Ecco perché, a mio avviso, il  quadro dirigente provinciale e regionale presente al dibattito della FIOM di Jesi è stato passivo ed è sembrato  complice dei fischi e degli urli contro Gennaro Migliore,  dirigente nazionale SEL, che sosteneva le stesse tesi dette parallelamente da Vendola sempre alla FIOM ma a Torino.

 

– Torino, 16 set.2012 – Parlando delle possibili alleanze con i partiti di centrosinistra alla festa della Fiom di Torino, il leader di Sel, Nichi Vendola ha affermato: “Non ho nessun imbarazzo a stare con chiunque sta con la battaglia per il reintegro dell’articolo 18 e del contratto nazionale di lavoro.
Se la sinistra non riparte dal lavoro, la sinistra e’ meglio che resti disoccupata”. “La scommessa che faccio alleandomi con il Pd e’ di prendere le distanze dal populismo. Il mio partito vuole essere una sinistra di cambiamento in Europa. C’e’ la faccio con il Pd? Credo che l’alleanza con il Pd sia una battaglia da fare insieme”. Così Nichi  Vendola, leader di Sel, intervenendo alla festa della Fiom a Torino.

Molti hanno contestato merito e metodo della decisione nazionale del 31 agosto 2012.

Sulla questione del merito, è ovvio,  chi non concorda deve dire e trovare spazi politici per farlo. In SEL viste le premesse (un partito che doveva essere “aperto, inclusivo, capace di contaminazione tra diversi pensieri”) questo avrebbe dovuto essere   naturale.

Sul metodo da alcuni contestato ho qualche riserva perché sono gli stessi che qui, nel nostro territorio, hanno usato sistemi discutibili.

Sento la necessità di ricordare ancora una volta che l’organismo provinciale, la rappresentanza della  Federazione di Ancona dentro l’assemblea regionale e i delegati al congresso nazionale furono  il frutto di un congresso provinciale che non rispettò l’orario delle votazioni,  alterando la volontà degli iscritti e impedendo, di fatto, la partecipazione di molti  e in particolare escludendo il circolo di Chiaravalle.

Quella votazione non fu solo l’esclusione di chi non era gradito o di chi non accettava la linea che si stava profilando ma un  segnale di arroganza politica, indicazione di come sarebbero andate le cose nel partito da loro diretto.

Molti dei fautori di quell’episodio sorrisero, come avessero  fatto chissà quale gesto rivoluzionario, e forse se lo ricorderanno nei loro incontri; in realtà fu la più bassa delle operazioni politiche a cui ho mai assistito.

Pesò tra loro più il ricordo e il rammarico di tempi passati e storie vissute in partiti sciolti ormai da tempo che la necessità di aprirsi al nuovo.

Far slittare di tre ore la votazione degli organismi fu una manovra di piccolo cabotaggio, ma sufficiente a non far entrare negli organismi molti.

Il congresso provinciale non è stato l’unico caso che andrebbe ricordato.

La stessa assemblea regionale, dalla cui scelta dipese poi la linea che ci portò all’emarginazione per le elezioni  regionali, fu fatta con due atti, voluti e sanciti,in disprezzo della trasparenza e  contro la volontà di una decisione la più possibile unitaria.

Avevamo chiesto la verifica delle tessere:  ci è stato risposto “Vota chi c’è, questa è una assemblea, punto e basta”; avevamo chiesto di votare un documento per parti separate,  si è deciso d’imperio (contro una prassi consolidata dal più piccolo Comune fino all’ONU) creando di fatto una maggioranza e una minoranza.

Perché ricordo questi episodi?

Semplicemente perché in quei due momenti fu deciso di non avere un partito aperto, inclusivo, capace di accogliere e di non emarginare, ma si diede vita ad un partito minoritario, settario, locale.

Molte volte in questi due anni mi è stato detto di dimenticare perché ormai era storia passata,  è evidente che chi lo diceva non ha subito un’emarginazione così dispotica.

Non posso e non voglio  tacere. Al nazionale SEL si è fatto finta che non accadeva nulla anzi, peggio, sulla costituzione di nuovi circoli (vissuti localmente con terrore e disprezzo) ci fu da parte del regionale  e del nazionale una vera e proprio complicità.

Perché ricordarlo ora? Semplice, perché molti di quelli  che parlano di “metodo” dovrebbero trarre delle conclusioni, ma è evidente che ciò non accadrà, anzi, si spera che la memoria posa essere corta, e che si possano dimenticare in fretta quegli episodi . Forse per continuare ad avere un ruolo “candido e puro” in quegli organismi dirigenti  ormai ridotti all’autoreferenzialità, e creare loro si, una minoranza capace di avere riconoscimenti?

Quando in una riunione provinciale a cui ho partecipato come invitato ho ascoltato un “dirigente regionale” affermare  che “bisognerebbe cambiare il quadro dirigente di Jesi e quello di Fabriano” ho capito che il livello era vicino alla paranoia, visto che a Jesi c’erano 23 iscritti e che 16 erano quelli di Fabriano. Altro che cambiare la dirigenza di organismi in difficoltà, forse si doveva contribuire a far crescere quei circoli e non a pensare di ridurre il gruppo. Anche il circolo di Chiaravalle doveva essere chiuso, non perché non aveva fatto iniziative, anzi, ma perché non aveva raggiunto il numero di scritti.

 

Ho detto più volte che sulla questione delle alleanze il problema non era la presenza dell’UDC: la questione vera era ed è il rapporto con il Partito Democratico. Ora siamo al bivio perché la questione UDC è stata risolta, si è fatta molta chiarezza e resta la proposta di un’alleanza con il Partito Democratico.

Penso sia necessario avere un grande partito della sinistra capace di confrontarsi veramente sui problemi della gente che soffre  e che spera  in un futuro migliore per loro e per i loro figli. SEL  potrebbe, anche qui da noi, avere quel ruolo dentro un centrosinistra.

E’ ovvio che qui da noi si dovrebbero fare i conti con quanto è stato fatto in questi anni, altrimenti si darebbe ragione a chi dice che certi stanno solo aspettando  l’arrivo delle politiche  per una loro candidatura.

 

Ecco perché, a mio avviso, il  quadro dirigente provinciale e regionale presente al dibattito della FIOM di Jesi è stato passivo ed è sembrato  complice dei fischi e degli urli contro Gennaro Migliore,  dirigente nazionale SEL, che sosteneva le stesse tesi dette parallelamente da Vendola sempre alla FIOM ma a Torino.