nazionale sarebbe necessaria una grande alleanza per
sconfiggere il centrodestra, ripristinare subito le
regole elettorali che rispettino la Costituzione.
Ma Ucchielli
sembra essere prigioniero delle sue vecchie radici e
forse gli danno più fastidio i ricordi che la
politica attuale.
Meglio
colpire il passato, eliminare dalla memoria
trascorsi comuni.
La proposta
del segretario del PD cancellano di colpo cinque
anni di buon governo, e tutto ciò che ha detto il
Presidente Gin Mario Spacca girando questi ultimi
mesi per le Marche sul buon governo.
Il partito
di maggioranza relativa, il Partito Democratico, per
bocca del suo neo eletto segretario regionale,
divide i buoni dai cattivi e ovviamente i cattivi
sono quelli di sinistra “cancellati dal popolo” ha
detto.
Spero che
sia colpa del Natale e delle feste, e che con l’anno
nuovo si siano abbandonati desideri di corse
solitarie, ma ci sono due questioni che emergono da
questo episodio;
1) durante la campagne
congressuale, i sostenitori di Bersani parlando con
elettori di sinistra che provenivano dai DS,
elogiavano la fine dell’andar da soli, la fine di
una equidistanza tra lavoro e capitale,un nuovo
rapporto con il sindacato, sulla necessità di un
partito sempre più a sinistra, etc… si riconoscevano
perfino gli errori commessi da Veltroni , e tanto
furono convincenti che molti andarono anche a votare
alle primarie con la speranza di un forte
cambiamento.
Alcuni si
iscrissero anche al PD per partecipare al congresso,
con la speranza di un cambiamento. Dopo la elezioni
a Bersani e l’uscita di Rutelli aumentarono gli
inviti ad entrare nel partito Democratico “ormai
unico partito della sinistra” così lo definì un
dirigente locale di Chiaravalle.
Non nego che
molti degli argomenti posti da Bersani durante la
campagna congressuale mi avevano fatto ben sperare
ma era evidente che se il partito con cambiava
radicalmente, sarebbero rimaste mere proposte adatte
solo per un uso da specchio per le allodole;
2) il Partito Democratico ha
preparato le liste è questo sarebbe un bene. Dico
sarebbe perché non si conoscono le alleanze, ne i
programmi ma già si hanno i nomi di ci dovrebbe
attuare i programmi e realizzare le alleanze.
Ma i
candidati che sono già stati indicati che cosa
dicono della posizione presa dal loro segretario?
Non voglio
fare i nomi ma ci sono alcuni che vengono dalla
sinistra dei Ds, e una domanda a questi vorrei
rivolgerla, che cosa diranno se la sinistra verrà
cacciata dalla coalizione?
Rimarranno
ugualmente in corsa per quel partito che può fare a
meno della sinistra?
Varrà più un
posto da consigliere regionale che la propria
storia?
conclusioni.
Resta la
speranza che il Presidente Gian Mario Spacca sia
coerente, e che dica a Palmiro Ucchielli di darsi
una calmata, che qualche candidato del PD si renda
conto che vale di più la propria storia di un posto
in Regione, dicendolo al suo segretario, ma
soprattutto vorrei che i consiglieri comunali,
provinciali, sindaci e assessori degli enti locali
delle MARCHE, che si sentono di sinistra, di ESSERE
PRONTI A DIRE CIAO - CIAO ALLE ALLEANZE CON IL
PD, NEL CASO IN CUI QUESTO PARTITO SEGUISSE LA
LINEA DEL LORO SEGRETARIO.
Ma questa è
un’altra storia e speriamo nell’anno nuovo.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
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"commenti"
11.12.09
Ringrazio il compagno Alberto
Ringrazio il
compagno Alberto per il suo intervento in risposta
al mio ultimo pezzo sulla questione della
federazione che pubblico con piacere, purtroppo non
ho potuto farlo prima perché un “pneumotorace dx
spontaneo” mi ha inchiodato in un letto
dell’ospedale di Jesi con il conseguente intervento
chirurgico, ora sono in convalescenza e in attesa di
altri accertamenti.
La volontà
di respirare c’era ma…. mancava l’aria, un po’ come
a questa nostra sinistra italiana, che di fatto
c’è, è tanta, diffusa, ma è anche permalosa,
irascibile, gelosa, rancorosa, diffidente, ecc. e
sembra che gli manchi il fiato per raggiungere
quell’obiettivo semplice che è quello di avere una
unica, anche se plurale, formazione politica della
sinistra.
In questi
giorni di blackout forzati del’informazione, senza
tv, radio, computer, e cellulare (la mia mente era
occupata da altri pensieri più terra-terra o meglio
aria-aria), ho avuto tre notizie, la prima che la
manifestazione dei viola del NO B DAY era andata
bene, la seconda che all’assemblea regionale della
Sinistra c’erano stati dei problemi ma che si stava
andando avanti, e la terza notizia è stata la
preoccupazione del Presidente della Repubblica per
gli attacchi agli Organi di Garanzia previsti dalla
Costituzione, fatti in un conteso europeo dal
Presidente del Consiglio.
Questa
notizia dovrebbe preoccuparci tutti, e mi ha
ricordato l’intervento angosciato di un dirigente
di Sinistra Democratica un mese fa all’ultima
direzione nazionale.
Diceva
questo compagno “…..Dobbiamo essere pronti a reagire
unitariamente e far fronte comune perché la risposta
di Berlusconi potrebbe essere rabbiosa e far
precipitare il livello di democrazia del nostro
Paese con un attacco alla Carta Costituzionale.
L’attacco
agli organi istituzionali e la chiamata diretta al
popolo ci riporta indietro di molti decenni e deve
farci riflettere ed abbandonare ogni forma di difesa
della propria specificità politica.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Per oggi mi
fermo qui e allego l’intervento di Alberto Orioli.
Caro Claudio,
cercherò di farla breve...
In senso collettivo
non esistono mai obiettivi assoluti; fare un
partito, come si diceva, unitario e plurale (ma se
e` troppo difficile si potrebbe iniziare con
"inclusivo"), potevamo considerarlo un obiettivo ma
solo perché sembrava (e secondo me lo e`) un
passaggio fondamentale per consentire a tutto il
popolo della sinistra di "concorrere con metodo
democratico a determinare la politica nazionale"
(come recita, e lo sai meglio di me, l'articolo 49
della costituzione; per altro l'unico, credo, in cui
si usi la parola "partiti"). Quindi c'era uno scopo
ancora "superiore" all'obiettivo fissato.
Poiche` i tuoi
dubbi non riguardano lo scopo ma la validità delle
opzioni partito o oppure federazione a me appare
chiaro come essi possano essere fugati...
Molto "popolo della
sinistra" sta alla larga dagli attuali partiti di
sinistra (spesso anche quando c'e` da votare); non
c'e` federazione che possa realisticamente
coinvolgere chi non simpatizza per i partiti o i
movimenti federati. (Se un potenziale militante
della sinistra fosse attratto dal successo di "la
Sinistra l'Arcobaleno" a Chiaravalle dovrebbe
iscriversi ad uno dei partiti in cui non e` voluto
precedentemente entrare oppure continuare a lasciar
fare agli altri!)
Ma se anche non
esistesse questo problema la federazione non sarebbe
comunque in grado di rappresentare adeguatamente
"maggioranze trasversali", che invece sono proprio
quelle relative ad istanze sociali "di sinistra"
maggiormente sentite. Voglio dire che all'interno
dei singoli partiti vanno spesso in minoranza coloro
che hanno una posizione meno "integralista", che
anteporrebbero le istanze diffuse della sinistra a
quelle del partito. Pare proprio esistere,
considerando la sinistra tutta riguardo a temi
comuni e diffusi, una "maggioranza inespressa" in
quanto "spalmata" su troppi partiti, in ciascuno dei
quali diventa minoranza rispetto ad istanze
peculiari. La federazione, per sua natura, non mi
pare proprio in grado di "curare questo male".
Per quanto
riguarda, infine, il prenderla in considerazione
come "tappa intermedia" devo dire che non essendo
più tempo di "tappe intermedie" il problema non si
pone.
Se invece il
problema latente fosse che chiamiamo "tappa
intermedia" qualunque compromesso finalizzato a
massimizzare voti ad ogni appuntamento elettorale
allora devo dire che bisogna smetterla di mischiare
le cose...
Lecito e
condivisibile cercare di massimizzare il consenso
elettorale,
imperdonabile farlo
a spese di un processo politico e storico di
fondamentale importanza per il futuro della nostra
società.
Comunque, per
tornare alla tua "riflessione quotidiana", sto
tranquillo...
Traspare che,
nonostante la buona esperienza di Chiaravalle, ad
una federazione su altra scala non ci credi tanto
neanche tu... E` solo delusione per la brutta piega
che ha preso la costituzione di quello che
consideravamo dovesse essere un partito unitario...
La provo anch'io ma non lo perdo di vista; magari
dalla confusione nasce qualcosa di buono,
soprattutto se saprà darsi delle regole realmente
democratiche ed inclusive...
Qualcuno ha detto
che sarebbe una sorpresa degna di un "regalo di
Natale"... allora cominciamo a farci gli auguri!
Alberto Orioli
La
federazione della sinistra e l’esperienza di
Chiaravalle.
Il dibattito di questi anni sul come organizzare o
riorganizzare la sinistra in Italia è stato
attraversato da una serie di proposte: in
particolare è stata avanzata in più occasioni quella
della federazione.
La mia avversità, sin da quando eravamo iscritti e
militanti dei Democratici di Sinistra, proveniva
dalla preoccupazione che i soggetti politici
federati avrebbero finito per farsi concorrenza più
che lavorare per lo stesso obiettivo.
In questi giorni lo sfacelo delle varie liste
elettorali, sinistra l’arcobaleno prima e sinistra
libertà dopo, mi hanno fatto dire che forse quelle
preoccupazioni erano eccessive e che, in mancanza di
meglio, la federazione poteva essere una risposta
utile.
Il problema resta l’obiettivo che ci vuole
raggiungere: se è quello di un unico partito della
sinistra e la federazione rimane una tappa
intermedia sono disposto a tentare l’operazione.
Diversamente, se la federazione resta l’obiettivo
finale, sono contrario.
Oggi dopo 18 mesi di vita del gruppo consiliare
della sinistra l’arcobaleno nel mio Comune possiamo
verificare come ha lavorato una federazione.
Di fatto la lista per le amministrative di
Chiaravalle era una federazione, costruita da
soggetti politici come Sinistra Democratica,
(movimento nato dalla mozione congressuale DS di
Fabio Mussi e Giovani Berlinguer), Rifondazione
Comunista, PDCI, verdi, alcuni movimenti locali e
alcune adesioni individuali.
Dopo una straordinaria compagna elettorale e un
ottimo successo, ( la lista ha raccolto il 24% dei
voti espressi, mentre lo stesso simbolo, nello
stesso giorno, alla Camera dei Deputati ha raccolto
il 6%, ) il gruppo ha iniziato il suo lavoro con una
forte spinta unitaria. Anche nell’ultima riunione
svolta un mese fa i presenti hanno riconfermato
quell’indirizzo.
Nelle varie iniziative pubbliche, dalla
presentazione dei vari progetti alla rendicontazione
del lavoro svolto, si è sempre riscontrato lo
spirito unitario.
L’intesa tra i consiglieri e lo scambio di
informazioni, oltre ad un ottimo collegamento con la
città, hanno determinato una compattezza e una
capacità politica riconosciuta dallo stesso
consiglio comunale e dalla stessa Giunta nonché dai
commenti di molti cittadini che ci avvinano e ci
gratificano con incitamenti ad andare avanti.
Le proposte che avanziamo in Consiglio e nelle
Commissioni sono sempre sorrette da momento di
riflessioni collettive.
Il lavoro che svolgiamo non porta sempre al
risultato; ovviamente un gruppo di minoranza questo
se lo aspetta, sarebbe sciocco pensare che ogni
nostra proposta venga assunta dalla maggioranza
(anche se nel corso dei lavori dobbiamo sottolineare
che poi la stessa maggioranza fa sue una serie di
nostre proposte).
Quindi tutto bene? No.
Una forza politica deve avere la necessaria
autonomia, ma è appunto il fine che determina poi un
comportamento che potrebbe mettere in crisi questa
linea di condotta unitaria.
Le linee guida per un gruppo consiliare nascono dal
documento politico-amministrativo presentato agli
elettori; questo dovrebbero valere anche per chi ha
sottoscritto quel documento e che lo dovrebbe
difendere.
Per dirla semplicemente, le questioni amministrative
dovrebbero essere patrimonio comune e unitaria
dovrebbe essere anche l’azione politica in
riferimento alle scelte amministrative di quanti,
partiti movimenti singoli personalità, hanno
sottoscritto quel documento.
Per essere ancora più esplicito in consiglio
comunale non ci dovrebbe essere il “mio consigliere
di riferimento” magari perché è iscritto al “mio
partito” o al “mio movimento”, ma i consiglieri
della lista unitaria.
Questo vale per le questioni di carattere
amministrativo. Nulla toglie che durante la
discussione sulle questioni di politica generale ci
sia un’autonomia individuale.
Le valutazioni che elaboriamo come gruppo ci portano
sempre alla stessa conclusione: il gruppo è unico e
risponde alla lista unitariamente; le idee personali
diventano patrimonio collettivo e nessuno dice “io
ho proposto” ma “il gruppo propone”.
Ne siamo convinti tutti e tre e spero che ne siano
convinti anche gli altri perché la questione
dell’avvicendamento nel lavoro del consiglio
comunale è non solo possibile ma anche ( da me)
auspicata ed anche in tempi brevi, e questo deve
avvenire senza che si provochino sommovimenti.
Questo lavoro non dovrebbe essere minato da quanti
pensano o possono pensare di avere il loro
consigliere comunale.
Ecco che ritorna la questione della federazione.
Tradurre questa esperienza ad altri livelli, Regione
e Parlamento, potrebbe essere interessante, ma se il
fine non è costruire un soggetto politico unico si
rischierebbe di provocare una continua concorrenza
interna (inutile e infantile) che porterebbe in
breve allo spappolamento della federazione stessa ed
a rimetterci sarebbero le persone che pretendiamo di
rappresentare, quelle che soffrono, quelle che hanno
di meno, che cercano un lavoro, che hanno tanti
problemi, che vogliono un riscatto sociale, quelle
che non vogliono le guerre, vogliono l’acqua
pubblica, una scuola per tutti …………....
E’ sempre la vecchia questione dell’egemonia che
torna a galla.
L’esperienza di Chiaravalle è importante, e può
insegnare molto anche fuori dai confini comunali.
Potrebbe servire anche a far cambiare idea a chi,
come me, era contrario alla federazione, ovviamente
a condizione che l’obbiettivo sia una forza politica
unica e che prevalgano le idee sulle rendite di
posizioni.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Anche
se le decisioni che prenderò........
Caro Gianni,
hai ragione il mio ultimo pezzo è confuso e
rispecchia un po’ la situazione che stiamo vivendo.
Cercherò di chiarire alcuni parti del mio
ragionamento.
La mozione “a Sinistra per il socialismo
europeo”al congresso del 20 aprile del 2007,
raccolse un quarto degli iscritti dei Democratici di
Sinistra.
Decidemmo di non entrare nel Partito
Democratico e ci siamo posti l’obiettivo di unire
tutte le forze alla sinistra del nascituro PD, per
dare all’Italia un soggetto politico plurale capace
di far pesare nella politica i problemi delle
persone (dalla questione del lavoro a quella
dell’ambiente, dei diritti…)
Era la prima volta che tutta la sinistra
era al governo del Paese e questo poteva e doveva
essere un momento fondamentale per la costruzione di
un soggetto capace di incidere partendo proprio da
quella maggioranza.
La mozione Mussi e parte della mozione
Angius diedero vita all’assemblea del 5 maggio nello
stesso anno.
Alla iniziativa parteciparono oltre agli
iscritti Ds tanti che si erano
allontanati dalla politica: erano presenti i
segretari di tutti i partiti della sinistra, molte
personalità della politica passata, molti
sindacalisti, molti intellettuali molto popolo della
sinistra diffusa.
Tutti ci chiesero di non fare un partito ma
di lavorare per la costruzione di un soggetto nuovo,
unitario, plurale.
Noi demmo vita al movimento Sinistra
Democratica, forti di un gruppo parlamentare di 21
deputati e 10 senatori, oltre che di molti
consiglieri regionali, provinciali e comunali. In
due mesi costruimmo molti circoli e iniziammo ad
essere presenti nel dibattito politico. Nel rinnovo
di tre consigli comunali, tra cui Taranto, la
percentuale che prendemmo fu molto alta.
Un segnale straordinario per noi ma
un grande campanello dall’allarme per altri.
Alla luce di come sono andate le cose devo
riconoscere che fu un errore, oggi ne sono convinto,
avremmo dovuto fondare un partito.
Quella manifestazione fece paura al Partito
Democratico, ormai consapevole del fatto che si
sarebbe trovato alla sua sinistra e dentro il
governo del Paese un soggetto unico, forte, capace
di incidere veramente, ma soprattutto un soggetto
con una grande prospettiva.
Da qui nasce l’idea del PD, o almeno di una
parte importante del PD, di mettere in crisi il
Governo Prodi e inaugurare la politica dell’andare
da soli di Walter Veltroni prendendo a pretesto
alcune manifestazioni e alcuni momenti di tensione
dentro la maggioranza e dentro il Paese.
In parlamento i gruppi della sinistra
avevano iniziato un lavoro comune, come comune era
il lavoro dei quattro ministri.
Se avessimo avuto più tempo, se il governo
avesse continuato il suo lavoro, anche con le
difficoltà che incontrava, forse oggi la storia
sarebbe stata un’altra.
Si doveva stroncare quell’idea sul nascere,
e la segreteria del PD provocò di fatto le elezioni
anticipate mettendo tutta la politica in
fibrillazione, mandando a casa Prodi, mettendo
definitivamente in soffitta l’esperienza dell’Ulivo
e del centrosinistra.
La soglia del 4% alla camera e dell’8% al
senato, la storia del voto utile, non era per
sbarrare il passo alla destra (si sapeva
perfettamente che Berlusconi avrebbe vinto), ma era
solo in funzione di sprangare la strada alla nuova
sinistra.
Questo è stato il vero motivo delle
elezioni anticipate.
Qui nascono le prime defezioni dentro
Sinistra Democratica, e molti che escono dal
movimento entrano nel PD (idea che avevano
combattuto), e oggi si ritrovano deputati.
Iniziamo ad assistere alla fuga per sedersi
in comodi posti offerti dal PD per indebolire la
nascita del nuovo soggetto politico.
Sul versante a sinistra iniziò
contemporaneamente un lavorio per demolire l’idea
del nuovo soggetto.
L’arma usata è stata quella della identità,
in particolare quella della identità comunista: non
abbandonare la falce e il martello. Penso, in
realtà, che la manifestazione del 5 maggio e i primi
risultati delle elezioni amministrative (Taranto)
avevano fortemente preoccupato chi doveva difendere
“vecchie rendite di potere”.
Non tutti,ovviamente, molti ci
credevano veramente e io li rispetto; ma, per
inciso, nessuno chiedeva loro di abbandonare o
peggio abiurare le loro idee.
Credo che facesse paura l’organizzazione
che avevamo noi di Sinistra Democratica, forti
dell’esperienza fatta in tanti anni di militanza.
Ne avemmo consapevolezza, quel dicembre
dello stesso anno, quando fondata la Sinistra
l’arcobaleno ci trovammo di fronte a dichiarazioni,
in particolare del PDCI e anche di una parte
consistente di Rifondazione, che guardavano al
futuro come soggetti singoli e che non avevano
nessuna intenzione di costruire una nuova sinistra.
Ricordo che lo stesso giorno della
presentazione del nuovo simbolo, sulle pagine dei
giornali apparve l’annuncio che il PDCI fondava un
nuovo quotidiano e inaugurava la nuova sede
nazionale.
Ma è stato durante la campagna elettorale
che abbiamo toccato con mano che quella esperienza
era già stata affossata. Sbagliammo il candidato, e
sbagliammo il messaggio politico: molte
contraddizioni, messaggi opposti, tanta confusione e
un controllarci l’un l’altro guardando più al dopo
che a quello che stavamo facendo.
Certo è che se il risultato fosse stato
buono sarebbe stato difficile chiudere
quell’esperienza, quindi per alcuni era meglio
navigare a vista. Non tutti si aspettavano che
questo ci avrebbe portato a non raggiungere il
quorum e ad essere sbattuti tutti fuori dal
parlamento.
Ricordo in alcuni incontri a Roma tra i
compagni di Sinistra democratica lo
smarrimento nel raccontare quanto accadeva in
iniziative pubbliche, con dirigenti nazionali che
invece di fare campagna elettorale cercavano di
organizzarsi per il dopo, per i loro congressi di
partito.
Lo scioglimento di sinistra l’arcobaleno è
stato un grave errore; noi abbiamo sacrificato il
nostro movimento.
L’attesa dei congressi fu un altro errore,
e il tempo che perdemmo fece dirottare molti nostri
aderenti verso altri lidi, verso Di Pietro,
che stava facendo una opposizione forte, verso il PD
e verso l’astensione da ogni attività politica.
Certamente abbiamo seguito il compagno
Claudio Fava nell’avventura di Sinistra e libertà,
con la fiducia che forse non tutto era perduto e che
quell’idea poteva ancora camminare. Guardavamo alle
elezioni europee con la speranza che quanto
stava nascendo avrebbe salvato il progetto della
costruzione del nuovo soggetto politico (dopo le
fratture dentro rifondazione con una parte del PDCI,
con la maggioranza dei verdi e con i socialisti che
avevano aderito alla nuova lista elettorale).
Nelle elezioni amministrative svolte
contemporaneamente alle europee abbiamo assistito
alla nascita di molte liste locali frutto delle
associazioni di sinistra che abbiamo contribuito a
far nascere. Di fatto abbiamo sciolto sinistra
democratica dentro questa nuova esperienza, che non
è sinistra e libertà, anche se poi noi vorremmo
continuare a chiamarla così se non altro per non
perdere il simbolo.
La situazione attuale per me oggi è questa.
L’elezione di Bersani a Segretario
del PD sposta nell’immaginario collettivo il suo
partito a sinistra. Questa idea è rafforzata da un
lato dall’uscita di Rutelli e dall’altro dalla
messa ai margini di Veltroni e Fassino fautori della
nascita del partito.
Un’altra cosa, invece, sarà la politica del
PD (la non adesione alla manifestazione del 5
dicembre da questo punto di vista è sintomatica).
L’Italia dei Valori di Di Pietro
soprattutto con l’innesto di diverse figure che
derivano da Sinistra Democratica, e con un nuovo
rapporto con rifondazione, sposta il suo baricentro
politico a sinistra con una attenzione
particolare al mondo del lavoro (sino ad oggi tenuto
ai margini della loro attività politica).
Nascerà tra giorni la federazione dei
partiti comunisti.
Si rende autonomo e trasversale il partito
dei verdi che, attraverso uno spostamento di
delegati, ha vinto il congresso e sta espellendo
tutti i dirigenti che volevano Sinistra e Libertà.
I socialisti riprendendosi l’autonomia
pensano ad alcune aggregazioni già viste nel passato
con i radicali e liberali; nel frattempo chiedono
ospitalità al PD per eleggere qualche
consigliere regionale nei prossimi mesi.
I Grillini scendono in campo presentandosi
in tre regioni come prova per la costituzione di una
nuova forza politica ancora in elaborazione che si
basa sulla liberalizzazione delle nuove
tecnologie di comunicazione, per le fonti
energetiche pulite, contro il potere del
malaffare, della corruzione, della camorra, contro
il potere dei partiti affaristici ecc. Forza
politica molto penetrante soprattutto tra le
nuove generazioni e fra chi si è rotto dei vecchi
schemi.
Altri partiti comunisti sono nati in questi
mesi.
Poi c’è il nascente partito della sinistra
che dovrebbe iniziare il suo cammino il 19 dicembre
con la fase costituente (o la fondazione del
partito), frutto di quanto rimane di sinistra
democratica, dei vendoliani, di una parte dei verdi,
di soggetti che sono nati in questo periodo,
movimenti nati nelle varie elezioni amministrative e
alcuni movimenti storici della sinistra, il
movimento dei blog.
La situazione economica nazionale e
internazionale è disastrosa: mancanza di posti di
lavoro, riduzione delle libertà individuali,
dilagante fobia verso chiunque sia diverso,
leggi che annientano la scuola e la ricerca
pubblica, tentativi di cambiare di fatto la
Costituzione (per salvare il Premier dai processi),
crisi ambientale, questione alimentare,
privatizzazione dell’acqua, libertà
dell’informazione ecc.
Manca una vera riflessione collettiva e la
conseguente risposta da dare alla crisi del
capitalismo e alla necessità di guardare oltre.
Quando io sostengo che bisognerebbe
ritornare allo spirito del 5 maggio è perché lì
c’era lo spirito per creare un soggetto unitario e
plurale.
Oggi resta la frammentazione e lo
sbandamento del popolo della sinistra che si rifugia
in porti sicuri come il PD senza esserne convinto,
oppure nell’identità comunista socialista o
verde come scudo ad ogni critica, o nei movimenti
giudicati necessari perché gli altri sono incapaci o
complici del malaffare e della mala-politica.
Chi parla oggi della socializzazione dei
mezzi di produzione? I socialisti cento anni fa non
sono nati per costruire un’alternativa al
capitalismo? Si può svendere la storia per un
assessorato?
C’è un’altra questione: come difendiamo la
nostra democrazia, come applichiamo la carta
costituzionale?
Che cosa diceva a me in definitiva quel
cinque maggio? Diceva che bisogna trovare un
tavolo lungo, per far sedere tutti i referenti,
grandi e piccoli che fossero, costituiti in partito
in movimenti o singoli; così si poteva trovare
la migliore e utile risposta da dare, si
accantonavano storie, divisioni passate,
posizioni personali, incarichi pubblici e
ambizioni personali per dare vita ad un casa comune.
Era un sogno che poteva diventare realtà.
Non mi rassegno al mio piccolo orticello,
magari soddisfo la mia voglia di avere un partito e
un luogo dove trovare nuovi compagni, ma è
evidente che quel sogno almeno per ora resta chiuso
nel cassetto di tante donne e uomini, lavoratori,
disoccupati, non occupati, studenti, pensionati, di
ogni colore, di ogni sesso - cassetto che
altri non hanno voluto aprire.
Caro Gianni, c’è qualche compagno che
seguendo questo mio ragionamento pensa che io abbia
abbandonato la voglia di lottare. Quando dico
fermiamoci e riflettiamo non vuol dire che si deve
abbandonare tutto. Penso che sia giusto riflettere
sulle cause che ci hanno portato a questa
situazione: solo riflettendo su quanto accaduto non
compieremo altri errori. Mi sento parte in causa in
quegli errori di valutazione che la dirigenza di
Sinistra Democratica ha fatto (prima fra tutti
quello di non aver fatto un partito il 5 maggio);
anche se su alcuni passaggi ero contrario, nulla mi
esime dalla responsabilità che ha tutto il quadro
dirigente.
Altri prendano le redini, io cercherò di
fare la mia piccola parte.
Si sbaglia chi pensa che io abbandonerò, io
continuerò nel mio impegno, come prima e più
di prima, anche se resta l’amarezza di non aver
concretizzato un sogno.
Anche se le decisioni che prenderò saranno
incomprensibili a molti, puoi stare sicuro che io so
da quale parte della barricata stare.
In questi giorni guardo il
lavoro politico e amministrativo che stanno facendo
molti trentacinquenni e quarant’anni e li
ricordo giovani militanti del mio stesso partito.
Certamente non la pensano
tutti allo stesso modo, militano anche in
formazioni diverse, hanno diversi orientamenti,
ma è evidente che le loro responsabilità di oggi
provengono dal loro impegno di ieri.
Guardandoli da lontano,
molti provengono dall’ARCI, altri dalla sinistra
giovanile dei Ds. e, pur sapendo che avrebbero fatto
la stessa strada anche senza il nostro contributo,
devono farci sentire orgogliosi e devono farci dire
che tutte quelle ore spese, quei sacrifici e quelle
discussioni non sono state inutili.
Questa resta una bella speranza per il futuro.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Quell’impegno al congresso dei DS
Sembra sia passato un secolo da quei tre giorni di
aprile del 2007 a Firenze
presso il
Nelson Mandela
Forum,
eppure sono passati solo poco più di due anni e
mezzo.
Trenta mesi in politica possono essere tanti ma
nella storia italiana è una goccia d’acqua.
Ricordo quella sera quando la mozione Mussi al
Congresso di Firenze si è riunita in una sala troppo
piccola per contenere tutti i delegati.
Ricordo la sofferenza di Mussi nel proporre un
percorso difficile ma inevitabile. Ricordo i visi
delle compagne e dei compagni, seri, preoccupati,
convinti che quello che si stava decidendo era gusto
ma che creava in noi sofferenza e turbamento.
Decidemmo che Fabio doveva parlare per tutti noi e
così è stato.
“Noi ci fermiamo qui” disse Fabio al termine del
suo intervento. L’applauso liberatorio. Gli auguri a
entrambi e poi per noi il congresso era finito.
Quell’annuncio per la stragrande maggioranza dei
delegati significava che non avremmo seguito
l’indicazione di aderire al nuovo soggetto politico
che stava nascendo, il partito democratico.
Contemporaneamente Francesco Rutelli a Roma svolgeva
il congresso della Margherita che andava nella
stessa direzione.
Era
anche l’annuncio che nasceva un altro soggetto, con
l’ambizione di riunire tutta la sinistra.
Non
saremmo entrati nel nuovo partito ma avremmo scelto
un percorso diverso, molto ambizioso,più
difficile,senza mezzi economici, unire tutta la
sinistra in un solo soggetto politico.
Il
cinque maggio dello stesso anno nasce Sinistra
Democratica. All’appuntamento ci sono tutti i leader
dei partiti della sinistra, dai socialisti, ai
verdi, ai diversi partiti comunisti, molti
intellettuali, sindacalisti, dirigenti delle
associazioni di massa.
Ci
sono facce note alla politica, e alla storia antica
della sinistra. C’è tanta gente comune, iscritti ai
DS che hanno fatto tutta la storia dal PCI in poi.
Ci sono tanti giovani che non hanno mai militato in
nessun partito. Il teatro sembra piccolo per
contenere tutti.
Sono
convinto che sia stata quell’assemblea a far
precipitare la scelta politica dell’andare da solo
di Veltroni e far nascere qualche preoccupazione
anche a sinistra.
Era
necessario avere tempo sufficiente per consolidare
quel messaggio di unità della sinistra. Era
necessario tempo per riflettere sulla proposta
politica da mettere in campo. Stavamo costruendo
gruppi di consultazione comune nelle commissioni
parlamentari, un’azione comune nel governo, si
cercava un’intesa nei territori. Bisognava superare
alcune diffidenze antiche. Avevamo bisogno di
costruire quell’unità, avevamo bisogno di tempo.
C’era un solo modo per interrompere quella speranza,
andare alle elezioni anticipate.
E
così è stato.
Davanti alla scadenza elettorale si sono riprodotti
e moltiplicati antichi steccati. I simboli, la
storia di ciascuno, i privilegi personali di tanti
sono diventati barriere insormontabili.
A
dicembre dello stesso anno, a Roma, una due giorni
per cerare le ragioni dello stare insieme e dare una
risposta da sinistra, alla politica del PD che, di
fatto, aveva creato le condizioni per la caduta del
Governo Prodi. L’andare da soli aveva rotto una
maggioranza, provocato una sicura vittoria della
destra berlusconiana, e tagliato il tempo alla
costruzione della sinistra.
Aver
sacrificato l’esperienza del Governo Prodi per non
lasciar il tempo necessario alla creazione di un
nuovo soggetto politico è stato determinante.
A
sinistra era iniziato un lavorio per demolire
qualsiasi speranza di aggregazione.
Ci
sono quelli preoccupati dal fatto che sinistra
democratica possa attirare molti aderenti tra degli
ex DS e chi si era allontanato dalla politica,
mettendo in discussione antiche certezze.
Nasce l’esperienza sinistra l’arcobaleno, ma non si
sono capite tre cose.
1)
Le elezioni politiche potevano
servire a costruire le basi per un nuovo soggetto
politico;
2)
Che non era necessario rinnegare la
storia di nessuno;
3)
Che il voto utile da una parte e
l’orgoglio di partito dall’altro erano mine contro
la costruzione di un soggetto politico della
sinistra.
L’attesa dei congressi, le divisioni, gli egoismi
personali e di casta, ha prodotto tutto quello che
conosciamo. Oggi abbiamo Sinistra e Libertà che però
sembra si sia arenata sulla questione socialista.
Il
PD almeno nelle dichiarazioni vuole riprendere il
ruolo di forza anche della sinistra, i comunisti si
organizzano in federazione, i verdi si sentono
trasversali ma stanno nel centro-sinistra, il
partito Di Pietro sente che possono spostarsi a
sinistra, anche grazie a innesti di personalità che
provengono da sinistra democratica, i socialisti
dicono di essere l’unico partito che da 100 anni
sono di sinistra e la “sinistra” che volevamo unire
è schiacciata e non parte.
La
base elettorale vicina a Sinistra democratica in
questi due anni a scelto tra il voto utile, gli
arrabbiati di Di Pietro, il non voto.
Forte è la delusione di molti che hanno creduto
nella possibilità di costruire un soggetto politico
vero, libero.
In
tutto questo il mondo del lavoro non ha nessuna
rappresentanza politica vera ma soprattutto forte
che possa essere punto di riferimento in una
situazione economica devastante per le persone.
Disoccupazione, cassa integrazione, ricerca di un
lavoro, mutui, privatizzazione di beni fondamentali
come l’acqua, crisi alimentare e aumento dei popoli
in cerca di cibo, l’aumento dello sfruttamento degli
uomini, guerre locali, in un mondo che sta per
scoppiare per i cambiamenti climatici.
A
due anni di distanza da quel 5 maggio sono sempre
convito che l’idea era giusta. In questi due anni
abbiamo cercato di dare una risposta, ma non ci
siamo riusciti.
Ci
hanno tolto il tempo di riflettere, di organizzarci,
ci hanno costretto a pensare alle liste ai posti
alle candidature, e noi ci siamo caduti, e ci siamo
fatti del male da soli, non riuscendo a sconfiggere
il vero male innestato dentro di noi in questi
decenni che è il ragionare con l’IO e non con il
NOI.
Forse aveva ragione Gianni Zagato, ci sarebbe
bisogno di un nuovo cinque maggio.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Scusate se parlo di
me
Mi sono reso conto
dal mio comportamento scontroso con alcuni compagni
che questo lungo periodo per dar vita a un nuovo
soggetto politico e ancora prima durante la nostra
attività dentro i democratici di sinistra ha minato
il mio comportamento.
Nessuno me l’ha
chiesto ma sin da quando ho svolto il compito di
organizzatore provinciale dei DS, mi sono fatto
carico di una responsabilità che mi ha costretto a
un eccessivo e logorante lavoro politico.
Non nego che
l’eccezionale periodo da Parlamentare come le
straordinarie cinquemila preferenze raccolte alle
regionali di cinque anni fa e il 24% raccolto nelle
ultime comunali, in qualche modo abbia aumentato
questa mia responsabilità.
Soprattutto nei
confronti di quei giovani che guardavano con
interesse sia alla sinistra DS, sia oggi guardano
alla nascita di un nuovo partito della sinistra era
ed è rivolto il mio impegno.
Ho cercato di dare a
questi giovani quanto io avevo ricevuto durante la
militanza da giovane comunista. L’esempio di molte
compagne e compagni è stato per me importante non
solo per la crescita politica, ma soprattutto per il
vivere da uomo libero dentro una comunità
straordinaria.
Non nego che ci sono
stati tanti momenti di amarezza, ma anche quei
momenti, facevano parte della vita della comunità.
Anche dentro un partito ben organizzato e ben
radicato nella società c’erano donne e uomini che
pensavano alla propria carriera, ma la maggioranza
viveva quell’esperienza con totale disinteresse
personale, donando tempo e denaro in assoluta buona
fede.
Oggi che non c’è più
quel partito, è più difficile, soprattutto per chi
non ha seguito l’interesse personale.
Qualche giorno fa ne
parlavo con un compagno che come me ha fatto
l’esperienza da Parlamentare e che come me ha
rinunciato alla sicura ricandidatura per seguire un
sogno.
A differenza di me
lui ha rinunciato anche al suo lavoro e sta cercando
una sistemazione occupazionale per vivere una vita
dignitosa.
Abbiamo rinunciato
non solo a rifare i Parlamentari ma anche a ogni
forma di confort, giusto o no che sia, che molti
oggi hanno invece mantenuto.
Non siamo i soli,
penso anche a qualche compagno che aveva una sua
sistemazione lavorativa dentro i partiti della
sinistra e che hanno scelto di cercarsi un altro
lavoro pur di non rinunciare, in autonomia e in
libertà, alla creazione di un nuovo partito della
sinistra.
Cambiano la vita
certe scelte, e mette a dura resistenza il morale di
ognuno.
Ho cercato per quello
che ho potuto di responsabilizzare tanti altri
perché è sempre stata mia convinzione che solo con
un lavoro collettivo si può raggiungere ottimi
risultati.
Non sempre ci sono
riuscito anche perché la società ci porta a
scaricare su altri le proprie responsabilità.
Sarebbe importante se
tutti s’impegnassero. Purtroppo oggi si guarda al
particolare e se “quel particolare” non trova
soddisfazione, si rinuncia a ogni responsabilità.
Forse aveva ragione
quel giovane compagno che mi ha detto “ largo ai
giovani, tu hai fatto ed è ora che ti metti da una
parte” c’è anche chi sostiene che io sia della
“nomenclatura nazionale” ed anche in questo caso
sarebbe bene visti fallimenti nazionali mettersi da
parte.
Nel primo caso è lo
stesso giovane che era all’ARCI quando io da
Presidente ho dato l’organizzazione in mano alle
nuove generazioni mettendomi da parte (l’ho fatto
per due volte in quindici anni) e i secondi sono gli
stessi che mi hanno candidato alla direzione
nazionale di sinistra democratica mentre io non
volevo candidarmi.
Non è facile fare
politica quando si ha una grande organizzazione, ma
è difficilissimo quando non si ha nulla.
Mi ricordo Mario, un
vecchio presidente di un circolo ARCI che era
criticato con questa frase “ chissà perché lo fa?
Facendo intendere che c’era un ritorno e lui
rispondeva tranquillo, il posto è libero per chi si
fa avanti. Non trovava, purtroppo, molti disposti a
sacrificare ore libere, impegni famigliari, ferie e
anche soldi.
Comunque e per
fortuna di Mario ce ne sono tanti.
Nonostante le
amarezze di questo periodo sono convinto che sia
necessario andare avanti, c’è chi sta molto male,
cassintegrati, disoccupati, in cerca di prima
occupazione, sfrattati, immigrati, affamati, con
mutui a carico. Dobbiamo farlo per loro, per i
nostri figli e per noi stessi.
Con quale ruolo? Non
importa, l’importante è esserci, rendersi utili,
anche se ci sarà sempre chi pensa che lo fai per
qualche motivo particolare.
P.S.
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3.11.2009
Riflessione dopo
l’intervento di Massimo Mezzetti coordinatore di Sd
Emilia Romagna sul sito nazionale
Tra gli aderenti a
Sinistra Democratica c’è in questi giorni una
riflessione sulla situazione politica, sul ruolo
della sinistra e sulla scelta che abbiamo compiuto
dopo lo scioglimento de Democratici di Sinistra.
Si parte nella
riflessione dal ruolo che abbiamo avuto in questi
anni e in particolare da quell’ultimo congresso dei
DS svoltosi a Firenze con la nostra posizione di non
aderire al nascente Partito Democratico.
In verità
bisognerebbe partire dal nostro ruolo dentro i DS,
come componente di sinistra, e dalle nostre
battaglie per far vivere un partito della sinistra.
Eravamo i primi a
sostenere che molte cose dovevano cambiare dentro i
Ds, ma che la direzione da prendere era un’altra da
quella indicata dal segretario Piero Fassino.
Bisognava guardare al
mondo del lavoro, alla difesa dei diritti
individuali, alla questione di emergenza ambientale,
alla difesa della democrazia, ai movimenti che
stavano attorno a noi, quello sulla scuola e sulla
ricerca ed esempio.
Importante era la
questione dello sviluppo, della difesa del suolo,
della questione urbanistica delle nostre città, e
della questione dell’emigrazione e della società che
stava cambiando.
C’era una risposta
che poteva essere data da “sinistra” sulla questione
dell’emergenza criminalità e la necessità che la
questione morale fosse al centro anche del nostro
partito.
Discussioni animate e
ampie sulla natura del partito stesso, sulla
difficoltà di incidere nella società, sulla
necessità di ricambi generazionali e di genere.
La nostra area
raccoglieva estesi consensi dentro il partito ma
soprattutto trovava interlocutori nella società.
Quel 5 maggio di poco
più di due anni fa, sindacalisti, ambientalisti,
professori universitari, militanti semplici,
intellettuali, dirigenti dei partiti di sinistra,
socialisti, comunisti, verdi, associazioni e
movimenti vari riempirono quella sala a Roma, con
un’idea forte, riunire la sinistra spezzettata da
tanti anni di lotta fratricidi.
C’era entusiasmo, e
c’era una via chiara. Una speranza che forse per la
prima volta la sinistra non si divideva, ma si
univa.
Decidemmo di non fare
un partito, decidemmo di dar vita a un’associazione
di sinistra che potesse avere con altri soggetti e
con singole persone l’ambizione di un grande
partito, popolare, di governo e di sinistra.
Nasceva Sinistra
Democratica, con i suoi gruppi istituzionali, forte
di ventidue parlamentari e di una diecina di
senatori, mentre sul territorio aderivano molti
consiglieri comunali, regionali e provinciali. Si
aprirono sedi in tutta Italia, s’iniziava un
percorso difficile ma possibile.
Partirono alcune
campagne politiche, la più importante “precariato
stanca”, e dai gruppi parlamentari si promuovevano
iniziative, sull’Università e sulla ricerca,
sull’immigrazione, sul lavoro, sulla sicurezza,
partiva anche il tesseramento. S’iniziò a girare
l’Italia.
Il Pd elegge Veltroni
segretario, e dopo poco la sua affermazione “andremo
da soli” ricompatta la destra e porta alle
dimissioni Prodi.
Malgrado sarà lo
stesso Prodi che sosterrà questo, nella trasmissione
televisiva di Fabio Fazio, le responsabilità furono
addossate alla sinistra e anche a noi che,
attraverso Mussi, cercavamo di creare coordinamenti
tra i gruppi parlamentari e un’unità nell’azione di
Governo di tutta la sinistra.
Il nostro progetto
non è ancora pronto, e di fronte alle imminenti
elezioni politiche, con lo sbarramento al 4% alla
camera e l’otto al senato, iniziano le prime
difficoltà.
Lavoriamo per una
lista comune della sinistra, “la Sinistra
l’Arcobaleno”, che porta dentro di noi molti
malumori, sia per il candidato a premier, che per la
composizione delle liste, oltre che per gli
obiettivi non chiari sul futuro.
Nuovo soggetto
politico e semplice cartello elettorale?
Quei due giorni 18/19
dicembre aveva aperto gli occhi a molti ma la
speranza era più forte della realtà.
Iniziano ad andarsene
alcuni dirigenti importanti, molti entrano nel PD e
sono candidati e poi eletti in Parlamento. Altri non
aderiscono per convinzione, perché non concordano
con quello che sarà un cartello elettorale. Durante
la campagna elettorale apparirà a tutti chiaro che
c’era chi remava contro e che non voleva un nuovo
soggetto politico, ma si fermavano alla loro
identità storica.
Questo è percepito
dall’elettorato e siamo fortemente penalizzati.
Siamo tutti fuori dal
parlamento.
L’impegno dei nostri
compagni di sinistra democratica resta alto, un
sacrificio forte, leale all’idea di unità ma
enormemente messo in discussione sin dal giorno dopo
le elezioni. I partiti della sinistra preparano i
loro congressi e decidono la morte di Sinistra
l’Arcobaleno.
Il nostro lavoro, il
nostro impegno e i nostri sacrifici vengono messi a
dura prova. Che fare? Ridotti di forze e colpiti nel
morale, si va avanti. Unire la sinistra. Si parte
con i circoli che danno vita alla “sinistra per” .
le nostre sedi con difficoltà continuano a essere
aperte ma fanno fatica ad andare avanti. Si attende
la conclusione dei congressi del PDCI e di
Rifondazione comunista. Si aspetta sempre qualche
cosa che si muove e si perde sempre molto tempo. Noi
sul territorio sempre impegnati ma sempre di meno.
Ci sono altri
screzi, nazionali, si lavora in vista di un’altra
scadenza, quella delle europee e di molte
amministrazioni locali.
Con una parte di
rifondazione comunista (mozione di Vendola), dei
verdi di alcuni movimenti locali, che sono nati in
particolare per le amministrative, si va verso una
lista per le europee. Si da vita alla Sinistra e
Libertà
Rinasce la fiducia ma
anche questa volta c’è chi non ci crede, questa
volta sono dentro ai verdi e dei socialisti. Anche
nelle nuove liste della sinistra nate per le
amministrative, ci sono problemi, non vedono di buon
occhio questo nuovo cartello elettorale. C’è una
forte differenza tra il risultato nelle
amministrative con quelle europee.
Ormai gli aderenti a
sinistra democratica, quelli rimasti sono dentro il
nuovo soggetto o dentro le liste locali della
sinistra.
Continua, anche se
con molti mal di pancia, la via dell’unità a
sinistra.
Un mese fa Bagnoli,
l’assemblea nazionale di Sinistra e libertà, che
(democrazia a parte) mette qualche paletto, e
rimanda a dicembre la costituzione della nuova
formazione politica.
La costituzione di
Sinistra e libertà vede l’uscita ufficiale del
partito dei verdi, non di molti dirigenti che al
contrario continuano il loro impegno unitario.
Restano le indecisioni di molti socialisti che
pensano a un nuovo cartello elettorale o al massimo
di una federazione tra soggetti autonomi, anche in
vista delle elezioni regionali.
Sembra essere
ripiombati ai giorni del dopo sinistra l’arcobaleno.
In attesa
dell’assemblea di Bagnoli avevo detto “ se non si
esce con un’indicazione chiara, è giunto il momento
del …. libera tutti” che significava semplicemente
che ogn’uno avrebbe agito secondo la propria
coscienza liberi da vincoli e scelte del passato.
Questa data del 18/19
dicembre resta ora, la data decisiva per verificare
se i nostri sforzi e il nostro impegno per l’unità
della sinistra e la creazione di un nuovo partito
saranno serviti oppure se abbiamo fallito.
Se
dovesse uscire un nuovo cartello elettorale, se
dovesse vanificarsi tanto lavoro, allora si che
dovremmo ripensare alla creazione di un
nuovo cinque maggio.
Non guardare alle
scadenze elettorali ma alla necessità che in Italia
ci sia un soggetto politico capace di far fronte
comune contro un allarme democrazia. La Carta
Costituzionale è messa in discussione, c’è chi vuole
scardinare le regole democratiche uscite dalla lotta
della resistenza antifascista. C’è non più un
pericolo di un nuovo cesarismo ma ormai la strada è
stata imboccata.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
Al Partigiano
Wilfredo Caimmi
Sabato
17 ottobre, a Tavarnelle, abbiamo
accompagnato per l’ultima volta il compagno. Wilfredo Caimmi
Durante la Resistenza è stato
Comandante partigiano e il suo nome di battaglia era
Rolando.
Era, tra i partigiani che
frequentavano la nostra casa venendo a trovare mio
padre, il più schivo di tutti.
Ricordo Aldo Pelliccia, Romolo
Baldassari, Umberto Giuliadori, Augusto Carelli,
Maria Medici, Bianca.
Grimani, al contrario degli altri
con quella sua elegante ed enorme statura, era
esuberante e sempre pronto al racconto, solo mio
padre sapeva fermarlo, con uno sguardo, quando i
racconti assumevano toni elevati e un po’ romanzati,
ma soprattutto quando certi particolari non andavano
detti.
Wilfredo no, lui di quel periodo
non parlava mai, fino al suo arresto per le armi
rinvenute nella sua abitazione. Lui non raccontava
nulla.
Solo dopo il suo arresto iniziò a
dire qualche cosa, e a raccontare la sua storia e
quella di tanti altri ragazzi come lui.
Ha scritto dei libri bellissimi,
aveva una mente brillante. Ovviamente io sono legato
a quel “Ottavo chilometro”. Mi hanno affascinato
anche i racconti dei contrabbandieri e la come
narrava la vita delle persone alla periferia di
Ancona.
Wilfredo era uomo gentile e
schivo, era sempre presente ma con una riservatezza
tale che non si notava la sua persona.
Ho molti ricordi, soprattutto
dopo la pubblicazione di “Ottavo chilometro” ma
nella mia memoria rimane impresso un momento
particolare;
Wilfredo era stato arrestato, e
richiuso nel carcere di Montacuto.
Dopo diversi giorni di carcere
abbiamo saputo che doveva essere trasferito in
tribunale ad Ancona.
Con Augusto Burattini siamo
andati in tribunale per cercare di vederlo.
Volevamo trasmettergli coraggio e
fargli sentire che non era solo.
Eravamo appostati nel corridoio
al secondo piano, quando si è aperta la porta
dell’ascensore ed è uscito Wilfredo.
Era ammanettato e scortato.
La camminata era lenta, il viso
affaticato ma sereno.
Quando ci ha visto, ha abbozzato
un sorriso e con il capo ci ha detto che tutto
andava bene. Fece
un leggero gesto con la mano per non farsi notare
(secondo le regole della clandestinità), poi ha
riportato il viso verso il basso mantenendo quel
sorriso sornione, e sempre lentamente si è
allontanato entrando in una porta.
Vederlo ammanettato, è stato
tremendo ma il suo sguardo ci aveva rassicurato.
Wilfredo sentiva di non essere
solo e questo era importante per fargli superare
quel momento terrificante e per fargli affrontare
non in solitudine quella brutta esperienza;
Quella sua camminata lenta mi
ricordava i tanti racconti che gli altri partigiani
facevano quando erano scorati dalla polizia
politica, ed erano tradotti nei tribunali e nei
carceri fascisti.
Ho vissuto in quel momento le
sofferenze di quei familiari, amici e compagni che
guardavano portare via una persona cara.
Ti prende lo sconforto perché si
è Impossibilitati a intervenire, e la rabbia sale
perché vorresti strapparlo alla sua scorta, per
tenerlo con te.
In
quei pochi istanti ho
vissuto la tristezza e l’amarezza di mia madre
quando mio padre veniva
arrestato e
portato in carcere.
La fierezza, la tranquillità dei
giusti, che Wilfredo ci mandava con quel suo
sguardo, era la stessa che i partigiani
trasmettevano ai lori compagni e alle loro famiglie.
Erano loro che attraverso lo sguardo o con semplici
gesti tranquillizzavano gli altri.
Wilfredo Caimmi ci ha lasciato ma
vivrà con ciò che ci ha piantato nei nostri cuori e
nelle nostri menti, con i suoi gesti, il suo
coraggio, la sua fedeltà a un ideale di giustizia,
con la sua intelligenza, con le sue curiosità e la
sua umanità.
Ciao Rolando.
P.S.
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13.10.2009
A dicembre il congresso per sinistra e libertà
La proposta del compagno Claudio Fava di accelerare,
con un congresso a dicembre e quindi prima delle
elezioni regionali, la costituzione del Partito de
la sinistra e libertà, mi trova molto concorde.
Era comprensivo attendere la scelta sia dei Verdi
sia del Partito Socialista che chiedevano un loro
passaggio congressuale prima di andare alla
costruzione del nuovo soggetto.
In fin dei conti noi di Sinistra Democratica abbiamo
aspettato il congresso di Rifondazione Comunista
prima, e quello del PDCI poi.
Solo dopo quei congressi e dopo alcuni mesi si è
dato vita alla sinistra Libertà, passando con la
costruzione di molti circoli della Sinistra senza
aggettivi.
Il congresso dei Verdi si è concluso con la
maggioranza (anche se di pochi voti) che ha escluso
con il proprio documento l’adesione a Sinistra e
Libertà, e, la Direzione Socialista, senza attendere
il Congresso ha deciso che per quanto li riguardava,
si poteva fare solo una Federazione, e anzi che
questa doveva vedere coinvolti anche altri soggetti
come i repubblicani europei ecc per dar vita
all’alleanza dei riformisti, cancellando, di fatto,
quanto deciso a Bagnoli.
Avevamo collaborato bene nella campagna elettorale
per le europee con i compagni socialisti, e anche
negli incontri si era registrata una voglia di
guardare al futuro e non alle vecchie dispute.
Anche con molti della Federazione del Verdi si era
lavorato bene.
Ovviamente non tutti erano per andare spediti alla
costituzione del nuovo soggetto politico, in molti è
forte ancora la scelta della identità, della propria
storia, del proprio passato.
C’era discussione costruttiva, ma era anche evidente
che chi aveva scelto la propria autonomia non
sarebbe mai entrato in un nuovo soggetto politico.
Costruire un partito, aderirci, deve essere una
scelta convinta, altrimenti si rischia di ritrovarsi
tra persone che creano turbamento a loro stessi e
anche agli altri.
Noi che quel 5 maggio 2007 potendo andare alla
costituzione del nostro partito di sinistra
democratica in un momento di espansione e con una
forte radicalità sul territorio, forti della nostra
mozione congressuale, con un’ampia rappresentanza
parlamentare, ci siamo fermati, non volevamo
costruire una casa comune della sinistra da soli,
volevamo costruirla tutti insiemi. Io sono tra
quelli che hanno avuto rimpianto per non essere
andati avanti in quella direzione ma oggi dopo
l’esperienza della sinistra e libertà vedo la
possibilità concreta di dar vita a un partito della
sinistra.
Abbiamo pagato cara quest’attesa, guardando compagne
e compagni prendere altre strade e alcuni di loro
ritirarsi nella propria, quella privata. Non mi
sento di giudicare nessuno, spero solo che la
costruzione del nuovo partito possa dare anche a
loro la forza di ricominciare.
Spero anche che chi si è fermato, chi ha indugiato,
chi si è rifugiato nel proprio terreno, chi si è
adagiato, chi non è rimasto soddisfatto delle
elezioni amministrative o quelle europee, possa ora
prendere coraggio, perché la vera scommessa inizia
ora, ed io li invito a riprendere in mano le sorti
di questo nuovo soggetto politico.
E’ tutto da costruire, tutto da inventare,
utilizzando esperienze passate ma anche essere
pronti a nuovi modi di fare politica. Per questo è
indispensabile rompere gli indugi, sapendo che non
sarà una passeggiata, che ci saranno ancora momenti
di frizione, d’incomprensione.
So che l’abbiamo già detto, e so che ogni volta
abbiamo ripetuto che questo è il momento giusto, so
anche che molti come me ci hanno creduto e poi sono
stati delusi.
Quando vado alle riunioni, non guardo più le persone
per il loro passato, ma cerco di capire che cosa
vogliono costruire per il futuro e questo mi aiuta,
spero che gli altri facciano allo stesso modo perché
solo così si potrà dare il meglio senza ogni volta
recriminare sul passato.
La crisi economica, sta producendo danni enormi,
colpisce gli animi, aumentano le depressioni, lo
stato d’incertezza crea insicurezza nelle famiglie,
rompe i rapporti, incrina la speranza del futuro. Le
nuove generazioni si mettono in movimento, alla
ricerca di un lavoro, di una speranza.
Si sente la mancanza di una forte idealità che
guardi al futuro, che sia presente nei momenti di
lotta nei posti di lavoro, nella scuola,
nell’Università, nei quartieri, nelle città.
Si sente la necessità di uno strumento che difenda
la Costituzione.
Il quadro politico in Italia è in forte movimento,
auguri al PD per il suo congresso, che spesso
critico e forse continuerò a farlo, ma sono convinto
che sarà indispensabile lavorarci.
Auguri ai compagni comunisti che spero possano
unirsi definitivamente e guardare anche alla nostra
esperienza, perché anche loro sono essenziali se
vogliamo cambiare la politica economica e ridare
fiducia agli italiani.
Proprio in questo momento che per me è di grande
speranza, che guardo, anche oltre a ciò che stiamo
costruendo, e resto nella convinzione che solo se la
sinistra si unirà potrà essere determinante.
Un ultimo pensiero ai compagni “del nazionale”
quelli che non si sono arresi, che hanno continuato
imperterriti ad andare avanti, continuate, non è
stato facile e in molti casi vi siete presi i
rimproveri di tutti noi, sappiate che comunque vada
vi ringraziamo per il vostro lavoro e per il vostro
impegno.
P.S.
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"commenti"
FARE PRESTO, FARE BENE
di Claudio Fava
Dom, 11/10/2009 - 17:39
Sovvertendo le previsioni, il Congresso dei Verdi ha
scelto un segretario e un percorso politico
incompatibili con il progetto di Sinistra e Libertà.
Che accade adesso? Nulla. O meglio, tutto: nel senso
che il nostro progetto da domani va avanti con più
urgenza e con più responsabilità.
Si va avanti per rendere Sinistra e Libertà un
soggetto finalmente e definitivamente autonomo dagli
altrui eventi congressuali.
Si va avanti continuando a considerare, con Grazia
Francescato e con gli altri amici del vecchio gruppo
dirigente dei Verdi, il profilo ambientalista come
un tratto essenziale di questo nostro progetto,
scegliendo di mantenere la decisione assunta a
Napoli di aggiungere il termine “ecologia” al nostro
logo.
Si va avanti in un processo che si deve dare
modalità, appuntamenti e procedure più spedite e più
motivate. Decidendo di battezzare in modo definitivo
Sinistra e Libertà con un congresso prima delle
prossime elezioni regionali.
Si va avanti lanciando, come già deciso, il nostro
tesseramento domenica 18 ottobre, in una giornata
che vorremo anche consacrare a una mobilitazione
nazionale promossa da Sinistra e Libertà in difesa
della Costituzione in tutte le piazze delle
provincie italiane.
Si va avanti scegliendo che sia prioritaria, in
questo processo, la politica:
e dunque diventa centrale l’appuntamento di dicembre
con i nostri Stati Generali. Alla discussione sulle
forme della nostra organizzazione va affiancata
subito una elaborazione e una proposta politica su
questo tempo e su questo paese. Il gruppo di lavoro
nazionale che si costituirà nei prossimi giorni,
dopo le assemblee regionali, non dovrà essere il
luogo in cui sommare le eredità culturali di
ciascuno ma l’occasione per un nostro punto di vista
originale, utile e consapevole sulla politica e
sull’Italia.
Se Sinistra e Libertà non è mai stata la somma di
alcuni, fragili partiti, è questo il momento in cui
bisogna dimostrarlo. Non con le dichiarazioni di
principio ma con i fatti della politica. Assumendo
ciò che è accaduto a Fiuggi sabato scorso come una
sollecitazione ad andare avanti: presto e bene.
Senza voltarsi più indietro.
P.S.
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"commenti"
06.10.09
Le assenze alla Camera dei Deputati
un fatto deplorevole
Dal resoconto della Camera dei Deputati si
evince che durante il voto sull’incostituzionalità
al decreto Tremonti sul nuovo scudo fiscale, erano
assenti ben sessantanove Deputati dell’opposizione.
59 del PD, otto dell’UDC, due dell’IDV.
Io condivido quanto ha detto Dario
Franceschini in merito a questo decreto; un premio
agli evasori e che rischia di aprire le porte anche
al rientro di capitali della criminalità organizzata
e del terrorismo internazionale.
Ricordo che l’opposizione al governo Prodi
non ha mai lasciato un più che piccolo spiraglio,
per tutta la legislatura sin dal primo giorno, non
ha mai mollato, anche con atti, al limite
dell’antidemocratico per un luogo come la camera dei
Deputati. E dovremmo ricordarlo tutti, atti al
limite dello squadrismo come quello di andare a
occupare gli scranni dei Ministri o quello
goliardico di nascondersi nei corridoi per poi
uscire tutti insiemi.
Le tecniche di opposizioni sono tante e
ovviamente tutte dovrebbero stare dentro le regole
democratiche ma è evidente che il primo impegno del
parlamentare è di essere presente, sempre e
comunque, ma soprattutto in momenti dove anche un
voto è importante e decisivo come in questo caso.
Due sono i momenti che non si possono
transigere sulla presenza, il voto di fiducia e
l’atto d’incostituzionalità di un provvedimento
soprattutto per l’opposizione.
A maggior ragione se le motivazioni sono
quelle espresse da Franceschini.
Non importa chi, e per quale ragione non
erano presenti, solo per malattia o motivi gravi è
ammessa l’assenza che dovrebbe essere giustificata
al gruppo. Più si ha responsabilità di direzione
politica più si ha l’obbligo di essere presenti in
certe situazioni.
Ricordo che nella passata legislatura
alcuni Senatori sono andati in aula anche in
condizioni di salute non brillante, tanto era
importante esserci e votare. Sicuramente sarà
arrivato l’invito della presenza “senza eccezione
alcuna” che significa, essere presenti ad ogni
costo.
Il risultato della votazione è stato:
Presenti: 485
Votanti: 482
Astenuti: 3
Maggioranza. 242
Favorevoli: 215 (all’incostituzionalità)
Contrari: 267
Non ci sono giustificazioni.
Il fattaccio si è ripetuto pochi giorni
dopo, questa volta sul voto generale. Anche in
questa circostanza le assenze sono state
determinanti per non bocciare il provvedimento.
Perché è accaduto? Difficile dirlo, o forse
è troppo facile. Questa volta sembra che i Big ci
fossero.
Abbiamo tutti nei ricordi la Professoressa
Senatrice Montalcini, che non curante degli attacchi
incivili, della destra, fiera del suo ruolo non è
mancata a una sola votazione al Senato.
Oggi ci sarà la sentenza sul Lodo Alfano. È
arrivata la sentenza definitiva dopo 18 anni e
la Fininvest dovrà rimborsare al De Benedetti la
cifra di € 750.000.000. C’è stata anche la
manifestazione per la libertà d’informazione.
Certo che anche il voto favorevole
sull’emendamento d’incostituzionalità o il voto
contrario sull’atto finale avrebbe aiutato a far
capire che questa maggioranza può anche non reggere.
Quindi non ci sono scusanti per nessun
Deputato che abbia preferito andare da un’altra
parte anziché stare al suo posto in
Parlamento, e rimanere inchiodato alle sue
responsabilità.
In verità anche le forze politiche non
presenti in Parlamento avrebbero dovuto su questo
decreto sforzarsi di più. Penso a noi della
sinistra, sinistra tutta, che avremmo dovuto essere
presenti nelle piazze, a protestare contro questo
nuovo e più arrogante condono di truffatori.
In primo luogo a difesa degli onesti che
pagano le tasse, dei lavoratori o gli imprenditori
che contribuiscono correttamente alle magre casse
dello Stato, in secondo perché queste sono battaglie
da fare e non da delegare e il fatto di on stare in
Parlamento non è una giustificazione.
P.S. A
proposito del congresso del Pd ho letto sul “Fatto
quotidiano” una nota del Senatore Nerozzi che
dichiarando il voto per Franceschini lo motivava
sulla necessità di ritornare allo spirito che aveva
dato vita alla costituzione del Partito Democratico.
La domanda che mi sono fatto e che voglio rivolgervi
è: ma perché lui ha partecipato alla nascita del PD?
O non era quello che io ho conosciuto nelle riunioni
della sinistra democratica nata dai DS che non hanno
aderito al PD o è un caso di omonimia.
Se è un caso di omonimia, me ne
scuso, altrimenti mi piacerebbe capire perché pensa
sia giusto ritornare allo spirito che ha animato la
nascita del PD che lui non c’era?.
Non vorrei dar l’impressione
che per non parlare dei problemi della sinistra
m’intrufoli nelle discussioni congressuali di altri,
ma è una curiosità come un’altra. Senza malizia.
Anche perché io penso che chi ha sciolto i DS
dovrebbe sostenere Franceschini, ma la politica in
questo momento è molto annebbiata e i problemi a
sinistra ce ne sono così tanti che non si riesce a
capire da dove partire.
P.S.
Fatemi sapere come la pensate voi, scrivetemi a
info@claudiomaderloni.it, specificando se volete
che pubblichi la vostra opinione.
"commenti"
1 ottobre
2009
GRUPPO
CONSILIARE
LA SINISTRA
L’ARCOBALENO
DI
CHIARAVALLE
29 settembre
2009
consiglio comunale di Chiaravalle
È stato un consiglio comunale
durante il quale il nostro gruppo ha evidenziato
molti aspetti della vita amministrativa ed è
intervenuto anche su argomenti nazionali.
Da regolamento i consigli si
aprono con le comunicazioni del Sindaco: noi
francamente ci aspettavamo una nota sulla questione
Fiera- quadrilatero- manifattura. La nostra
delusione è stata forte anche perché negli ultimi
venti giorni i giornali hanno riportato molti
interventi di amministratori comunali, provinciali e
regionali in merito; se ne era parlato anche alla
festa del PD. Invece nulla di tutto ciò, non è stato
riferito neanche quanto sostenuto dal Sindaco nelle
riunioni ufficiali o dagli assessori negli incontri
con gli altri Enti.
Peccato presenteremo altre
interrogazioni in merito.
L’altra questione che fortemente
ci ha deluso è stata la risposta alla nostra
interrogazione in merito a quanto accaduto
nell’ultima commissione urbanistica (vedi
precedente articolo). Noi ponevamo all’attenzione
del Sindaco e del Presidente del Consiglio un fatto
che ritenevamo grave, lesivo dell’autonomia della
commissione; la risposta dell’assessore era
improntata esclusivamente sull’aspetto tecnico. I
punti all’o.d.g. sono stati ritirati e torneranno in
discussione nella commissione urbanistica; è
evidente che la questione da noi posta aveva un
fondamento reale. Non avevamo dubbi! La nostra
protesta era supportata da fatti concreti e dalle
testimonianze sia dei consiglieri comunali sia dai
tecnici del Comune. Non potendo smentire i fatti si
è ripiegato sulla mia protesta, giudicandola soft,
in quanto in commissione avevo fatto registrare che
la mia assenza era dovuta al fatto che era in corso
un’altra riunione. La prossima volta dovrò dare un
pugno sul tavolo, occupare la sala riunioni… non so
che cosa altro fare.
Forse tra i presenti alla riunione
qualche dubbio doveva pur nascere ma, ammessa la
buona fede di tanti componenti della commissione,
restano tre fatti:
Il Presidente della commissione
era perfettamente a conoscenza della decisione presa
e tutti sapevano che la conferenza dei capigruppo
era in corso;
Il Sindaco, il Presidente del
consiglio, un Assessore e un altro capogruppo erano
stati da me informati su quanto stava accadendo.
Le due sale
riunioni sono distanti
60 metri e sarebbe stato
facile per il presidente della commissione
accertarsi se la riunione era terminata, per il
Sindaco recarsi presso l’altra sala e verificare se
io avevo riferito correttamente la situazione.
La nostra interrogazione chiedeva
semplicemente se:
Erano stati presi provvedimenti in
merito;
Quali azioni intendevano
intraprendere per garantire il rispetto delle
decisioni assunte.
Dobbiamo costatare che la risposta
non c’è stata e che nessuno intende far nulla. Il
fatto resta, e peserà nei rapporti in commissione
fin quanto la maggioranza non prenderà
provvedimenti.
Un altro
punto importante è stata la discussione sulla
decisione da parte dell’Amministrazione comunale di
partire con la sperimentazione del nuovo orario
degli uffici. Gli uffici sono chiusi il
sabato e restano aperti nei pomeriggi di martedì e
il giovedì fino alle 18.Anche su questa vicenda
abbiamo dovuto rilevare le incongruenze della
maggioranza e nello specifico della Giunta.
L’assessore competente, intervenuto alla conferenza
dei capigruppo per illustrare il progetto, chiede ai
capigruppo di opposizione di contribuire con
suggerimenti durante la fase della sperimentazione.
Alla richiesta noi abbiamo risposto che, stando alle
premesse, sarebbe stato difficile un rapporto di
collaborazione: non solo non eravamo stati coinvolti
nel progetto, ma quanto accaduto ci aveva esortato a
presentare un’interrogazione.
La giunta in data 7 agosto aveva
deciso la sperimentazione, in data 21 agosto con una
lettera l’assessore ci informava che “in tempi
brevi” ci avrebbe informato attraverso una
conferenza dei capigruppo, il 27 agosto la Giunta
deliberava definitivamente, il 17 settembre era
convocata la conferenza dei capigruppo e il 21
settembre partiva la sperimentazione. Schiaffo alle
opposizioni a parte, la Giunta non era coerente
neanche con quanto loro stessi avevano deciso.
La questione poi dei rapporti con
i dipendenti richiederebbe una riflessione apposita
poiché una Giunta convoca l’assemblea del personale
e non la delegazione trattante di parte sindacale.
Per risposta l’assemblea del personale decide di non
andare all’incontro e di inviare solo la
rappresentanza sindacale.
Eppure in quella Giunta ci sono membri che
hanno anni e anni di militanza sindacale: almeno in
rispetto delle lotte fatte in tanti anni per
ottenere le varie rappresentanze dei lavoratori,
questa giunta avrebbe dovuto riflettere meglio.
Nella delibera è indicato di dare
ampia diffusione della decisione assunta attraverso
volantini, manifesti, giornalino, sito web del
comune. Perché tutto questo non è fatto? Eppure in
altre circostanze, come con l’avvio dei lavori della
rotatoria in via Verdi, membri della Giunta avevano
fatto volantinaggio al mercato, e non era neanche
stato deciso in Giunta.
Sul sito
web del Comune è stato inserito solo a
sperimentazione avviata e solo dopo che noi avevamo
fatto rilevare, giovedì 17 settembre, che neanche
quello strumento era stato utilizzato.
I cittadini che sabato 21
settembre sono andati negli uffici del Comune, per
un certificato o per altre ragioni e magari hanno
spostato impegni personali o preso permessi di
lavoro non avevano il
diritto di
conoscere prima piuttosto che davanti al portone
chiuso?
Ed anche, perché le ragioni della
decisione, senza far ricadere le responsabilità sul
personale come si dice in giro per Chiaravalle, non
sono state esposte ai cittadini? La nuova
articolazione dell’orario porterà a un risparmio?
Occorre omologarsi alle altre amministrazioni?
Per i tanti perché avanzati, poche
e non sempre chiare sono state le risposte.
Si poteva dare il via alla
sperimentazione dopo una consultazione, dopo aver
discusso con i cittadini, dopo essersi guardati
attorno per capire che cosa stava accadendo in
quelle amministrazioni che avevano già avviato da
tempo questa articolazione di orario e che oggi
stanno riflettendo con i lavoratori stessi cercando
strade che possono venir incontro alle esigenze dei
cittadini rispettando anche le esigenze dei
lavoratori.
Un contributo all’amministrazione
lo daremo, ma aprendo un dialogo con i cittadini
come abbiamo fatto all’iniziativa nel quartiere
della Grancetta dove abbiamo proposto un comitato
cittadino per intervenire nella discussione.
Con una nostra mozione abbiamo
aperto un capitolo importante, darsi una
Carta Etica:
la nostra proposta di costituire un comitato, senza
costi, composto anche di non consiglieri comunali, è
stata approvata all’unanimità. Questa commissione
dovrà presentare entro tre mesi un documento (o più
documenti) al Consiglio Comunale che ne discuterà in
una sessione straordinaria.
Abbiamo riproposto la
questione del
Difensore Civico, anche alla luce di notizie che
ci sono giunte da parte di alcuni cittadini che
avevano sollevato il problema. Resta la questione
fondamentale: il nostro Statuto prevede la figura
del Difensore Civico, quindi o si arriva alla sua
elezione, magari in collaborazione con altri Comuni
o, se si pensa che non sia utile ai cittadini, si
cambia lo Statuto.
Riaperta la questione dei
pullman il sabato sera per i ragazzi, che collega la nostra città
con un altro comune importante come Senigallia. La
nostra richiesta era stata sopportata da una
raccolta di 600 firme in solo quindici giorni. In
consiglio abbiamo chiesto aggiornamenti e anche in
questo caso le risposte non ci hanno convinto.
Riprenderemo la questione chiedendo ai chiaravallesi
di sostenerci in questa campagna.
Abbiamo aperto un dibattito sulla
libertà d’informazione nel nostro Paese, dopo
le tante vicende che hanno caratterizzato la vita
politica italiana. Il proposito era di far discutere
sulla libertà di stampa e di indire un’iniziativa
pubblica coinvolgendo giornalisti e addetti
all’informazione. È stata accolta la nostra
richiesta di aderire alla Manifestazione del 3
ottobre a Roma “DIRITTO DI SAPERE - DOVERE DI
INFORMARE” indetta dalla Federazione nazionale della
Stampa, dall’associazione articolo 21,
manifestazione alla quale hanno aderito tanti
intellettuali e cittadini sensibili al ruolo che
esercita una stampa libera per la democrazia in
Italia.
Come
prevede la normativa (art. 193 – DLgs. 267/2000), in
Consiglio è stato votato l’atto che attesta
l’equilibrio
di bilancio finanziario del Comune, preceduto
dalla consueta delibera di variazione fittizia,
quasi un gioco di prestigio, atta a far quadrare i
conti; anche qui, i nostri interventi in materia
sono stati
puntuali
e precisi, in linea con quanto abbiamo detto
nelle commissioni competenti, in particolare sulla
questione della discarica, con introiti che verranno
a mancare e spese di bonifica da affrontare e per le
quali nessuno ha mai pensato di accantonare risorse
e con l’unica ricetta, proposta
dall’amministrazione, consistente nell’aumento delle
tariffe dei servizi alla cittadinanza e riduzione
delle agevolazioni, in base al modello ISEE,
concesse alle fasce di popolazione a basso reddito;
“complimenti, che bella soluzione”. Abbiamo anche
criticato i tempi troppi stretti per la discussione
in commissione, con i soliti ritardi nella consegna
dei documenti e l’ impossibilità di una
programmazione più accorta. Sul bilancio,
ovviamente, abbiamo votato contro perché non
potevamo fare altrimenti.
Abbiamo portato un contributo
importante anche sugli altri argomenti: quello della
necessità della
memoria
negata, in riferimento alla seconda guerra
mondiale, posta dal consigliere De Angelis e quello di andare verso una
sostanziale
riduzione dell’utilizzo della plastica causa
sostanziale d’inquinamento posto dal consigliere
Favi.
Su questo ultimo abbiamo avanzato
proposte che dovrebbero aprire una discussione più
ampia, perché la questione è complessa: è vero che
le buste di plastica sono un problema serio, ma sarà
necessario creare le condizioni perché le aziende
possano riconvertire la produzione e sarebbe utile
un intervento dello Stato della Regione
dell’imprenditoria dei sindacati e delle tante
associazioni per salvaguardare i posti di lavoro.
Abbiamo anche sostenuto che il
buon esempio dovrebbe venire proprio
dall’amministrazione comunale.
Conclusioni.
E’ stato un consiglio comunale
importante, anche per capire la direzione di marcia
di questa maggioranza.
Dalle risposte ottenute non
possiamo che dedurre la chiusura da parte della
maggioranza resta totale.
Vogliamo sottolineare lo sforzo
positivo e di ricerca del dialogo di qualche
assessore il quale, però, al momento delle decisioni
arretrano,e si allineano, rimanendo ancorati alla
salvaguardia degli equilibri politici interni della
stessa maggioranza.
Sarebbe importante e urgente un
cambio di marcia, ma è evidente che non si vuole o
non si può fare altrimenti.
Per questo continueremo la nostra
battaglia in consiglio e tra i cittadini.
Il commento
di un compagno “generoso” è stato
“ peccato che i cittadini non seguono altrimenti
capirebbero il fondamentale ruolo che svolgete in
consiglio comunale”.
Grazie Gianni.
On, Claudio
Maderloni
Lorenzo
Gobbi
Giacomo De
Santis
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