Ciao Sandro

Sabato 25 agosto 2012-08-27

Oggi è un giorno triste Sandro è morto.

Ho conosciuto Sandro più di quarant’anni fa, eravamo molto giovani, appena diciottenni. Il suo primo impegno politico importante,  a casa aveva detto che sarebbe andato al cinema.

A  me avevano detto “ viene con noi un ragazzo del Nautico, lo passi a prendere tu, abita  sopra Piazza del Papa”. Da quel giorno le nostre strade si sono sempre incrociate e per molti tratti unite.

Abitava e viveva al centro di Ancona, anche durante la permanenza all’Hotel  Jolly dopo il terremoto. Al centro aveva i suoi amici, quelli di Piazza Cavour, ma Sandro ovunque andasse era ben accolto e gli amici se li faceva sempre.

Sandro era di casa anche  Vallemiano ed era l’unico che non aveva soggezione di mio padre.

Si imbarcò sulle navi mercantili. Stava fuori mesi e poi al ritorno ci raccontava dei luoghi e, soprattutto,  del duro lavoro. La lontananza gli pesava moltissimo.

Mi impressionava la sua passione di imbalsamare gli animali. Poi il lavoro all’Api, la casa nuova, il matrimonio , la nascita del figlio, la perdita del padre,l’arrivo di Tango. Tanti momenti importanti della sua vita, alcuni lo hanno fatto crescere in fretta.

Negli appuntamenti politici importanti come nei momenti di convivialità si faceva squadra, e Sandro era della “squadra”. Di volta in volta il gruppo si arricchiva. L’ultima volta a Roma, la visita al Palazzo e gli sfottò si sprecarono.

Sandro è sempre stato un grande. Lo spirito anarchico che gli era stato trasmesso dalla famiglia lo portava ad essere uomo libero con tante passioni ma un sentimento forte e vero verso la sua Famiglia.

Amava la vita,. Amava e detestava il suo lavoro, lo occupò tantissimo. Difficile trovarlo libero.

La sua mole era imponente e camminarci accanto dava sicurezza anche se era profondamente in contrasto con la sua vera natura,  dolce e sensibile, un gigante buono.

E’ stato un punto di riferimento importante sempre senza farlo pesare,  per i giovani di piazza Cavour, come tra  di noi, lo era stato nel mondo del lavoro come nel suo quartiere. Questa era la sua caratteristica, esserci ma senza necessità di primeggiare, con discrezione. Non ho conosciuto l’ambiente della palestra ma penso, conoscendo Sandro, che anche in quella comunità abbia avuto questo ruolo.

Disprezzava la droga che gli aveva portato via qualche giovane amico e compagno.

Non odiava anche se era molto deciso e severo nei suoi giudizi, a volte anche sferzante e duro, ma senza rancore.

Gli piaceva stare dentro la comunità sia politica che  sociale o  del lavoro, ma contemporaneamente essere uomo libero. Non era disimpegno ma un modo per vivere la sua vita.

Non sono mai riuscito a litigarci, e quando per qualche ragione, ci si perdeva di vista e poi  ci si rincontrava era come ci fossimo lasciati due minuti prima.

Se un argomento lo interessava, ne diventava specialista, studiava, stuzzicava, provocava per conoscere fino in fono quella questione, che si trattasse, di sport, del  lavorare o della sua malattia. Non faceva nulla per caso.

Quando passava da noi era un giorno di festa,sapeva riempire di gioia la nostra casa.

Quando ho avuto bisogno di lui nella mia vita lui c’è sempre stato. La casa di Ramira con Sandro e Anna Rita in alcuni momenti difficile è sempre stata aperta.

Sandro aveva una grande angoscia, la malattia gli avrebbe impedito di dare alla sua famiglia quello di cui aveva bisogno, voleva esserci nei momenti brutti e belli, perché la sua sola presenza riempiva la vita.

Sono sicuro che ci sarà sempre, che sarà sempre  accanto a noi e che sarà presente a tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato.

Ciao amico fraterno, ciao Sandrone.

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