18 Aprile 2024

Care Compagne e cari compagni

Quando mi hanno telefonato per conoscere la mia disponibilità a ricoprire il ruolo di coordinatore regionale ho sentito dentro un certo senso di paura e di orgoglio. Ho chiesto del tempo per riflettere e decidere.

Non posso negare che il pensiero è corso a Nazareno.
Vedete, con Nazareno ho trascorso molti anni della mia vita, nella gestione dell’ARCI in particolare, e nei percorsi intrapresi negli stessi partiti di appartenenza. Non sempre le nostre idee hanno coinciso, insieme abbiamo realizzato molti progetti. Nella realizzazione di questi progetti molte volte abbiamo trovato ostacoli, e anche risposte differenti, com’è naturale che sia..
Nazareno ha contribuito a costruire questa ANPI dopo la scelta di diventare l’associazione degli antifascisti. Una scelta fondamentale, fatta per il bene del Paese, non autoreferenziale, anzi, una scelta di grande respiro e intuito.
Siamo nati perché abbiamo fatto la Resistenza, siamo stati partigiani combattenti per la libertà, siamo antifascisti perché riteniamo che si debba continuare a combattere perché i fascismi non sono morti. Questa scelta è stata vitale per l’associazione e la dobbiamo vivere orgogliosamente.

Nazareno, con tutti noi, ha avuto un ruolo importante e si è speso tantissimo nonostante la sua malattia.
Di Nazareno viene ricordato spesso l’infaticabile presenza sul territorio e lo straordinario contributo dato al nazionale dell’ANPI, oltre al suo impegno nel Forum delle Associazioni antifasciste Adriatico-Ioniche ideato e fortemente voluto dal compagno comandante Emilio Ferretti.

Ed è stato anche l’importante lavoro indirizzato verso i giovani per affermare questa nuova linea politica dell’ANPI.

Dovremmo cominciare dal riconoscere il lavoro e l’impegno di Nazareno per iniziare a scrivere anche del lavoro di quanti in questi anni hanno contribuito a mantenere vivo lo spirito antifascista, preparandoci a consegnare questa organizzazione alle nuove generazioni.

Partire da quanto ha fatto Nazareno per arrivare all’indispensabile contributo dato da ogni militante di questa associazione.
Ho pensato al lavoro instancabile di tanti partigiani che hanno con il loro impegno mantenuto alto quello spirito di servizio per una grande causa, e Ferro che è stato da sempre l’animatore dell’ANPI regionale ne è un esempio importante, ma è bene ricordare anche chi silenziosamente nelle piccole e grandi sezioni sparse su tutto il nostro territorio, ha continuato a dare il suo apporto nel ricordo di date, luoghi ed episodi, sacrifici.
La memoria della resistenza è stata caparbiamente tenuta alta da quella generazione con molte difficoltà, si è scontrata con tanta voglia, da parte di una certa politica, di abbandonare e di mettere nel dimenticatoio scelte coraggiose di giovani donne e uomini che hanno sacrifico anche la vita per affermare la necessità di giustizia e libertà.

Certa politica che vuole sia affermato il concetto che sinistra e destra sono ormai argomenti superati, per arrivare ad affermare che fascismo e antifascismo sono pretesti, situazioni vecchie, di divisione inutile e anche dannose, che i morti sono tutti uguali, fino ad ammettere anche liste elettorali che si richiamano apertamente al fascismo senza alcun imbarazzo.

Ecco perché la scelta dell’ANPI è fondamentale.

Penso che sia giusto rivendicare oltre gli anni della resistenza i tanti anni di cospirazione antifascista che hanno creato le basi indispensabili per il riscatto del nostro popolo.

Dobbiamo sempre legare quegli anni straordinari e la risposta popolare che si è realizzata nella lotta partigiana con le lotte condotte nel periodo del ventennio, quando il fascismo vinceva e si rafforzava nella sua dittatura e le carceri e i luoghi di confino si riempivano di antifascisti.

Legare la questione della scelta dell’associazione con il recupero della memoria di chi ha lottato durante il fascismo, ci fa ritrovare e rinnovare le ragioni stesse dell’essere antifascista oggi.
Bisogna far riemergere quelle carte ingiallite, strappate, ammuffite, negli archivi di stato e unirle alla memoria della lotta partigiana; credo che sia un’operazione essenziale pubblicare le lettere dei condannati a morte della resistenza con le lettere di chi scontava anni e anni di carcere e confino privati della libertà e degli affetti familiari.

Questo a dimostrazione che la lotta partigiana viene da molto lontano e che il fascismo è stata una condizione di stenti, di sopraffazione, d’ingiustizia, di violenza culminata con l’adozione delle leggi razziali e le tante guerre.
Dobbiamo dire ai tanti Berlusconi, che oggi possono permettersi di raccontare che in fin dei conti Mussolini ha fatto molte cose buone e che la scelta razziale è stata l’unico neo di un grande statista, che c’è un popolo che rivendica con orgoglio le sofferenze di quelle generazioni che hanno preferito, essere antifascisti e pagare per questo un prezzo altissimo.
E dobbiamo con forza affermare che la libertà conquistata pagando il prezzo del carcere del confino dell’emarginazione è il basamento della nostra democrazia.

Libertà e democrazia che non si devono fermare davanti ai cancelli di nessun posto di lavoro.

In questi giorni di avvio della campagna elettorale è difficile leggere nei documenti politici richiami all’antifascismo, ho letto di una candidata che ricorda con orgoglio di essere stata insignita del premio “Fabrizi”, bene ma è cosa rara.
Questa dovrebbe essere un terreno di lavoro per la nostra associazione, far riemergere con forza la volontà di essere antifascisti oltre le celebrazioni del 25 aprile.

E’necessario ricordare i tanti Romolo Baldassari e i tanti Grimani e Pavoni che ci hanno donato la libertà e poi sono spariti nel nulla.
Quanto detto da Berlusconi e da Grillo in questi giorni deve essere misurato con attenzione, come deve alzare la nostra attenzione il riaffiorare di episodi accaduti nel  napoletano di pochi giorni fa che ha portato al fermo di una diecina di persone tra cui esponenti e candidati di “Casapound”, e l’aumento costante di fenomeni di intolleranza razziale e di richiami al fascismo (in barba alla Costituzione e alle leggi che impediscono la ricostituzione del partito fascista sotto ogni forma).

Le reazioni alle parole di Berlusconi sono importanti ma c’è da rilevare che molta stampa ha riservato a queste notizie uno spazio inferiore che a quello di un banale incidente automobilistico.

Non si è sentito il grido di preoccupazione che si sarebbe dovuto spontaneamente levare.

L’appello lanciato dall’ANPI nazionale e che affiggeremo sui tabelloni elettorali dovrà essere la nostra carta d’iniziative per il futuro.

Inizia con

“Non è il Paese che avevamo sognato” e indica i temi fondamentali,: rigore morale; trasparenza; buona politica; l’impegno contro la corruzione contro il razzismo contro ogni forma di fascismo; e la necessità che il lavoro, la libertà, l’uguaglianza sia al centro dell’attività politica.

Purtroppo il vento che spira non va in questa direzione, ed è lo stesso vento che spira in molte parti di un’Europa alle prese con una forte crisi economica, che spinge molti al ritorno a un passato reazionario e pericoloso per le democrazie, dove avanza con forza uno spirito di razzismo, e bene ha fatto i compagni a ottobre a valorizzare, nel Forum delle Associazioni antifasciste Adriatico – ioniche i valori della Resistenza nella Macroregione per combattere il populismo e il razzismo in Europa.
Il Nobel per la Pace all’Unione Europea – come ricordava Alessandro -, è anche un riconoscimento per tutti coloro che si batterono per sconfiggere il nazifascismo, facendo di questa lotta un valore fondante dell’Europa.
Come tutti sappiamo il ruolo del regionale è un ruolo di coordinamento, va salvaguardata  l’autonomia dei comitati provinciali e del lavoro delle tante sezioni sul territorio.

Il lavoro fatto è un lavoro importante, che ha creato le basi per un potenziamento e una radicalizzazione sul territorio. Dobbiamo continuare a unire e aumentare le forze, per allargare il prestigio della nostra associazione, farla sempre di più entrare nel dibattito politico e tenerla gelosamente, sempre, lontano da richiami e tentazioni dei partiti.

Resta ferma la necessità di lavorare con la Regione Marche come con tutte le Istituzioni pubbliche, soprattutto con riferimento alla legge sul settantesimo, ma dobbiamo aumentare la nostra capacità per rafforzare i legami con il mondo del lavoro, ricordandoci e ricordando che la lotta partigiana è stata straordinaria anche per il ruolo fondamentale che ebbero i lavoratori nel salvaguardare le fabbriche.

Abbiamo bisogno di continuare e rafforzare quel rapporto con l’Università e con la scuola.

Dobbiamo irrobustire e valorizzare quel percorso di approfondimento con gli istituti di storia della nostra regione, avendo sempre presente la natura antifascista della Costituzione, che resta il faro su cui puntare sempre il nostro sguardo.

Care compagne e cari compagni

……La Libertà costa cara. Ma i più che oggi la godono, per averla o per riaverla, non hanno mai voluto pagarne un prezzo, anche se, a sentirli, ove non vi fosse libertà essi non saprebbero ne potrebbero vivere.

La libertà costa. Ma per i più la sua contabilità è fatta soltanto di parole: magniloquenti parole, fruste parole, parole vuote. Parole di facile declamazione in questi tempi di libertà, ma che coloro i quali nei tempi di oppressione ne vissero ardentemente la sostanza oggi raramente pronunciano.

Scriveva Umberto Terracini  nella prefazione al libro “ il prezzo della libertà” in questo libro trovate invece parole semplici che, senza ridondanza, descrivono gli avvenimenti che ognuno degli autori, prima che con la penna, scrisse con le sue azioni.

Ricordi, rievocazioni, note di cronaca, pagine di diario, Cronache di violenza e di sangue, diari di cospirazioni, di prigione di esilio. Le due facce dell’epoca: il fascismo e l’antifascismo

Ed è per rendere omaggio che quanto letto, che affermo, con convinzione, oltre al ringraziarvi per la fiducia, che mi accingo, con lo spirito di servizio, a dare la mia disponibilità e il mio contributo nel migliore dei modi.

Grazie.