Per la seconda volta, in un breve lasso di tempo, un articolo apparso sulla stampa e su Vivere Jesi annuncia la nascita di una nuova lista: “… noi di Chiaravalle Libera….”  “… noi del movimento…” ecc, ecc.  Ma noi chi?

Se non si ha il coraggio neanche di presentarsi rimane difficile credere al contenuto.

Sembra che si voglia lanciare un “prodotto” puro da contaminazioni di chi ha fatto politica: si lancia il marchio, si vorrebbe creare interesse. Si cerca  di solleticare la curiosità e intanto si usano argomenti che vanno per la maggiore: contro i partiti, contro la politica, contro anche nuove forme di partecipazione.

Tutto un calderone, senza differenze, senza prendere posizione. Intanto si dichiara che fin qui tutti hanno sbagliato quasi a voler dire  che sino ad oggi i chiaravallesi non hanno potuto decidere liberamente né i consiglieri di maggioranza né quelli  di opposizione, e che per questo oggi finalmente si annuncia l’arrivo dei liberatori e salvatori della patria oltre che della nostra anima.

Mentre possiamo dibattere sulla mancanza della  firma di chi ha pubblicato la notizia (e di conseguenza mancano sia i volti che le  storie) la questione più importante rimane l’assenza delle proposte politiche. Si, perché anche le liste civiche sono soggetti politici.

Quello che svilisce il tutto è l’utilizzo dell’immagine dell’Abazia.  L’abazia è patrimonio della collettività che va ben oltre la fede e che non dovrebbe essere utilizzata come marchio da nessuna lista elettorale.

Questa scelta amareggia me come ateo perché mortifica soprattutto i credenti che dovrebbero essere i primi ad opporsi a chi della cristianità si fa paravento. Credo che anche l’autorità ecclesiastica non possa accettare tanto.

Claudio Maderloni

 

Chiaravalle 5 dicembre 2012