GROSSETO 25 APRILE 2018 –

Care e cari Antifascisti di Grosseto,

Analizzare la storia senza filtri ideologici, come scritto sulla mozione approvata dal Consiglio Comunale di Grosseto, sostituendosi al popolo italiano, allo Stato, alla Repubblica Italiana, alla Costituzione, non ne capiamo il senso e non ci trova per nulla concordi, anzi siamo profondamente contrari ed indignati, perché non c‘è nessuna pacificazione da realizzare; la vera pacificazione c’è stata il 25 aprile 1945, quando l’Italia è stata dichiara libera dal fascismo ed è stato cacciato l’esercito tedesco nazista.
Se l’amministrazione voleva intestare una Via al parlamentare Giorgio Almirante, poteva farlo, noi saremo stati ugualmente, profondamente e convintamente contrari; avremmo comunque protestato energicamente, avremmo certamente ricordato chi è stato, che cosa ha fatto, da che parte stava fino alla liberazione Giorgio Almirante, ma almeno la vostra amministrazione avrebbe reso evidente, chiara, palese la sua scelta di campo politico. Per capirsi: la vostra amministrazione avrebbe riconosciuto giusto intestare una via alla persona che nel maggio del 1944 ha firmato il “manifesto della morte” quel manifesto che riproduceva l’ultimatum di Mussolini ai militari sbandati e ai ribelli saliti in montagna di consegnarsi ai tedeschi pena la fucilazione. Quel manifesto portò ad una indiscriminata caccia all’uomo, a rastrellamenti feroci e a tanti morti.
Dovremmo chiederlo alla madri e ai padri dei tanti assassinati, come „Remo Bertoncini e Alberto Dani erano due ventenni: furono fucilati il 25 marzo del 1944 dopo essere stati sommariamente processati e condannati per essersi rifiutati di arruolarsi nella RSI, nell’esercito di Salò. Provenivano dalla provincia di Pisa, da Castelfranco di Sotto e da Santa Croce sull’Arno. “
Invece no, si è cercato di mescolare le carte, e di giocare quella della “pacificazione nazionale”
: trovo chi è stato fascista, trovo un antifascista amato dal popolo della sinistra da tanti democratici, ci metto in mezzo una piazzetta, che chiamerò “pacificazione nazionale” e così nessuno potrà dire che non siamo democratici; aggiungiamo che i morti sono tutti uguali, che davanti alla morte siamo tutti misericordiosi, siamo tutti pietosi, che le anime dei morti non si dividono, che dobbiamo chiudere una guerra civile, per poi arrivare a dire che il 25 aprile non è più il giorno della liberazione dal nazismo e dal fascismo, che questa repubblica nata dalla resistenza è superata, che finalmente abbiamo colmato le divisioni e possiamo leggere la storia senza filtri ideologici.
Siamo di fronte ad un errore grave, imperdonabile: equiparare chi ha lottato per la libertà di tutti con chi ha lottato al servizio dell’esercito tedesco no..
Essi hanno combattuto con motivazioni ben diverse; i morti sono morti, ma le ragioni per cui sono morti non sono uguali, e non ci potrà mai essere equiparazione fra chi ha negato la libertà al popolo e chi è MORTO PER DARCI la libertà.
E’ per questo che noi oggi siamo in questa piazza come in tutte le piazze d’Italia,
Il fascismo non è stato soltanto un regime; è stato anche un’ideologia. Come scritto da Umberto Eco, “gli aspetti salienti dell’ideologia fascista vanno individuati nell’esaltazione della tradizione; nell’anticomunismo;… nel populismo; nel nazionalismo e nell’imperialismo, giustificati da un preteso primato morale e civile, e persino dalla superiorità razziale di un popolo (di qui la xenofobia e l’antisemitismo); nel culto della forza e della violenza; nell’intolleranza fanatica; nell’ossessione del complotto e nell’invenzione di un nemico ‒ esterno o interno ‒ su cui scaricare le responsabilità di ogni insuccesso; nel maschilismo aggressivo, da cui derivano il disprezzo per le donne e l’omofobia”. Ieri e oggi.
Domanda: che c’entra Enrico Berlinguer?

Forse, forse L’intento era quello di non farci svolgere il 25 aprile come vogliamo e dobbiamo fare.
Da sempre esistono, nella società e nella politica, forze che cercano di svilire il significato del 25 aprile, di declassarlo a una festività ordinaria; cercano continuamente di togliere dalla testa degli italiani il significato vero di questa giornata.
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Se qualcuno vi dice che è stato facile fare la scelta di diventare antifascista, partigiano, gappista, staffetta, o semplicemente gregario, se qualcuno sostiene che è stato facile per quei militari che non accettarono di entrare nella repubblica di Salò (il rischio era di poter essere ammazzati, trucidati, come accaduto ai ragazzi a Cefalonia, o essere internati nei campi di lavoro in Germania – più di 650 mila soldati internati e ne tornarono meno di un terzo), bene se dicono che tutto questo è stato facile, non ci credete.
Fare quella scelta, essere antifascista e resistente, significava sacrifici, fame, umiliazioni, torture, morte, per se e per la propria famiglia.
Grazie a loro abbiamo una costituzione antifascista. Grazie a loro possiamo eleggere i nostri Sindaci altrimenti avremo i podestà nominati dal governo, dovrebbero ricordarselo certi sindaci costituzionalistici, che se possono svolgere quell’impegno è grazie a chi ha versato sangue e lacrime oltre che la propria vita.
Oggi è il 25 aprile una data, quella del 1945, che è stata uno spartiacque nella storia del nostro Paese, fra una vita fatta di sacrifici e ubbidienza, piena di violenza e di autoritarismo, e una vita realizzata in libertà.
Con l’insurrezione di Milano e di Torino, con la liberazione del nord dei giorni successivi, ebbe fine l’occupazione tedesca. Ebbe fine la dittatura fascista. E finalmente cessò la guerra.
La guerra è stata la piaga che ha infettato il nostro popolo, cancro prodotto dal regime fascista al nostro popolo.
Non pensiamo solo alla lotta di liberazione e a quel 25 luglio del 1943; la guerra e la militarizzazione è stata sulle spalle del nostro popolo da sempre, e in particolare dal 1935 in poi: ha segnata intere generazioni di ragazzi, portandoli a morire in molte parti del mondo, con il suo peso assurdo sull’economia cosi detta di “guerra” che il nostro popolo ha pagato duramente, con sacrifici enormi, con tanta fame.
Da troppo tempo si muore oggi in Siria, in Palestina, in Libia, in Egitto, in Iraq, nello Yemen, nella regione a maggioranza curda … il Medio Oriente ed il Mediterraneo si stanno trasformando in un immenso campo di battaglia. Ora il rischio della deflagrazione di un conflitto che coinvolga le super potenze mondiali è reale. Le conseguenze possono essere tragiche e inimmaginabili.

Milioni di persone, in tutto il mondo, di tutte le culture e religioni, stanno dicendo: “Basta guerre, basta morti, basta sofferenze”. E noi con loro.
Così inizia un documento approvato qualche giorno fa da un’associazione per la pace.
Ne do lettura perché la nostra associazione, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, condivide pienamente questo documento e chiede a tutti di impegnarsi affinché cessino le guerre nel mondo.
La nostra associazione è l’erede, in forma statutariamente riconosciuta, di tutti quei gruppi e formazioni che dal 1942-43 in avanti hanno costituito centro di riferimento collettivo di grandissima parte della popolazione italiana che, animata dal medesimo sentimento di restituire al Paese libertà e democrazia, ha agito nelle più avanzate forme, anche non necessariamente armate. Di quei gruppi e formazioni, l’associazione ANPI è l’erede spirituale, così come riconosciuto dal tribunale militare di Verona.
La pace come scritta nella Costituzione articolo 11- l’Italia ripudia la Guerra- dobbiamo ricordarlo sempre e impegnarci sempre per la pace.
Dallo statuto dell’associazione: “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”.
Dobbiamo ricordare la trasformazione che il fascismo fece in Italia costruendo uno Stato autoritario e totalitario.
E che cosa è una società totalitaria (quella che hanno voluto, costruito, imposto e progettato, fin dal 1924, il fascismo) se non un modello politico che doveva essere profondamente invasivo, imposto con la forza nella coscienza degli individui. Per raggiungere questo obiettivo furono necessarie leggi straordinarie, tribunali speciali, l’assassinio degli oppositori in Italia e all’estero, carcere, confino, persecuzione degli antifascisti, eliminazione dei diritti individuali e collettivi, divieto di sciopero, divieto di contestazioni individuali e tantomeno collettive, soppressione dei sindacati e delle associazioni (comprese quelle giovanili cattoliche), nessuna possibilità di associarsi ad un partito o ad un’organizzazione che non fosse affine al regime, chiusura delle case del popolo e di ogni ritrovo sociale autogestito come le società di mutuo soccorso, soppressione di ogni forma di partecipazione al voto, soppressione degli organi elettivi, leggi razziali, emarginazione del diverso, guerre in gran parte del mondo (anche con l’uso di gas nervini per soffocare le resistenze), militarizzazione della nazione (credere obbedire e combattere)… Ecco che cosa è stato il fascismo.
“Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con fermezza”. Così si è espresso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando il Giorno della memoria.
E, sempre il capo dello Stato: ”razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta ed inevitabile conseguenza. Volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale, intervento in guerra contro uno schieramento che sembrava prossimo alla sconfitta, furono diverse facce dello stesso prisma”.
Quest’anno è il settantesimo della nostra Costituzione e davanti a episodi crescenti di xenofobia, razzismo e fascismo, a episodi di violenza cieca, così come accaduti anche nella mia regione (le Marche) contro persone inermi, solo perché erano “neri”, si impone una riflessione concreta sulla necessità dell’applicazione della carta fondamentale che la lotta al fascismo prima, la Resistenza e la Costituente dopo, ci hanno dato.
E’ il colore della pelle che ci divide o il mancato adempimento di quel compito che la Costituzione assegna e cioè quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini?
Sentiamo spesso imprecare contro quelli che “ci rubano il lavoro” ma difficilmente ci preoccupiamo che non vengono rimosse le cause che rendano effettivo il diritto al lavoro; il lavoro è indispensabile, necessario, vitale, ed è lo strumento per affermare la dignità di ogni individuo, uomo o donna che sia.
E ancora perché riteniamo antifascista questa nostra Costituzione.
La tutela della privacy ma anche, in senso più ampio, la tutela della riservatezza sui nostri gusti, curiosità, aspirazioni, aspettative, non sempre sono garantite.
I nostri orientamenti sono tradotti in algoritmi, trasformati in dati che vengono venduti, mercificati e utilizzati anche per orientare le espressioni di voto, condizionando la vita democratica, il voto che dovrebbe essere personale ed eguale, libero e segreto, come dice la Costituzione.
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili, perché nei venti anni di fascismo questo era negato.
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio e nessuna restrizione può essere determinata per ragioni politiche, ed anche questo era vietato nei venti anni di fascismo.
Il nostro domicilio è inviolabile perché in quei venti anni di dittatura le abitazioni, come quelle della mia famiglia e di tanti antifascisti, erano sistematicamente violate dalla polizia politica fascista.
Il principio di uguaglianza e libertà davanti alla legge, di tutte le religioni, come sancito dalla Costituzione, è in antitesi alla legge sulla razza del 1938 (quest’anno ricorre l’ottantesimo anno da quella vergogna), legge che fu il preludio all’invio di tante donne, uomini, bambini e anziani, di tante religione nei campi di concentramento e nei forni crematori.
Con le «Leggi speciali per la difesa dello Stato», del 6 novembre 1926, il regime fascista estese l’istituto dell’ammonizione ai politici, leggi che sono state abolite grazie alla lotta fatta dalla resistenza e dall’intervento degli alleati.
E’ la Costituzione lo strumento fondamentale, lo strumento che dobbiamo utilizzare, è la nostra conciliazione con la vita.
Ecco, essere antifascista continua con le parole del Presidente della Repubblica a dare un senso, una speranza per il nostro futuro. Un insegnamento, quella della Resistenza e dell’antifascismo, che continua a contrassegnare la vita democratica della nostra Repubblica.
Promuovere i valori della Costituzione e lo studio del percorso che ha portato l’Italia ad essere una nazione libera e democratica è fondamentale, e il luogo principale della sua realizzazione non può essere che la scuola: è li che si devono formare i nuovi cittadini, consapevoli della propria storia, delle proprie origini.
La scuola come la società democratica e le istituzioni, Comuni, Regioni lo Stato devono essere barriera impenetrabile, utile a fermare quelle associazioni, quei movimenti neofascisti, che subdolamente si inseriscono nelle nostre città, agiscono sui social – network, si presentano alle nuove generazioni anche con modi garbati e usano temi civilmente rilevanti, ma che disseminano messaggi di odio, creano paure, spesso impregnati di intollerabile razzismo, che nel tempo penetrano nelle coscienze dei cittadini, deformando la realtà e intaccando i valori di base della convivenza civile e democratica,
Ricordare la resistenza, la liberazione, il sacrificio di tante ragazze e ragazzi, non è che questo: attuare quanto loro hanno scritto, che è il risultato dei venti anni di antifascismo, idee e concetti elaborati nelle carceri e al confino, nei campi di lavoro, e poi sui monti.
Mai più fascismi mai più razzismi.
Facciamo sentire forte questo nostro grido, qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia; firmiamo l’appello, firmiamolo uniti, in tanti e invitiamo le istituzioni ad operare affinché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista, in ogni sua articolazione.
Uniti lanciamo l’allarme democratico affinché si attui pienamente la dodicesima disposizione della Costituzione: è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; di conseguenza si punisca ogni forma di fascismo e razzismo.

E’ già accaduto che la debolezza dello Stato ha reso possibile l’avventura fascista, come allora anche oggi diciamo MAI PIU’

Viva il 25 aprile w la resistenza antifascista

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