intervento On Claudio Maderrloni
Intervento di Claudio Maderloni
Autorità civili e militari,
rappresentanti delle associazioni combattentistiche, del volontariato e delle associazioni cittadine,
cittadine e cittadini,
la memoria serve a ricordare fatti che hanno segnato la nostra vita e la storia della nostra comunità.
Il ricordo del sacrificio di questo territorio, e in particolare di tutta la fascia attraversata dalla Linea Gotica, è testimoniato anche dalla Medaglia d’Argento al Valore Civile di cui è stato insignito il Comune di Castel Maggiore.
Donne e uomini che, con l’assalto ai locali del Comune e la distruzione delle cartoline di precetto, volevano dire: basta con la guerra, basta con il fascismo, basta con gli orrori del nazifascismo.
Gli eccidi di Bondanello, l’eccidio della Bisca, l’eccidio di Sabbiuno di Piano hanno segnato profondamente l’animo di questa comunità e hanno contribuito al riscatto civile non solo di questa popolazione, ma di tutti gli italiani.
Castel Maggiore, Medaglia d’Argento al Valore Civile, porta con sé il riconoscimento del sacrificio di questa popolazione nei duri anni della guerra.
Il tributo di sangue è stato versato da tante donne e tanti uomini: dai partigiani caduti in combattimento, dai militari sui campi di battaglia della sciagurata guerra fascista, dai deportati nei massacranti campi di lavoro, dai civili sotto i bombardamenti, dalle vittime delle rappresaglie nazifasciste.
Si è sofferto l’indicibile.
Oggi ricordiamo quelle donne e quegli uomini che, con il loro sacrificio, ci hanno riscattato, ci hanno restituito l’umanità e la speranza. Ci hanno consegnato un monito contro la violenza, la discriminazione, la sopraffazione e il razzismo; un monito contro la guerra.
Grazie al loro sacrificio oggi abbiamo una Costituzione che non ci è stata imposta, ma che è il frutto dell’unità di tanti soggetti politici antifascisti che hanno lottato sin dall’avvento del fascismo.
Ci si è battuti contro un regime autoritario e malvagio.
E, come scrisse Umberto Eco, «gli aspetti salienti dell’ideologia fascista vanno individuati nell’esaltazione della tradizione, nell’anticomunismo, nel populismo che predica il legame diretto, empatico fra il capo e il suo popolo, nel nazionalismo e nell’imperialismo, giustificati da un preteso primato morale e civile, e persino dalla superiorità razziale di un popolo, da cui derivano xenofobia e antisemitismo; nel culto della forza e della violenza; nell’intolleranza fanatica; nell’ossessione del complotto esterno e interno, su cui scaricare le responsabilità di ogni insuccesso; nel maschilismo aggressivo, da cui derivano il disprezzo per le donne e l’omofobia».
Questo vale anche per i fascismi di oggi, che magari non si richiamano espressamente al Partito Nazionale Fascista, bandito dalla XII disposizione finale della Costituzione, ma che possono riproporne la stessa natura e le stesse caratteristiche.
A noi non interessa come si chiamano.
È necessario contrastare e sciogliere tutti i movimenti che incarnano quei valori. È necessario avviare una politica seria e chiara di contrasto alle insorgenze fasciste, naziste e razziste, esplicitamente condannate dalla legge Scelba e dalla legge Mancino.
Guardiamo all’oggi.
C’è ancora chi dichiara che il fascismo «ha fatto anche cose buone», cercando così di giustificare quello che lo stesso Mussolini chiamava regime.
Ma la natura autoritaria del fascismo si manifestò chiaramente già con le leggi speciali del 1926, quando venne eliminata ogni forma di libertà e di organizzazione autonoma.
Via i partiti. Via i sindacati. Via le associazioni volontaristiche. Via anche gli scout. Via la libertà di voto. Via i sindaci. Via il Parlamento.
E il Governo sostituito dal Gran Consiglio.
Abbiamo ancora ben presente il dramma delle leggi razziali.
Ricordiamo le botte e le intimidazioni contro gli oppositori; il carcere, il confino e la miseria per chi non abbassava la testa, per chi chiedeva libertà, uguaglianza e diritti.
Sì, dobbiamo ricordare che quello era un regime razzista e arrogante, militarizzato, nel quale i giovani venivano preparati per diventare soldati e le donne erano considerate madri destinate a dare figli alla Patria.
Basta leggere il libro di Mauro Canali, Mussolini e i ladri di regime, per comprendere come anche dal punto di vista della moralità, che oggi qualcuno vorrebbe farci credere fosse una caratteristica del regime, il fascismo abbia agito per arricchirsi illecitamente a danno degli altri.
Si arricchirono il Duce, la sua famiglia e i gerarchi fascisti.
E il fascismo rubò anche la vita di tanti italiani, giovani e meno giovani.
Memoria attiva significa che quegli ideali devono continuare a vivere: libertà, uguaglianza, giustizia, diritti, istruzione, lavoro.
Significa ricordare che dalla Resistenza è nata la Carta costituzionale, elemento fondamentale della nostra democrazia.
Come ha ricordato il Presidente Mattarella, la Repubblica italiana è antifascista nel senso più largo del termine, perché nasce da una comune matrice, dal sacrificio di tante e tanti, che ci hanno consegnato una Carta costituzionale fondamentale e che, in tutti questi anni, ci ha guidati.
E allora domandiamoci: che cosa non si comprende?
Non si comprende che la Repubblica è fondata sul lavoro?
Che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo?
Che ci richiama ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale?
Che cosa non si comprende della necessità di accogliere chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione?
Che cosa non si comprende del principio della parità dei diritti sociali?
E fra i diritti di ogni singolo cittadino voglio far riferimento anche al diritto alla casa, battaglia che ha mobilitato tante piazze dell’Europa:
che tra i diritti inviolabili hanno fatto rientrare anche quella dell’abitazione?che tra i compiti della repubblica rientra le politiche di edilizia residenziale pubblica?
o Impegna la Repubblica a favorire l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, riconoscendola come strumento di stabilità familiare e sociale.
O del fatto che tutti sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche o di condizioni personali e sociali?
L’essere umano è un soggetto inviolabile, a prescindere dal colore della pelle.
Ogni persona ha diritto al lavoro e lo Stato deve promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
L’Italia è una e indivisibile.
La democrazia è partecipazione.
Bene!
Ma quotidianamente vediamo delegittimare diversi soggetti della nostra società e preparare strumenti che rischiano di concentrare il potere nelle mani di pochi, o addirittura nelle mani di una sola persona, anche attraverso modifiche delle leggi elettorali e degli equilibri istituzionali.
La base fondamentale della democrazia resta la partecipazione.
E dovremmo andare verso l’ampliamento di questa partecipazione, non verso la sua compressione; dovremmo rafforzare, e non eliminare, gli strumenti che ci permettono di sentirci persone attive e protagoniste della vita democratica.
Ci dimentichiamo troppo spesso di che cosa sia stato realmente il fascismo.
Molti lo fanno risalire al 25 luglio 1943, come se prima di quella data non ci fosse stato un regime che per vent’anni aveva cancellato libertà, diritti e democrazia.
Oggi la parola, «pace», assume nuovamente un peso enorme.
La pace è in pericolo e riguarda tutta l’umanità.
Sempre il Presidente Mattarella ci ha invitato a lavorare per costruire la pace, mentre il mondo sembra orientarsi sempre più verso la necessità di armarsi e di cercare il conflitto.
La situazione internazionale rende questo impegno ancora più urgente.
La guerra continua a essere utilizzata non per risolvere le controversie internazionali, ma per affermare rapporti di forza e volontà di potenza.
Assistiamo a una pericolosa esaltazione degli strumenti militari, mentre la perdita di vite umane sembra assumere un’importanza sempre minore.
Parallelamente si indeboliscono il diritto internazionale, il ruolo dell’ONU e la funzione degli organismi multilaterali.
Dal conflitto russo-ucraino, nel quale i civili continuano a pagare un prezzo altissimo, alla guerra in Medio Oriente; la risposta israeliana ad un assurdo 7 ottobre è foriera di sterminio incontrollato a Gaza e dove i morti delle donne dei ragazzini ormai non si riescono a contare, alle tante altre crisi e ai conflitti troppo spesso dimenticati; dalle tensioni internazionali alle politiche di strangolamento economico che colpiscono intere popolazioni: dall’Europa al Medio Oriente, da numerose aree dell’Africa ad altri territori del mondo come Cuba, il pianeta attraversa una fase segnata dalla guerra, dalla corsa agli armamenti e dalla contrapposizione tra blocchi di potenza.
L’ANPI richiama costantemente l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
La pace non significa accettare le aggressioni o ignorare le responsabilità di chi scatena i conflitti.
Significa lavorare affinché prevalgano il diritto internazionale, la diplomazia e il negoziato.
Allo stesso tempo richiamiamo l’articolo 52 della Costituzione e il valore della difesa della Patria, nella consapevolezza dell’importanza delle forme di difesa civile, non armata e nonviolenta.
Ma la guerra, nella nostra Europa, va avanti da troppo tempo.
E il rischio è che si smarrisca sempre più quella volontà di pace che dovrebbe invece guidare le scelte dei governi e delle istituzioni.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo riconosce che i diritti uguali e inalienabili di tutti gli esseri umani sono il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
L’articolo 1 afferma:
«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».
Dobbiamo domandarci se davvero comprendiamo il messaggio che proviene dalle giovani generazioni e che ci richiama alle nostre responsabilità.
Ci parlano della necessità di una scuola che dia la possibilità di avere un lavoro.
Ci dicono che la Terra va salvata, e va salvata oggi.
Ci ricordano che la Terra è un bene prezioso, che inquinarla è un delitto e che lo sfruttamento indiscriminato delle risorse non rinnovabili è un delitto contro l’umanità.
Dobbiamo domandarci se ci impegniamo abbastanza perché ai giovani sia concesso di essere giovani e di guardare al futuro con ottimismo.
Ed è guardando ai giovani di oggi e a quelli di ieri che dobbiamo riflettere sulla nostra democrazia.
La democrazia è un valore fondamentale, che potrà esprimersi pienamente solo quando riusciremo ad applicare davvero la Costituzione.
Questo è il dono più importante che ci hanno lasciato la Resistenza e la lotta di Liberazione, anche a nome di chi è morto:
il lavoro, lo studio, la sanità, la sicurezza, la difesa dell’ambiente, la possibilità di vivere una vecchiaia dignitosa.
Il sogno di una società umana diversa.
Non teniamo viva la memoria del fascismo per ragioni di sopravvivenza della nostra associazione: lo facciamo perché il fascismo, come idea e come cultura politica, non è mai morto.
E allora, se vogliamo davvero onorare il sacrificio di quei giovani morti, se vogliamo riscattare le sofferenze delle madri e dei padri, l’unico riconoscimento vero che possiamo dare loro è uno solo:
applicare la nostra Costituzione.
Difendere la libertà. Difendere la democrazia. Difendere la pace.
E continuare, ogni giorno, a costruire una società fondata sulla dignità, sull’uguaglianza e sui diritti di ogni persona.