Giu 06

Ciao Carlo

il 30 maggio abbiamo ricordato, ad un anno della sua scomparsa il partigiano Paolo Orlandini. La mattina dopo mi hanno  informato che anche tu il 30 maggio ci hai lasciato.

Il mercoledì successivo entrando alla sede nazionale, vedo che la bandiera non è a mezza asta, in segno di lutto. Resto incerto, domando e mi dicono che stanno provvedendo. Chiedo se ci sarà e chi organizzerà il picchetto d’onore: apprendo che probabilmente non si farà, la famiglia ha scelto diversamente.

Sono rimasto perplesso anche se, ovviamente, rispettoso: qualsiasi scelta spetta alla famiglia e magari erano proprio le tue indicazioni.

Arrivo a Milano per salutarti Carlo, entro nella sede del Consiglio Comunale e mi ricordo che lì, a Palazzo Marino, c’ero già stato con te e Marisa Ombra, nel febbraio del 2013 per il convegno nazionale: “ricordare la condizione delle donne sotto il regime fascista”.

Guardo la bara, mi avvicino a tua moglie e le ricordo la telefonata di appena quattro giorni fa, un lasso di tempo così breve che pure separa la vita e la morte. Lei mi sorride addolorata, si ricorda, tua avevi letto il mio nome sul display e le avevi chiest Continua a leggere

Mag 17

Comune di Chiaravalle, la sentenza, la posizione di Articolo UNO

Qualcuno ironicamente e pubblicamente si sta domandando se sono iscritto alla formazione politica Articolo Uno. Si tratta di una domanda oziosa, la risposta è facile: SI.

La nostra posizione è stata espressa dal segretario provinciale. Il comunicato è stato  ripreso e pubblicato su qualche quotidiano locale. Se non mi fossi ritrovato pienamente nella posizione espressa, avrei dissentito pubblicamente. Ed eccolo: “In relazione alla sentenza patteggiata con la quale il Giudice ha condannato il sindaco di Chiaravalle Damiano Costantini, accusato di stalking nei confronti di una dipendente comunale, ad un anno di reclusione con sospensione della pena Articolo Uno ritiene che la scelta del patteggiamento, comunque motivata, rappresenti un’ammissione di responsabilità che non è compatibile con il ruolo e la figura del Sindaco che, in quanto rappresentante delle istituzioni e della propria comunità, deve essere nelle condizioni di adempiere il proprio mandato “con disciplina e onore”  come dispone la nostra Costituzione. Per queste ragioni le dimissioni del sindaco sono un atto non più rinviabile. Giancarlo Scortichini Articolo Uno provinciale AnconaContinua a leggere

Apr 28

andare avanti, l’impegno continua

Quando senza preavviso,  senza una telefonata o una mail (così come si usa oggi), accade qualche cosa che modifica il tuo modo di vivere,  tutto diventa più incerto e, siccome non sei preparato, tutto diventa più oscuro, ti fai prendere dalla tristezza e dall’amarezza.

Al limite ti aspettavi una mezza parola da qualcuno con cui hai condiviso tempo e spazi in questi anni, un accenno, un pensiero vagante, una parabola per farti intendere quello che sarebbe successo.

No, nulla, reticenza assoluta.

Ti poni  domande sul valore del tuo impegno e sul senso intrinseco  delle energie spese in un periodo lungo dieci anni.

Ad un certo punto una fetta del tuo mondo sparisce, quindi riguardi il percorso alla ricerca di qualche dettaglio utile. Invece ritornano in mente le parole ti tanti uomini e donne straordinari che credono in te e apprezzano il tuo lavoro, che vogliono vederti al lavoro. Queste persone mi hanno fatto e mi fanno sentire utile, li ho ricambiati con un impegno totale.

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Apr 01

il mio intervento al XVII° congresso nazionale ANPI

di Claudio Maderloni

Care compagne e cari compagni, nel nostro documento nazionale, elaborato un anno fa, al capitolo “La pace e il disarmo”, scrivevamo: “Preoccupa la forte esposizione del nostro Paese nella produzione e nel commercio degli armamenti, sovente in direzione di Stati direttamente o indirettamente  in teatri di guerra.”

Forse ci saremmo evitati qualche articolo di giornale non propriamente corretto circa le nostre posizioni.

Con il mio intervento, voglio affrontare questo argomento partendo da un altro punto.

Il professore Marco Labbate, di una città delle mie Marche, dice: ” Eppure mi domando anche se non sia doveroso riflettere sempre sui costi della violenza, riguardo a profughi, vite umane, economia, se non sia comunque necessario cercare, anche davanti a un’oppressione, altre vie praticabili, se in fondo quella “difesa popolare nonviolenta” che i movimenti pacifisti hanno elaborato meriterebbe una trattazione seria, anziché essere sempre abbandonata con un sorriso nei cieli di un’utopia. Fermo restando che di fronte a un’ingiustizia, se non si danno armi, si deve offrire qualcosa di più efficace. Non buone parole. Credo nella nonviolenza, pur non ritenendola una ricetta buona per ogni situazione. Non penso però che si possa improvvisare: senza un popolo allenato a immaginarla rischia di diventare un alibi per la passività. Inoltre, una volta scoppiata la guerra, mi sembra che la sua forza si affievolisca drasticamente. Mi chiedo tuttavia perché la nonviolenza venga sempre relegata all’empireo delle buone intenzioni, a un piano irrealistico e utopico, mentre la reazione violenta non è sottoposta a quel vaglio altrettanto severo, come se il reagire con le armi per una guerra di difesa, quindi giusta, sia necessariamente la più logica tra le soluzioni sul tavolo.”

     Ed io concordo con lui.

Quando veniamo intervistati dovremmo rispondere  come se fossimo sotto esame?! “… ma tu vuoi che quelli muoiano perché non vuoi dargli le armi?” E non capiscono che noi facciamo una distinzione chiara, limpida, sulla questione delle armi. E la questione non è solo il conflitto che è in corso. Noi non siamo con Putin, che ha invaso, noi siamo per la democrazia e per la libertà.

Ringrazio il compagno che è intervenuto ieri sera con un discorso bellissimo sulla non violenza. E sono convinto che bisogni continuare a discuterne.

Io a venti anni, cioè cinquanta anni fa,  da giovane comunista della federazione giovanile, pensavo fosse necessario fare il servizio militare perché bisognava difendere la democrazia; noi giovani comunisti avevamo paura  che il fascismo in quel momento avrebbe potuto riprendere il potere. Ci scontravamo con alcune persone che si dichiaravano contrari al servizio militare ritenendo necessaria una risposta di altro tipo.

Io ho rincontrato questo compagno  e ne abbiamo parlato  durante il congresso nazionale di Arci Servizio Civile.

La questione parte da lì e arriva a noi oggi.

E sono contento che il compagno Pagliarulo abbia accolto di inserire nel nostro documento nazionale, e lo abbia poi ripreso nella sua relazione, la questione del Servizio Civile Universale.

Alcuni anni fa, su indicazione e suggerimento del compagno Luciano Guerzoni, abbiamo trasmesso il documento sul servizio civile universale ai provinciali di tutta Italia. Per inciso va detto che alcuni provinciali avevano già provveduto autonomamente e iniziato questo percorso. La segreteria di allora ritenne di poter estendere l’esperienza a tanti altri provinciali.

La Carta etica del servizio civile nazionale recita “… attraverso azioni di solidarietà, d’inclusione, di coinvolgimento e partecipazione, che promuovono a vantaggio di tutti il patrimonio culturale e ambientale delle comunità, e Continua a leggere

Mar 21

Memoria: il Carcere di Regina Coeli. Per una Via Crucis laica della Roma antifascista.

di Ugo Fanti

Presidente sezione ANPI  Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini” – Roma

Carissime e carissimi,

a Roma si dice che chi non supera, almeno una volta, i tre scalini del Carcere di Regina Coeli non è romano. Allora vediamo di conoscere qualche riga della Storia di questo ex Convento diventato una galera e che molta parte ha avuto nella storia antifascista della nostra città.

L’edificio da cui il Carcere trae origine era appunto un vecchio Convento. La sua edificazione ebbe inizio sotto Papa Urbano VIII, nel 1642, e fu ripresa dal suo successore, Innocenzo X. Dal 1810 al 1814 il Convento fu confiscato in ottemperanza al Decreto napoleonico che imponeva la soppressione degli Ordini religiosi. Partiti i francesi tornarono le monache, ma nel 1873 le religiose carmelitane (della Congregazione di Sant’Elia) dovettero nuovamente abbandonare il Convento, stavolta definitivamente, per un’analoga Legge del neonato Regno d’Italia. I lavori di adattamento delle strutture del Convento a Carcere furono diretti da Carlo Morgini  e furono completati nel 1900. Sempre alla fine dell’Ottocento fu acquisito un Plesso contiguo, che venne adibito a Carcere femminile, popolarmente noto come Carcere delle Mantellate (anch’esso ex Convento risalente allo stesso periodo di quello maschile attiguo).

Le Mantellate so’ delle Suore / ma a Roma so’ sortanto celle scure / La Campana sona a tutte l’ore / ma cristo nun ce sta drento a ste mura //. Così recita lo stornello romanesco intitolato Le Mantellate, scritto da Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi per Ornella Vanoni e rieseguito, nel tempo, da diverse interpreti delle canzoni popolari capitoline, tra cui Alida Chelli e Gabriella Ferri. Continua a leggere