Intervento conferenza di organizzazione ANPI Chiaravalle

 

Care compagne e cari compagni

Siamo dunque arrivati alla nostra conferenza di organizzazione, appuntamento che avevamo deciso all’ultimo congresso poco più di un anno fa.

Concordammo allora che sarebbe stata necessaria una riflessione sulla nostra associazione e sul ruolo che l’ANPI avrebbe potuto avere sul territorio chiaravallese; ma questa riflessione avremmo dovuta farla solo dopo aver raggiunto alcuni obiettivi.

Erano indispensabili, prima, la ripresa dell’attività e il rafforzamento delle adesioni.

L’attività di quest’anno è sotto gli occhi di tutti: nel manifesto ne abbiamo riportato la sintesi attraverso la riproduzione dei manifesti delle iniziative e possiamo costatare non solo la quantità delle iniziative ma anche la qualità del messaggio che abbiamo voluto lanciare alla collettività chiaravallese.

Dobbiamo essere grati alle donne e agli uomini che hanno fatto la resistenza  e che hanno cambiato lo statuto dell’associazione creando le premesse per far partecipare anche chi non è stato partigiano ma si sente fortemente e consapevolmente antifascista.

E’ chiaro  il messaggio indicato dal nazionale sul tesseramento:

“ io mi iscrivo all’ANPI perché la resistenza non sia solo memoria del passato ma esercizio del presente” Essere iscritti  a questa associazione è un impegno vero e sono i valori della Resistenza  che devono essere presenti nelle nostro azioni.

BERLOSCONI NON È PIÙ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MA LE RAGIONI DI UNA FORTE PRESENZA E DI UN FORTE CONTROLLO DELL’ANPI SONO AUMENTATI

Ma Come possiamo dimenticare i tentativi di stravolgere quanto nato dalla resistenza ?

Come possiamo dimenticare che per anni l’ex presidente del consiglio non ha partecipato alla festa del 25 aprile, che c’è sempre una forte tentazione di revisionare la storia, penso alla recente proposta di legge di equiparare chi ha aderito alla repubblica di Salò (macchiandosi di orrori atroci) con chi scelse di difendere il popolo italiano andando nelle formazioni partigiane dopo anni di tormenti pagati con carcere, confine, morte e lutti,

Come possiamo dimenticare chi coglie ogni occasione per togliere tra le feste di questa Repubblica proprio la festa della Liberazione, il 25 aprile, e  il 1° maggio, festa del lavoro.

Attenti a chi vuole sistematicamente mettere in discussione la nostra costituzione, e  attenti anche a chi pensa che sarebbe sufficiente  l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione per risolvere le questioni economiche.

A me convince  Paolo Leon quando dice  che  “la cultura dominante ha dimenticato ragioni e finalità dello stato sociale. L’importante è il rigore del bilancio, con il bilancio ammesso addirittura come  vincolo legislativo, qualcosa che suona come una composizione di interessi egoistici e mentalità medioevale, e che nulla ha a che fare con le ragioni dell’economia

C’è chi pensa a salvare questa finanza speculativa che ha la responsabilità di aver prodotto le condizioni che hanno portato alle attuali disuguaglianze, creando gravi difficoltà non solo al mondo del lavoro  ma anche per le stesse imprese, innalzando la precarietà non solo nel lavoro ma anche della stessa vita.

Sono ormai il 50% dei giovani quelli che cercano un’occupazione al sud, la disoccupazione ha raggiunto livelli  che non sono più sopportabile in un sistema democratico.

Non possiamo continuare a leggere notizie di suicidi di  persone che perdono il posto di lavoro, e neanche di imprenditori che sono schiacciati dalle banche e dagli usurai legali o illegali.

Insomma è necessario stare attenti a chi antepone la propria capacità di accaparrare  le ricchezze, alla necessità di creare lavoro; da questa crisi ci si può uscire in più modi, e bisogna vigilare, stare attenti che non si usino scorciatoie  che possono condurci  a momenti autoritari.

In Europa oggi ci sono Paesi governati da partiti dichiaratamente fascisti. Dobbiamo vigilare perché atti come la cacciata dei rappresentanti dei lavoratori  (in particolare oggi della FIOM e della cgil dalle fabbriche) equivalgono al ritorno ai tempi in cui si diceva “che la democrazia si ferma ai cancelli della fabbrica”. Anche per questo è opportuno far emergere con forza  l’articolo  tre della Costituzione dove si afferma che  “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”,

Anche la rimozione delle bacheche  di un giornale che storicamente si richiama al mondo del lavoro è elemento di forte preoccupazione, perché l’unità portata dentro i posti di lavoro è da sempre un forte segnale di democrazia e, come dice Stefano Rodotà:  “…non è un episodio, è la rilevazione di un atteggiamento: qualcuno ritiene che ci sia un potere imprenditoriale che può interdire le libertà garantite dalla Costituzione, è di fatto un’aggressione alla dignità del lavoratore”.

C’è  la necessità di riapprovare  la Legge 188, la così detta legge Marisa Nicchi, sulle dimissioni in bianco: riforma che non costa nulla e che ridarebbe dignità in particolare a molte donne che sono le prime a pagare il  prezzo del licenziamento appena il datore di lavoro sa che quella donna sta per diventare madre.

Dobbiamo stare attenti anche a non imporre con la forza scelte che le popolazioni non condividono; perché sempre di più si deve sentire l’esigenza di coinvolgere le popolazioni (tanto più quando si tratta di trasformare il suolo i paesaggi dove queste vivono).

Attenti perché questi atti sono il preludio di qualche cosa che può portarci alla trasformazione dei cardini che reggono la nostra democrazia: far passare modifiche della Costituzione senza andare a referendum è una tentazione pericolosa (anche perché c’è la percezione che i partiti oggi non godano di gran consenso e che questo sia fatto solo per eliminare il giudizio popolare).

C’è la necessità di andare al cambiamento della forma di rappresentanza, questa legge elettorale è antidemocratica e anticostituzionale e deve essere cambiata, e se questo non accadrà in tempi rapidi,  forse gli attuali partiti potranno pagare un prezzo molto  alto perché ormai consapevolezza di tanti è che la responsabilità primaria del non funzionamento e della crisi è dei partiti.

Non possiamo far maturare la convinzione che la politica sia solo un peso eccessivo per le comunità. Così come dobbiamo stare attenti a non confondere la riduzione dei costi della politica  con la netta riduzione dei consiglieri comunali: non è nella riduzione del numero che c’è risparmio del danaro pubblico, così si ottiene solo meno partecipazione che è uguale a meno democrazia.

Se non vigiliamo affinché gli amministratori pubblici lavorino per conservare il territorio, è consequenziale che ci saranno speculatori che si mangeranno quel territorio;  se non si denuncia chi immiserisce  i beni comuni come l’acqua l’aria la salute la cultura  la scuola, presto ci sarà chi  penserà che la scuola pubblica è  superflua e che l’acqua può  essere considerata solo una  merce.

Certo, sono convinto che l’ANPI non deve trasformarsi in un partito, e condivido la linea nazionale, ma sono anche convinto che l’Associazione deve fare ogni sforzo per esser presente in modo autorevole nei momenti di difficoltà del Paese, e che questo deve accadere anche nella nostra realtà, riprendendo a frequentare le scuole e anche i luoghi di lavoro, per non far smarrire l’insegnamento ricevuto dai partigiano che ci hanno consegnato una Costituzione capace di essere protagonista anche del nostro futuro.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di risollevare l’associazione generando interesse, ora possiamo fare quel salto necessario che fanno in tante altre realtà: entrare  nelle scuole e nei posti di lavoro per riaffermare quel valore che è stata la Resistenza.

Continuare con le lezioni di storia, continuare ad essere associazione attiva e parte vitale della società, avvalersi del  contributo degli istituti di storia, dell’università,  ricercare la collaborazione di personalità che vogliono darci una mano, di associazioni che condividono il nostro amore per la Costituzione: insomma svolgere tutta quella operosità che porta ad allargare sempre più la base associativa.

Dobbiamo ringraziare tante persone, le compagne e i compagni del direttivo, il compagno Franco Cappelloni che non fa parte del direttivo ma che in quanto cassiere è stato non solo presente a tutte le riunioni  ma è stato anche l’anello di congiunzione con l’ANPI che era stata a Chiaravalle.

Dobbiamo ringraziare quanti si sono iscritti per la prima volta perché hanno segnalato con la loro iscrizione la voglia di una comunità di guardare al futuro mantenendo forte l’insegnamento ricevuto dalle donne e dagli uomini che hanno fatto la lotta di liberazione nazionale nelle formazioni partigiane.

Dobbiamo ringraziare anche chi, mettendo a disposizione dell’ANPI di Chiaravalle le proprie competenze e il proprio tempo, ha consentito la realizzazione di iniziative come quella su  “Dante”e sull’”Unità d’Italia”, nello specifico i professori Alfio Albani  e Fabrizio Ilacqua.

Questi sentiti ringraziamenti stanno anche a significare che la nostra sezione è così laboriosa grazie al contributo di tanti,  e allora forse non è in crisi la politica  ma un certo modo di fare politica che in questi ultimi anni è diventato dominante.

Noi siamo qui ad invertire la rotta.

Voglio terminare con raccontare alcuni episodi emersi da ricerche di questi giorni tra le cartelle personali dei confinati all’isola di Ventotene.