.Cara Marisa sarà difficile non poterti portare la mimosa.

 Odio i cellulari!

Alle 11 di domenica di Pasqua un messaggio:  “Claudio  ti volevo dire di Marisa se ne è andata poco fa”.

Marisa è Marisa Galeazzi Saracinelli la mia Presidente.

Antifascista perché era contro le disugluaglianze, contro le angherie, contro le discriminazioni. Antifascista per convinzione. Donna studiosa, seria ricercatrice della verità e intancabile insegnate di una politica pulita.

Da lei ho appreso molto:  era tanto  umana nei  rapporti, quanto risoluta nelle decisioni.

Quando Massimo mi chiese di dargli una mano perché era candidata alla Presidenza della Provincia,  presi quella richiesta, meglio dire un ordine  perché  veniva dal segretario del mio partito, come dovuta obbedienza alla  disciplina di partito.

La prima riunione in quella sede, un  grande caos e un dobermann  immobile al centro della sala che mi fissava,  non mi lasciò affatto entusista.  In quella sede ho incontrato tante persone e compagni bravi che avrebbero fatto al meglio la campagna elettorale, e  non capivo perché dovevo anch’io dare una mano alla Professoressa.

Avrei dovuto  abbandonare l’impegno con l’ARCI, ma  per questo fu lo stesso Nazareno a darmi un secondo ordine: fare campagna elettorale per la Professoressa Saracinelli  perché la mia esperienza da dipendente pubblico e il lavoro svolto con il vice presidente del gruppo consiliare poteva essere utile.

Lei mi  chiamò da una parte e discutemmo sul da farsi. Lei disse che non aveva mai fatto politica attiva,  che pur avendo fatto una piccola’esperienza, conosceva poco la macchina amministrativa e, soprattutto,  non sapeva che cosa era una campagna elettorale.

Gli sono stato intorno in tutta la campagna elettorale, portandola nelle iniziative politiche, consigliandola al meglio delle mia capacità.

Era una donna curiosa, intelligente, capace, attenta, sempre pronta a prendere appunti guardando gli avversari politici come un insegnante segue gli allievi e poi “dava anche i voti”.

Teneva un quadernone sempre aperto, lo stesso tipo che non abbandonerà  mai neanche da Presidente della provincia di Ancona. Lei ci  metteva del suo e tutto diventata eccezionale, singolare e spiazzava tutti..

Una gran signora.

Vinse! Vinse bene e io tornai al mio lavoro.

Lei mi chiamò e mi chiese di entrare nella sua segreteria particolare.  Dubbioso ma grato per quella chiamata,  accettai e iniziò il mio più bel periodo politico-amministrativo.

Il primo scoglio fu costruire la Giunta e in quel momento capii che aveva le idee chiare. Compresi che era una donna forte, forte dentro,intelletualemte onesta, testarda, puntigliosa e pronta alla lotta.

Non amava gli intrighi di palazzo e fece della trasparenza la sua arma migliore.

Costruimmo l’ufficio di presidenza con Riccardo,  Manuela e Sabrina e iniziarono quattro anni di intenso lavoro. Nessuno di quell’ufficio contava le ore di lavoro, si lavorava a testa bassa, si correva sempre,Consiglio provinciale  dopo Consiglio. Diventò così brava in Consiglio provinciale che superò tutti.

Saranno altri ad entrare nello specifico delle cose fatte, delle battaglie sostenute, dei risultati ottenuti, dalla questione API con l’assemblea nel  cinema sotto la chiesa di Falconara alle questioni ambientali, e poi la Marina Dorica,il porto, il lavoro, le questioni amministrative, la cultura i quadri recuperati, ecc.

Ci furono anche momenti  difficili: alcune incomprensioni  con i dirigenti dei partiti che la sostenevano,  qualche malumore, qualche tranello e anche  qualche sconfitta. 

Qualche volta, quando si cominciava a sentire l’aria un po’ brusca nell’ufficio di presidenza, ci portava  a mangiare, di solito a Portonovo, per cercare di  ristabilire l’armonia tra di noi.

Era capace di chiedere aiuto e di capire i suoi limiti, pochi a dire il vero, e anche di ammettere di aver sbagliato.

Con lei sono andato ovunque, dal Prefetto, dal Vescovo, dagli industriali, ai cantieri ecc. Alle cerimoni, sempre un passo indietro. Tutti la proteggevano come una prsona fragile, ma fragile non lo era, era solo molto preziosa.

Si preparava con precisione puntigliosa, capace di entrare nello specifico ma anche  di chiedere l’intervento di personalità più esperte.

Era onesta, leale,  nelle relazioni si fidava molto, sapeva valutare e credeva nell’amicizia.

Amava tre cose, la sua Famiglia, l’essere Donna, l’essere Antifascista.

Tutto doveva capitare tranne che i partiti fossero capaci di tanta ciecità culturale, politica e insensibilità umana.

Era amata e apprezzata da tanti, compresi gli avversari. Riceveva il personale prima di tutti, sempre pronta a capire la situazione e di andare poi  fino in fondo. Doveva essere ripresentata alla Presidenza della provincia senza discussione. Eppure fu messa da una parte. Un’altra persona si sarebbe presentata per conto proprio ma lei non lo fece. Per molti fu una rottura  traumaica con la politica, non riuscimmo a capire le ragioni di quella scelta.  E a distanza di tanti anni, e dopo averne parlato con lei decine di volte, continuo a pensare che fu un errore incredibile della politica e dell’egoismo personale di alcuni politici.

 “Ci sono momenti nella storia in cui l’impegno politico diventa vitale,perché le donne e gli uomini siano protagonisti del loro presente e del loro futuro.” Firmato Marisa Saracinelli

Gli avevo chiesto di scrivere di quella sua esperienza, di realizzare un testo per dare uno strumento di lavoro vero, per  chi voleva impegnarsi a fare della bella politica.

Quando chiamava era per noi sempre la Presidente e l’accompagnarla era un piacere,  un regalo, non un sacrificio.

Cara Marisa Saracinelli grazie per averci dato una speranza.

Cara Presidente grazie per aver amministrato bene e con coerenza  la cosa pubblica.

Cara Marisa sarà difficile non poterti portare la mimosa.  Sarai sempre nel nostro cuore e nella nostra mente. Ciao!  Un abbraccio da tuo segretario.

Claudio

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