24 Febbraio 2024

La memoria è importante per vivere consapevolmente il presente e poter progettare il futuro.

Grazie a quanti mi hanno dato l’opportunità di prendere la parola in questo contesto.

Grazie alle autorità civili, militari e religiose, alle associazioni combattentistiche e partigiane.

Oggi 4 novembre è il giorno dell’Unità Nazionale e delle forze armate: è una giornata celebrativa a cui partecipano le associazioni combattentistiche e partigiane che esprimono  ogni anno attraverso  messaggi il proprio riconoscimento. Ancora di più quest’anno nel 74° della Carta Costituzionale, la Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane onora “l’orgoglio del popolo italiano e dei militari che, con la lotta al nazifascismo, hanno restituito libertà e dignità al Paese”; la Confederazione esprime inoltre la più severa condanna della guerra scatenata dalla Russia per occupare l’Ucraina e ribadisce  l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni la Memoria storica quale monito e testimonianza perché non si ripetano più gli orrori del passato.

E’ un momento importate e il riconoscimento ottenuto da tutta la comunità di Acquasanta assume un valore universale, ”cerimonia per la consegna della medaglia d’argento al merito civile in relazione al contributo fornito dalla popolazione acquasantana alla lotta di liberazione negli anni 1943-1945”, come riporta la nota dal Prefetto di Ascoli del 21 luglio 2022.

Come non ricordare la lettera inviata il 3  giugno del 2013 dal Presidente della sezione ANPI Giuseppe Tosti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la risposta dell’ufficio di presidenza che chiede un atto ufficiale dell’amministrazione comunale per conferire tale onorificenza. Atto ufficiale che il consiglio comunale assume con la delibera di giunta del 28 gennaio 2014, deliberazione ricca di documentazione che poi farà emergere con dettagli straordinariamente interessanti, essenziali e autorevoli.

Non capiremmo appieno se non calassimo questo episodio così simbolico e così intenso in quel contesto storico.

L’Italia è in  Guerra.  Tralasciamo di parlarne oggi, ma nel 1923 ad Argenta, nel ferrarese, era stato assassinato Don Minzoni perché non volle sciogliere le associazioni scout, nel 1924 era stato assassinato Giacomo Matteotti, erano stati arrestati deputati in carica, ad iniziare da Antonio Gramsci, che morirà in carcere, nel 1926 sono state emanate le leggi fascistissime, i tribunali speciali, le commissioni provinciali per il confino, era stata eliminata ogni forma di partecipazione democratica, soppressi i partiti, i sindacati, le cooperative, le associazioni democratiche …. Questa era il mondo reale in quegli anni. In particolare vi vorrei parlare del rapporto tra fascismo e guerra.

La guerra, infatti, è assunta come valore positivo, è una delle idee fondanti del fascismo: nel 1938 viene pubblicato un libro dal titolo significativo “Economia armata” libro che raccoglie alcuni importanti discorsi di Mussolini. La frattura tra il popolo italiano e il fascismo nasce proprio dal rifiuto della guerra.

Il mito dell’impero, le colonie,  la Libia, la Somalia, l’Eritrea, poi la Spagna, la Francia la Jugoslavia, l’Albania, la  Grecia, il 28 ottobre qui è festa nazionale per aver detto no all’ultimatum dei fascisti italiani, e poi l’Unione Sovietica, anni di guerra, sempre in guerra, e sempre con una economia di guerra.

Nel 1943 è la pace quello che si chiede, in molte parti della nostra Italia, protagoniste mote donne, con manifestazioni ad Ancona, Milano, Torino Genova, il nostro popolo non riesce più a trattenere la rabbia per lo “stato di guerra”; si grida “pane, pace e libertà”.

Poi arriverà il 25 luglio, la caduta del fascismo e poi l’8 settembre, il manifesto della neonata Repubblica Sociale che chiama alle armi a fianco e servi dei nazisti, dei tedeschi ormai invasori.

Chi non si presenta sarà fucilato; ancora una volta sono i giovani chiamati alle armi che dovrebbero difendere un regime fantoccio dei tedeschi.

Questa terra, come gran parte dell’Italia, aveva già pagato il prezzo della guerra, non solo con i morti e i feriti, anche con tutto quello che comporta un’economia di guerra.

Guerra significa anche prigionieri, degli altri eserciti ma anche italiani in opposizione al regime. In tanti si rifugiano in montagna e qui si concentrano sui monti di Acquasanta Terme, Pito, Pozza, San Gregorio e San Martino. Si ritrovano montenegrini, inglesi, greco-ciprioti , slavi insieme ai militari sbandati giovani renitenti: così nascono le prime bande patriottiche e partigiane con le prime azioni di disturbo e di difesa.

La popolazione vede in quei ragazzi i propri figli, fratelli, nipoti in qualche parte del mondo in qualche trincea, lontani dalle loro case e dai loro affetti; anche i loro cari potrebbero aver avuto bisogno di aiuti di altre madri, sorelle fratelli. Così nasce la solidarietà: ci si divide il mangiare, quel poco che si ha, questi ragazzi sono vestiti e curati, prevale il sentimento umano.

La rabbia dei nazisti in quel marzo del 44 si trasforma in violenza e ferocia, guidati dai fascisti in tutta l’area, compiono un rastrellamento tra Pozza e Umito, si scatenano contro la popolazione civile perché avevano aiutato quei ragazzi, rubano di tutto, perseguitano, arrestano, picchiano, incendiano le masserie. Fra i morti civili anche una bambina di meno di un anno Anna Sparapani, e una donna , una delle prime donne partigiane combattenti,    Martina  Cristanziani. Con loro cadono 25 patrioti di varie nazionalità. Dopo di questo la resistenza  con l’aiuto decisivo della popolazione si riorganizzerà e con l’arrivo delle nuove formazioni  partigiane e degli alleati sposterà il fronte sempre più al nord, liberando tutta l’area.

Secondo una nota del commissario prefettizio di Acquasanta, pochi giorni dopo egli riferisce che “l’operazione aveva provocato 33 morti  tra italiani e stranieri ma potevano essere di più in quanto ancora le macerie  di diverse case non erano state rimosse”.  Riferisce che sono stati distrutti masserie e viveri, hanno sparato anche sulle pecore ammazzandone venticinque. In quell’inverno, la gente era rimasta senza un tetto e non aveva neanche più di che mangiare.

E’ una testimonianza preziosa che ci parla di una popolazione perseguitata e martoriata, quella popolazione diventa la rappresentazione dell’urgenza della pace, della necessità  di ripudiare la guerra così bene sancito dalla nostra Costituzione. La nostra Costituzione è figlia di quel sacrificio che il nostro popolo ha fatto combattendo contro il nazismo e contro il fascismo, e oggi chiede con forza che la pace resti elemento fondamentale del vivere come l’aria, come l’acqua, come il cibo. Di questo gli uomini hanno bisogno.

Non posso non sottolineare

le   3 medaglie d’argento al valore militare  – Pio Cesari, Gregorio Schiavi e Pietro Vito Fenu;

4 medaglie di Bronzo al valore militare – Ettore Bianco, il parroco Gisberto D’Angelo,Gabriele De Angelis, Orlando De Santis,Giuseppe Pedicelli e Eribero Ventura;

2  Croci di Guerra al valore Militare – Alfonso Crisci, Trento Cesari,

13 Croci al Merito

132 cittadini con la qualifica di Patriota e 153 con quella di Partigiano.

 

La medaglia d’argento al merito civile che è consegnata oggi  sarà appuntata sul gonfalone e sarà esposta ogni qualvolta ci sarà una manifestazione istituzionale, sarà lì per dire a tutti i cittadini e soprattutto  alle nuove generazioni che qui, in questo luogo di Acquasanta Terme,  questa Comunità è stata riconosciuta dallo Stato democratico Italiano, per  il sacrificio di tante donne e uomini  che volevano essere liberi e vivere in pace. Queste persone, con le loro gesta di umanità e fratellanza hanno contribuito alla stesura della nostra Carta Costituzionale.

Via la Resistenza antifascista,       Viva l’Italia