Intervento di Claudio Maderloni “LE MARCHE E LA MACROREGIONE ADRIATICO IONICA: STORIE DI RESISTENZA A 70 ANNI DALLA LIBERAZIONE”

 

Voglio ringraziare il Presidente della Regione Spacca, la Giunta e quanti hanno accolto la proposta del Forum delle Associazioni Antifasciste e Partigiane delle Città Adriatiche Ioniche di una tre giorni dedicata alla riflessione sulla necessità e l’urgenza di riaffermare  il valore della democrazia.

Questa tre giorni, in occasione del settantesimo della liberazione della nostra regione,  è un’occasione importante per riaffermare i valori nati dalla Resistenza in Europa. L’ANPI Marche in questo processo  è stato soggetto attivo già dal lontano 2005 dando vita al Forum delle città adriatiche e voglio ricordare a tutti noi Ferretti, De Sabata,  tutti, fino a Nazzareno Re.

Oggi l’ANPI nazionale si trova ad essere anche soggetto attivo dentro una comunità ed una famiglia più ampia come la Federazione Internazionale dei Resistenti  Antifascisti (F.I.R.) strumento per riaffermare i valori di pace di democrazia e di solidarietà base fondamentale dei movimenti partigiani in Europa. E saluto il suo Presidente  Vilmos Hanti

Saluto tutti rappresentanti delle associazioni provenienti dai paesi europei che hanno voluto onorare questo impegno con una riflessione collettiva, in un momento particolarmente difficile  per l’Europa  che vede evidenti segnali di ritorno di soggetti antidemocratici, xenofobi e razzisti.

Dobbiamo  far sentire forte la nostra preoccupazione per il diffondersi, dopo risultati elettorali preoccupanti, di manifestazioni nazifasciste e razziste e di continui scambi ed incontri tra i vari esponenti della destra europea. Per contro dobbiamo dare un segnale forte di cambiamento dando alle istituzioni europee un nuovo volto, cambiare rotta, via dal liberismo sfrenato che ha costituito la base dell’azione europea sino ad oggi.

Dobbiamo pretendere che la comunità europea conti di più sul piano economico e che sul piano politico non sia distante o sfuggente di fronte al cambiamento, anche con risoluzioni nei confronti dei governi nazionali che alimentano venti di guerra.

Dobbiamo aprire una seria riflessione sul perché si sta perdendo il significato della lotta ai fascismi,   sul perché sembra che si sia persa  una battaglia  culturale che ha lasciato il posto agli egoismi che generano nuovi mostri, nuove paure del diverso che producono il ritorno a politiche di violenza. Manca la consapevolezza di che cosa è stato il fascismo e a che cosa ci potrebbe portare oggi un governo fascista.

I movimenti populistici in Europa stanno mettendo a dura prova la democrazia ed è fondamentale che ci sia una reazione forte e decisa. In Ungheria si presenta sotto forma del partito Jobbik, anche con segnali che ricordano visivamente il fascismo, in atre parti di Europa si presenta sotto forma di movimenti che sfruttano le difficoltà economiche  per inserirsi nel tessuto politico amministrativo e poi anche nelle sedi parlamentari.  Si presentano con la ricetta per risolvere i problemi contingenti dei cittadini, ma l’obiettivo è quello di un governo che mira alla esclusione del diverso, alla  discriminazione, alla emarginazione, al mito dell’uomo solo al comando: tutti elementi costitutivi di ogni fascismo.

Se in Italia un’amministrazione comunale, tra l’altro a Bellaria  nella democratica Emilia Romagna, fa distruggere nottetempo un monumento in ricordo della lotta partigiana e della liberazione; se nelle Marche  si vogliono erigere monumenti  in ricordo di fascisti con il pretesto della riappacificazione, abbiamo già fatto un passo indietro pericoloso per la democrazia.

Per questo i movimenti nati dalla resistenza  hanno una grande responsabilità: fare in modo che quegli ideali non vengano traditi; adoperarsi affinché  ci sia una Europa giusta, democratica, aperta alle ragioni di tutti, dove non ci sia competizione al ribasso sul costo del lavoro ma si metta in atto una politica economica volta a far beneficiare tutta la collettività senza creare nuovi poveri e nuovi sfruttati. Questo è uno strumento indispensabile per riaffermare le ragioni degli antifascisti.

Sono proprio queste associazioni, che hanno alle spalle il sacrificio di tante donne e uomini, che devono unirsi e farsi carico di denunciare lo stato di difficoltà di molti cittadini, che devono chiedere con forza di ripensare a questa politica economica di austerità che porta alla povertà intere popolazioni, preludio per un facile politica dei nazionalismi.

Questi movimenti populisti, una volta raggiunto il governo, iniziano con la riduzione degli spazi democratici per poi arrivare al bavaglio dei media, passano ad una repressione sempre più forte delle forze progressiste per giungere con tirannie, pur parlamentari, a mettere in liquidazione il pluralismo e lo stato di diritto. E non sto parlano di ipotesi ma di fatti reali come è accaduto di recente in Ungheria.

Stiamo assistendo in questa nostra Europa ad uno spavaldo senso di appartenenza ai più variegati movimenti fascisti, neo fascisti, populisti, razzisti. Per contro non assistiamo ad una orgogliosa risposta da parte delle forze politiche democratiche; forze che poco e male fanno sentire la loro appartenenza a quelle radici che hanno realizzato questa nostra Europa.

Per tornare in Italia,  sono spariti i pur semplici richiami ad essere partito dell’arco costituzionale: appartenenza ad un’area che segnava lo spartiacque fra gli antifascisti (lo stare dalla parte di chi ha lottato per far vivere i propri figli in democrazia) e chi con il fascismo negò ogni forma di democrazia. So benissimo che la gran parte dei partiti e dei movimenti di oggi non sono nati in quel periodo,  ma voglio rinnovare il dovere morale di rifarsi a quelle radici storiche che ancora oggi devono rappresentare il segno di confine dell’azione politica democratica.

Bisogna saper cogliere la portata della battaglia culturale che deve rinnovare il significato della parola democrazia. Portiamo la storia più recente nelle scuole, ce n’è un gran bisogno; negli incontri percepiamo la difficoltà degli studenti a collocare correttamente gli avvenimenti di quel periodo.

E quanto è importante tenere unite la lotta per la liberazione e la lotta antifascista!

Dobbiamo parlare di quello che fu il movimento antifascista e del suo sviluppo:

-      avere presente le brutalità con cui dovette misurarsi; ricordare l’eliminazione progressiva e violenta di ogni forma di partecipazione e di democrazia;

-      far conoscere i numeri reali della partecipazione alla lotta antifascista ma far conoscere anche la sua grande qualità;

-      rinnovare la dimensione di quel momento ricordando le atrocità commesse, gli arresti, il carcere, le violenze e le angherie rivolte alle famiglie degli antifascisti, le torture, la fame, i morti,le sparizioni e le condanne al confino, le deportazioni;

-      ricordare l’uso strumentale di ogni forma di comunicazione e la coercizione;

tutte condizioni che hanno fatto diventare quel movimento antifascista uno straordinario movimento di popolo che si è concretizzato nella resistenza.

Ecco, tutto questo serve per far capire che le ragioni di chi ha combattuto devono essere e rimanere patrimonio della collettività, fondamentali per costruire una società di uguali.

Se non facciamo questo, l’antifascismo sarà ridotto ad uno strumento vecchio ed arrugginito.

Ed è anche per questo che la nostra associazione oggi, mentre guarda alla giornata di festa del 25 aprile, è fortemente preoccupata per l’indirizzo politico del nostro governo circa le riforme: noi siamo per il rinnovamento della politica e delle istituzioni, ma riteniamo centrale il ruolo del Parlamento; siamo contrari al rafforzamento dei poteri dell’esecutivo a discapito della rappresentanza; abbiamo condotto la battaglia contro chi voleva accantonare l’articolo 138 e abbiamo promosso una manifestazione per il 29 aprile a Roma per ribadire i principi della Costituzione.

Sono questi ideali che ci devono guidare e far crescere le coscienza antifasciste, pensare all’oggi  con  lo sguardo rivolto al futuro,  portare quelle ragioni nell’attualità e nella buona gestione della cosa pubblica.

E voglio terminare con le parole e il pensiero pubblicato nel numero speciale di “Patria indipendente” per il settantesimo della Liberazione, di un giovane amministratore perché ha colto profondamente il mio stato d’animo.

 Ecco l’attualità dell’antifascismo. Il mio è il punto di vista di un giovane amministratore che mette la sacralità delle risorse pubbliche al primo posto nella propria agenda.

Ancora oggi c’è da battersi contro la corruzione, diffusa tanto da costruire uno degli ostacoli maggiori lungo il difficile percorso verso la ripresa del processo di sviluppo.

Se abbiamo oggi un dovere morale è quello della lotta, la più intransigente, contro i nuovi volti del fascismo: la mafia e le mafie, la sistematica evasione fiscale, le mille incrostazioni parassitarie, la politica intesa come perseguimento del proprio beneficio e di quello dei propri amici, il cattivo governo della cosa pubblica.

C’è anche un altro aspetto da considerare.

Nel contesto storico-politico dell’antifascismo nacquero il sogno e l’idea di un’Europa unita.

Bisogna pensare al coraggio e alla lungimeranza di quel sogno: un’Europa che diventasse, contraddicendo il suo passato, non più terra di trincee ma un vasto territorio unito attorno a valori comuni.

Un cantiere fondato sulla cooperazione tra i popoli, fattore e garante dello sviluppo economico e sociale e di crescita civile.

Quanto siamo lontani da quel sogno, e quanto oggi il sogno di Spinelli suona attuale.

                                   Zedda Massimo

Ed è ad una grande amministratrice che voglio dedicare questo intervento, alla mia Presidente professoressa Marisa Saracinelli, Donna eccezionale e vera Antifascista.

Grazie.  

     Presidente regionale A.N.P.I Marche                                    

                            Claudio Maderloni

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