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Intervista a Fabio Mussi / / Matteo Giordano e Tommaso Sasso / / dicembre 16, 2015

Fabio Mussi è stato un dirigente del PCI e poi del PDS e dei DS. Non ha invece condiviso la scelta della fondazione del Partito Democratico, fondando il nuovo soggetto Sinistra Democratica. Con l’obiettivo generale di chiarire meglio la storia della seconda repubblica italiana, questa intervista -che segue ad altre condotte dai curatori a personalità della sinistra italiana- approfondisce alcuni passaggi di questo percorso politico, partendo dagli ultimi anni del PCI.

La crisi che viviamo, avanti tutto di civiltà, ha in qualche misura svelato la reale natura di una dottrina ideologica, quella neoliberista, ai cui assunti di fondo la sinistra, in particolare quella europea, è stata subalterna culturalmente prima ancora che politicamente. Cosa ritieni ci sia stato alla base di questo pressoché totale appiattimento?

Non c’è un singolo momento in cui avviene questa metamorfosi. L’assoggettamento della politica al capitale finanziario avviene per gradi. Bisognerebbe ricostruire l’albero degli eventi, vedendo come a ogni bivio si è preso il ramo sbagliato. All’origine di questa fase storica, che viene chiamata rivoluzione neoliberista, la leadership degli USA è in mano a Reagan, in Europa alla Thatcher. Vengono operati dei cambiamenti profondi del sistema economico, primo tra tutti la libertà di circolazione dei capitali, fino al superamento degli accordi di Bretton Woods. Ma al seguito delle misure che hanno aperto la strada al dominio del capitale finanziario, vanno ricordati diversi altri passaggi. Per esempio, nel 1999, Continua a leggere

ott 08

Intervista a Fabio Mussi (Il Manifesto sabato 12 giugno)

 «Il despota non è illuminato» Dal ddl sulle intercettazioni agli attacchi alla Costituzione «Stiamo andando dritti verso l’autocrazia»

lunedì 14 giugno 2010   |   Iaia Vantaggiato   |

George Orwell e Thomas Adorno, Antonio Gramsci e Piero Gobetti. Ma di che parla Fabio Mussi? Sembrerà strano ma parla dell’oggi. Di intercettazioni e di sinistra, di possibili slittamenti autocratici e di Berlusconi, di una Costituzione sotto tiro e di una democrazia che rischia di «evolversi» nel suo contrario.

Ddl intercettazioni. Mussi, partiamo da qui. E’ preoccupato?

Sì, anche se mi sconcerta il fatto che la giornata di blackout sia stata indetta per il 9 luglio. Bisognava muoversi prima, oggi per esempio.
Sì, ma il 9 luglio è vicino e il livello di indignazione resta alto. Continua a leggere

set 25

L’Anpi: sì al referendum sull’articolo 18

L’Anpi dice sì alla proposta di referendum sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Spiega la segreteria nazionale: “Il Paese oggi più che mai ha bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora. Gli strumenti per ottenere ciò sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum”.

Premessa: è stata presentata una proposta di referendum sostanzialmente per il ripristino del testo originario dell’art. 18  e per l’abrogazione dell’art. 8 della legge 13.8.2011 n. 138, soprattutto nella parte in cui si consentono deroghe al contratto collettivo nazionale in virtù di accordi contrattuali di minor livello. Continua a leggere

set 17

Adesso anche Gennaro Migliore avrà capito perché molti di noi hanno deciso di non rinnovare l’iscrizione a SEL per il 2012.

Ecco perché, a mio avviso, il  quadro dirigente provinciale e regionale presente al dibattito della FIOM di Jesi è stato passivo ed è sembrato  complice dei fischi e degli urli contro Gennaro Migliore,  dirigente nazionale SEL, che sosteneva le stesse tesi dette parallelamente da Vendola sempre alla FIOM ma a Torino.

 

- Torino, 16 set.2012 – Parlando delle possibili alleanze con i partiti di centrosinistra alla festa della Fiom di Torino, il leader di Sel, Nichi Vendola ha affermato: “Non ho nessun imbarazzo a stare con chiunque sta con la battaglia per il reintegro dell’articolo 18 e del contratto nazionale di lavoro.
Se la sinistra non riparte dal lavoro, la sinistra e’ meglio che resti disoccupata”. “La scommessa che faccio alleandomi con il Pd e’ di prendere le distanze dal populismo. Il mio partito vuole essere una sinistra di cambiamento in Europa. C’e’ la faccio con il Pd? Credo che l’alleanza con il Pd sia una battaglia da fare insieme”. Così Nichi  Vendola, leader di Sel, intervenendo alla festa della Fiom a Torino.

Molti hanno contestato merito e metodo della decisione nazionale del 31 agosto 2012.

Sulla questione del merito, è ovvio,  chi non concorda deve dire e trovare spazi politici per farlo. In SEL viste le premesse (un partito che doveva essere “aperto, inclusivo, capace di contaminazione tra diversi pensieri”) questo avrebbe dovuto essere   naturale. Continua a leggere

set 05

SEL Nazionale – avevamo ragione – il documento approvato riconferma la linea politica

Riporto alcuni  passaggi del documento approvato dalla direzione nazionale, che mi hanno convinto.

Condivido sia l’analisi sulla situazione politico-economica nazionale e internazionale, che la proposta politica avanzata.

L’analisi e la proposta  indicano (anzi ribadiscono), la natura e la linea politica di Sinistra Ecologia Libertà.

 

 

……………Sono stati i processi di progressiva privatizzazione, la sottrazione sistematica dei beni comuni alla collettività, le crescita della precarietà e l’attacco sistematico al potere di coalizione dei lavoratori e ai loro diritti a produrre le condizioni materiali nelle quali si è sviluppata la crisi. L’attenzione è concentrata solo sullo spread, sulle tendenze dei mercati finanziari, mentre si ignora la crescita della disoccupazione, della precarietà e dell’incertezza sociale. Intanto, pochi e spietati speculatori hanno utilizzato, senza regole e del tutto spregiudicatamente, tutti gli strumenti della finanza moderna per accumulare enormi profitti. Le ondate speculative hanno colpito i  debiti sovrani mettendo a rischio le economie di interi paesi fin nel cuore dell’Europa.Le risposte alla crisi da parte delle leadership europee, a partire dall’egemonia esercitata dalla cancelliera Merkel, sono state sbagliate e subalterne. Non si è agito per impedire i meccanismi finanziari speculativi. Uno degli effetti collaterali di tale subalternità è stato quello della crescita a dismisura di fenomeni illeciti, fino ad un ingresso, sempre più massiccio, di capitali criminali e mafiosi nella finanza mondiale. Nello stesso tempo, il modello sociale europeo è stato messo sotto accusa e falcidiato, a partire dall’Italia, da scelte che non ne hanno riconosciuto né l’importanza storica né la decisiva funzione di coesione sociale e di sviluppo civile ed economico. Per di più, in questo quadro, mentre non è presente l’attenzione alla minaccia crescente di crisi Continua a leggere