18 Aprile 2024

Sono Claudio Maderloni Presidente del Coordinamento regionale dell’ANPI Marche.

Avevo detto che non sarei intervenuto  perché mi piace ascoltare e capire. Ma sono obbligato ad intervenire. Spero di non essere mal interpretato.

Io sono figlio di un antifascista.

Qualche giorno fa all’Archivio di Stato, mentre stavo facendo delle ricerche,  ho recuperato delle carte del 1926 in cui ci sono scritti tre nomi: Raffaele Maderloni Teodoro Pavoni e Felice Leonardo. Secondo quelle carte, questi dovevano essere controllati perché appartenenti alla ricostituita associazione comunista. Nel 1926 “comunista” era una parola che metteva paura e chi ne era in odore veniva perseguitato.

Voglio ricordare questa cosa, oggi, perché sono convinto che quando si parla di antifascismo in Italia,si cade in un errore: si intende un periodo che inizia con la caduta del fascismo, dall’arresto di Mussolini, dall’armistizio alla liberazione, insomma dal 1943 al 1945. Non è così.

L’Italia, gli italiani, hanno sofferto tantissimo: era difficile essere antifascista nel 1926, 1927, 1928 …. quando il fascismo vinceva, quando il fascismo riusciva anche a soddisfare alcune  esigenze economiche della popolazione. Era difficile far capire l’essenza vera del fascismo in quel momento. Eppure ci sono stati italiani che hanno combattuto, Italiani che sono stati condannati al carcere e al confino, che hanno sacrificato le loro famiglie, pur di continuare a far sventolare la bandiera della libertà e dell’antifascismo.

Ecco perché  ho sentito un dolore quando ho ascoltato che “gli italiani si sono seduti al tavolo dei vincitori”. Al tavolo dei vincitori non si sono seduti i fascisti, al tavolo dei vincitori si sono seduti gli antifascisti quelli che hanno combattuto e che si sono sacrificati, come gli slavi. Noi oggi non parliamo in occasione del settantesimo  della liberazione dell’ Italia o della  Jugoslavia  o della Francia; parliamo di ovunque si è combattuto il nazifascismo. Noi parliamo della liberazione dell’ Europa. E il nostro compito è saper riconoscere questa realtà.

Io sono nato in una famiglia di questo  tipo: la mia famiglia era imperniata  sull’idea della libertà e dell’antifascismo. Quando si parlava della Resistenza si parlava anche del contributo degli Slavi, senza distinzione di dove questi venivano. Sono venuti a combattere a casa nostra, per la nostra libertà, hanno aiutato i nostri ragazzi ad imparare ad usare le armi, creando legami profondi. Ricordo quando, anche in passato,venivano le delegazioni dalla Jugoslavia per commemorare l’eccidio di Arcevia: per noi erano semplicemente “gli slavi”, per noi non c’erano distinzioni, erano fratelli nostri comunque,ovunque fossero nati. La stessa fratellanza che noi provavamo quando si parlava dei russi che arrivavano dai campi di prigionia e combattevano nelle formazioni partigiane per aiutarci a  liberare la nostra terra.

Dobbiamo recuperare quel senso di fratellanza  e insieme dobbiamo  sconfiggere qualsiasi divisione.

Io vorrei che non ci fossero più , neanche nel forum, le delegazioni che provengono da città magari distanti pochi chilometri, ma generazioni di indistinti antifascisti che collaborano per sconfiggere i venti del fascismo che stanno soffiando sulla nostra Europa.

Sono d’accordo su come è stata posta la  questione giovanile.

Concordo che la questione è giovanile è la questione centrale su cui dobbiamo discutere: legata alla memoria, ma che guardi al futuro, muovendo dalla crisi economica in atto.

Dobbiamo insieme fare una battaglia per le giovani generazioni, e dobbiamo farla nei luoghi preposti  che possono e devono darci un aiuto. Sto parlando dell’Europa.  Sto parlando del governo dell’Europa a cui dobbiamo guardare e a cui dobbiamo rivolgerci.

Certo che siamo consapevoli della gravità della crisi dell’economia, ma dobbiamo anche vigilare sui testi scolastici in circolazione nelle nostre scuole. Nelle scuole non si insegna la storia della liberazione dal nazifascismo e, se non stiamo attenti,  rischiamo che si ripeti quello che sta accadendo in Italia dove a scuola, tranne casi particolari, non si arriva a studiare il periodo della resistenza.

La questione, invece, dovrebbe essere capovolta: cioè  si dovrebbe partire da chi ci ha liberato, da chi ci ha dato la democrazia, da chi ha sconfitto il fascismo, per capire  l’essenza della nostra cultura e comprendere le ragioni della nostra casa comune europea

Noi dobbiamo convincere l’Europa a  fare leggi,  reperire risorse economiche a fovore di quegli istituti scolastici che,  modificando i piani di studio, daranno spazio allo studio della  lotta antifascista. L’obbiettivo  intrinseco sta nell’ insegnare ai giovani la tolleranza, l’uguaglianza, la difesa dei propri diritti, la libertà.

E’ con l’appropriata formazione scolastica che si comprende la storia della liberazione, il significato alto del sacrificio di tanti giovani antifascisti che sono morti per darci una vita migliore. E’ dalla conoscenza della nostra storia che possiamo partire per sconfiggere il fascismo oggi.

Vogli concludere questo breve intervento su un aspetto che è stato molto dibattuto, quello dell’abbattimento, in tante parti d’Europa, di monumenti che ricordano il sacrifio degli antifascisti.

Possiamo essere dispiaciuti per la demolizione di un monumento,  ma credo che dobbiamo essere molto più attenti  quando si demolisce una   Costituzione, perché questo fatto  è ben di più grave.

Possiamo fare a meno di un monumento, magari possiamo anche ricostruirlo, ma sicuramente non possiamo fare a meno della Costituzione che ci rende tutti più liberi.

Grazie!