Domenica 6 ottobre 2019 a Cavaglià (Biella), ho partecipato all’inaugurazione delle tre targhe commemorative intitolate ai partigiani Ugo Marchieraldo, Attilio Tempia e Mario Mainelli.

l’intervento di Claudio Maderloni

Porto il saluto  della nostra Presidente nazionale Carla Nespolo.

Prima di iniziare il mio intervento voglio rivolgere uno sguardo a quanto accaduto ieri a Trieste: due giovani servitori dello Stato, due agenti della pubblica sicurezza sono stati uccisi dentro i locali della caserma. Ci sarà tempo per capire le dinamiche dell’accaduto, ma rimane difficile non essere angosciati. Vorrei a nome mio, e credo anche a nome vostro, porgere il cordoglio alle loro famiglie e un pensiero solidale ai loro colleghi.

Nel mio piccolo comune marchigiano, c’è via Tommasi, è collocata in un’area tra via XXV Aprile e via Liberazione. Quanti incrociano questa via non si pongono delle domande, non sanno e non si chiedono chi sia stato l’Ingegnere  Gino Tommasi.

Gino Tommasi è stato capo del Comitato di Liberazione delle Marche, fatto prigioniero, tradotto in carcere, morirà a Mauthausen (Austria) il 5 maggio 1945.

E’ evidente che, chi diede il nome a quella via, non poteva immaginare che così presto tutto si sarebbe dimenticato.

Guido Molinelli, viene eletto alla Camera dei deputati del Regno d’Italia, ma viene arrestato e confinato a Ustica con Antonio Gramsci. Condannato a quattordici anni di reclusione, viene liberato dopo l’indulto concesso in occasione del decennale della marcia su Roma e di nuovo arrestato nel 1940. E’ stato sottosegretario al Ministero dell’industria nel secondo Governo Bonomi; nel 1945 è deputato della Consulta, poi dell’Assemblea Costituente, quindi senatore. Rieletto, diventa sindaco della sua città natale; il Sindaco che ha voluto quella targa non era certo uno sprovveduto.

Ad Ancona c’è una via che è intitolata a Maggini, nel quartiere dove era nato, al Piano San Lazzaro:  un giovane di diciannove anni, brillante liceale, figlio di una famiglia storica di antifascisti, mandato a fare il commissario politico nel 1943 per le sue capacità intellettuali ed umane, fatto prigioniero, sarà fucilato ad Ostra con altri due compagni Brutti e Galassi.

Anche di questo ragazzo nessuno poteva immaginare che ci si sarebbe dimenticati. Si  dovrebbe  scrivere: Alessandro Maggini, giovane comunista, martire della atrocità fascista, fatto uccidere grazie ad una spia fascista compensata con 500 lire.

Alcuni di voi si staranno domandando perché oggi, nel luogo dove stiamo ricordando altri partigiani, io vi stia parlando della mia terra.

La risposta è semplice: perché è la terra di tutti noi e i partigiani che  sono caduti qui, sono fratelli di quelli caduti in qualsiasi altra parte d’ Italia.

Ho ricordato queste due situazioni per farvi capire quanto è importante quello che avete fatto voi oggi, qui: mantenere  la memoria e combattere contro chi vuole dimenticare. Questa pratica è iniziata già nel 1947 quando c’era già chi voleva paragonare i morti e i combattenti per la libertà e chi voleva continua a negare la libertà al popolo italiano.

C’è chi lavora per ridurre il 25 aprile, giorno della liberazione, ad una data qualsiasi  oppure ad un giorno in cui si ricorda la contesa tra opposte fazioni.

No,non ci stiamo, combatteremo, ci impegneremo sempre per onorare tutti quelli che si sono sacrificati per darci l’Italia Libera.

La memoria batte nel cuore del futuro, come avete scritto,  per ricordare Ugo Machieraldo, Mario Mainelli e Attilio Tempia. La memoria,  la memoria attiva come la definiamo noi, deve essere la leva per far muovere le coscienze. Noi vogliamo ricordare oltre ai nomi, ai fatti, ai luoghi, alla storia di ciascun individuo, anche le ragioni per cui hanno combattuto e molti morti. E sono molteplici i sentimenti che hanno fatto confluire tanta parte del popolo italiano verso una resistenza necessaria.

C’è stata la resistenza armata fatta da uomini e donne.

C’è stata la resistenza dei militari che si sono rifiutati di combattere per il Duce e sono finiti nei campi di lavoro.

C’è stata la resistenza dei militari a  Cefalonia  o in una qualunque delle tante altre stragi avvenute fuori dei nostri confini.

C’è stata la resistenza che aveva bisogno del sostegno ampio, diffuso, capillare, prevalentemente  del mondo contadino, fatto di tante donne:  una resistenza sotterranea con molti rischi per loro e per le loro famiglie; un movimento della resistenza composto da tanti soggetti politicamente diversi, di ogni età e di ogni ceto,  contadini, operai, intellettuali, studenti, religiosi, e tra loro vi erano azionisti, socialisti, liberali, comunisti, cattolici, monarchici e anche ex fascisti delusi per essere stati ingannati e traditi dalle aspettative.

Ecco chi si oppose al fascismo e fece la guerra al nazismo.

Noi le Resistenze le ricordiamo  tutte:  quella del nord come quella  del sud,  quella delle grandi città come quella dei piccoli borghi in montagna e nelle valli di tutta la nostra Italia.

Ci si è battuti contro un regime autoritario e malvagio. E, come scrisse Umberto Eco, “… gli aspetti salienti dell’ideologia fascista vanno individuati nell’esaltazione della tradizione, nell’anticomunismo, nel populismo che predica il legame diretto, empatico fra il capo e il suo popolo,  nel nazionalismo e nell’imperialismo, giustificati da un preteso primato morale e civile, e persino della superiorità razziale, di un popolo (di qui xenofobia e antisemitismo) nel culto della forza e della violenza; nell’intolleranza fanatica; nell’ossessione del complotto esterno ed interno, su cui scaricare le responsabilità di ogni insuccesso;nel maschilismo aggressivo, da cui derivano il disprezzo per le donne e l’omofobia …

Questo vale anche per i fascismi di oggi, che magari non si rifanno espressamente al partito nazional fascista (bandito dalla dodicesima disposizione) ma hanno la stessa natura, le stesse caratteristiche. A noi non interessa come si chiamano. E’ necessario sciogliere tutti i movimenti che incarnano quei valori, è necessario avviare una seria e chiara politica del contrasto alle insorgenze fasciste, naziste, razziste esplicitamente condannate dalla legge Scelba e Mancino.

Guardiamo all’oggi: c’è chi dichiara che il fascismo ha fatto anche cose buone (per giustificare quello che lo stesso Mussolini chiamava regime). La definizione di regime autoritario la diede con le leggi speciali del 1926 quando venne eliminata ogni forma libertà, di organizzazione autonoma: via i partiti, via i sindacati, via le associazioni volontaristiche e via anche gli scout, via la libertà di voto, via i sindaci,  via il parlamento, via il governo sostituito dal gran consiglio.

Abbiamo amaramente presente le leggi razziali, ricordiamo le botte e le intimidazioni agli oppositori, poi carcere confino e miseria per chi non abbassava la testa, per chi chiedeva libertà, uguaglianza,  diritti.

Si! dobbiamo ricordare  un regime razzista e arrogante, militarizzato, dove i giovani venivano preparati per diventare soldati e le donne mamme per dare figli alla patria.

Basta legge il libro di Mauro Canali “ Mussolini e i ladri di regime” per capire che anche dal punto di vista della moralità, che ci vogliono far credere sia esistita, il regime ha agito in modo da arricchirsi in maniera illecita a danno degli altri: si arricchirono il Duce  la sua famiglia e i gerarchi fascisti. E hanno rubato anche la vita di tanti italiani, giovani e no.

Memoria attiva significa che quegli ideali devono continuare a vivere: libertà, uguaglianza, giustizia, diritti, istruzione, lavoro; che dalla Resistenza è nata la carta costituzionale,  elemento fondamentale della democrazia.

Abbiamo il diritto di affermare che la nostra è una repubblica parlamentare che rappresenta tutto il popolo, con le tante esigenze e speranze,ed è importante batterci  per evitare tentazioni plebiscitarie e populiste, e abbiamo necessità che non si confonda la giusta e sacrosanta richiesta e di sicurezza con la paura del diverso,  del migrante, del povero, dell’emarginato. C’è urgenza che si ristabilisca nel nostro paese un clima di serenità, di sobrietà, di rigore, di solidarietà e che si affermi sempre più una volontà di combattere gli episodi di violenza, di discriminazione (sia essa di sesso, che di razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali) così come disposto dall’articolo 3 della Costituzione.

Dobbiamo essere preoccupati per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo  (peraltro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista adottata il 25 ottobre 2018).

Condivido quanto affermato dal Presidente  David  Sassoli  “Affiancare nazismo e comunismo è una operazione intellettualmente confusa e politicamente scorretta. E, se riferita alla seconda guerra mondiale, rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici».

Concordo con la Sindaca di Marzabotto che ieri ha sostenuto tra l’altro che “ compromessi in politica si devono fare ma i compromessi con la storia non sono altro che falsificazioni”.

Non si possono accumunare  oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori.

Concordiamo  con chi sostiene che è necessaria una politica di rilancio dell’Unione Europea: cambiare questo sistema economico sbagliato e controproducente, contrastare le visioni nazionalistiche. L’ Europa oggi  è percepita come nemica dei popoli, incapace di risolvere i problemi di povertà e di disoccupazione, se non addirittura causa delle difficoltà odierne.

E’ bene ricordare  che era ben diverso il progetto: un’idea di Europa, nata a Ventotene – isola di confinati antifascisti – , basata sui valori di pace e solidarietà e, per sua natura, democratica e antifascista.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 ha adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: si riconosce che i diritti uguali ed inalienabili sono fondamento della libertà della giustizia e della pace nel mondo. L’articolo 1 afferma “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

Dobbiamo domandarci se davvero comprendiamo il messaggio proveniente dalle giovani generazioni  che ci richiamano alle nostre responsabilità;ci parlano della necessità di una scuola che dia oltre alla conoscenza e alla cultura la possibilità di avere un lavoro;  ci dicono che la terra va salvata e salvata oggi, che la terra è un bene prezioso, che  inquinarla è un delitto e che lo sfruttamento di tutte le risorse non rinnovabili  è un delitto contro l’umanità. Dobbiamo domandarci se noi ci impegniamo a sufficienza perché ai giovani sia concesso di essere giovani e guardare al futuro con ottimismo.

Ed è guardando ai giovani di oggi e a quelli di ieri che dobbiamo riflettere sulla nostra democrazia.

La democrazia, valore fondamentale che potrà essere nel pieno della sua espressione solo quando riusciremo ad applicare la Costituzione.

Questo è  il dono più importante che ci hanno lasciato la Resistenza e la lotta di Liberazione, anche a nome di chi è morto: lavoro, studio, sanità, sicurezza, difesa dell’ambiente, poter vivere una vecchiaia dignitosa:  il sogno di una società  umana diversa.

Il vostro lavoro qui è straordinario, tiene alta la memoria di chi erano Ugo Machieraldo, Attilio Tempia e Mario Mainelli  ma soprattutto tengono alti i loro  ideali.

In questa terra che ci ha regalato la possibilità di sostenere che uomini e donne con il patto della montagna tra imprenditori operai partigiani, devono avere la stessa retribuzione a pari lavoro, nata nelle montagne che ci circondano, richiamata nella Costituzione ma di difficile attuazione ancora oggi.

Come ha detto recentemente un nostro partigiano “…  c’è stato il tempo della Resistenza, poi il tempo del resistere-resistere-resistere , oggi ci deve essere il tempo dell’impegno personale  per uno straordinario obiettivo collettivo, la piena attuazione della Costituzione, elemento fondamentale per la garanzia della democrazia.

Buon lavoro a tutti e sempre viva la Resistenza e la liberazione dal fascismo.

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